"SUPPLEMENTO AL BOLLETTINO DELLA SOCIETÀ ENTOMOLOGICA ITALIANA
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MEMORIE. i
DELLA
SOCIETÀ ENTOMOLOGICA
ITALIANA
FONDATA NEL 1869 - ERETTA IN ENTE MORALE CON R. DECRETO 28 MAGGIO 1936
VOLUME XL - 1961
Sede della Società
Genova — Via Brigata Liguria, 9
Pubblicato col contributo del Consiglio Nazionale delle Ricerche
GENOVA
FRATELLI PAGANO - TIPOGRAFI EDITORI
1964
Sr Se
INDICE
© "BERIO E. - Faunula di Noctuidae della regione del Monte Penice negli Appennini I.1-
guri - Primo Contributo (25-XI-1961) | : : 5 : ; i À Pag. 65
ConTINI C. - Vedi STEFANI R. e CONTINI C. |
i GuicLia D. - Le Myzininae d’Italia (27-V-1961) . à i io i ‘ } » n
4} GuicLia D. - Luigi Masi (1879-1961) (25-XI-1961) . Hu : 3 . . » 51
pd STEFANI R. e CONTINI C. - Caratteri morfologici distintivi nelle forme anfigonica e par-
| tenogenetica di Haploembia solieri Ramb. (20-VI-1961) . ; ; à : 3 * 1130
9 TAMANINI L. - Ta anomalie dello scutello nelle specie del genere Carpocoris Kol.
(Hemiptera Heteroptera, Pentatomidae) (25-XI-1961) . h ‘ À : EN Sa
4 TAMANINI L. - Alcune osservazioni sulla biologia dell Oxycarenus lavaterae (Fabr.)
(Heteroptera, Lygaeidae) (25-XI-1961) . > \ È À : à 2 À wae
4 Vipano C. - Descrizione di una nuova specie di Typhlocyba (subg. Edwardsiana)
dei Pipanes (Hemiptera Homoptera Typhlocybidae) (20-VII-1961) . : N » 44
% Vipano C. - L’influenza microclimatica sui caratteri tassonomici in Tiflocibidi
sperimentalmente saggiati (Hemiptera Typhlocybidae) (25-XI-ı961). i À bi BAA
La data che segue i titoli è quella di pubblicazione dell’estratto.
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Dott. EMILIO BERIO - Direttore responsabile
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REGISTRATO AL TRIBUNALE DI GENOVA AL N. 76 (14 LUGLIO 1949)
FRATELLI PAGANO - TIPOGRAFI EDITORI - Via Monticelli, 11 - GENOVA
STAMPATO IN ITALIA
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DALLE MEMORIE DELLA SOCIETÀ ENTOMOLOGICA
| VOLUME XL - 1961 |
DELFA GUIGLIA .
LE MYZININAE D'ITALIA
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FRATELLI PAGANO = TIPOGRAFI EDITORI S.A. S.
27-5-1961
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DELFA GUIGLIA
LE MYZININAE D'ITALIA
(Hymenoptera : Tiphiidae)
Fino a pochissimi anni fa le nostre conoscenze sulle Myzininae italiane
erano molto limitate; gli Autori citavano in genere due sole specie, assai superfi-
cialmente interpretate: la « Myzine tripunctata Rossi» e la « Myzine erythrura
Costa» le cui caratteristiche differenziali erano quasi esclusivamente basate sul
colore.
Per quanto la notevole variabilita attribuita alla M. tripunctata Rossi avesse
fatto nascere il sospetto che sotto questo nome si potesse celare più di una specie,
pure la notoria difficolta del gruppo, accresciuta dall’intricatissima sinonimia,
non aveva indotto nessuno ad affrontare a fondo la questione.
Solo recentemente (GUIGLIA, 1957) si è tentato di risolvere il problema
basando lo studio sistematico sull’armatura genitale maschile. Si è così giunti a
risultati chiari e positivi che hanno permesso di fissare con sicurezza non poche
specie fra di loro confuse.
Nel mio lavoro preliminare sulle Myzimnae d’Italia (1957) mi ero limitata
a dare le microfotografie delle armature genitali maschili senza prendere in con-
siderazione i caratteri esterni. Ora l’esame di nuovo ed abbondante materiale di
località diverse mi ha dato la possibilità di completare le caratteristiche dei ma-
schi delle specie individuate e di chiarire, almeno in parte, la tanto controversa
sistematica delle femmine, problema questo che, come in altri casi di forte di-
morfismo sessuale, presenta difficoltà talora insormontabili.
Il materiale esaminato appartiene ai Musei di Copenaghen (Museo zoolo-
gico dell’Università), Genova, Leida, Londra, Milano, Parigi, Roma, Vienna ed
all'Istituto Nazionale di Entomologia (Roma). Si aggiunge inoltre quello di colle-
zioni private (Coll. Castellani, Roma; Coll. De Beaumont, Losanna; Coll. Roth,
Pau; Coll. Verhoeff, den Dolder).
Ai direttori delle sezioni entomologiche di questi Musei ed Istituti, ai pri-
vati ed a tutti coloro che hanno voluto agevolarmi nello studio e nella ricerca,
vada l’espressione della mia più viva riconoscenza.
Gen. Meria Illiger |
Illiger, 1807, p. 194. - Latreille, 1809, p. 114. - Guérin, 1839, p. 362. - Krombein,. 1937, p. 27. -
Guiglia, 1959, p. 5. - Tachus Jurine, 1807, p. 153. - Spinola, 1808, p. 31 N. 20.
Species Typus: Tiphia tripunctata Rossi (= Meria tripunctata Rossi).
LATREILLE nel 1805 descrive il Gen. Myzine e dice che appartengono a
questo genere più specie dell’ America Settentrionale fra cui la principale la
«tiphie tachetée de Fabricius » (= Tiphia maculata Fabricius, 1793) e una specie
del mezzogiorno della Francia di cui conosce solo il maschio e che riferisce alla
figura della « scolia sexfasciata » Rossi (1793, Tav. 3 fig. c).
6 D. GUIGLIA
Nel 1807 ILLIGER (l.c.) crea per il Bethylus Latreillü Fabricius, 1804
(= Tiphia tripunctata Rossi, 1790) il nuovo genere Merita lasciando nel Gen.
Myzine la Tiphia maculata Fabricius, 1793, del Nord America.
Questa scissione del Gen. Myzine non è seguita da tutti gli Autori; allo
stesso genere sono difatti il più delle volte ascritte indifferentemente le specie del
vecchio e del nuovo mondo.
Non entro, per il momento, in merito alla controversa questione dei generi
della Subfam. Myzininae e mi attengo alla classificazione stabilita da KROMBEIN
(l.c.), riferendo al Gen. Myzine le specie neartiche e al Gen. Meria le specie del
vecchio mondo, per quanto, come gia ho detto (l.c., p. 1), resto dubbiosa circa
il valore generico da questo Autore attribuito ad alcuni caratteri differenziali.
Biologia. - I dati biologici sulle Merie italiane sono scarsi. SPINOLA
(1806, p. 32) dice per il « Tachus dimidiatus » « ...marem cum faemina cepi, in
sabuletis prope Genuam ». JURINE (1807, p. 154) per il Tachus staphylinus dice
«On a trouvé cet insecte sur les fleurs du daucus ». LEPELETIER (1825) per le
Merie in generale dice « On les rencontre sur les fleurs et dans les endroits sa-
blonneux ». GIRARD (1879), a proposito della « M. sexfasciata Rossi» scrive
« Cette espèce est du midi de la France, le mâle très-commun à Cette et à Béziers,
sur les Eryngium campestre et maritimum, la femelle extrêmement rare ». DUSMET
(1930) ha trovato la stessa specie abbondante sulla Thapsia villosa.
La M. tripunctata Rossi è in generale facile a trovare su terreni sabbiosi.
GRANDI (1951, p. 1095) dice che «la 6-fasciata Rossi è piuttosto comune lungo le
spiagge marine ». FERTON (1911, pp. 409-411) ci offre un quadro particolareggiato
dell’ interessante comportamento di una specie di Meria dell’ Algeria (Myzine
Andrei n. sp.). Riassumo qui i punti principali. L’ Autore dice di aver visto il
7 Ottobre la 9 di questa Myzine inseguire nella sabbia una larva di Tentyria Latr.
sp.? (Tenebrionidae) che, dopo un poco di fatica, riuscì ad afferrare vicino al capo
e paralizzare con un solo colpo di aculeo. « Sans perdre de temps - continua
l’Autore -, à la place même où il vient de la paralyser, le chasseur s’enfonce dans
la poussière à un ou deux millimètres de l’extrémité du ver, dont il saisit le bout
avec ses mandibules, et il pénètre dans le sable en l’entrainant. La longue larve
s'enfonce peu à peu, et a vite disparu sous la poussière. Une demi-heure plus
tard, la Myzine n'etait pas encore sortie; craignant de la perdre, et d’annuler ainsi
cette observation déjà interessante, j’ai creusé à sa recherche. La larve était al-
longée dans la poussière, et à un centimetre d’elle je trouvai la Guépe, préparant
probablement la cellule où elle devait l’enfermer, mais le sable en croûlant m’a
empêché de le constater. Le Tentyria s'était déjà presque rétabli de la piqûre
de la Myzine ; à ma rentrée chez moi il paraissait inerte, sans doute parce que je
I’ avais apporté dans un tube de verre placé dans ma poche chauffée par le soleil,
car dans la soirée il avait de nouveau repris un peu de vie, et il pouvait exécuter
quelques mouvements. Il était très gros (longueur 22 millim., largeur 1 millim.)
en comparaison de la petite Guépe, qui n’avait que 6 millim. de long et un peu
moins de 1 millim. de large. » GRANDI (1951, p. 1094) dice che, mentre la paraliz-
‘ zazione della vittima è temporanea nella Tiphia F., è «permanente (per quanto
si sa) nelle Myzine Latr. ».
Il comportamento del Gen. Meria appoggerebbe, come già aveva messo
in rilievo FERTON (1911, p. 411), la tesi della parentela fra Meria e Methoca. Le
larve dei Cicindelidi, preda, come è noto, delle Methoca, hanno analogie, sia mor-
fologiche che biologiche, con la larva di Tentyria, nonostante la lontananza dei
due gruppi di Coleotteri.
LE MYZININAE D'ITALIA 7
BiscHorr (1927, p. 330) accenna alla cattura di larve di Tenebrionidi da
parte delle 99 di Myzine.
BERLAND (1925, p. 288) fa osservare che Lepeletier ha visto la M. tripunctata
trasportare una larva d’insetto.
SPINOLA (1806), JURINE (1807), LATREILLE (1825), FERTON (1911), BISCHOFF
(1927), GRANDI (1951).
Tabella delle spectre
SÌ
1. Specie a complessione robusta. Statura di regola sui 14-15 mm. Ar-
matura genitale come nelle figg. 9, 10 i Ra
— Specie a complessione più gracile. Statura oe (9- 15 uni “A:
matura: genitale. come nelle Noo 4.05, oh eal we er re 3
2. Clipeo e prominenza frontale di regola gialli. Pronoto a superficie me-
diana con pochi punti sparsi. Urotergiti di regola a punteggiatura assai
debolmente impressa. Armatura genitale come nella fig. 9
latifasciata Palma
— Clipeo e prominenza frontale di regola neri. Pronoto a superficie mediana
con punti numerosi e piuttosto uniformemente distribuiti. Urotergiti a
punteggiatura normalmente impressa. Armatura genitale come nella fig. 10
volvulus Fabricius
3. Addome a lati leggermente convessi ed apice rosso ferrugineo. Armatura
Benitale come nella ig, 8 ae a PO eri
— Addome a lati subparalleli ed apice nero . . © AT RI RO A
4. Clipeo di regola giallo (solo eccezionalmente Li di nero). T'empie
larghe (viste di profilo larghe quasi come l'occhio), di regola densamente
punteggiate con intervalli lucidi fra punto e punto o ridottissimi o nulli.
Funicolo delle antenne cilindrico, lungo e snello; penultimo articolo più
di due volte più lungo che largo. Torace di regola con disegni gialli. Ul-
timo urotergite di regola con macchia gialla ai lati. Ali ialine con stigma
di regola giallo ferrugineo. Armatura genitale come nella fig. 5
tripunctata Rossi
— Clipeo di regola nero (solo eccezionalmente macchiato di giallo). Tempie
più strette (viste di profilo larghe circa la metà dell’occhio), di regola non
densamente punteggiate con intervalli lucidi fra punto e punto larghi,
maggiori del diametro dei punti. Funicolo delle antenne più corto, piutto-
sto tozzo e leggermente clavato; penultimo articolo non più di due volte
più lungo che largo. Torace di regola del tutto o quasi privo di disegni
gialli. Ultimo urotergite di regola senza macchia gialla ai lati. Ali ialine
leggermente infoscate con stigma di regola bruno. Armatura genitale co-
me nella fig, 410 a ne ea Rare Fabricius
PR
1. Capo subquadrato. ‘Torace ed addome senza colorazione rossa. Lungh.:
5-7 ma pi e e e ee Pa bricius
— Capo con il diametro trasversale uri quello longitudinale. Torace
e addome o solo il torace o solo l'addome colorati in rosso. Lungh.:
6-9 mm.
8 D. GUIGLIA
2. Capo, pronoto, mesonoto e scutello di regola rossi testacei. Addome
senza colorazione rossa. Occhi piccoli: la distanza fra il margine superiore
dell'occhio e l’ocello posteriore è il doppio circa della distanza fra gli
ocelli posteriori. 2... ele ea da aiaidiatà Spinola
— Capo nero, pronoto o rosso o nero, mesonoto e scutello neri. Addome
con colorazione rossa. Occhi normali: la distanza fra il margine superiore
dell’occhio e l’ocello posteriore è di poco maggiore della distanza fra
el OC por. eo
3. Distanza fra gli ocelli posteriori quasi il doppio della distanza fra essi e
l’ocello anteriore. Tempie largamente arrotondate. Pronoto di regola
con colorazione rossa. Addome con solo i segmenti basali rossi.
tripunctata Rossi
— Distanza fra gli ocelli posteriori di 1/4 circa maggiore della distanza fra
essi e l’ocello anteriore. Tempie meno largamente arrotondate. Pronoto
di regola senza colorazione rossa. Addome intieramente rosso
roussel Guérin
Meria tripunctata Rossi (!)
set 32595
Tiphia tripunctata Rossi, 1790, p. 69 N. 831; T. 6 Fig. 10. 9. - Scolia sexfasciata Rossi, 1792,
p. 136; T. 3 fig. c. d. - Tiphia tripunctata Panzer, 1797, P. 47 T. 20. 9. - Bethylus Latreillei
Fabricius, 1804, p. 237 N. 4. 2 (?). - Tachus staphylinus Jurine, 1807, p. 154; T. 14 fig. 2. 9.
Meria nitidula Klug, 1810, p. 199, N. 2 2 (3). - Meria millefolii Lepeletier, 1825, p. 394
N. 1. 9. - Myzine sexfasciata Guérin, 1837, p. 9 N. 4 (estratto) (partim). - Meria tripunctata
Guérin, 1839, pp. 363-364. ©. - Meria dimidiata Guérin, 1839, p. 364. 9. - Myzine sexfasciata
Ach. Costa, 1858, p. 18 N. 1; T. 20 fig. 2. 3. - Meria tripunctata Ach. Costa, 1858, pp. 28-29;
T. 20 fig. 6. ©. - Myzine tripunctata Mocsary, 1881, pp. 73-75. - Myzine sexfasciata Guiglia,
1955, pp. 150-153; figg. I, 3, 5. - Guiglia, 1957, p. 2; fig. 2. - Meria tripunctata Guiglia,
1960, pp. 72, 80; fig. 8
Loc. tip.: Italia: Toscana.
3. - Nero e giallo. Sono gialle le seguenti parti: mandibole, eccettuato l’apice
che è bruno rossastro, clipeo, prominenza frontale in corrispondenza dell’inser-
zione delle antenne, apice dello scapo, una fascia al margine anteriore e poste-
riore del pronoto, tegule, una macchia sulle mesopleure, una fascia più o meno
sinuosa ed espansa ai lati al margine posteriore del I-VI urotergiti, una macchia
laterale sull’ultimo urotergite; le stesse fascie, di regola più ridotte ed irregolari,
al margine posteriore degli urosterniti, porzione apicale dei femori, parte delle
tibie e tarsi (questi con sfumature ferruginee) di tutte le paia di zampe.
Ali ialine, stigma giallo-ferrugineo.
(1) Diagnosi originale:
« T. tripunctata. Long. 4. 1. - Nigra, thoracis lobo antico rufo, abdomine rufo, apice atro,
punctis utrinque tribus albis.
Statura T. Femoratae. Subpilosa. Antennae filiformes, breves, nigrae. Caput atrum nitens,
maxillis tantum rufis. Thorax lobo antico rufo nitido, glabro, postice niger. Abdomen oblongum
nitidum, antice rufum, postice atrum, punctis utrinque tribus albis lateralibus. Femora quatuor
postica compressa, angulata, brevia, nigra. 'Tibiae nigrae. T'arsi subrufi. Alae vix fuscescentes,
puncto nigro marginali. Tab. VI. f. ro.
Habitat in silvis ad flores. m. Jul.» (Rossi, 1790, l.c.).
(2) Del Bethylus Latreillei Fab. ho esaminato l’esemplare tipico (Coll. Museo zoologico
dell’Universita di Copenaghen). (Loc. tip.: Malta).
(3) Grazie alla cortesia del Dr. G. Steinbach ho potuto avere in esame il tipo della M. ni-
tidula Klug (Coll. Museo zoologico della Humboldt-Universita, Berlino). (Loc. tip.: Austria).
LE MYZININAE D’ITALIA Do
| (Fot. A. Margiocco)
Fig. 1. - Meria rousselii Guérin 9, Capo (in alto). - Meria tripunctata Rossi 9, Capo (in basso)
10 D. GUIGLIA
Capo: clipeo a punti profondamente impressi, radi sulla porzione mediana,
un poco più fitti ai lati; fronte a punti densi che vanno diradandosi verso il ver-
tice, qui la punteggiatura è grossolana con intervalli lucidi fra punto e punto;
tempie larghe (viste di profilo larghe quasi come l’occhio), densamente punteg-
giate. Funicolo delle antenne cilindrico, lungo e snello; penultimo articolo più
di due volte più lungo che largo.
Torace a margine anteriore con lamella bene tini e punti grossolani e
radi sulla superficie mediana, visibilmente più fini e più fitti ai lati; mesonoto
a punti profondamente impressi, addensati specialmente sulle porzioni laterali,
al centro la punteggiatura è più grossolana e rada; scutello a scultura simile
a quella del mesonoto. Mesopleure, il più delle volte, con intervalli lucidi fra
punto e punto, specialmente sulla metà anteriore.
Addcme: urotergite I con punteggiatura astai rada, sulla parte mediana
i punti sono sensibilmente più fini che ai lati; urotergiti TI-VI con punti piut-
tosto fini, non molto densi, uniformemente distribuiti urotergite VII con pun-
teggiatura più grossolana ed irregolare ed incisione a lobi ad apice arrotondato.
Urosterniti irregolarmente punteggiati: urosternite I con punti piuttosto fini e
densi, urosternite II a punti piuttosto radi e grossolani, sugli urosterniti seguenti
a punti assai fini si alternano punti più grossolani irregolarmente distribuiti.
Pubescenza bianca.
Armatura genitale come nella fig. 5.
Lungh.: 9-15 mm.
©. - Nera, rossa e gialla. Sono rosse o rossastre più o meno infoscate le
seguenti parti: mandibole, eccettuato l’apice che è bruno, parte dorsale del pro-
noto, tarsi, parte delle tibie e i tre primi segmenti dell’addome. Sono gialle le
macchie ai lati del II, III, IV urotergiti.
Ali ialine più o meno infoscate, nervature ferruginee, stigma bruno.
Capo (Fig. 1) a diametro trasversale superante quello longitudinale (73:57),
superficie lucida con punti sparsi di dimensioni varie solo sulle tempie e sulle guan-
cie. Tempie largamente arrotondate. Distanza fra gli ocelli posteriori quasi il
doppio della distanza fra essi e l’ocello anteriore.
Torace lucido a punti nulli o quasi sul dorso, più numerosi ai lati del pro-
noto e sulle mesopleure. Epinoto lateralmente a striatura fina e densa che si
estende ai lati della superficie dorsale.
Addome lucido, urotergiti con rari e finissimi punti sparsi, urosterniti a
punti pure radi ma più profondamente impressi.
Lungh.: 7-9 mm.
L’intricatissima sinonimia e la conseguente confusione creata dagli Autori
ha sempre resa assai difficile la giusta interpretazione della M. tripunctata Rossi,
la cui valutazione dei caratteri specifici è stata resa possibile solo in base all'esame
dei tipi dei vecchi Autori e di abbondante materiale di ambo 1 sessi.
I caratteri riassunti in tabella sono sufficienti ad individuare, sia il g che
la 9, di questa discussa specie.
Variabilità. - Da quanto mi risulta dall’abbondante materiale esa-
minato, il maschio di questa specie presenta una sensibile variabilità cromatica a
carattere puramente individuale. MocsArY (l.c., p. 92) dice « Species colore ma-
gnopere varians ).
Il clipeo, anche in esemplari della stessa località, può variare dal completa-
mente giallo al nero irregolarmente macchiato di giallo e la prominenza frontale
dal giallo al nero. Lo scapo delle antenne può essere o completamente nero o
LE MYZININAE D’ITALIA CI
nero con macchia gialla apicale. Le fascie gialle del pronoto si presentano più
o meno sviluppate e continue (particolarmente quella del margine anteriore è
spesso interrotta); talora il pronoto è del tutto o quasi nero (233 dell’Etna:
Pineta 1600 m.; M.te Sona 1350 m.); la macchia gialla sulle mesopleure può
ridursi fino a scomparire completamente; le tegule sono talora leggermente in-
foscate. Le fascie gialle al margine posteriore degli urotergiti possono presentarsi
più o meno estese ed in qualche caso interrotte ai lati formando macchie e stri-
scie isolate, il I urotergite può essere eccezionalmente privo di fascia gialla, anche
la macchia ai lati del VII urotergite eccezionalmente manca; sugli urosterniti il
giallo può ridursi ad una sola macchia ai lati del II-V urosterniti. Sulle zampe
la colorazione gialla si estende talora alla faccia anteriore delle anche e negli
esemplari chiari anche lo sterno è macchiato di giallo. La scultura, specialmente
del torace, può presentare variazioni più o meno sensibili, la densità e la distri-
buzione dei punti non sono sempre costanti.
Le nervature alari presentano una certa variabilità ed i rapporti fra il se-
condo e terzo segmento del radio non si mantengono costanti, come già ho messo
in rilievo per altre specie del Gen. Meria (1960, l.c., pag. 75). Il colore dello
stigma e delle nervature tende talora ad oscurarsi.
Come nel maschio così anche nella femmina si osserva una certa variabilità
cromatica a carattere individuale. La colorazione rossa può presentarsi più o
meno estesa e più o meno infoscata; accanto ad esemplari in cui appare netta la
distinzione fra le parti rosse e le parti nere, se ne notano altri in cui i due co-
lori appaiono un poco confusi; il pronoto è talora del tutto o quasi nero. Le mac-
chie gialle degli urotergiti sono piuttosto variabili: da esemplari, anche della
stessa località, con queste, grandi e bene marcate e talora presenti pure ai lati
del IV urotergite, si passa ad altri in cui le stesse si riducono fino a scomparire
del tutto o in parte.
GUERIN - MENEVILLE (1839, p. 363) separa per la Meria tripunctata Rossi
(2) tre varietà la cui colorazione è così caratterizzata:
« 1. - Prothorax entièrement rouge, avec l’extrémité antérieure seulement noiràtre; taches blanches
des côtés de l’abdomen proportionnellement plus grandes, anguleuses, et au nombre de
trois de chaque côté. - Var. Latreillii, Fab. Tachus staphylinus, Jurine. Long. de 634 à 11
mill. - Espagne, coll. Ser., Gènes, Coll. Spinola.
2. - Prothorax rouge avec le bord antérieur et le milieu noirs; taches blanches des côtés de l’abdo-
men plus petites, plus arrondies, au nombre de trois. - a tripunctata Panz.; Egypte, pl. 15,
fig. 20 Long. de 9 à 10 mill. - Marseille, Lyon, Coll. Serville.
3. - Prothorax presque entiérement noir, n’offrant qu'une faible bordure postérieure rougeätre
plus au moins visible; taches blanches des côtés de l’abdomen plus petites que chez les
précédentes, le plus souvent au nombre de deux arrondies. - Var. nitidula, Klug, M. mille-
folit, Serv. - Long. de 7 à 8% mill. - Allemagne, Coll. Serville, Sicile, coll. Spinola.
E per la Meria dimidiata Guérin (nec Spinola) (= Mera tripunctata Rossi)
altre tre ‘varietà (1.05 pi 303%
«1. - Prothorax d’un fauve un peu brunätre avec le bord antérieur plus obscur; premier segment
abdominal ayant sa moitié postérieure d’un fauve pâle un peu obscur; trois taches blanches,
petites et arrondies de chaque côté de l’abdomen. - Var. dimidiata, Spinola - Long. de 8%
à 9 mill. - Genes.
2. - Prothorax n’ayant que le bord postérieur d’un jaune roussätre plus ou moins obscur; premier
segment abdominal faiblement bordé de roussâtre très obscur en arrière: deux petites taches
blanches de chaque côté de l’abdomen. - Var. Servillei, Nob. Long. de 7% à 8 mill. - Mar-
seille.
3. - Prothorax faiblement bordé, en arrière, de jaunâtre obscur peu visible; abdomen entièrement
noir, sans taches blanches sur les côtés. - Var. Soliertz, Nob. - Long.: 6 mill. - Marseille,
12
Pio,
D. GUIGLIA
(Fot. A. Margiocco)
M 1a trıpunctata Rossi 4 - Capo e parte del torace.
LE MYZININAE D’ITALIA
(Fot. A. Margiocco)
Fig. 3. - Meria cylindrica Fab. g. - Capo e parte del torace.
13
14 D. GUIGLIA
Quest’ultima varietà potrebbe riferirsi alla 9 della M. cylindrica Fab. Le
altre varieta rientrano nel quadro della variazione individuale e non meritano di
essere tenute distinte.
Distribuzione. - Specie diffusa sia nell’Italia continentale che in-
sulare. Per quanto riguarda le altre regioni io credo che la distribuzione geogra-
fica di questa Meria sia più limitata di quanto le citazioni degli Autori potrebbero
far supporre; con il nome di M. tripunctata Rossi sono state difatti fino ad oggi
confuse più specie.
Esemplari esaminati:
Italia: Lombardia (Pavia; Canonica d’Adda). Piemonte (Varinella, Valle Scrivia; Cambiano; —
Susa; Molaretto; Cuneo; Paesana). Liguria (Savona; Cengio; Genova; Cavi di Lavagna).
Toscana (Viareggio). Lazio (Roma, Lido; Fregene; Anzio; Montefiascone; T'arquinia). Cam-
pania (Portici). Puglia (Trinitapoli). Calabria (Sambiase). Sicilia (Messina; M.te Etna, vers.
merid.: M.te Sona 1350 m., M.te Vettore 1700 m., Sciarre di Mascalucia (Pedara) 600 m.;
(vers. occ.: Pineta 1600 m., Alb. Serra la Nave 1700 m.; Catania: Plaia (Pineta). Sarde-
gna (Chilivani; Posada, Sorgono; Is. Asinara).
Francia: Dieulefit; Carpentras; Mérindol; Digne; Palavas; Cap Ferret; Corsica.
Spagna: Burgos; Segovia; Daimiel; Siviglia; Villamartin; Zubia; Sierra Nevada, Val de
Inferno; Alicante; Benidorm; Is. Majorca.
Portogallo: Resende, Douro; Lisbona dint.
Albania: Kopliku. |
Marocco: Asni a Arround; Ifrane; Ksar es Souk; Midelt.
Algeria: La Calle.
Mocsàry (l.c., p. 92) dice: «In Hungaria centrali, septentrionali, occidentali et meridionali
mense Junio et initio Julii sat rara... Specimina Faunae Hungaricae, exemplaribus e Germania
ortis, congruentia sunt ».
Biologia. - Le notizie sulle abitudini di questa, come delle altre specie
di Meria italiane, sono assai scarse. La M. tripunctata Rossi si trova generalmente
sui terreni sabbiosi. JURINE (l.c., p. 154) ha colto questa specie sui fiori di Daucus,
GIRARD (l.c., p. 987) sull’ Eryngium campestre e maritimum. DUSMET (1930, p. 74)
l’ha trovata abbondante sulla Thapsia villosa ed aggiunge che, secondo lo SCHLET-
TERER, visita pure 1 Dorycnium e i Pahurus.
Meria cylindrica Fabricius (4)
Figg. 3, 4
Scolia cylindrica Fabricius, 1793, p. 238 N. 38. g. - Sapyga cylindrica Panzer, 1805, P. 87 T. 19.
d. - Myzine cylindrica Spinola, 1806, p. 79. 5. - Mocsary, 1881, p. 75 N. 2. 3. - Meria
tripunctata var. cylindrica Radoszkowski, 1886, p. 39. 4. - Sapyga cylindrica Dalla Torre,
1897, p. 191. - Myzine cylindrica Guiglia, 1957; fig. 1.
Loc. tip.: « Habitat in Italia Dr. Allioni ».
Loc, tip) ristr.: Piemonte (5),
(4) Diagnosi originale:
«S. atra abdominis segmentis margine punctoque laterali margine contiguo flavis.
Habitat in Italia Dr. Allioni.
Caput, antennae, thorax nigra, immaculata. Abdomen cylindricum, atrum segmentorum
marginibus flavis punctoque laterali, margine connexo. In hoc puncto punctum minutissimum
nigrum. Pedes nigri tibiis anticis flavis. Aculeus brevis, recurvus. » (Fabricius, l.c.).
(5) È presumibile che il Dr. Carlo Allioni (1725-1804), medico e botanico di Torino, abbia
raccolto in Piemonte gli esemplari inviati a Fabricius.
LE MYZININAE D'ITALIA 15
3. - Nero e giallo. Sono gialle le seguenti parti: mandibole, eccettuata
la metà apicale che è bruna rossiccia, macchie o fascie discontinue ed irregolari
al margine posteriore degli urotergiti I-VI e allo stesso margine degli uroster-
niti II-VI (qui sono in generale più ridotte e più irregolari), apice dei femori,
faccia superiore delle tibie e tarsi di tutte le paia di zampe (su questi si osser-
vano sfumature brune ferruginee più o meno accentuate).
Ali ialine leggermente infoscate, stigma e nervature di regola brune,
Fig. 4. - Meria cylindrica Fab. - Armatura Fig. 5. - Meria tripunctata Rossi. - Armatura
genitale del &!. genitale del &!.
(Da D. Guiglia, 1957).
Capo: clipeo profondamente e non uniformemente punteggiato; fronte a
punti irregolarmente conformati ed irregolarmente distribuiti; vertice a punti
grandi e profondi con intervalli lucidi, più o meno ampi, fra punto e punto;
tempie più strette rispetto alla M. tripunctata (viste di profilo larghe circa la
metà dell’occhio) ed a punti piuttosto radi, gli intervalli fra i punti superano di
regola il diametro dei punti. Funicolo delle antenne piuttosto tozzo e leggermente
clavato; penultimo articolo quasi due volte più lungo che largo.
Torace: pronoto a margine anteriore tagliente ma senza lamella bene di-
stinta, superficie a punti grossolani e radi al centro, più fini e più fitti ai lati,
particolarmente sulla metà posteriore; mesonoto a punti irregolarmente distri-
buiti, addensati soprattutto lungo due striscie ai lati della porzione mediana, qui
e sulle parti laterali i punti sono piuttosto grossolani ed assai radi; scutello con
punteggiatura addensata ai lati, nulla o quasi sulla zona mediana. Mesopleure a
punti più o meno densi, si osservano spesso larghi intervalli lucidi fra punto e
punto.
16 D. GUIGLIA
Addome: urotergite I con punti fini ed assai radi sul dorso, più densi ai
lati; urotergiti seguenti a punteggiatura nell’insieme piuttosto regolare ed unifor-
memente distribuita, i punti sono meno fini rispetto alla M. tripunctata ; uroter-
gite VII con incisione a lobi ad apice arrotondato. Urosterniti irregolarmente pun-
teggiati: urosterniti I-II a punti abbastanza grossolani, urosterniti seguenti con
punti di dimensioni varie, distribuiti in maniera irregolare.
Pubescenza bianca. |
Armatura genitale come nella fig. 4.
Lungh.: 10-14 mm. |
©. - Nera, ferruginea e gialla. Sono ferruginee le seguenti parti: mandi-
bole, eccettuato l’apice che è bruno, margine anteriore del clipeo, tarsi di tutte
le zampe; le antenne tendono al bruno ferrugineo. Sono gialle le macchie ai lati
dei II-III urotergiti.
Ali ialine leggermente infoscate, nervature ferruginee, stigma bruno.
Capo (Fig. 6) subquadrato a superficie lucida con solamente pochi punti
sparsi sulle guancie e sulle tempie. Distanza fra gli ocelli posteriori maggiore, di un
terzo circa, della distanza fra essi e l’ocello anteriore.
Torace lucido, la punteggiatura sul dorso é quasi nulla, ai lati del pronoto e
sulle mesopleure i punti sono più numerosi. Epinoto lateralmente e lungo 1 mar-
gini laterali della porzione dorsale a striatura finissima che scompare talora del
tutto o quasi. Addome lucido, urotergiti a punti assai fini e radi, urosterniti a
punteggiatura simile ma più profondamente impressa.
Lungh.: 5-7 mm. |
Mocsary (l.c., p. 75) dice che molto probabilmente la M. cylindrica Fab.
é una varieta della M. tripunctata Rossi. I caratteri dati in tabella sono sufficienti
a differenziare nettamente le due specie.
Variabilità. - Il g della M. cylindrica presenta una certa variabilità
cromatica che, come nella M. tripunctata, ha carattere puramente individuale;
esemplari della medesima località e medesima data di cattura mostrano talora
differenze di colore più o meno sensibili. Il clipeo, di regola completamente nero,
può presentare macchie o striscie gialle irregolari. Anche sul torace si osservano
in qualche individuo traccie gialle, più o meno evidenti, al margine anteriore e
posteriore del pronoto, sulle tegule e sulle mesopleure. Le fascie gialle al margine
posteriore degli urotergiti si presentano in qualche caso assai sottili e talora più
o meno largamente interrotte ai lati, sugli urosterniti la colorazione gialla può
scomparire del tutto o quasi e il VI segmento addominale può essere completa-
mente nero. Sulle zampe il colore giallo può ridursi sensibilmente e le tibie pre-
sentarsi quasi del tutto nere.
La variabilità della scultura è lieve: i punti sul capo, sul torace e sul I
urotergite possono essere più o meno numerosi.
Nelle ali anteriori il terzo segmento del radio è di regola più lungo del se-
condo, le proporzioni non sono però costanti. Il colore dello stigma e delle ner-
vature tende in qualche caso a diventare più chiaro.
La © presenta una certa variabilità nel numero delle macchie gialle sugli
urotergiti: da esemplari con queste, anche ai lati del IV urotergite, si passa ad
altri con gli urotergiti del tutto privi di macchie.
Distribuzione. - Pocosisa sulla distribuzione geografica di questa
specie rimasta fino ad oggi quasi sconosciuta. SPINOLA (l.c.) dice «In totà Li-
guria, valde frequens » e MocsÀry (l.c.) « Apud nos praecedenti (tripunctata)
LE MYZININAE D’ITALIA ‘7
rarior et cum ea in Hungaria centrali, orientali et meridionali mense Junio in-
venta ». Cita inoltre: Sud della Germania, Italia, Austria.
Esemplari esaminati:
Italia: Piemonte (Stazzano; Cassano Spinola; Varinella, Valle Scrivia). Liguria (Genova;
Borzoli; Sarissola, App. Ligure; Voltaggio, App. Ligure; Varazze; Spotorno; Cengio;
Laigueglia; Oneglia). Toscana (Ronchi, Massa Carrara). Lazio (Tarquinia).
Francia: Vernet; Dieulefit; Carpentras; Avignon; Esterel, Var; Roquebrune, Var.; Cette;
Argelès-Plage; Banyuls-sur-Mer; Grenade.
Spagna: Malaga, Marbella; Sierra Nevada, Val dell'Inferno; Barcellona; Majorca.
Portogallo: Resende, Douro; Trafaria, Lisbona.
Jugoslavia: Dubrovnik (Dalmazia); Hercegnovi (Montenegro).
Biologia. - GERSTÄCKER (1872, p. 250) dice di avere osservato, nei
dintorni di Berlino, la specie di Myzine raffigurata da PANZER (1805, l.c.) con il
nome di Sapyga cylindrica, su fiori di Ombrellifere insieme alla « Tiphia glabrata »
Fab. Non è però certo se l’interpretazione data da GERSTACKER alla M. cylindrica
sia esatta. |
Il maschio di questa specie io l’ho trovato sul greto di un torrente (Saris-
sola, App. Ligure).
Meria dimidiata Spinola (°)
Fig. 6
Tachus dimidiatus Spinola, 1808, p. 31 N. 29; Tav. I fig. 1. 9 ($). - Meria dimidiata Klug, 1810,
p. 201 N. 4. - Meria tripunctata Lepeletier var. 1°, 1845, p. 560. 9.
Loc. tip.: Genova dint.
Neotypus: Finale Borgo (Savona).
Il tipo del Tachus dimidiatus Spinola, a quanto pare, più non esiste.
Il giovane Massimiliano Spinola, che ha voluto cortesemente fare ricerche
per me nella collezione del suo antenato (Coll. Museo Zoologico dell’ Università
di Torino), mi ha riferito di avere trovato una sola femmina con il nome di Meria
dimidiata Spinola. Questo esemplare, da me esaminato, porta il cartellino origi-
«nale di mano del GUÉRIN (« Meria dimidiata var. Servillet - Marseille ») a cui
si unisce un secondo cartellino che porta il nome « Solier », si tratta evidentemente
della 9 descritta dal GuéRIN (1839, p. 365) che, come ho già detto (p. 11), rien-
tra nel quadro della variabilità individuale della M. tripunctata Rossi.
GUERIN (l.c., p. 364) riferisce alla Meria dimidiata Spinola « deux individus de
la collection de M. de Spinola, et trois échantillons, qui ont été pris à Marseille
et envoyés à M. Serville par M. Solier. Les deux types de M. de Spinola, les
deux seuls qu’ il possède, sont des femelles à 12 articles aux antennes. Comme
M. de Spinola et le seul auteur qui ait décrit le mâle de cet insecte, nous avions
espéré étudier ce sexe d’après sa collection; mais il paraît qu'il l’a perdu... ».
Nelle collezioni del Museo di Genova io ho avuto la fortuna di trovare
599 della Liguria e 299 del Piemonte che mi hanno permesso di fissare, in base
alla descrizione dello Spinola e del Lepeletier (l.c.), il Neotypus del Tachus
dimidiatus Spinola.
(6) Dalla diagnosi originale:
« Tachus niger, thorace capiteque antice rubro-testaceis, abdomine punctis albis.
Habitat prope Genuam, rarus. |
Long. 4 lin. Lat. 1. lin.».
18
Fig. 6.
D. GUIGLIA
Meria dimidiata Spinola 9, Capo (in alto).
(Fot. A. Margiocco)
Meria cylindrica Fab. 9, Capo (in basso).
LE MYZININE D'ITALIA 19
Senza la conoscenza del maschio mi riesce difficile pronunziarmi sull’esatta
posizione sistematica di questa specie; ritengo tuttavia, almeno dall’esame della
femmina, che essa sia indipendente dalla M. tripunctata Rossi della quale è stata
spesso considerata o sinonimo o varietà.
©. - Nera, rossa testacea e gialla. Sono rosse testacee le seguenti parti:
capo, mandibole, funicolo delle antenne (lo scapo è rosso bruno), pronoto, pro-
sterno, mesonoto, scutello, tarsi di tutte le paia di zampe, parte delle tibie (i
femori hanno sfumature rosse brune). Sono gialle le macchie ai lati dei II-III-IV
urotergiti. |
Ali infoscate, nervature brune ferruginee, stigma bruno.
Capo (Fig. 6) a diametro trasversale superante quello longitudinale (45 : 35),
superficie lucida con solamente pochi punti sparsi sulle guancie e sulle tempie.
Tempie arrotondate. Distanza fra gli ocelli posteriori maggiore, di 1/3 circa,
della distanza fra essi e l’ocello anteriore. |
Torace lucido: pronoto con punti assai scarsi sul dorso, un poco più nu-
merosi sulle parti latero-posteriori, mesonoto non punteggiato, scutello con
qualche rarissimo punto, mesopleure con punti sparsi. Dorso dell’epinoto con
qualche punto sparso e margini laterali punteggiati-rugosi; faccia declive fina-
mente ed irregolarmente striata, faccie laterali con striatura finissima limitata
alla parte anteriore.
Addome lucido: urotergite I con punti finissimi ed assai radi, urotergiti
seguenti con punti sparsi abbastanza profondamente impressi. Urosterniti con
punteggiatura più rada rispetto agli urotergiti.
Lungh.: 8-6 mm.
g a me ignoto.
Finale Borgo (Savona), 7-VIII-1895, leg. A. Fiori. Neotypus nel Museo
di Genova. |
GUERIN - MENEVILLE (1839, p. 364) dice a proposito della Meria dimi-
diata Spinola: « Cette espèce est très-voisine de la précedénte (M. tripunctata
Rossi), et pourrait bien n’étre constituée que par des variétés chez lesquelles
l’abdomen serait presque entièrement noir...». Come gia ho detto (p. 11) la
Meria dimidiata Guérin non é altro che la Meria tripunctata Rossi con le diverse
varietà di colore. |
La colorazione rossa testacea del capo e di parte del torace, le ali infoscate,
gli occhi singolarmente piccoli e la complessione di regola un poco più gracile
differenziano con facilita le femmine della M. dimidiata Spinola da quelle della
M. tripunctata Rossi.
Variabilità. - La distribuzione del colore rosso, almeno negli esem-
plari da me esaminati, si mantiene nell’insieme costante, solo in un esemplare
di Finale Marina (Savona) il capo ha colorazione piu scura e lo scutello é bruno
a leggere sfumature rossastre. Le zampe possono essere più o meno chiare e gli
urotergiti privi di macchie gialle (1 esemplare di Genova). Sull’addome si os-
servano talora sfumature rossastre.
Distribuzione. - Gli esemplari esaminati sono esclusivamente
del Nord Italia:
Liguria: Genova 19; Cengio (Savona) 12; Spotorno 19; Finale Borgo 12 (Neotypus); Fi-
nale Marina 19.
Piemonte: Gavi 19; Stazzano (Alessandria) 19.
Biologia. - Spinola (l.c., p. 32) dice «...marem cum faemina cepi,
in sabuletis prope Genuam ». :
20 D. GUIGLIA
Meria rousselii Guérin
it res
Myzine Roussel Guérin, 1838, p. 103. d. - Myzine ruficornis Smith, 1879, p. 178 N. 1. & (7). -
Myzina Ghilianii Spinola, 1843, p. 135. g. - Myzina hispanica Spinola, 1843, p. 134 N. 22.
3. - Myzine erythrura Ach. Costa, 1858, pp. 20, 36 N. 2; T. 20 fig. 3. 4. - Ach. Costa,
1887, p. 119 N. 3. G 9. - Myzine hispanica Dusmet, 1930, pp. 68-73. 3. - Meria rousselii
Guiglia, 1959, pp. 7, 22-24; fig. 12. g. - Guiglia, 1960, pp. 76-78, 81; figg. 14, 15. d.
Loc. tip. : Alger.
g. - Nero, giallo e ferrugineo. Sono gialle le seguenti parti: mandibole
eccettuato l’apice che € bruno rossastro, due striscie trasverse al margine anteriore
del pronoto che vanno assottigliandosi verso il centro, le tegule, una macchia su
ciascun lato degli urotergiti I-VI, una sottile linea mediana al margine posteriore
degli urotergiti II-VI, una piccola macchia a ciascun lato degli urosterniti II-V,
parte della meta apicale dei femori, le tibie (queste sulla faccia inferiore sono pit
o meno estesamente brune ferruginee) e 1 tarsi di tutte le paia di zampe. E fer-
rugineo, più o meno annerito, il funicolo delle antenne ed è rosso ferrugineo l’a-
pice dell’addome.
Ali ialine con stigma bruno e nervature brune ferruginee.
Capo: clipeo a punti piuttosto grossolani ed irregolari sulla parte mediana,
più fini, più fitti e più regolari presso 1 margini laterali. Fronte anteriormente a
punti densi e profondamente impressi che vanno notevolmente e gradatamente
diradandosi e diventando più fini proseguendo verso il vertice, dove la punteg-
giatura è assai fina.
Funicolo delle antenne leggermente ingrossato verso l’apice e ad articoli
più o meno gibbosi.
Torace: pronoto a margine anteriore con lamella trasparente e superficie
a punti piuttosto grossolani sulla porzione mediana, un poco più fini e più densi
ai lati; mesonoto grossolanamente punteggiato; scutello a punti grandi e radi al
centro, più densi e più fini lungo i margini laterali; mesopleure densamente pun-
teggiate.
Addome a segmenti un poco strozzati e lati leggermente convessi, punteg-
giatura profondamente impressa. Urotergite I con punteggiatura densa, urotergiti
seguenti a punti più radi e gradatamente più fini; urotergite VII con incisione
a lobi ad apice arrotondato. Urosterniti con reticolo fondamentale a cui si sovrap-
pongono punti densi e grossolani sul I urosternite, sui seguenti questi vanno gra-
datamente diradandosi eccettuato presso il margine anteriore dove, particolar-
mente sui III-VII urosterniti, si osserva una fina e fitta punteggiatura.
Pubescenza bianca.
Ali: cellula radiale ad apice acuto; terzo segmento del radio di regola mi-
nore del secondo, le proporzioni non si mantengono costanti.
Armatura genitale come nella fig. 8.
Lungh.: 8-10 mm.
9. - Nera, rossa ferruginea e gialla. Sono rosse ferruginee, più o meno in-
foscate, le seguenti parti: mandibole, eccettuato l’apice che è bruno, parte del
clipeo, le antenne, le tibie e i tarsi di tutte le zampe e l’addome. Sono gialle le
macchie ai lati dei II-IV urotergiti.
Ali ialine leggermente infoscate, stigma bruno, nervature ferruginee.
(7) Ho esaminato di questa specie un esemplare così etichettato di mano dello SMITH:
« Myzine ruficornis Sm. (Type): Sicily ».
LE MYZININAE D’ITALIA JÄN
Capo (Fig. 1) a diametro trasversale superante quello longitudinale (72 : 52),
superficie lucida con solamente pochissimi punti sulle guancie e sulle tempie. Di-
stanza fra gli ocelli posteriori di 1/4 circa maggiore della distanza fra essi e l’oc-
chio. Tempie moderatamente arrotondate.
Fig. 7. - Merita rousselii Guérin 3 (Da D. Guiglia, 1960).
Torace lucido, i punti sono assai scarsi sul dorso, un poco più densi ai
lati del pronoto e sulle mesopleure. Lati dell’epinoto con striatura assai fina che
si prolunga, più o meno regolarmente, lungo i margini laterali della superficie
dorsale. |
Addome lucido, con punti finissimi ed assai radi sugli urotergiti, un poco
più grossolani sugli urosterniti.
Lungh.: 6-9 mm.
L’addome completamente rosso contraddistingue con facilità la © della A.
rousselu Guérin. Il 3 è bene caratterizzato, oltre che dalla struttura dell’armatura
genitale, dalla conformazione e scultura dell’addome, dalle antenne ad articoli
più o meno gibbosi e dall’apice dell’addome rosso.
22 D. GUIGLIA
Variabilità. - Per quanto riguarda la variazione cromatica del ma-
schio di questa specie si passa gradatamente, come gia ho messo in rilievo (1960,
p. 76), da esemplari a colore giallo ridotto ad altrı con questo notevolmente esteso
(m. lutea Guiglia).
Nel materiale da me esaminato il funicolo delle antenne varia dal ferrugineo
al bruno, il margine posteriore del pronoto pud presentare una fascia gialla ta-
lora spezzettata e 1 disegni gialli sui I-V urotergiti possono ridursi fino a scom-
parire completamente. |
Fig. 8. - Meria rousselii Guérin. - Armatura genitale del $ (Da D.. Guiglia, 1957).
La punteggiatura varia lievemente sia nella densità che nella profondità.
La gibbosità degli articoli del funicolo delle antenne pud essere più o meno sen-
sibile. Nelle ali anteriori 1 rapporti fra i segmenti del radio non si mantengono,
come gia ho detto sopra, sempre costanti.
Nella femmina la colorazione rossa ferruginea dell’addome pud presentare
sfumature brune e le macchie gialle possono ridursi fino a scomparire del tutto
o quasi sul IV urotergite.
DusMET (l.c., p. 74) descrive due varietà della M. hispanica Sea’
Var. castellana.
« g. Son amarillos los bordes anterior y posterior del pronoto, escamillas del todo amarillas,
y este color sustituye al ferruginoso en las tibias y metatarsos y esta mas extendido en los terguitos,
ilegando casi a formar faja continua en el borde. Antenas ferruginosas, con el extremo mas obscuro.
Asi es un ejemplar de Pozuelo de Calatrava; en otros de esa misma localidad y de Montarco se
notan los señalodos caracteres, pero no tan marcados, asi que no es mas que una modificacidn
extrema de los ejemplares mas claros ».
LE MYZININAE D’ITALIA | 23
Var. obscura.
«&. Es una modificaciön, en sentido inverso, de varios gg de Sierra Morena (La Vega,
Peñarroya, El Soldado). En ellos no hay manchas en los terguitos, y las escamillas son ferruginosas.
Es extrafio que las antenas, especialmente en uno, sean ferruginosas como en la variedad castellana,
mas amarilla. Da la coincidencia de que esta forma obscura es de la misma region que la correspon-
diente de M. tripunctata ».
La var. castellana con colore giallo predominante potrebbe costituire una
forma di passaggio alla m. lutea e la var. obscura la forma cromaticamente a
questa opposta.
morpha lutea Guiglia.
Meria rousselü f. lutea Guiglia, (1960, p. 77).
«&. - Clipeo giallo. Pronoto in massima parte giallo, scutello giallo, meso-
pleure con grande macchia gialla. Addome con ampia fascia gialla regolare sulla
superficie dorsale del I urotergite e fascie estese a tutta o quasi la superficie del
disco sugli urotergiti II-VI, urotergite VII in massima parte giallo; urosterniti
II-VI con fascie gialle ristrette sulla porzione mediana ed espanse ai lati. Zampe
con femori più estesamente gialli rispetto alla forma tipica » (Guiglia, l.c.).
Algeria (Biskra); Marocco (Marrakech, Oued Tensift).
Distribuzione. - Anche per questa Meria l’interpretazione data
dagli Autori non è sempre esatta per cui non è possibile basarsi, per la sua diffu-
sione geografica, sulle citazioni tratte dalla letteratura.
Esemplari esaminati:
Italia: Lazio (Roma, Lido; Acilia). Puglia (Taviano). Italia meridionale (senza località pre-
cisata). Sicilia (M.te Etna, vers. merid.: M.te Sona 1350 m.). Sicilia (senza località precisata).
Sardegna (Cagliari; Sorgono; Is. Asinara).
Francia: Cette; le Barcarés, Lido; Argèles-Plage (Pyrén. or.); Corsica, Ile Rousse.
Spagna: Alcala, M.te Escalera; Madrid; Daimiel; Villamartin; Siviglia; Barcellona.
Portogallo: Trafaria, Lisbona; Cascais, Boca do Inferno.
Marocco: Marrakech; Qued Tensift.
Algeria: Orano; Alger; Maison Carré; Bòne; La Calle.
Tripolitania: Ain Zara.
Biologia. - Lucas (1849, p. 284) dice di aver catturato questa specie
in Algeria, nei mesi di marzo e aprile, sull’ Asphodelus ramosus.
Meria volvulus Fabricius (8)
Figg. 10, II
Scolia volvulus Fabricius, 1798, p. 256, N. 38. - Myzine volvulus Guiglia, 1958, p. 2. - Meria
volvulus Guiglia, 1959, pp. 5, 12-15. - Guiglia, 1960, pp. 72, 80; fig. 7.
Loc. tip.: Tanger. |
&. - Nero e giallo. Sono gialle le seguenti parti: le mandibole eccettuata la
metà apicale che è rossa bruna e l’apice nero, una fascia, medialmente interrotta,
(8) Diagnosi originale:
«volvulus. 38. S. nigra cinereo hirta thorace flavo maculato, abdomine fasciis sex flavis.
Habitat Tangier Dom. Schousboe Mus. Dom. de Schestedt. Statura et magnitudo omnino
S. cylindricae. Antennae cylindricae, porrectae, nigrae. Caput nigrum, cinereo tomentosum. Tho-
rax cinereo tomentosus antice fasciis duabus flavis. Abdomen cylindricum, atrum fasciis sex flavis
aculeo parvo, recurvo. Alae abdomine breviores, albidae » (Fabricius, l.c.).
La ridescrizione della presente specie già da me riportata (1959, l.c., p. 12), è stata
basata, come già ho detto (l.c.), su esemplari topotipici comparati con il tipo.
24 “Di COTTA
al margine anteriore ed una continua al margine posteriore del pronoto, una pic-
cola macchia allungata sulle mesopleure, una fascia, espansa ai lati, al margine
posteriore degli urotergiti I-VI, due macchie laterali sul VII urotergite, una fa-
scia sinuosa al margine posteriore degli urosterniti II-VI, parte dei femori, tibie
e tarsi di tutte le paia di zampe (il colore giallo presenta qui sfumature ferruginee
più o meno estese).
Ali ialine appena lievemente infoscate all’apice, stigma e nervature ferru-
ginee, subcosta bruna. |
Capo: clipeo a superficie piuttosto grossolanamente punteggiata, fronte a
punti densi sulla parte anteriore, più radi e grossolani su quella posteriore, ver-
tice a punti abbastanza fitti e profondi.
Antenne cilindriche, regolari. |
Torace: pronoto a margine anteriore con lamella sporgente e superficie
a punti numerosi, grandi e profondamente impressi sulla porzione mediana, piu
fini e notevolmente più fitti sulle parti laterali. Mesonoto a punti grandi e larga-
mente spaziati al centro, notevolmente più densi ai lati. Scutello a punteggiatura
simile a quella del mesonoto. Mesopleure densamente e profondamente punteg-
giate. | 3
Addome: urotergite I a punti sparsi, urotergiti seguenti densamente e re-
golarmente punteggiati (sul VI i punti sono un poco più radi, sul VIT più gros-
solani). Urosterniti a punteggiatura più irregolare e meno uniforme rispetto a
quella degli urotergiti.
Pubescenza bianca frammista a peli giallastri, lunga ed abbondante parti-
colarmente sull’epinoto.
Ali: cellula radiale ad apice acuto. Terzo segmento del radio di 1/3 circa
più breve del secondo (queste proporzioni sono, come per le altre specie, variabili).
Armatura genitale come nella fig. 10.
Lungh.: 13-14 mm.
Q. - ignota.
Il DaLLA TORRE (1897, p. 128) pone la M. volvulus Fabr. in sinonimia con
la M. tripunctata Rossi. I caratteri differenziali fra le due specie sono evidentis-
simi. Oltre che per la conformazione dell’armatura genitale e la complessione vi-
sibilmente più robusta, la M. volvulus Fabr. si differenzia dalla M. tripunctata
Rossi per il I urotergite (visto di profilo) con la faccia declive perpendicolare
alla faccia dorsale e ad essa raccordata da un angolo smussato (nella M. tripunctata
il I urotergite, visto di profilo, ha la faccia declive obliqua rispetto alla faccia
dorsale e ad essa raccordata da un’ampia curva continua), per il margine anteriore
del pronoto con lamella trasparente notevolmente elevata (nella M. tripunctata
la lamella del margine anteriore del pronoto è più o meno trasparente, bene di-
stinta ma non notevolmente elevata), per gli urotergiti II-V a punti di regola
densi e profondi (nella M. tripunctata gli stessi urotergiti hanno i punti piutto-
sto fini ed intervalli lucidi fra punto e punto più o meno ampi). Aggiungo che il
funicolo delle antenne è nella M. volvulus proporzionalmente più breve e più tozzo.
Variabilità. - Il maschio di questa specie presenta una sensibile
variabilità cromatica: dalla forma tipica scura si passa gradatamente all’estrema
forma chiara.
Il clipeo varia dal completamente nero al completamente giallo con tutte
le forme di passaggio. Il mesonoto e lo scutello possono essere privi di disegni
gialli o presentare il mesonoto una macchia centrale e lo scutello due macchie la-
LE MYZININAE D'ITALIA 25
terali gialle; il giallo puo estendersi anche al postscutello e all’epinoto. Le fascie
gialle dell’addome occupano talora tutta o quasi la superficie del disco.
Gli esemplari italiani da me esaminati, tutti della Sicilia, hanno il clipeo ©
che varia dal completamente nero al nero con disegni gialli più o meno estesi.
Le fascie del pronoto possono essere o continue o largamente interrotte nel mezzo,
la fascia posteriore può talora mancare. Il mesonoto, lo scutello e il postscutello
sono neri, solo un esemplare del M.te Sona, 1350 m. (Etna) ha il mesonoto e lo
scutello con due macchie gialle mediane a virgola e le mesopleure con grande
macchia gialla. Questo esemplare già segna un passaggio alla m. guerini Lucas.
Fig. 9 Fig. 10
Fig. 9. - Meria latifasciata Palma. - Armatura genitale del 3.
Fig. 10. - Meria volvulus m. guerinii Lucas. - Armatura genitale del 4. (Da D. Guiglia, 1958).
morpha guerinii Lucas.
Meria volvulus f. guerinii Guiglia, 1959, pp. 6, 14; figg. 5, 6.
Loc. tip.: Orano (Algeria).
Questa forma è caratterizzata dal notevole sviluppo del colore giallo. Negli
esemplari più chiari sono gialle le seguenti parti: clipeo, prominenza frontale,
una macchia all’apice dello scapo, la massima parte del pronoto, due striscie sul
mesonoto in corrispondenza delle tegule ed una macchia subrettangolare mediana
a margine anteriore concavo, scutello, due macchie sul postscutello tendenti a
congiungersi sulla linea mediana, una grande macchia sulle mesopleure, epinoto
lateralmente, urotergiti del tutto o quasi. Ho notato così colorati esemplari di
Biskra (Sud Algeria) (GuIGLIA, 1960, p. 72).
26 | D. GUIGLIA
Distribuzione. - Esemplari esaminati:
Italia: Sicilia (Messina; M.te Etna, vers. mer., Montagnola, 2400 m.; M.te Sona, 1350 m.;
vers. occ., Pineta, 1600 m.); Sicilia (senza localita precisata).
Nel Nord Africa ho notato tutte le forme di passaggio, dalla forma tipica scura alla guerinii
Lucas che raggiunge nel sud-algerino (Biskra) la massima estensione del colore giallo.
NEAT OCC oF Casablanca: Tanger; Fes; Ifrane.
Algeria: Boghari; Tizi; Hodna; Biskra.
Tunisia: Tunisi, Kairouan.
T'ripolitania+ “Garian;
Biologia. - Lucas (1849, p. 283) dice di avere raccolto, alla fine di
marzo, nei dintorni di Orano, qualche esemplare della « Myzina Chern: » sull’ A-
sphodelus ramosus.
Meria latifaseiata Palma
Figg. 9, 12
Myzine sexfasciata Rossi var. latifasciata Palma, 1869, p. 33, N. 1, & - Myzine latifasciata Ach.
Costa, 1887, p. 118, N. 2, 3. - Meria anceps Gribodo, 1893, p. 184, d. - Meria latifasciata
Guiglia, 1959, pp. 5,9-12; figg. 4, 7. - Guiglia, 1960, pp. 70, 80; fig. 6.
Loc. tip.: Sicilia settentrionale.
3. - Nero e giallo. Sono gialle le seguenti parti: il clipeo, le mandibole ec-
cettuato l’apice che è bruno rossastro, la prominenza frontale, una fascia al mar-
gine anteriore del pronoto o smarginata o interrotta nel mezzo ed una continua
al margine posteriore, una grande macchia sulle mesopleure, una fascia sinuosa
al margine posteriore del I urotergite, una fascia espansa ai lati al margine po-
steriore degli urotergiti II-VI, le tibie (la faccia inferiore è più o meno estesa-
mente bruna rossastra), i tarsi e gran parte delle anche e dei femori di tutte le
pala di zampe.
Ali ialine con stigma e nervature in massima parte ferruginee, subcosta
bruna.
Capo: clipeo a margine anteriore con lieve concavità mediana e superficie
a punti fini e piuttosto densi ai lati, più radi e grossolani al centro. Fronte sulla
metà anteriore densamente e finamente punteggiata, su quella posteriore i punti
sono notevolmente più radi (si osservano larghi intervalli lucidi fra punto e
punto) e più grossolani, vertice con pochi punti sparsi. Antenne cilindriche ad
articoli regolari.
Torace: pronoto con lamella al margine anteriore moderatamente sporgente
e superficie a punti assai radi ed abbastanza grossolani al centro, più fini e più
densi ai lati. Mesonoto lucido con punti grandi e poco numerosi sulla porzione
mediana, più piccoli e più densi ai lati, più irregolari presso il margine posteriore.
Scutello lucido con punti grandi e radi al centro, più fini e più fitti sulle parti
laterali. Mesopleure a punti piuttosto grossolani e radi sulla metà anteriore, più
fini e più densi su quella posteriore. _
Addome lucido. Urotergite I con pochi e fini punti sparsi, urotergiti II-VI
assai finamente e scarsamente punteggiati, urotergite VII a punti più grossolani
e smarginatura a lobi ad apice arrotondato. Urosterniti a punteggiatura simile
a quella degli urotergiti, a punti fini si alternano, specialmente sui segmenti ba-
sali, punti più grossolani.
Ali: cellula radiale ad apice subacuto. Secondo e terzo segmento del radio
presso a poco di eguale lunghezza.
LE MYZININAE D’ITALIA
Fig. 12. - Meria latifasciata Palma. - Urotergite
II. (Da D. Guiglia, 1958).
27
28 D. GUIGLIA
Pubescenza bianca argentea.
Armatura genitale come nella fig. 9.
Lungh.: 14-15 mm.
© ignota.
Oltre che per i caratteri gia dati in tabella, la M. latifasciata Palma si diffe-
renzia dalla M. volvulus Fabr. per la complessione più snella, il capo spiccatamente
lucido a punteggiatura, particolarmente sul vertice, più rada e più fina e per il
funicolo delle antenne nell’insieme più gracile.
Variabilità. - Il maschio della M. latifasciata presenta una così
sensibile variabilita cromatica da essere indotti, senza l’esame dell’armatura
genitale, a riferire a specie diverse individui conspecifici.
Dalla forma tipica con leggera variazione dell’estensione del colore giallo
dell’addome, si passa all’estrema forma chiara gialla e ferruginea.
morpha laeta Saunders.
Myzine laeta Saunders, 1901, p. 532. - Meria latifasciata f. laeta Guiglia, 1960, pp. 70, 80.
Loc. tip.: Biskra (Algeria).
Ho contraddistinto con il nome di /aeta (1960, l.c.) gli esemplari chiari
con la base dell'addome più o meno estesamente ferruginea e colorazione gialla
di tutto il corpo sensibilmente estesa: pronoto del tutto o quasi giallo, macchia
sulle mesopleure grande, urotergiti in gran parte gialli, zampe più estesamente
colorate. Il mesonoto può presentare talora due macchie gialle al disotto delle
tegule e lo scutello ed il postscutello possono essere macchiati.
La punteggiatura, specialmente degli urotergiti, varia lievemente: i punti
si presentano talora un poco più densi e più impressi.
Distribuzione. - Specie descritta della Sicilia settentrionale. Co-
STA (l.c.) dice di avere esaminato tre individui della Sicilia, non specifica la lo-
calità.
Esemplari esaminati:
m. typica: Algeria (Biskra); Tunisia (Tunisi); Tripolitania (Homs); Egitto (Meadi).
m. laeta: Algeria (Biskra, Tadjerouna); Libia occidentale (Beni Ulid); Sudan anglo-egiziano
(Prov. di Darfur).
Meria nigrifrons Smith
Fig. 13
Myzine nigrifrons Smith, 1879, p. 178. 3. - Guiglia, 1955, pp. 149-151; figg. 4, 6. - Guiglia, 1957,
p. 3, fig. 3. :
Loc. tip.: Sicilia.
Di questa specie ho attualmente a disposizione l’unico g di cui ho raffi-
gurato l’armatura genitale (1957, l.c.), mi riesce di conseguenza difficile pronun-
ziarmi circa il suo giusto valore sistematico e circa i suoi rapporti con la M. vol-
vulus Fab., specie senza dubbio ad essa affinissima.
SPECIE PROBABILE IN ITALIA
Grazie alla cortesia della Signorina S. Kelner Pillault ho potuto avere in
esame il tipo della M. lineata Sichel, specie la cui interpretazione è stata spesso
discussa.
LE MYZININAE D’ITALIA . 29
L’assenza totale nell’unica © delle ali posteriori e la riduzione di quelle an-
teriori poteva far pensare, come dice l’Autore, ad una mutilazione non sostan-
ziale. In seguito BERLAND (1922), dall’esame di altri esemplari, potè constatare
come la riduzione delle ali fosse in realtà una caratteristica della specie.
Denis (1930, p. 15) dice « A Banyuls-s-Mer, dans le jardin du Laboratoire
Arago, les femelles de M. lineata sont assez communes et les mâles ailès, corre-
spondant sans aucun doute a M. tripunctata, y sont tres abondants ».
Fig. 13. - Meria mgrifrons Smith. - Armatura genitale del g. (Da D. Guiglia, 1957)
è
Ho recentemente (1957, p. 4, fig. 6) fissato, in base all’armatura genitale,
l’Allotipo della M. lineata Sichel che ora qui dettagliatamente descrivo. L’esem-
plare (Coll. Museo di Parigi) è così etichettato: « St. Georges de Didonne. -
4-8-27. - d’après M. Pigeot. - Myzine lineata 3».
Meria lineata Sichel
Hide: Ta, TR 20.79
Meria lineata Sichel, Ann. Soc. Entom. France (3) XVII, 1859, Bull. p. CCXIII N. 2, ©. - My-
zine lineata Berland, 1922, p. 490. - Berland, 1925, pp. 286, 288; fig. 575. - Dusmet, 1930,
pp. 68, 75. - Denis, 1930, pp. 15-22. - Guiglia, 1957, p. 3; fig. 6.
Loc. tip.: Toulon (Holotypus); St. Georges de Didonne (Allotypus).
3. - Nero e giallo. Sono gialle le seguenti parti: le mandibole eccettuato
l’apice che è bruno rossastro, una sottile linea al margine posteriore del pronoto,
una fascia ristretta al margine posteriore del I urotergite e tre macchie isolate al
margine posteriore degli urotergiti II-V (quelle di quest’ultimo urotergite sono
30 D. GUIGLIA
piccole, particolarmente le laterali), una macchia all’apice dei femori, la faccia
anteriore delle tibie del I paio, parte delle tibie del II paio e porzione apicale di
quelle del III paio, tutti i tarsi sono gialli ferruginei.
Ali ialine, appena lievemente infoscate. Stigma e nervature brune.
Capo (Fig. 17): clipeo densamente e grossolanamente punteggiato eccettuato
i margini laterali dove la punteggiatura é piu fina; fronte a punti densi profonda-
(Fot. A. Margiocco)
Fig. 14. - Meria lineata Sichel gd.
mente impressi, più piccoli ed irregolari sullo spazio interantennale; vertice a larghi
spazii lucidi fra punto e punto. Funicolo delle antenne con gli articoli che vanno
leggermente ingrossandosi verso l’apice.
Torace: margine anteriore con lamella distinta ma moderatamente svilup-
pata, superficie a punti piuttosto grossolani e radi (lo spazio fra punto e punto è
maggiore del diametro del punto) sulla parte dorsale, più densi ai lati. Meso-
LE MYZININAE D'ITALIA 31
noto a punti grandi ed assai radi al centro, più piccoli, piu fitti e più irregolari al
lati; scutello a punteggiatura simile al mesonoto, i punti sono un poco più densi;
mesopleure a punti grandi profondamente impressi; metapleure grossolanamente
e densamente rugose.
Addome lucido a segmenti un poco strozzati. Urotergite I (visto di profilo)
con la faccia declive raccordata alla faccia dorsale da un’ampia curva continua
Fig. 16. - Meria lineata Sichel. - Armatura
genitale del 3 (Da D. Guiglia, 1957).
(Fot. A. Margiocco)
Fig. 15. - Meria lineata Sichel 2.
e superficie con pochissimi ed assai fini punti sparsi sul dorso, leggermente più
numerosi e grossolani ai lati; urotergiti seguenti con punteggiatura irregolare e
nell’insieme profondamente impressa; urotergite VII con incisione a lobi ad
apice arrotondato. Urosterniti irregolarmente punteggiati: urosternite I piuttosto
densamente ed uniformemente punteggiato, urosternite II a punteggiatura un
poco più grossolana ed irregolare, urosterniti seguenti con la metà anteriore a
32 D. GUIGLIA
fina microscultura fondamentale a cui si sovrappongono punti fini e finissimi e
la meta posteriore lucida con pochi punti sparsi, irregolari.
Ali: cellula radiale ad apice acuto. Terzo segmento del radio più breve del
secondo.
(Fot. A. Margiocco)
Fig. 17. - Meria lineata Sichel. - Capo e parte del torace della 9.
Pubescenza bianca argentea.
Armatura genitale come nella fig. 16.
Lungh.: 8 mm.
©. - Riporto qui integralmente la diagnosi originale che completo mettendo
in rilievo alcuni caratteri.
Capo a diametro trasversale superante quello longitudinale (54 : 43), su-
perficie con reticolo fondamentale a maglie quadrangolari e pochi punti sparsi
«2. - Meria lineata, 2, nov. sp. - Nigra, subnitida, parcissime punctata; ore, antennis, pro-et
mesothorace, scutellis, abdominis petiolo, ano, pedibus anticis tarsisque omnibus, rufis; meta-
thorace postice profunde punctato, fere ruguloso-clathrato; abdominis fasciis albis 3 (segmento-
rum 2-4), sinuatis, antice biemarginatis, secunda subinterrupta, tertia late interrupta; alisis fusc,
minimis, fere nullis. - Long. 9 millim.
Ailes rudimentaires, peut-etre arrachées fortuitement, bien que leur troncature semble
mousse et à peu près la meme des deux côtés.
Exemplaire unique, trouvé à Toulon, par M. le docteur Coquerel, et communiqué par M.
Fairmaire. »
LE MYZININAE D’ITALIA 33
sulle guancie e sulle tempie. Distanza fra gli ocelli posteriori maggiore della di-
stanza fra essi e l’ocello anteriore (8 : 6).
Torace: pronoto con reticolo fondamentale a maglie quadrangolari a CUI,
anteriormente ed ai lati, si sovrappongono punti grossolani; mesonoto con reti-
colo simile al pronoto; scutello a superficie lucida con reticolo assai fine e qualche
punto grossolano ad esso sovrapposto. Epinoto a superficie dorsale chiaramente
reticolata e solco mediano profondo, parti laterali con strie fini particolarmente
sulla metà posteriore, punti grandi e profondamente impressi sulla faccia declive
e lungo i margini laterali della superficie dorsale.
Addome con reticolo fondamentale simile al torace a cui si sovrappongono
punti sparsi piuttosto grossolani, assai radi sul I urotergite, un poco più densi
sul II urotergite; sugli urosterniti questi sono più grandi e più numerosi.
Il 3 della M. lineata Sichel si differenzia dal 3 della M. cylindrica Fabricius
soprattutto per la conformazione dell’armatura genitale, per l'addome lucido
a segmenti un poco strozzati e superficie degli urotergiti a punteggiatura nell’in-
sieme più irregolare. Il carattere delle ali, la microscultura fondamentale della
superficie del corpo, la maggiore diffusione del colore giallo ed il caratteristico
aspetto di insieme contraddistinguono con facilità la 9 della M. lineata dalle 99
delle specie affini.
Distribuzione. - Oltre alla 9 di Toulon (Holotypus) e al 3 di
St. Georges di Didonne (Allotypus), ho esaminato 19 di Banyuls-s-Mer (leg.
Denis, 1926, Coll. Museo di Parigi). -
BERLAND (1925, p. 228) cita le seguenti località: « Var: Cavalaire; Bouches-
du-Rhöne: Marseille, Miramas, Aix-en-Provence. Pyrenees (?). Espagne: Bar-
celone, Uclés ».
DUSMET (l.c.) ha studiato 689 della Spagna catturate in provincia di Bar-
cellona, di ‘Teruel e di Madrid.
DENIS (l.c.) dice che a Banyuls-s-Mer e precisamente nel giardino del
Laboratorio Arago, le femmine di questa specie sono abbastanza comuni.
LAVORI CITATI
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34 D. GUIGLIA
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ESTRATTO DALLE MEMORIE DELLA SOCIETA ENTOMOLOGICA ITALIANA
VOLUME XL - 27 MAGGIO 1961
ESTRATTO DALLE MEMORIE DELLA SOCIETÀ ENTOMOLOGICA ITALIANA
VOLUME XE] 1964
RENZO STEFANI e CARLO CONTINI
CARATTERI MORFOLOGICI DISTINTIVI NELLE FORME
ANFIGONICA E PARTENOGENETICA
DI HAPLOEMBIA SOLIERI Ramb.
VAN
OCT 0 5 2006 3
SB h A Ci ef. 3 > È
GENOVA
FRATELLI PAGANO + TIPOGRAFI EDITORI S.A. $
20«6-1961
36
RENZO STEFANI e CARLO CONTINI |<
CARATTERI MORFOLOGICI DISTINTIVI NELLE FORME
ANFIGONICA E PARTENOGENETICA
DI HAPLOEMBIA SOLIERI Ramb.
Nella serie di ricerche riguardanti la partenogenesi dell’ Haploembia solieri,
si è presentata la necessità di studiare accuratamente la morfologia esterna nei due
biotipi anfigonico e partenogenetico allo scopo di fissare, con una precisione mag-
giore di quanto non fosse stato fatto precedentemente, i caratteri morfologici
distintivi delle due forme.
A tale scopo sono state esaminate due serie uflieienelene ampie di esem-
plari adulti di sesso femminile provenienti da una popolazione mista di un’ unica
località (Varigotti) della riviera ligure di ponente. à
La discriminazione dei due biotipi è stata eseguita a priori per via cario-
logica, in base al conteggio dei cromosomi nelle uova deposte da ogni individuo
preso in considerazione.
Della forma partenogenetica, sono stati esaminati esclusivamente esemplari
del biotipo tetrasomico diploide, essendo gli individui triploidi del tutto portiera
nella località citata.
L’esame completo della morfologia esterna ha messo in evidenza una serie
di caratteri differenziali che prenderemo ora in considerazione, comparando, per
ognuno di essi, i due biotipi.
1. DIMENSIONI DEL CORPO..
Le dimensioni riguardano esclusivamente la lunghezza del corpo compresa
tra il labbro superiore e l’estremità posteriore dell’ultimo segmento addominale.
Negli esemplari del biotipo anfigonico la lunghezza varia tra 10 mm e 12 mm
con una media di 10,9 mm. Negli esemplari partenogenetici (diploidi tetraso-
mici) la lunghezza risulta compresa tra 12,2 mm e 14 mm con una media
di 12,7 mm. Sono stati inoltre misurati 14 esemplari partenogenetici triploidi di
altre località allo scopo di stabilire, almeno approssimativamente, se il poliploi-
dismo fosse correlato ad un gigantismo somatico. Le dimensioni di tali esemplari
risultarono comprese tra 10,5 mm e 14 mm con una media di 12,6 mm.
Da questi dati possiamo dedurre che il biotipo partenogenetico diploide
presenta un leggero aumento nelle dimensioni corporee rispetto al biotipo anfi-
gonico, almeno per la popolazione presa in esame. Non risulta invece aversi
un aumento delle dimensioni corporee in correlazione con la triploidia.
2. COLORAZIONE GENERALE DEL CORPO.
La femmina adulta del biotipo anfigonico presenta una colorazione gene-
rale bruno-rossastra con tendenza al ferrugineo, con parti più o meno intensa-
mente pigmentate ma a tonalità generale piuttosto uniforme. Il capo si distingue
dal resto del corpo per una colorazione più intensamente ferruginea.
37 HAPLOEMBIA SOLERI
Nelle femmine del biotipo partenogenetico si riconosce a colpo d’occhio
una colorazione generale a toni più sbiaditi, piu pallidi, per quanto alcune parti
(scleriti dorsali) siano pigmentate come nella forma anfıgonica.
Tale colorazione generale più pallida è dovuta ad una caratteristica depigmen-
tazione di tutte le parti tegumentali non sclerificate del corpo (es. membrane
intersegmentali, regioni articolari, ecc.). La depigmentazione però interessa anche
alcune particolari zone degli scleriti dorsali, zone che si presentano costanti per
forma e posizione, come verrà più sotto specificato.
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Fig. 1 - Haploembia solieri. Capo veduto dorsalmente: a) (a sinistra) 2 anfigonica, b) (a destra)
9 partenogenetica.
Concludendo, quindi, per quanto riguarda la colorazione generale, pos-
siamo dire che la forma partenogenetica è caratterizzata nel complesso da una
depigmentazione generale del tegumento. Dobbiamo aggiungere però che tale
carattere, data la variabilità individuale, non è da solo sufficiente a discriminare
con sicurezza gli individui dei due biotipi esaminati singolarmente. Come carat-
tere diagnostico differenziale, la colorazione generale del corpo ha valore solo
se valutata statisticamente.
)
3. CARATTERI DIFFERENZIALI NEL CAPO.
a) Depigmentazione tegumentale in alcune regioni del capo.
Il capo, esaminato dorsalmente, presenta, in corrispondenza della fronte
due zone simmetriche che sono intensamente depigmentate nel biotipo parte-
nogenetico (Fig. 1b) a contorno netto. Tali zone sono invece normalmente pig-
mentate nel biotipo anfigonico o, talvolta, appena più chiare, ma senza contorni
definiti (Fig. 1a).
Nella metà craniale posteriore (vertice, occipite e parietali) si notano, in
entrambi i biotipi, delle zone depigmentate simmetricamente disposte in numero
complessivo di dieci più un'area minuta circolare all'angolo interno dell’occhio
(Fig. 15). Questi disegni appaiono ben evidenti e marcati nella femmina parte-
nogenetica appunto per una loro più intensa depigmentazione. Il disegno appare
invece appena percettibile nel biotipo anfigonico. Trattandosi anche in questo
caso di fenomeno riguardante la depigmentazione tegumentale e quindi suscetti-
bile di variazione individuale, ad esso va attribuito un valore solamente su base
statistica.
R.i STEFANI = ‚EC. CONTINI 38
b) Microscultura dell’ipofaringe.
L’ipofaringe negli Embiotteri è corta e compressa lateralmente. Nella sua
faccia ventrale essa presenta un ampio solco longitudinale che attraversa la su-
perficie inferiore dell’organo in tutta la sua estensione.
In corrispondenza di tale depressione la cuticola presenta una microscul-
tura che, all'esame comparativo, è risultata essere diversa nei due biotipi e co-
stante nella forma per ognuno di essi in modo da costituire un carattere diagno-
stico ben definito. La microscultura è rappresentata dalla fig. 2. Nel biotipo
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Fig. 2 - H. solieri. Microscultura della depressione longitudinale inferiore dell’ipofaringe: a)
(sopra) © anfıgonica, b) (sotto) 2 partenogenetica.
partenogenetico (Fig. 2b), partendo dalla base verso l’estremità dell’ ipofaringe, si
osservano, sul fondo della depressione, delle spicole disposte irregolarmente su
tre file, le quali, nel terzo basale, sono corte e minute. Passando dal terzo basale
al terzo mediano, esse cambiano bruscamente di grandezza diventando più lunghe
ed appuntite. Nel terzo distale, infine, esse assumono gradualmente una forma piu
complessa di scaglia con un margine a 2-4 punte. Nel biotipo anfigonico (Fig. 2a),
le minute spicole del tratto basale si mantengono costanti nella loro struttura e
grandezza per quasi tutta la superficie del solco. Soltanto nell’ultimo tratto, esse
assumono una forma più complessa di scaglia che però è diversa da quella del
corrispondente tratto dell’altro biotipo in quanto le punte sono più minute ed
irregolari, spesso in forma di semplici ondulazioni marginali.
Sulla superficie dell’ipofaringe esistono, in varie zone, altre strutture simi-
lari, in forma di squamette, spicole, ecc. le quali, però, all'esame comparativo,
non presentano differenze degne di considerazione.
c) Microscultura della lacinia mascellare.
Nella lacinia mascellare abbiamo riscontrato una differenza di scultura nei
due biotipi consistente nella diversa struttura di minute creste disposte irregolar-
mente su linee trasversali nella faccia dorsale del corpo della lacinia. 'Tali minute
creste sono appena accennate in forma di minutissimi tubercoli nel biotipo anfi-
gonico (Fig. 3a) mentre appaiono più vigorose e ben marcate e di ampiezza mag-
giore nel biotipo partenogenetico (Fig. 3b).
39 HAPLOEMBIA SOLERI
4, CARATTERI DIFFERENZIALI NEL TORACE.
Il VERHOEFF (1904) ha distinto nel torace degli Embiotteri, oltre ai tre
segmenti tipici: pro-meso- e metatorace, un microtorace, uno stenotorace ed un
criptotorace. Il primo é situato anteriormente al protorace, il secondo e posto tra
il pro- ed il mesotorace, il terzo tra il meso- ed il metatorace.
Fig. 4 - H. solieri. Pronoto: a) (a sinistra) £ anfigonica, b) (a destra) 9 partenogenetica.
Tutti 1 segmenti toracici sono rappresentati dorsalmente da scleriti ben
distinti. Lo stesso autore distingue ancora degli scleriti intercalari dei quali, dor-
salmente, sono riconoscibili: un intercalare primo tra stenonoto e mesonoto, ed
un intercalare secondo tra criptonoto e metanoto.
L’esame morfologico comparativo dei segmenti toracici ci ha permesso
di riconoscere le seguenti differenze nei due biotipi:
a) Depigmentazione tegumentale del pronoto.
La pigmentazione appare qui molto diversa nei due biotipi. In quello anfi-
gonico il pronoto ha una colorazione bruna più intensa ed uniforme come appare
R. STEFANI - C. CONTINI — | 40
dalla Fig. 4a mentre nel biotipo partenogenetico, seguendo la regola generale
da noi precedentemente indicata, il pronoto presenta una depigmentazione in
corrispondenza di determinati tratti che sono rappresentati dalla Fig. 46. Una
analoga, seppur meno intensa depigmentazione, esiste pure nel meso e nel me-
tanoto del biotipo partenogenetico.
Valgono per questo carattere le considerazioni fatte a proposito della depig-
mentazione delle aree del capo.
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Fig. 5 - H. solieri. Tratto del torace veduto dal dorso: a) (a sinistra) 9 anfigonica, b) (a destra)
® partenogenetica. Sono indicati con: ms il mesonoto, cr il eriptonoto, in l’intercalare secondo,
mt il metanoto.
b) Intercalare secondo.
Tra il criptonoto ed il metanoto è situato uno sclerite pigmentato, l’inter-
calare secondo, che presenta diversa forma e diversa estensione nei due biotipi
con una costanza tale da essere preso in particolare considerazione ai fini diagno-
stici. Nel biotipo anfigonico, l’intercalare secondo si presenta in forma di banda’
sclerificata trasversale, intensamente pigmentata, che comprende tutto il tratto
toracico dorsale, come dimostra la Fig. 5a. Nella femmina del biotipo parteno-
genetico, invece, l’intercalare secondo è ridotto, sia come sclerificazione che come
pigmentazione, ad un breve tratto mediano rappresentato dalla figura 52.
5. CARATTERI DIFFERENZIALI NELL’ADDOME.
L’addome degli Embiotteri è costituito da 10 segmenti comprendenti uno
sternite, un tergite ed un pleurite sclerificati e pigmentati. Il 9; ed il 10; seg-
mento sono privi di pleuriti. Secondo il VERHOEFF, il 10; urite è privo di sternite.
Per quanto riguarda il pleurite, i primi tre segmenti addominali presentano sol-
tanto due scleriti pleurici superiori, uno anteriore ed uno posteriore, come rap-
presentato dalle figure 6a e b, mentre i segmenti 4;, 5;, 6;, 7; presentano, oltre
ai detti scleriti superiori, uno sclerite pleurico inferiore. L’8; segmento possiede
un solo sclerite pleurico superiore oltre allo sclerite pleurico inferiore.
Nei due biotipi della nostra specie non si notano differenze per quanto
riguarda la disposizione e la forma degli scleriti addominali in generale.
Si ha invece in corrispondenza della regione pleurica, la presenza di stria-
ture, irregolarmente disposte, corrispondenti a linee di depigmentazione del te-
gumento le quali sono tipicamente rappresentate nel biotipo anfigonico.
41 HAPLOEMBIA SOLERI
Osservando attentamente talı striature pleuriche si nota come esse si di-
partono irregolarmente da una linea depigmentata laterale disposta longitudinal-
mente tra gli scleriti pleurici superiori e quelli inferiori (Fig. 6a).
_ Nel biotipo partenogenetico queste striature sono completamente irricono-
scibili in quanto tutta la regione pleurica, ad eccezione degli scleriti omonimi, €
depigmentata cosi intensamente da permettere addirittura la visione, per traspa-
renza, degli organi interni.
Fig. 6 - H. solieri. Addome veduto di lato: a) (sopra) 2 anfigonica, b) (sotto) 9 partenogenetica.
Per quanto riguarda gli urotergiti, la depigmentazione nel biotipo parte-
nogenetico, come gia accennammo più sopra, si manifesta in forma di chiazze
biancastre disposte regolarmente e simmetricamente negli scleriti stessi (Fig. 65),
chiazze che sono completamente assenti o quasi nel biotipo anfigonico (Fig. 6a).
Nell'ultimo segmento addominale il disegno delle aree depigmentate nel
biotipo partenogenetico assomiglia lontanamente ad una T.
6. CARATTERI DIFFERENZIALI NELL’UOVO.
I caratteri morfologici dell'uovo nei due biotipi sono stati già messi in evi-
denza in lavori precedenti. Nell’uovo noi troviamo un carattere morfologico di-
stintivo che si è dimostrato rigorosamente costante. Esso consiste nella forma
del cercine opercolare.
R. STEFANI - C. CONTINI 42
Nell’uovo deposto da femmina del biotipo partenogenetico, il cercine ap-
pare come una ribordatura subcircolare esile, appena accennata, come è rappre-
sentato nella figura 7b. Nell’uovo deposto da femmina anfigonica invece, il cer-.
cine è più rigorosamente circolare, a bordo più rialzato e di maggior spessore
(Fig. 7a).
Fig. 7 - H. solieri. Uovo veduto di fronte: a) (a sinistra) di 9 anfigonica, b) (a destra) di 9 par-
tenogenetica.
CONCLUSIONI.
I caratteri distintivi dei due biotipi messi in evidenza nelle pagine prece-
denti, si possono riunire in tre gruppi: un primo gruppo comprendente le dimen-
sioni del corpo, un secondo riguardante la colorazione generale o di determinate
parti somatiche ed infine un terzo gruppo comprendente caratteri morfologici
strutturali come la microscultura di alcuni organi, l'ampiezza e la forma di deter-
minati scleriti. In questo gruppo rientra anche il carattere strutturale del cercine
opercolare dell’uovo.
Per la variabilità individuale delle dimensioni corporee e della colorazione,
i caratteri del primo e del secondo gruppo sono validi, agli scopi diagnostici,
scltanto se presi in considerazione statistica su un ampio numero di individui.
Nel terzo gruppo invece abbiamo caratteri qualitativi strutturali di fonda-
mentale importanza come la forma dell’intercalare secondo, la microscultura della
ipofaringe e della lacinia mascellare, la forma del cercine opercolare dell’uovo.
Il primo di questi caratteri è immediatamente apprezzabile e si presenta co-
stante in tutti gli individui senza forme intermedie di passaggio.
Anche la microscultura dell’ipofaringe, in corrispondenza dei tratti inter-
medio e distale, offre la possibilità di distinguere biotipicamente anche singoli
individui. Altrettanto dicasi della microscultura della lacinia mascellare. Il ca-
rattere dell'uovo infine si è dimostrato pure di una costanza assoluta.
A questi caratteri morfologici che rivelano nette differenze strutturali nei
due biotipi vanno aggiunti altri di diversa natura, già noti, e cioè: Caratteri
etologici (diverso modo di trattamento delle uova), citologici (diversa entità del
numero cromosomico e diverso modo di maturazione dell’uovo), parassitologici
(diversa resistenza, ad una infezione parassitaria ” Diplocystis clerci” di carattere
endemico).
43 HAPLOEMBIA SOLIERI
Tutti questi caratteri permettono di considerare i due biotipi anfigonico
e partenogenetico dell Haploembia solieri come due entità ben differenziate.
_ Non è compito della presente nota discutere, sulla base di questi dati, il
valore tassonomico di queste due entita. E sufficiente, per ora, aver messo in
evidenza nei due biotipi l’esistenza di una serie di caratteri differenziali alcuni dei
quali sono sufficienti a distinguere il biotipo anche dall’esame di singoli individui.
Cagliari, Istituto di Zoologia dell’ Università.
BIBLIOGRAFIA
STEFANI R. - 1953 - Nuovi Embiotteri della Sardegna. Boll. Soc. Ent. It. LXXXIII, N. 7-8,
pp. 84-08.
STEFANI R. - 1955 - Revisione del genere Haploembia Verh. e descrizione di una nuova specie
(Haploembia palaui n. sp.). Boll. Soc. Ent. It. LXXXV, N. 7-8, pp. 110-120.
STEFANI R. - 1956 - Il problema della partenogenesi in Haploembia solieri Ramb. + NOR
Acc. Naz. Lincei. Vol. V fsc. 4, pp. 127-203.
VERHOEFF K. - 1904 - Zur vergleichenden Morphologie und Systematik der Embiiden. Abh.
Kais. Leop. Carol. Deutsch. Akad. Naturf. LXXXII, N. 2, pp. 141-205.
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ESTRATTO DALLE MEMORIE DELLA SOCIETÀ ENTOMOLOGICA ITALIANA
VOLUME KE - 8961
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Istituto di Entomologia dell’Università di Torino
Direttore: prof. Athos Goidanich
| DESCRIZIONE DI UNA NUOVA SPECIE DI
3 TYPHLOCYBA (SUBG. EDWARDSIANA)
‘DEI PLATANUS
(Hemiptera Homoptera Typhlocybidae)
Pubblicazione N. 37 del Centro di Entomologia alpina e forestale del
Consiglio Nazionale delle Ricerche (diretto dal Prof. Athos Goidanich )
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ESTRATTO DALLE MEMORIE DELLA SOCIETÀ ENTOMOLOGICA ITALIANA
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CARLO VIDANO
Istituto di Entomologia dell’Universita di Torino.
Direttore: prof. Athos Goidanich
DESCRIZIONE DI UNA NUOVA SPECIE DI
TYPHLOCYBA (SUBG. EDWARDSIANA)
DEI PLATANUS
(Hemiptera Homoptera Typhlocybidae)
Pubblicazione N. 37 del Centro di Entomologia alpina e forestale del
Consiglio Nazionale delle Ricerche (diretto dal Prof. Athos Goidanich )
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FRATELLI PAGANO - TIPOGRAFI EDITORI S. A. S.
20 - 7 - 1961
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CARLO VIDANO
Istituto di Entomologia dell’Università di Torino
Direttore: prof. Athos Goidanich
DESCRIZIONE DI UNA NUOVA SPECIE DI TYPHLOCYBA
(SUBG. EDWARDSIANA) DEI PLATAN US
(Hemiptera Homoptera Typhlocybidae) (*)
In altra sede ho occasione di illustrare la biologia e la fitopatologia della
entita specifica, Typhlocyba (Edwardsiana) platanicola n. sp., che qui descrivo.
La entita sistematica in oggetto € nuova per la scienza, anche se si & rivelata
una comunissima Cicalina finora sfuggita all’attenzione degli studiosi. Essa é
ecologicamente molto evoluta e nelle localita indagate infesta, da giugno a no-
vembre, i Platani: Platanus occidentalis e P. orientalis. La specie sembra denunciare
nella sua fenologia la necessita di una ulteriore pianta ospite, non ancora identifi-
cata, per lo svernamento che dovrebbe avere luogo allo stato di uovo. Essa po-
trebbe pertanto soggiacere a un fenomeno di dioecia simile a quello recente-
mente scoperto (VIDANO, 1960) per la Typhlocyba (Ficocyba) ficaria, Horvath
che ha come ospite estivo il Ficus carica e come > ospite invernale alcune specie di
Lonicera.
La nuova entità tassonomica dei Platani è molto prossima alla Typhlocyba
(Edwardsiana) tersa Edwards dei Salici, più boreale e sinora non incontrata nel
nostro Paese. Ringrazio vivamente l’amico dr. Wilhelm WAGNER di Hamburg
per avermi offerto esemplari 3g di quest’ultima specie della quale ho così potuto
esaminare direttamente e raffigurare qui con disegni originali le caratteristiche
specifiche fondamentali. La nostra T. (E.) platanicola è altresì molto prossima
alla Edwardsiana iranicola Zachvatkin ed alla E. tshinari Zachvatkin, rispettiva-
mente della Persia e del Turkestan, delle quali sarà detto più avanti.
Typhlocyba (Edwardsiana) platanicola n. sp.
Lunghezza dal vertice all’estremita delle elitre mm 3,1-3,4 nel 3 e
mm 3,3-3,6 nella 9. Corpo slanciato, 5 volte più lungo che largo, molto simile
per forma. colore e dimensioni a quello di specie congeneri. Capo leggermente
più stretto del pronoto, con vertice arrotondato in entrambi i sessi, ma nella 9
un poco più prominente che nel g.
Colore fondamentale bianchiccio. Capo, ich e scuto-scutello meso-
notali solitamente molto candidi; addome e zampe con infiltrazioni più o meno
notevoli di gialliccio. Elitre di color giallo-citrino pallido nel & e nel clavo della
®, con le cellule apicali leggermente infumate in entrambi i sessi.
(*) Pubblicazione N. 37 del Centro di Entomologia alpina e forestale del Consiglio Na
zionale delle Ricerche (diretto dal prof. Athos Goidanich).
45 | | | TYPHLOCYBA DEI PLATANUS
g. Lobi del pigoforo (fig. I) arrotondati al margine posteriore, con una
sporgenza mammellonare tozza all’estremita distale del margine ventrale; for-
niti di 3-4 setole relativamente corte e sottili al margine posteriore e di un com-
patto gruppo di una decina di setole molto robuste presso l’estremità prossimale
del margine ventrale.
Lamine genitali (fig. 1) allungate, espanse nella meta prossimale, ristrette
e compresse lateralmente in quella distale, relativamente poco incurvate verso il
Fig. I - Typhlocyba (Edwardsiana) platanicola n. sp. - 1) Blocco anale e genitale di 5 visto late-
ralmente; sono evidenti il tubo anale, un lobo del pigoforo, una lamina genitale e, tratteggiati,
l’edeago ed uno stilo. - 2) Lamina genitale destra vista ventralmente. - 3) Parte distale di addome
di 2 visto ventralmente. - 4) Capo e pronoto di 4. - 5) Capo e pronoto di 2. (Figure variamente
ingrandite).
C. VIDANO 46
dorso dopo la meta prossimale stessa, presentanti la parte apicale molto attenuata
e rivolta lateralmente; fornite di una trentina di setole, di cui una molto grande
all’angolo prossimale esterno, 9-11 piccole erette e fra loro allineate interessanti
la metà distale del margine esterno o dorsale, 7-3 pure piccole allineate al centro
della metà distale della faccia esterna, 11-13 (le prime 6-7 lunghette, le ultime
5-6 molto corte) allineate in prossimità del margine interno o ventrale.
| Stili (figg. I e IT) con la porzione libera relativamente lunga, notevolmente
incurvata verso l’alto soprattutto nella porzione distale, la quale ultima appare
rivolta lateralmente. La porzione distale stessa vista posteriormente (figg. II, 5)
mostra il margine esterno armonicamente concavo, falcato, e quello interno pie-
gato ad angolo leggermente ottuso. Forniti presso la meta prossimale del margine
dorsale concavo di una dozzina di setole lunghette e sottili, allineate in due file.
Edeago (figg. I e IT) con la porzione prossimale ed il lungo e robusto apo-
dema rivolto cranialmente diritti, formanti una notevole furca bifida, e con la
porzione canalifera fortemente e armonicamente incurvata, con convessita cau-
dale, dalla sua origine sino all’apice, che é rivolto dorsalmente e che presenta
tre coppie di processi. La porzione canalifera stessa diminuisce gradatamente di
diametro dalla base verso l’apice; in sezione trasversa risulta subtriangolare; é
appiattita nella convessita dorsale, mentre nella concavita ventrale presenta un
notevole rilievo laminare che è molto espanso soprattutto prossimalmente. Le
tre coppie di processi apicali, di cui una laterale e due anteriori, si originano oltre
un forte restringimento della porzione canalifera, vicino al gonoporo. Nell’edeago
osservato di lato (figg. II, 1) la coppia laterale appare rivolta dorsalmente e, ri-
spetto alla direzione del tratto distale della porzione canalifera, un poco all’indie-
tro, formando un angolo decisamente ottuso con il braccio prossimale delle coppie
anteriori; le coppie anteriori presentano un braccio prossimale comune relativa-
mente lungo che si divide in due rami, apparentemente presso che diritti, di cui
uno dorsale con la punta diretta verso l’apice della lunga apofisi dell’edeago e
uno ventrale con la punta diretta verso l’estremità prossimale dell’edeago stesso.
Nell’edeago osservato di prospetto e di scorcio (figg. II, 2-3) i processi della coppia
laterale appaiono diritti e relativamente lunghi; quelli anteriori mostrano una base
comune molto espansa e risultano rappresentati da quattro rami leggermente si-
nuosi, formanti due coppie divergenti di cui una corta (ventrale) interna ed una
lunga (dorsale) esterna.
®. Settimo urosterno (fig. I) espanso, poco più largo che lungo, con il mar-
gine distale prolungato in un notevole lobo mediano arrotondato. Guaina della
terebra bruno-nerastra all’apice.
Ecologia. - Platanus occidentalis L. e P. orientalis L. di alberate cittadine
e di pieno campo.
Corologia. - Torino, giugno-novembre 1957-1960; Sarzana (La Spezia),
10-IX-1957; Staglieno (Genova) 2-X-1957, 20-VII e 9- 1x 1958; Sanremo (Im-
peria), 18-X-1958; Milano, 2-IX e 5-X-1959; Goito (Mantova), 6-VIII-1959 e
21-VII=1960. |
Olotipo 3, allotipo 9, paratipi Sg e 99 di Torino 7-X-1957: nell’Istituto di
Entomologia dell’Università di Torino; paratipi Sg e 22 di Torino, Sarzana, Sta-
glieno, Sanremo, Milano, Goito: nello stesso Istituto di Entomologia dell’Uni-
versità di Torino, nell’Istituto Nazionale di Entomologia di Roma, nella colle-
zione del prof. Antonio SERVADEI Direttore dell’Istituto di Entomologia della
Università di Padova e nella mia raccolta personale.
47 ’ TYPHLOCYBA DEI PLATANUS
La T. platanicola è molto simile per forma colore e dimensioni a nume-
rose specie del gruppo di 7. rosae di RiBAUT (1936) o meglio del sottogenere
Edwardsiana Zachvatkin sensu DLABOLA (1958), sottogenere al quale (allo stato
attuale delle conoscenze) essa va ascritta. Le sue caratteristiche morfologiche
specifiche fondamentali sono fornite dall’edeago, che tuttavia presenta notevoli
/
A
Fig. II - Typhlocyba (Edwardsiana) platanicola n. sp. - 1) Edeago visto di lato. - 2) Lo stesso
visto dall’estremità distale, secondo la direzione della freccia. - 3) Ancora lo stesso osservato di
scorcio dall’estremità distale. - 4) Stilo sinistro visto lateralmente. - 5) Parte distale del medesimo
stilo visto secondo la direzione della freccia. (Figure ugualmente ingrandite).
affinità con quello della summenzionata T. tersa Edwards. Quest'ultima, della
quale ho potuto esaminare direttamente soltanto esemplari gg, ha adulti relati-
vamente più grandi di quelli della platanicola ; la lunghezza degli adulti $3 e 99
C: VIDANO »» 48
di T. tersa è infatti, secondo OSSIANNILSSON (1946), di mm 3,9- 4, 4, an: confronto
ai mm 3,1-3,6 di quelli di 7. platanicola.
| In T. tersa anche l’edeago è relativamente più grande che in T. platanicola,
come risulta dalla comparazione delle unite figure interessate, le quali sono state
eseguite al medesimo ingrandimento (figg. II e III). Per sottolineare il reale va-
lore di questo dato ricordo che, almeno per quanto concerne la platanicola, sono
state prese in considerazione parecchie decine di individui di differenti localita
e date. Altre sono comunque le differenze fondamentali tra gli organi copulatori
delle due specie in discorso. L’edeago della tersa visto di lato intanto non presenta
il margine dorsale convesso incurvato armonicamente, ma quasi piegato ad an-
golo all’inizio della porzione canalifera e diritto nel tratto distale assottigliato;
inoltre all’apice si continua nelle coppie di processi anteriori senza strozzatura
del suo margine ventrale; infine delle tre coppie di processi apicali, tutte notevol- —
mente più lunghe di quelle corrispondenti della platanicola, la coppia laterale non
risulta inclinata all’indietro rispetto alla direzione del tratto distale della porzione
canalifera, bensì in avanti, mentre quella anteriore dorsale appare meno diver-
gente di quella anteriore ventrale, che per giunta è composta da rami notevol-
mente arcuati, come risulta dai prospetti della fig. III.
Le specie del sottogenere Edwardsiana Zachvatkin sensu DLABOLA (1958)
note per l’Europa raggiungono la trentina; salvo alcune, come ad esempio la
gratiosa Boheman, la geometrica Schrank e la bifasciata Boheman che posseggono
ornamentazioni cromatiche inconfondibili, esse Edwardsiana si possono deter-
minare con esattezza soltanto mediante l’esame dell’edeago. Sono fra loro vera-
mente molto simili dal punto di vista morfologico, ma manifestano una spiccata
specializzazione ecologica. La identificazione specifica delle medesime può per-
tanto venire notevolmente agevolata dalla conoscenza delle rispettive piante ospiti
normali, cioè dalle entità botaniche sulle quali ha luogo la moltiplicazione dell’in-
setto. Particolarmente probante in proposito è il caso biologico in discorso della
T. tersa e della T. platanicola, specie fra loro morfologicamente confondibili ma
legate a differenti piante ospiti: a varie specie di Salix la nordica 7. tersa, come
risulta dai reperti ecologici di Epwarps (1914), WAGNER (1935), OssIANNILSSON
(1946) e RIBAUT (1952); a Platanus occidentalis e P. orientalis la nostra T. pla-
tanicola.
Tuttavia un discorso particolare meritano a questo punto le summenzio-
nate Edwardsiana iranicola e tshinari, entrambe descritte da ZACHVATKIN (1945),
le quali sono molto affini alla platanicola non soltanto dal punto di vista morfo-
logico ma anche da quello ecologico. Le due specie dell’Asia occidentale dell’ Au-
tore russo risultano infatti anch’esse legate a Platanus.
Dalle descrizioni originali di ZACHVATKIN risulta che la zranicola e la tshi-
nari differiscono fra loro, più che per i genitali maschili, per la statura e per il
colore. Le lunghezze indicate sono: iranicola, 3 mm 3,52-3,58, © mm 3,43-3,74;
tshinari, 3 mm 2,94, 9 mm 3,00. Slanciata è la sranicola : larghezza tra gli occhi
contenuta 5,6-6 volte nella lunghezza totale; relativamente tozza è la tshinari :
larghezza tra gli occhi contenuta soltanto 4-4,5 volte nella lunghezza totale. Circa
il colore, la iranicola è fondamentalmente bianco-gialliccia: nel ¢ il clavo elitrale
e lo scuto sono tinti di giallo e gli uroterghi sono debolmente brunicci; la © è
interamente pallida; in entrambi i sessi le elitre sono leggermente infumate al-
l'apice. La fshinari è invece più vivacemente colorata, specialmente nel sesso
maschile. La nostra platanicola, che fra l’altro non ha uroterghi brunicci, è evi-
49 | TYPHLOCYBA DEI PLATANUS
dentemente più prossima alla iranicola come statura e alla fshinari come colore.
Per quanto concerne l’edeago, confrontando quello raffigurato da ZACHVATKIN
per la zranicola con quello della platanicola qui illustrato, si possono rilevare al-
cune notevoli differenze. In E. iranicola la porzione canalifera è un poco pit
corta, maggiormente incurvata ed all’apice è attenuata gradatamente; ancora in
E. iranicola i processi apicali della coppia laterale sono decisamente più lunghi,
Fig. III - Typhlocyba (Edwardsiana) tersa Edwards. - 1) Edeago visto di lato. - 2-3) Lo stesso
visto dall’estremita distale, rispettivamente dall’alto e posteriormente, secondo la direzione delle
due freccie. (Figure ugualmente ingrandite).
più arcuati verso l’alto e, nell’edeago visto di lato, formano un angolo legger-
mente acuto (anzichè fortemente ottuso) con il braccio prossimale comune delle
coppie di processi diretti anteriormente; infine, sempre in E. iranicola il braccio
prossimale comune delle coppie di processi anteriori forma con il tratto distale
della porzione canalifera un angolo retto (anzichè un angolo decisamente acuto).
A proposito dei genitali maschili della E. tshinari, ZACHVATKIN riferisce semplice-
mente che sono molto simili a quelli della zranicola, ricordando comunque che
la porzione canalifera dell’edeago è un poco più corta e più affusolata all’apice, e
che i processi apicali sono notevolmente più slanciati. Da ciò appare che l’edeago
della tshinari differisce da quello della nostra platanicola addirittura di più di
quello della zranicola.
C. VIDANO | | 50
Prima di concludere, ritengo opportuno richiamare l’attenzione sul fatto che
ZACHVATKIN (l.c.) indica esplicitamente l’entita botanica per la sola E. tshinarı,
riferendo che quest’ultima è «a species common in Uzbekistan on Platanus
orientalior Dode ». Che anche la E. tranicola sia legata a Platanus, appare implicita-
mente dal nome « platani » impiegato una sola volta (non nel testo russo ma,
per un evidente lapsus calami nel Summary) per indicare la zranicola stessa. È
bene precisare infine che, come risulta dal IV suppl. dell’Index Kewensis 1913,
il Platanus orientalior Dode è specie valida, dell’Asia occidentale.
BIBLIOGRAFIA CITATA
DLABOLA J., 1958 - A Reclassification of LAS Typhlocybinae. - Cas. Cesk. Spol. Entom.
LV/1, Praha, 44-57.
Epwarps J., 1914 - Additional species of British Typhlocybidae. - Ent. Monthly Mag. L, 168-172,
6 figg.
OSSIANNILSSON F., 1946-1947 - Halvvingar. Hemiptera, Stritar Homoptera Auchenorrhyncha I-II.
- In Svensk Insektfauna 7, Stockholm, 270 pp., 730 figg.
RiBAUT H., 1936 - Homoptères Auchénorhynques I. (Typhlocybidae). - In Faune de France 31,
Paris, 228 pp., 629 figg.
RIBAUT H., 1952 - Homopteres Auchénorhynques II. (Jassidae). - In Faune de France 57, Paris,
494 DD:, 1212 figg, - Cir. p. 450:
Vipano C., 1960 - Dioecia obbligata in Typhlocyba (Ficocyba n. subg.) ficaria Horvath. - Boll.
Est, Ein Univ. Bologna XXIV, 121-145, 12 figg.
WAGNER W., 1935 - Die Zikaden der Nordmark und Nordwest- Diari - Verh. d. Ver.
FL datum. Heimatfor. Hamburg XXIV, 1-44, 5 figg.
ZACHVATKIN A.A., 1945 - Homoptera-Cicadina from north-western Peri I. - Rev. d’Ent. de
l'URSS XXVIII, Mosca e Leningrado, 106-115, 22 figg.
RIASSUNTO
E descritta Typhlocyba (subg. Edwardsiana) platanicola n. sp. trovata in Piemonte, Lom-
bardia e Liguria a vivere dannosamente sulle foglie di Platanus occidentalis L. e P. orientalis L.
La nuova specie è molto affine a Typhlocyba tersa Edwards, più boreale in Europa e sinora non
incontrata in Italia, che invece è ospite dei Salix spp. La T. platanicola è inoltre altrettanto pros-
sima, non soltanto morfologicamente ma anche ecologicamente, alle congeneri iranicola Zachvatkin
e tshinari Zachvatkin dell’Asia occidentale (rispettivamente Iran e Turkestan), entrambe legate
a Platanus : precisamente a P. orientalior Dode, almeno per quanto concerne la tshinari.
SUMMARY
Description of a new species of Typhlocyba (sbg. Edwardsiana) on the Plane-tree.
Typhlocyba (sbg. Edwardsiana) platanicola n. sp. is here described on material found in Pied-
mont, Lombardy and Liguria where it lives on and damages the leaves of Platanus occidentalis L.
and P. orientalis L. (Plane-tree or Button Wood). It is closely related to Typhlocyba tersa Edwards,
which in Europe is more northern, has the Salix spp. (Willows) as host, and is so far not found
in Italy. Typhlocyba platanicola is also as close, not only morphologically but ecologically, to the
‘| congeneric iranicola Zachvatkin and tshinari Zachvatkin of Western Asia (respectively Iran and
Turkestan); both latter species are linked to Platanus and namely to P. orientalior Dode (at least
the T. tshinari).
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FRATELLI PAGANO - TIPOGRAFI EDITORI - S.A.S. - Via Monticelli, 11 - GENOVA
20 LUGLIO 1961
|. LUIGI MASI
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5]
DELFA GUIGLIA
LUIGI MASI PIT Fo
(1879 - 1961) |
Il 17 Marzo 1961, dopo lunghe sofferenze, sia fisiche che morali, decedeva
in Genova il Prof. Luigi Masi, già 1° Conservatore del Museo Civico di Storia
Naturale di Genova ed entomologo di chiarissima fama. =
Erano ormai alcuni anni che penose circostanze avevano forzatamente co-
stretto Luigi Masi ad abbandonare lo studio ed il lavoro. Collocato in pensione ©
per limiti di eta nel giugno del 1947, aveva ancora per qualche tempo frequentato
il Museo con l’assiduità di sempre, poi le sue visite andarono gradatamente dira-
“dandosi; le traversie e le conseguenti gravi difficoltà del dopo guerra avevano co-
stretto la famiglia ad abbandonare l’antica abitazione in città e trasferirsi in peri-
feria. Lontano dall’Istituto che tanto amava non aveva più trovato nè la forza
fisica nè la volontà di proseguire nelle sue ricerche e noi lo vedevamo di giorno
in giorno sempre più staccarsi da tutto quello che aveva costituito l’essenza e
lo scopo unico di tutta la sua vita.
Nelle nostre visite tentavamo ancora di discutere i problemi che tanto
| l'avevano appassionato, ma ormai ogni cosa aveva perduto per lui sapore e si-
gnificato. L’innata modestia, la singolare timidezza lo portavano, allora come sem-
SY ae x DI en
pre, a rifuggire dal parlare della sua attivita, del suo lavoro, giudicando ormai
sorpassate ed inutili quelle sue pubblicazioni, conosciute, richieste ed apprezza-
| tissime da tutti i laboratori entomologici del mondo.
In questi ultimissimi tempi preferiva andare a ritroso nel passato e ricor-
dare fatti ed episodi degli anni lontani della sua giovinezza. Ci parlava di quando :
era studente all’ Universita di Roma, dei primordi della sua carriera e soprattutto, :
con particolare compiacenza, del periodo trascorso al Laboratorio di Entomologia
Agraria di Portici, accanto al grande Maestro, Prof. F. Silvestri. Pareva quasi
che egli fosse improvvisamente passato da quell’ epoca, forse la più serena della
sua travagliata esistenza, al triste traguardo della vecchiaia; la fecondissima età
di mezzo per lui quasi più nôn esisteva.
Luigi Masi nacque a Roma il 9 Aprile 1379. Seguendo Pesempio del padre ©
Francesco, medico ma soprattutto appassionato naturalista, si dedico alle Scienze
Naturali laureandosi, con pieni voti e lode, nell Universita di Roma il 24 Dicem-
bre 1904, Da questo anno fino al Giugno 1906 fu assistente volontario nella
-R. Stazione di Piscicoltura di Roma, diretta allora dal Prof. D. Vinciguerra e
dal Giugno 1906 al settembre 1908 assistente straordinario nel Laboratorio di
Entomologia della R. Scuola Superiore di Agricoltura di Portici. Fu poi assi- —
stente di ruolo nell’Istituto Zoologico dell'Università di Roma dal 1909 al 1912
e quindi, in questo stesso anno, fu nominato, in seguito a concorso, Conservatore
.. del Museo Civico di Storia Naturale di Genova, iniziando, dal 1° Febbraio 1913,
‚il servizio effettivo che conservd fino al suo collocamento in ‘pensione per limiti
di eta (Giugno 1947).
Nel 1922 consegui la libera docenza in Zoologia e durante l’anno ua
1947-1948 fu assunto, come aiuto supplente, nell’Istituto di Zoologia dell’Uni- |
versità di Genova. Ebbe a più riprese incarichi presso scuole medie superiori
della nostra città: fu insegnante di Scienze Naturali nel R. Istituto Tecnico Vit-
torio Emanuele II, nella Scuola Superiore di Magistero e nell’ Istituto Tecnico
Superiore delle Scuole dei Fratelli Maristi.
. Dal 1917 fu alle dipendenze del Ministero dell'Agricoltura quale delegato
speciale fitcpatologico per il Porto di Genova.
.Nell’estate del 1932 fu incaricato di studi entomologici nell’« European
Parasite Laboratory » di Hyères. In occasione del centenario della Società Ento-
mologica di Francia (1932) e del centenario della Reale Societa Entomologica di
Londra (1933) fu inviato a Parigi e a Londra in rappresentanza del Museo Civico
di Storia Naturale di Genova e della Società Entomologica Italiana.
Fu socio della Societa Zoologica Italiana dal 1904 al 1924, dell’Unione Zoo-
logica Italiana dal 1923, della Società Entomologica Italiana socio dal 1922 e vice
presidente da questo anno fino al 1948 e quindi consigliere fino al 1953. Fu
inoltre socio corrispondente della Società Entomologica d’Egitto dal 1931 e
socio straordinario dell’Accademia Nazionale Italiana di Entomologia dal 1951.
L'opera maggiore di Luigi Masi si svolse nel campo degli insetti; non bi-
sogna però dimenticare che anche in altri campi delle scienze zoologiche egli
lavorò con passione e grande competenza. Agli inizi della sua carriera e anche
dopo si occupò, sia come museologo che come studioso, di Aracnidi, Vermi e
‘soprattutto Crostacei, pubblicando importanti e pregevoli lavori sugli Ostracodi,
come quelli giovanili sulla famiglia delle Cypridae. All’epoca del suo assistentato
all'Istituto di Zoologia dell’ Università di Roma, diretto allora dal Prof. A. Car-
ruccio, pubblicò inoltre qualche nota sui vertebrati, fra le quali è da ricordare
quella riguardante due nuove specie di Amphisbaena della Repubblica Argentina.
LUIGI MASI 53
Ma la fama di Luigi Masi € soprattutto collegata al suo lavoro di entomologo,
alle ricerche ed alla pcderosa sua produzione scientifica sugli imenotteri parassiti
in generale e su quelli della superfamiglia Chalcidoidea in particolare. Ci propo-
niamo di soffermzrci, in una seconda nota, su questa sua precipua attivita, dando
possibilmente l’elenco dei generi e del grandissimo numero di specie da lui ma-
gistralmente descritte.
Durante la sua lunga carriera Luigi Masi non conobbe nè riposo, nè svago.
Attaccatissimo all’Istituto e al lavoro che concepiva come dovere assoluto, ri-
fuggiva da tutto cio che potesse da esso distoglierlo. I primi anni della sua forzata
inattivita furono per lui dolorosissimi. Su innumerevoli fogli e foglietti, di ogni
qualita e dimensione, tentava ancora di prendere appunti, fare annotazioni ma,
lontano dal Museo, il concludere diventava per lui impossibile. « Sono qui che
non compiccio nulla - ci diceva spesso con profonda amarezza - e avrei ancora
tante cose da dire, tante cose da fare! ».
Le difficolta, sempre dignitosamente sopportate, le asprezze ed altre an-
gustie della vita, avevano fatto di Luigi Masi uno studioso solitario che amava
lavorare nel silenzio e nell’ombra. Per natura timidissimo, un poco schivo e di-
stante, aborriva da ogni esibizione, da riunioni, sedute, inutili discorsi, rifuggiva
dal discutere problemi in cui intravvedeva faciloneria e leggerezza. Del suo tempo,
di cui era particolarmente avaro, diventava solo prodigo quando a lui si rivolge-
vano studiosi seri, appassionati ed entusiasti; lo vedevamo allora impartire, con
solerte premura, i tesori della sua esperienza e del suo vasto e profondissimo
sapere.
E così ad una ad una le nobili figure della vecchia scuola scompaiono la-
sciando vuoti incolmabili, tanto più sentiti da chi a questa scuola è cresciuto e
da questa scuola ha imparato l’onestà scientifica, il culto della verità, il senso
del dovere, la rettitudine e da questa scuola ha assimilato il disinteressato amore
allo studio, alla ricerca e ad ogni indagine alla Natura collegata.
ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI
ENTOMOLOGIA
1907 - Sugli Imenotteri parassiti ectofagi della mosca delle olive fino ad ora
osservati nell’Italia meridionale e sulla loro importanza nel combattere
la mosca stessa (in collab. con F. Silvestri e G. Martelli). - Boll. Labor.
Zoolog. gen. e agrar. Portici, II, pp. 18-82.
1907 - Contribuzioni alla conoscenza dei Calcididi italiani. - Boll. Labor. Zoolog.
gen. e agrar. Portici, I, pp. 231-295.
1908 - Sul numero e sulla denominazione dei parassiti della mosca delle olive. -
Boll. Labor. Zoolog. gen. e agrar. Portici, II, pp. 185-194.
1908 - Contribuzioni alla conoscenza dei Calcididi italiani (24 parte). - Boll.
Labor. Zoolog. gen. e agrar. Portici, III, pp. 86-149.
1908 - Sullo studio dei Calcididi con particolare riguardo alla fauna italiana. -
Boll. Soc. Zoolog. Ital., IX (22), pp. 353-374.
1909 - Ditiscidi e Girinidi appartenenti al Museo Zoologico della R. Università
di Roma. - Boll. Soc. Zoolog. Ital., X (22), pp. 494-506.
1909 - Contribuzioni alla conoscenza dei Calcididi italiani (3® parte). - Boll.
Lab, Zoolog. gen. e agrar. Portici, IV, pp. 3-37.
1910 - Idrofilidi appartenenti al Museo Zoologico della R. Università di Roma. -
Boll. Soc. Zoolog. Ital., XI (22), pp. 225-237.
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1923
1923
1923
D. GUIGLIA
Dias di alcuni Imenotteri Calcididi. - Boll. Soc. Zoolog. Ital. XI
(2%), pp. 238-241.
Coleotteri della famiglia Parnidae appartenenti al Museo Zoclogico della
Università di Roma. - Boll. Soc. Zoolog. Ital., XI (22), pp. 289-293.
Contribuzioni alla conoscenza dei Calcididi italiani (42 parte). - Boll.
Lab. Zoolos. gen. € acrar, Portici. Vy pp. 14051710"
Due nuove specie di Calcididi dei generi Caenacis e Pseudocatolaccus. -
Boll. Lab. Zoolog. gen. e agrar. Portici, V, pp. 205-208.
Diagnosi di specie nuove di Calcididi. - Boll. Soc. Zoolog. Ital., XII ©
(22), pp. 235-240.
Note bibliografiche: Descrizioni di nuovi Imenotteri Calcididi pubblicate
dopo il 1909. - Boll. Soc. Zool. Ital., I (32), pp. 197-200.
Calcididi del Giglio. Prima serie: Toryminae, Leucospidinae, Chalcidinae,
Eurytominae partim. - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, XLVII, pp. 54-69.
Chalcididae of the Seychelles Islands. - Novitates Zoologicae, XXIV,
pp. 121-230.
A new species of Cerapterocerus Westw. (Eusemion Dablb.) (Encyrtidae:
Chalcidoidea) from Italy. - The RIDERA LORIS Montly Magazine, HI
(32), p. 80.
Note sui Calcididi raccolti in Liguria. Prima serie. - Ann. Mus. Civ. St.
Nat. Genova, XLVIII, pp. 1-51.
Calcididi del Giglio. ee serie: Eurytominae (seguito), Eucharidinae,
Encyrtinae, Eupelminae (partim). - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova,
XLVI, pp. 277-337.
Chalcididae raccolte in Cirenaica dal Dott. V. Zanon. - Ann. Mus. Civ.
St. Nat. Genova, XLIX, pp. 168-193.
Spolia hymenopterologica. - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, XLIX,
pp. 235-241.
Descrizione del maschio di Eupelmella schizomyiae e di una nuova Lepto-
mastix della Cirenaica. - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, XLIX,
pp. 298-303. |
Reperti di Chalcididae (Hym.) rare o poco note. - Boll. Soc. Entom.
Ital., LIV, pp. 53-54.
Nuova specie di Dinarmus (Hymen. Chalcididae). - Boll. Soc. Entom.
Ital., LIV, pp. 76-78.
Sui generi Colotrechnus e Zanonia (Hymen. Chalcididae). - Boll. Soc.
Entom. -Ital., LIV, pp. 111-112.
Le specie del genere Dinarmus (Hymenoptera- -Chalcididae). - Boll. Lab.
Zoolog. gen. e agrar. Portici, XV, pp. 268-278.
Calcididi del Giglio. Terza serie: Eupelminae (seguito), Pteromalinae
(partim). - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, L, pp. 140-174.
Un nuovo Eupelmino, supposto femmina di Chuolopla us. (Hym. Chalci-
didae). -. Boll. Soc. Entom, Ital., LV, pp. 9-11.
Reperti di Chalcididae (Hym.) rare 0 poco note. - Boll. Soc. Entom.
Hal, LV, pp. 11-13. HAS |
Descrizione di due nuove specie africane di Metapelma. (Hymen. Chalci-
didae). - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LI, pp. 38-41.
Descrizione di un nuovo genere di Eulofidi affine a Wichmannia (Hymen.
Chalcididae). - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LI, pp. 145-148.
1924
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LUIGI MASI 55
Note sul genere Megalocolus (Hym. Chalcididae). - Ann. Mus. Civ. St.
Nat. Genova, L, pp. 182-186.
Nuove specie di Chalcis raccolte nella Persia dal March. G. Doria. -
Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, L, pp. 187-192.
Cal id’di del Giglic. Quarta serie: Pteromalinae (seguito). - Ann. Mus.
Civ. St, Nat: Genova, Le pp. 213-235.
Note sui generi Bruchobius, Oedaule e Sphaerakis, con descrizione di
nuove specie. - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LI, pp. 149-160.
Nuovo genere di Chalcididae affine ai Dirhinus. - Ann. Mus. Civ. St. Nat.
Genova, LI, pp. 244-248.
Nuova specie di Trichomasthus. (Hymen. Chalcididae, Encyrtinae). -
Boll. Soc. Entom. Ital., LVI, pp. 28-29.
Reperti di Chalcididae rare 0 poco note. - Boll. Soc. Entom. Ital., LVII,
Pise
Sui caratteri del genere Astichus, con descrizione di una nuova specie.
(Hymen. Chalcididae). - Boll. Soc. Entom. Ital., LVII, pp. 83-88.
Su alcuni Calcididi della Tunisia. - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova,
L, pp. 281-290.
Descrizione di una nuova specie di ne (Hymen. Chalcididae). -
Boll. Soc. Entom. Ital, LVIII, pp. 21-24.
Descrizione di un nuovo Antrocephalus della Somalia Italiana. - Boll.
nec. Entom,. ital... LVII: pp. 116-119;
Reperti di Chalcididae rare o poco note. - Boll. Soc. Entom. Ital., LVIII,
pp. 161-164.
Nuova specie di Chalcis della Cirenaica. - Boll. Lab. Zoolog. gen. e agrar.
Portici, XVIII, pp. 301-304.
H. Sauter’s Formosa Ausbeute. - Chalcididae (Hym.), I. Teil. - Konowia,
V, pp. 1-20; 170-178; 264-279; 325-381.
Note sul genere Pricroscytus ‘Thoms. con diagnosi di nuove specie. -
Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LII, pp. 263-268.
Diagnosi di una nuova specie di Belaspidia. (Hymen. Chalcididae). -
Boll. Soc. Entom. Ital., LIX, pp. 82-83.
Reperti di Chalcididae rare o poco note. - Boll. Soc. Entom. Ital., LIX,
pp. 91-92,
Sul genere Simopterus Forster (Hymen. Chalcididae). - Ann. Mus. Civ.
St, Nat. Genova, LIT, pp. 318-323.
Contributo alla conoscenza dei Durhinini orientali. - «Eos», Revista
Espaî. de Entomologia, III, pp. 29-48.
Sopra un nuovo genere di Haltichellini e sulle diverse forme attribuite al
genere Euchalcis Duf. - Mem. Soc. Entom. Ital., pp. 208-222.
Su due nuovi Antrocephalus del "Turkestan (Hymen. Chalcididae). -
Boll. Soc. Entom. Ital., LX, pp. 10-15.
Identità dei generi Eunotomyia mihi e Tomocera Howard. - Boll. Soc.
Entom. Ital., LX, pp. 56-58.
Diagnosi di una nuova specie di Eunotus. - Boll. Soc. Eniaw: ital, LA;
D. 128,
Sul significato del genere Haltichella Spinola. - Boll. Soc. Entom. Ital.,
LXI, pp. 11-16.
Descrizione di una nuova Brachymeria della Russia meridionale. - Boll.
Soc. Entom. Ital., LXI, pp. 26-28.
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D. GUIGLIA
Contributo alla conoscenza delle specie etiopiche di Brachymeria (Gen.
Chalcis Auct.). - Mem. Soc. Entom. Ital., VIII, pp. 114-144.
Nuova specie di Euchalcidia della Somalia italiana. - Ann. Mus. Civ.
St. Nat. Genova, LIII, p. 264. |
Contributo alla conoscenza dei Calcididi orientali della sottofamiglia
Chalcidinae. - Boll. Laborat. Entom. del R. Istituto Sup. Agrario, Bo-
logna, II, pp. 155-188.
Risultati zoologici della Missione inviata dalla R. Societa Geografica
italiana per l’esplorazione dell’oasi di Giarabub (1926-1927) - Hyme-
noptera Chalcididae. - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LIII, pp. 195-240.
Sur quelques Brachymertinae de l'Egypte. - Bull. Soc. Roy. Entomolo-
gique d’Egypte, Nouv. Série, fasc. 4, pp. 214-218. | |
Descrizione di un Tetrastichus parassita di Cassida vittata Villers. - Boll.
Soc. Entom. Ital. LXH, pp. 26-32.
Descrizione di un’Allodage vivente nelle spine di un’acacia nella Somalia
italiana. - Mem. Soc. Entom. Ital., IX, pp. 67-75.
Su due specie inedite di Phaenopria (Hymen. Proctotr. Diapriinae). -
Boll. Soc. Entom. Ital., LXIII, pp. 69-72.
Omeosi unilaterale nelle ali di un Cinipede. - Boll. Soc. Entom. Ital.,
LXIII, pp. 112-114.
Descrizione di un nuovo genere appartenente al gruppo « Dimachus »
Thomson. - Boll. Soc. Entom. Ital., LXIII, pp. 169-172.
Contributo alla sistematica degli Eunotini. - «Eos», Revista Españ. de
Entomologia, VII, n. 4, pp. 411-459.
H. Sauter’s Formosa Ausbeute. Chalcididae (Hym.), II Teil. - Konowia,
XI, pp. 33-47; 228-240.
Nuova specie europea del genere Perilampus Latr. - Boll. Soc. Entom.
Ital. LXIV, pp. 131-133. |
Anomalia simmetrica delle antenne di una Elis. - Boll. Soc. Entom.
Ital., LXIV, pp. 167-169.
Spedizione scientifica all’Oasi di Cufra (Marzo-Luglio 1931) - Imenot-
terı terebranti di Gialo e Cufra. - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova,
LV, pp. 431-450.
Riferimento della Phanerotoma rufa Marsh. al genere Phanerotomella
oe (Hymen. Braconidae). - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LVI,
pp. 11-13. |
Raccolte entomologiche nell’Isola di Capraia fatte da C. Mancini e F.
Capra (1927-1931). III - Hymenoptera aculeata. - Mem. Soc. Entom.
Ital., XI, pp. 181-205.
Raccolte entomologiche nell’Isola di Capraia fatte da C. Mancini e F.
Capra (1927-1931). IV - Hymenoptera terebrantia et phytophaga. -
Mem. Soc. Entom. Ital., XII, pp. 16-42.
Prima lista d’Icnenmonidi libici raccolti da Geo. C. Krüger (Hymen.
Terebrantia). - Boll. Soc. Entom. Ital. LXV. pp. 64-66.
Un nuovo Braconide della Tripolitania riferibile al genere Euphorus. -
Boll. Soc. Entom. Ital., LXV, pp. 130-133.
Commensali e parassiti di galle di «Andricus lucidus». - Boll. Soc. Entom.
Kal.) LXV, pp. 212-213,
Prima lista di Chalcididae raccolte nella Sila dal Sig. Agostino Dodero. -
Boll. Soc. Entom. Ital., LXV, pp. 218-220.
1933
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1938
LUIGI MASI ee
Descrizione di una nuova specie di Hemimeria (Hymen. Scoliidae) (Spe-
dizione scientifica all’Oasi di Cufra). - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova,
LVI, pp. 341-346.
Diagnosi di una nuova Hemimeria dell’Himalaya (Hymen. Scoliidae). -
Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LVI, pp. 347-348.
H. Sauter’s Formosa Ausbeute. Chalcididae (Hym.), II Teil. - Konowia,
XII, pp. 1-15.
Calcididi dell’Isola di Cipro raccolti dal Sig. G.A. Mavromoustakis. -
Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LVII, pp. 5-22.
Reperti di Calcididi con note critiche e sinonimiche. - Boll. Soc. Entom.
Ital., LX VI, pp. 86-89.
Descrizione di alcuni Calcididi del Marocco. - Boll. Soc. Entom. Ital.,
LXVI, pp. 97-102.
Nota sui Calcididi dell’ Isola di Rodi. - Boll. Soc. Entom. Ital., LX VI, p.210.
Note diverse per la sistematica delle Leucospis (Hymen. Chalcididae). -
Boll. Soc. Entom. Ital., LXVII, pp. 36-43.
Sopra un nuovo Podagrion della Regione mediterranea e sul Pachytomus
klugianus Westw. (Hymen. Chalcididae). - Boll. Soc. Entom. Ital.,
LXVII, pp. 68-71.
Nuovo Elasmus ottenuto da un nido di Polistes (Hymen. Chalcididae). -
Boll. Soc. Entom. Ital., LXVII, pp. 131-133.
Risultati scientifici delle caccie entomologiche di S.A.S. il Principe Ales-
sandro della Torre e Tasso in Egitto e Palestina. - Nuovo genere di
Chalcodectini raccolto nel Sinai (Hymen. Chalcididae). - Boll. Soc. Entom.
Ital., LXVIII, pp. 67-71.
Chalcidinae raccolte dal Dott. Alberto Mochi nell’Eritrea (Hymen.). -
Ann. Mus. Civ. St. Nat. Gencva, LIX, pp. 118-135.
Spedizione zoologica del Marchese Saverio Patrizi nel Basso Giuba e
nell’Otregiuba (Giugno-Agosto 1934) - Nuova specie di Mesitius (Hymen.
Bethylidae). - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LVIII, pp. 132-134.
Notes sur les Hockeria, avec description d’une nouvelle espèce d'Egypte
(Hymenoptera-Chalcididae). - Bull. Société Roy. Entomologique d’E-
gypte, pp. 252-258.
On a supposed new species of Melittobia from Japan. - « Mushi », IX,
p. 38-39.
On some Chalcidinae from Japan (Hymenoptera, Chalcididae). - « Mushi »,
IX, pp. 48-51.
Reperti di Calcididi ed altri Imenotteri parassiti. - Boll. Soc. Entom.
Ital., LXIX, pp. 132-137.
A tele at of Cerapteroceroides japonicus Ashmead (Hymenoptera). -
« Muschi» X, pp. 98-100.
On a new variety of Monodontomeus obscurus (Hymenoptera). - « Mu-
shi», X, pp. 101-102.
A new Dirhinus from Japan (Hymenoptera). - « Mushi », X, pp. 103-104.
Descrizione di un nuovo genere di Pieromalini. (Hymen. Chalcididae)
con note sui generi affini al Catolaccus Thoms. - Festschrift. zum. 60.
Geburtstage ron Professor Dr. Embrik Strand, III, Riga, pp. 360-372.
Spedizione zoologica del Marchese Saverio Patrizi nel Basso Giuba e
nell’Oltregiuba (Giugno-Agosto 1934). Imenotteri Calcididi. - Ann. Mus.
Civ. St. Nat. Genova, LVIII, pp. 207-214.
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1939
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D. GUIGLIA
Descrizione di una nuova specie di Pseudeniaca (Hymen. Chalcididae). -
Boll. Soc. Entom. Ital., LXXI, pp. 96-98.
Descrizione di un nuovo Dirhinus di Cipro (Hymen. Chalcididae). -
Boll. Soc. Entom. Ital., LXXI, 166-168.
Missione biologica nel Paese dei Borana. Hymenoptera: Chalcididae,
Cynipidae, Ichneumonidae, Braconidae, Bethylidae. - KR. Accademia d’I-
talia, Roma, III, pp. 21-44.
Descrizione di una nuova specie del genere Poly moria (Hymen. Chalci-
didae). - Boll. Soc. Entom. Ital., LXXII, pp. 169-172.
Descrizioni di Calcididi raccolti in Somalia dal Prof. G. Russo con note
sulle specie congeneri. - Boll. Labor. Entom. agraria Portici, III,
pp. 247-324. |
On some Chalcididae of Botal- Tobago Island. - « Mushi », XIII, pp. 1-2.
Description of a new Tanaostigmine from Japan. (Hymen. Chalcidoi-
dea). - «Mushi», XIII, pp. 29-32.
Reperti di Imenotteri parassiti e note varie. - Boll. Soc. Entom. Ital.,
LXXIII, pp. 45-49.
Note sugli Osprynchotus e diagnosi preliminare di una nuova specie.
(Hymen. Ichneumonidae). - Boll. Soc. Entom. Ital., LXXIII, pp. 92-96.
Un nuovo Eupelmus parassita del Dacus oleae nella Circhatéa, (Hymen.
Chalcididae). - Boll. Soc. Entom. Ital., LXXIII, pp. 109-111.
Descrizione di un nuovo genere di Delia Lai Somalia. (Hymen.
Chalcididae). - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LXI, pp. 153-158.
Note su alcuni Imenotteri parassiti raccolti nella Sila con descrizione di
una nuova Polymoria. (Hymen., Chalcididae). - Atti Soc. Ital. Sc. Nat.
Milano, LXXX, pp. 181-188.
Diagnosi di un nuovo Picroscytus paleartico e note su alcune specie con-
generi. (Hymen. Chalcididae). - Ann. Mus. Civ. mY Nat. Genova, LXI,
pp. 285-286.
Uno sciame di Stenomalus muscarum in una casa in Piemonte. (Hymen.
Chalcididae). - Boll. Soc. Entom. Ital., LXXIV, pp. 29-30.
Sul nome generico e sui caratteri della Phasganophora gallica Sich. e
di una nuova specie di ‘Tunisi. (Hymen. Chalcididae). - Boll. Soc. Entom.
Ital., LX XIV, pp. 81-86.
Descrizione di un nuovo {sodromus parassita di Chrysopa formosa Brauer.
(Hymenoptera Chalcididae). - Boll. Istituto Entomologia R. Univ. Bo-
logna, XIII, pp. 106-109.
Un nuovo Dirhinus della fauna europea. (Hymen. Chalcididae). - Boll.
Soc.: Entom. Ital’, LXXIV, pp, 132-134,
Descrizione di una nuova Phanerotoma etiopica. (Hymen. Braconidae). -
Boll. Soc. Entom. Ital., LXXV, pp. 58-61.
Missione biologica Sagan Omo diretta dal Prof. E. Zavattari. Nuove
specie di Imenotteri Calcididi. Diagnosi preventive. - Boll. Soc. Entom.
Ital, LXXV, pp. 65-68.
Note sui Calcididi raccolti in Albania dal Dott. Felice Capra (Hyme-
noptera). - Boll. Soc. Entom. Ital., LXXV, pp. 81-85.
Materiali per lo studio di due generi di Brachymerinae: Cerachalcis
Schmied. in litt. e Macrochalcis n. (Hymen. Chalcididae). - Ann. Mus.
Civ. St. Nat. Genova, LXII, pp. 112-139.
1944
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LUIGI MASI Se
Missione biologica Sagan-Omo diretta dal Prof. E. Zavattari. Nuove
specie d’Imenotteri Braconidi. Diagnosi preventive. - Ann. Mus, Civ.
St. Nat. Genova, LXIL pp. 211-215.
Nuovi reperti di Calcididi nella Liguria (Hymen. Parasit.). - Mem. Soc.
Entom. Ital., XXIII, pp. 82-84.
Note e descrizioni per lo studio delle Phanerotoma africane. (Hymen.
Braconidae). - Mem. Soc. Entom. Ital., XXIV, pp. 42-51.
Nuova specie di Eupelmus. (Hymen. Chalcididae). - Boll. Soc. Entom.
Ttal., LXXVE pp, 27-28,
Nuovo contributo alla conoscenza dei Dirhinini (Hymen. Chalc.). -
«Eos » Revista Españ. de Entomologia, XXIII, pp. 39-78.
Reperti d’Imenotteri parassiti e note varie. - Boll. Soc. Entom. Ital.,
LXXVIII, pp. 13-15.
Nota sui Calcididi della Palestina (Chalcididae Ashm. ed Eucharidae
Ashm.). - Boll. Soc. Entom. Ital., LXXIX, pp. 91-93.
Materiali per una monografia delle Brachymeria paleartiche. (Hymen.
Chalcidoidea). - « Eos » Revista Españ. de Entomologia. Tomo extraor-
dinario, pp. 27-58.
Missione biologica Sagan-Omo diretta dal Prof. Edoardo Zavattari
(1939). Hymenoptera: Braconidae. - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova
LXIV, pp. 310-326.
Missione biologica Sagan-Omo diretta dal Prof. Edoardo an (1959).
Hymenoptera: Chalcidoidea. - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LXV,
pp. 173-210.
Descrizione di una nuova specie di « Derostenus Westw. » Pee omis
Chalcidoidea). Derostenus appendigaster n. sp. - Boll. Istituto Entomolo-
gia R. Univ. Bologna, XIX, pp. 145-146.
Descrizione di una nuova specie del genere « Lanceosoma » Di (Hy-
menoptera: Chalcidoidea, Pteromalidae). - Boll. Istituto Entomologia
R. Univ. Bologna, XIX, pp. 391-394.
VERTEBRATI
Notizie sui Rettili Loricati del R. Museo Zoologico di Roma. - Boll.
Soc. Zoolog. Ital., XI (22), pp. 87-92.
Aggiunte alla collezione ittiologica - Symoranchus marmoraius Bl. -
Boll. Soc. Zoolog. Ital., XI (22), pp. 97-102.
Alcuni Anfibi introdotti recentemente nel Museo Zoologico di Roma
(Gimnofioni ed Anuri). - Boll. Soc. Zoolog. Ital., XI (22), pp. 294-299.
Notizie su alcuni Cheloni donati al R. Museo ‘Zoologico di Roma. :
Boll. Soc. Zoolog. Ital., XII (22), pp. 29-39.
Nuove aggiunte alla collezione erpetologica del Museo (Sauri e Che-
loni). - Boll. Soc. Zoolog. Ital., XII (22), pp. 125-130.
Osservazıonı su due esempları En Sternothaerus, - Roll. Soc. Zool 08: Ital.,.
XII (24), pp.. 131-139. |
Due nuove specie di Amphisbaena della Repubblica BTS - Boll.
Soc. Zoolog. ‘Ttal., XII (22), pp. 229-234.
CROSTACEI
Nota sopra una nuova specie di Cypris e sulla Cypris bispinosa. - Moni-
tore Zoologico Italiano, XVI, pp. 241-244.
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D. GUIGLIA
Nota sugli Ostracodi viventi nei dintorni di Roma ed osservazioni sulla
classificazione delle « Cypridae ». - Boll. Soc. Zoolog. Ital., VI (22),
pp. 115-128; 191-204.
Sulla presenza della Podopsis Slabberi V. Ben. nello stagno di Macca-
rese - Boll. Soc. Zoolog. Ital., VII (22), pp. 11-20.
Contributo alla sistematica delle « Ilyocyprinae ». - Boll. Soc. Zoolog.
Ttal;, VII (2%), pp. 133-146 e pp. 249-268,
Sulla presenza della Meganyctiphanes norvegica (M. Sars) nelle acque
del Giglio. - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, XLII, pp. 149-156.
Ostracodes récoltés par Mr. Jaquet et déterminés par Mr. le Dr. Masi. -
Bull. Société des Sciences de Bucarest, XIV, pp. 647-665.
Contributo alla sistematica delle « Ilyocyprinae » (continuazione e fine). -
Böll. Soc. -Zoolog;- Ital. VITI (2%), pp. 55557.
Descrizione di alcune « Cypridae » italiane. - Archivio Zoologico Italiano,
III, fasc, 4, pp. 377-407. :
Notizie su alcune Cypridae raccolte a Maccarese. - Boll. Soc. Zoolog.
ital, XT pp. 93-006.
La Nyctiphanes Couchi nel Mare Ligure. - Ann. Mus. Civ. St. Nat.
Genova, LII, pp. 17-19. |
Descrizione di tre nuovi Ostracodi africani. - Ann. Mus. Civ. St. Nat.
Genova, LII, pp. 50-63.
Descrizione di due Fillopodi anostraci della la italiana. - Ann.
Mus. Liv. St. Nat. Genova, LIL pp. 95-99.
Ricerche faunistiche nelle isole italiane dell'Egeo - Ostracodi. - Archivio
Zoologico Italiano, XIII, fasc. 1-2, pp. 283-285.
Spedizione scientifica all’Oasi di Cufra (Marzo-Luglio 1931) - Ostracodi. -
Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LV, pp. 310-328.
Escursione zoologica all’Oasi di Marrakesch nell’ Aprile 1930 - Ostracodi. -
Bollettino di Zoologia, Napoli, III, pp. 213-223.
ARACNIDI
Note sugli Scorpioni appartenenti al R. Museo Zoologico di Roma. -
Boll. Soc. Zoolog. Ital., I (32), pp. 88-108; 120-144.
ELMINTI
Sulla presenza del « Dinobothrium septaria » in una « Selache maxima ». -
Boll. Soc. Zoolog. Ital., I (32), pp. 323-328.
COMMEMORAZIONI
Battista Grassi - Necrologia. - Boll. Soc. Entom. Ital., LVII, pp. 81-83.
Raffaello Gestro. - Rivista di Biologia, XXII, fasc. 10, pp. 183-195.
Filippo Silvestri. - Mem. Soc. Entom. Ital., XXIX, pp. 125-135.
VARIA
A proposito del nome di una roccia vulcanica dei Monti Albani. - « Na-
tura» - Riv. Sc. Nat. Milano, XXXVI, pp. 71-76.
LUIGI MASI 61.
Recensioni di opere e articoli di ioni vario in:
Bollettino della Società Zoologica Italiana (1908, 1910, 1911, 1912).
Rivista di Biologia (1919, 1920, 1921, 1922, 1924, 1926, 1937).
Bollettino della Società Entomologica Italiana (1922, 1923, 1924, 1926,
1027 4930, 1942). |
Medicina Nuova (E928, 1950);
Note diverse nella « Rassegna delle pubblicazioni entomologiche riguar-
danti la fauna dell’Italia e delle colonie mediterranee » in Boll. Soc. Entom.
Ital. (dal 1927) e nel « Repertorio di notizie entomologiche » in Boll. Soc. Entom.
Ital. (da) 1933).
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ESTRATTO DALLE MEMORIE DELLA SOCIETÀ ENTOMOLOGICA ITALIANA
: Ä SD VOLUMEISTL = 1901
Livio TAMANINI
LE ANOMALIE DELLO SCUTELLO NELLE SPECIE DEL GENERE
CARPOCORIS KOL.
(Hemiptera Heteroptera, Pentatomidae) ;
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GENOVA
FRATELLI PAGANO = TIPOGRAFI EDITORI S. A, S
25-11-1961
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Livio 'TAMANINI
LE ANOMALIE DELLO SCUTELLO NELLE: SPECIE DEL GENERE
CARPOCORIS KOL.
(Hemiptera Heteroptera, Pentatomidae)
Nel mio lavoro sul genere Carpocoris del 1958 (+) vengono discusse le
anomalie dello scutello, che si hanno con frequenza nel C. fuscispinus (BOH.).
Ritenni allora che tali deformazioni potessero essere considerate quasi un carat-
tere della specie, non avendo riscontrate quelle anomalie nelle altre entità eu-
ropee. | |
Nei Carpocoris inviatimi successivamente per la revisione potei constatare
però che anche nel C. mediterraneus ‘TAM. si possono avere dei casi di anomalia
analoghi a quelli del C. fuscispinus (BoH.) (figg. 3, 4).
Su circa 1000 esemplari di mediterraneus esaminati, 47 maschi e 46 fem-
mine, provenienti dalla Russia caucasica e transcaspica, hanno la porzione distale
dello scutello variamente raccorciata, il margine posteriore assai irregolare, di
colore chiaro, provvisto nel mezzo di un callo che si prolunga talvolta in una
costa sulla linea mediana. Non sono rari gli esemplari nei quali il callo assume
la forma di un’apofisi dentiforme rivolta più o meno verso l’alto (fig. 5). Il mag-
giore raccorciamento per anomalia non sorpassa il terzo della lunghezza che pud
avere lo scutello normale. |
Nel fuscispinus il margine distale dello scutello anomalo è variamente ar-
rotondato, ma assai di rado ha nel mezzo un piccolo callo. La riduzione della
lunghezza è spesso maggiore, e nei maschi più che nelle femmine (figg. 1, 2).
L’areale del fuscispinus va dalla Penisola Iberica alla Siberia orientale. La
sua maggiore diffusione si ha in una fascia che attraversa la parte media della
Euroasia; manca nelle regioni fredde più settentrionali ed ha le sue stazioni più
meridionali nell’Italia centrale, nell’Anatolia, nella Transcaucasia e nel Kirghi-
sistan. Ma fino ad ora si sono riscontrati degli esemplari con lo scutello raccor-
ciato solo nel materiale europeo.
Il mediterraneus è diffuso in tutto il bacino del Mediterraneo e nella Sotto-
regione Mediterranea orientale. A Nord giunge fino in Cecoslovacchia ed a Sud
fino in Eirtra; ma è solo fra gli esemplari delle regioni caucasiche e caspiche
che si sono trovate delle anomalie nello scutello.
L’ampiezza delle deformazioni è inoltre diversa nelle due specie: nel me-
diterraneus interessa tutt’al più il terzo distale dell’organo, mentre nel fuscispinus
si estende anche oltre la metà.
Nei paesi nei quali le due entità sono colpite dalle anomalie vivono altri
Carpocoris. In Europa, con il fuscispinus, si rinviene il C. purpureipennis (DE G.),
(1) L. TAMANINI, 1958. Revisione del genere Carpocoris KLT. con speciale riguardo alle
specie italiane (Hemiptera Heter., Pentatomidae). Memorie Museo Civico St. Nat., Verona, VI,
pp. 333-388, 17 gr. figg.
63 ANOMALIE IN CARPOCORIS
il C. pudicus (Popa) e il C. melanocerus Muts. Nella Caucasia, con il mediterra-
neus, convivono il C. purpureipennis (DE G.), il C. coreanus iranus 'Tam. ed il C.
melanocerus Muts.; nella 'Transcaspia vi è il C. coreanus iranus ‘Tam. Ma per
quanto è finora noto, nessuna delle specie che si trovano con il fuscispinus e con
il mediterraneus sono colpite da anomalie allo scutello.
Scutello nella sua forma normale (linea marcata) con sovrapposte (linee sottili) alcune delle forme
anomale riscontrate nel materiale esaminato.
Figg. 1, 2: Carpocoris fuscispinus (BoH.). - Fig. 3, 4, 5: Carpocoris mediterraneus Tam.; la fig. 5
corrisponde allo scutello più breve disegnato nella fig. 3, visto di lato.
La mancanza di ricerche sperimentali non ci permette di avanzare delle
ipotesi sulle cause di queste anomalie, ma la circoscrizione del fenomeno ad aree
determinate ed il fatto che vengono colpite solo due specie e non le congeneri
che convivono con esse, ci lascia ritenere che tali atrofie siano favorite anche da
fattori ereditari.
I mediterraneus anomali sopra citati vennero raccolti nella provincia di
Novorossiisk (Caucaso sett.), nel Daghestan, nella Georgia, nell’ Armenia, nella
L. TAMANINI 64
Aserbaigian e nel Turkestan. Essi si conservano nelle collezioni del Museo Na-
zionale Ungarico di Budapest, nel Museo Zoologico dell’ Università di Helsinki,
nel Naturhistorisches Museum di Vienna e nella collezione del Prof. Hakan
Lindberg di Helsinki
Del fuscispinus ho esaminato esemplari con lo scutello anomalo dell’Italia,
Francia, Svizzera, Austria, Germania, Cecoslovacchia, Ungheria, Jugoslavia,
Bulgaria e Russia centrale europea, e si trovano sparsi un po’ in tutte le colle-
zioni esaminate.
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ESTRATTO. DALLE MEMORIE DELLA SOCIETÀ ENTOMOLOGICA ITALIANA
| VOLUME XL n 06h 2.
EMILIO BERIO
FAUNULA DI NOCTUIDAE DELLA REGIONE
DEL MONTE PENICE NEGLI APPENNINI LIGURI
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Primo contributo
|
| Pubblicazione N. 41 del Centro di Entomologia alpina e forestale del Con-
_siglio Nazionale delle Ricerche (diretto dal Prof. Athos Goidanich ).
GENOVA
FRATELLI PAGANO -
TIPOGRAFI EDITORI S.A. S.
25-11-1961
ESTRATTO DALLE MEMORIE DELLA SOCIETÀ ENTOMOLOGICA ITALIANA
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EMILIO BERIO
FAUNULA DI NOCTUIDAE DELLA REGIONE
DEL MONTE PENICE NEGLI APPENNINI LIGURI
Primo contributo
Pubblicazione N. 41 del Centro di Entomologia alpina e forestale del Con-
siglio Nazionale delle Ricerche (diretto dal Prof. Athos Goidanich ).
GENOVA
FRATELLI PAGANO - TIPOGRAFI EDITORI S. A. S.
25-11-1961
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EMILIO BERIO
FAUNULA DI NOCTUIDAE DELLA REGIONE DEL MONTE PENICE
NEGLI APPENNINI LIGURI (*)
Primo contributo
Nota. - La necessità di illuminare ogni aspetto delle caratteristiche faunistiche delle
nostre montagne, requisito primo per interpretare, con elementi ecologici alterati in misura minima
dall’insediamento umano sovvertitore, la storia geologica e biologica della terra su cui viviamo,
mi ha indotto a concentrare gli sforzi del Centro di studio del C.N.R. da me diretto nell’ottenere
la preparazione di singoli contributi di ricerca su gruppi disparati e lontani nei diversi ordini di
Insetti. La preziosa collaborazione dell’universalmente conosciuto specialista italiano nei Lepi-
dotteri Nottuidi, Emilio Berio, reca sin da ora un notevole apporto di risultati faunistici, cui for-
tunatamente si aggiunge una ingente documentazione sistematica e nomenclatoria. La famiglia dei
Noctuidae, una delle più vaste e difficili a studiarsi in tutto l’ordine, rappresenta un nucleo ento-
matico di importanza fondamentale in qualunque fauna, cosi come ogni chiarificazione sulla sua
complicata ed ingarbugliata nomenclatura apre nuove prospettive di indagine agli entomologi.
Sono grato all’avv. Berio per la sua fatica di raccolte e di studio.
ATHOS GOIDANICH
Invitato dal Centro di studio per la Entomologia alpina e forestale del
Consiglio Nazionale delle Ricerche di Torino, diretto dal Prof. Athos Goidanich,
ad illustrare le faunule di Lepidotteri di alcune zone alpine ed appenniniche poco
conosciute, ho tratto lo spunto per occuparmi della faunula della regione del
Monte Penice, negli Appennini Liguri, dal reperto di una Aleucanitis cailino
Lef., (specie che non ho mai prima d’ora incontrato in Liguria) catturata pro-
prio sul Passo del Penice. L’esemplare interessante faceva parte di un piccolo
lotto di Noctuidae trasmessomi per la determinazione dal Prof. Domenico Ro-
berti della Facoltà Agraria di Piacenza dell’Università Cattolica del Sacro
Cuore. Lo stimolo che il reperto mi diede al compiere ricerche nella regione,
nella convinzione che essa, sinora lepidotterologicamente inesplorata, nasconda
cose notevoli, si incontrò con l’invito rivoltomi dal Prof. Goidanich inducendomi
ad una indagine originale da cui si sono avuti i primi importanti frutti.
Ho intrapreso così una prima serie di ricerche a carattere preliminare ed
esplorativo nella zona del Monte Penice le quali, pure essendo solamente un
preludio a indagini più approfondite, hanno già dato risultati che merita far
conoscere, in relazione alla grande affluenza di varie specie più o meno comuni,
che porta interessanti rilievi sulle date di schiusura, e alla limitata ma preziosa
cattura di specie molto poco comuni o addirittura mai prese in Italia Settentrio-
nale.
(*) Pubblicazione N. 41 del Centro di Entomologia alpina e forestale del Consiglio Nazio-
nale delle Ricerche (diretto dal Prof. Athos Goidanich).
66 E. BERIO
Purtroppo il programma che riguardava le cacce primaverili-estive e le
cacce autunnali non potè essere perseguito che per la prima parte e anche con
poco sviluppo, per la frequenza delle piogge che, specialmente in autunno, ha
troncato molto presto le ricerche.
Hanno partecipato alle cacce mio figlio Renato e qualche volta anche la
Sig.na Chiara Cassano fi al Museo di Storia Naturale di Genova,
che qui ringrazio.
Ci siamo serviti di una lampada a vapori di mercurio da 250 W. alimentata
per mezzo di un lungo cavo, da un survoltore a 220 Volt azionato dalla dinamo
di una 1400 FIAT che ci servì sia per recarci sulle stazioni di caccia col materiale,
sia anche per dormire, col ribaltamento del sedile anteriore.
Il programma del primo anno comprendeva ricerche nelle seguenti sta-
zioni:
A) Torriglia (e più precisamente i boschi intorno alla valle di Mar-
zano) che doveva fornirci elementi di raffronto della faunula del versante marino.
B) S. Salvatore, un gruppo di casupole immerse nelle anse della
valle del Trebbia destinato a rappresentare i reperti pedemontani.
AyPendier del Penice; l'obbiettivo: centrale: della ricerca, -da
suddividere in varie stazioni, compreso il Passo e le zone più elevate.
D) Pendici e Passo del Bra llo, obbiettivo concomitante e
di raffronto per l’indagine sulle relazioni tra zone vicine ma dissimili.
Lo sviluppo del programma prevedeva una ricerca primaverile-estiva
(mesi da aprile a luglio) nelle stazioni A-B-C ed estivo autunnale (agosto-
novembre) nelle stazioni C e D nel 1960 e l’inverso nel 1961 con estensione oc-
casionale nella parte alta della valle dello Staffora (Pianostano ecc.) nella valle
di Rezzoaglio e sino al passo del Bocco, per un collegamento con i reperti di
passaggio tra le zone studiate e il versante marino, attraverso la zona del Bocco,
interessantissima per il suo aspetto alpino, da raffrcntare anche con le rese delle
cacce alpine propriamente dette.
Come ho già accennato il programma del 1960 si è notevolmente ridotto,
perchè solo le cacce primaverili su Torriglia, S. Salvatore e Penice (quest’ultima
limitatissima) furono eseguite; mancarono le cacce di aprile e maggio e quasi
totalmente quelle autunnali, a causa delle piogge. In autunno andammo sulle
basse pendici del Penice nella zona di Pecorara e nella valle dello Staffora, ma
dovemmo fuggire benchè le catture fossero interessantissime. Di queste cacce
autunnali non ho dato qui resoconto, ritenuto il loro carattere incompleto e ac-
cidentale.
Ringrazio il Prof. Athos Goidanich dell’ Università di Torino che col suo
invito mi ha dato lo spunto per iniziare questa indagine la quale, sin dal primo
momento, mi pare sia oltremodo promettente.
LEPIDOPTERA
Fam. N OCTUTIDAE
Il nome Noctuidae, che è certo il più antico dato alla famiglia di cui é caso,
è divenuto ufficialmente valido da quando, al Congresso di Copenhaghen, è
stato messo nella lista dei nomi generici validi il n. Noctua Linn. 1758.
NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE TS
Subfam. EUXOINAE
È meno pacifico invece l’impiego del nome Euxoinae, dato da WARREN
alla sottofamiglia, nei confronti di Noctuinae che, adottato da HAMPSON per una
altra sottofamiglia nel 1904 viene da alcuni autori attualmente usato per questa,
nella quale sta il genere che ora deve essere indicato con Noctua L.
Secondo la legge della priorità, infatti, il nome Euxoinae dovrebbe avere
impiego perchè è il più antico valido. 'Tale nome era stato preceduto da Agrotinae
proposto da Hampson nel 1904, ma il genere che in quell’epoca portava il nome
di Agrotis Ochs. 1816 ha dovuto cambiare in Scotta Hb., per causa di omonimia
con Agrotis Hb. 1809/13, e così Agrotinae, per questa sottofamiglia, non può
esercitare alcun diritto di precedenza.
Senonchè oggi si obietta che il cosiddetto principio di concordanza o di
coordinazione esige che la famiglia delle Noctuidae abbia una sottofamiglia Noctur-
nae in cui sia il gen. Noctua, il che può anche essere logico: ma qui sono di
fronte due principi; la legge di priorità che è stata accolta come principio fonda-
mentale del Codice Internazionale di Nomenclatura Zoologica, e il principio di
concordanza o coordinazione che ha formato oggetto di raccomandazione nel
congresso di Copenhaghen; nel nostro caso accogliere l’uno vuol dire sacrificare
l’altro e pure lasciando aperta la questione e senza pretendere con questo di dire
alcunchè di dirimente, nel conflitto fra i due, sento di dover seguire la legge prima
del consiglio, e adottare Euxoinae Warr. 1909 anzichè Noctuinae. T'anto più poi
che, come ho già accennato sopra, il nome Noctuinae è stato creato da HAMPSON
nel 1904 per un’altra sottofamiglia, quella che oggi deve portare il nome di
Othreinae (= Ophiderinae), e l'adozione di Noctuinae per questa O pci
contribuisce a confondere le cose, già abbastanza confuse.
Gen. Euxoa Hb.
Euxoa Hübner: Verz. p. 209 (2 spp.) (1821).
Lectogenotypus: Hampson, 1904: N. decora Schff.
— Mimetes Hübner: Vetz. p. 210 (= Mimetis err. Hamps. IV.153) (3 spp.) (1821).
Lectogenotypus: Hampson, 1904: N. nubilosa Hbn. (= decora Schff.).
= Metaxyja Hübner: Verz. p. 223 (= Metaxyia err. Hamps. IV.153) (9 spp) (1821).
Lectogenotypus: Hampson, 1904: N. vitta Hbn. (= "Esp,
= Exarnis Hübner: Verz. p. 224 (5 spp.) (1821).
Lectogenotypus: Hampson, 1904: N. ruris Hbn. (= obelisca Schiff.).
= Brotis Hübner: Verz. p. 226 (2 spp.) (1821).
Lectogenotypus: Hampson, 1904: N. fumosa Hbn. (= nigricans 1..).
Sono inclusi solo i sinonimi apparenti dalla sistematica di Boursın (Bull.
Lyon 1953).
Le sinonimie specifiche sopra indicate hanno solo portata di eguaglianza
nomenclatoria soggettiva, e possono essere anche sistematicamente errate.
Infatti, se nella lista originale è contenuto il nome specifico a, esso diviene
lectotipo sia che l’autore lo abbia scelto con una diretta indicazione (lectotipo a)
sia che lo abbia scelto con una indicazione indiretta, anche se sistematicamente
errata (lectotipo x = a).
Io ho indicato pertanto come lectotipo il nome specifico contenuto nella
lista originale, e tra parentesi la sinonimia ritenuta giusta, dall’autore della scelta,
tra il nome della lista originale e quello da lui indicato come lectotipo.
68 E. BERIO
1. Euxoa aquilina Schiff. (1775).
L’interpretazione di questa specie € stata cosi varia e confusa tra gli autori
in passato come forse nessun’altra mai. Individuata nel 1775 da ScHIFFER-
MULLER, venne più o meno bene riconosciuta dai primi revisori e mantenuta
come entità distinta sino a GUENEE, sebbene tenuta unita con vitta Esp., TUTT
(B. Noct. II 23,55), STAUDINGER: (Cat. p. 150) Hampson (IV,293) e WARREN
in Seitz (p. 32) la considerarono una forma di tritici Linn. ritenuta una multi-
forme specie, formata persino di maschi portanti antenne diverse l’uno dall’altro,
probabilmente a seguito di due grandi infestioni, una in Moravia citata da
TREITSCHKE (vol. X pt. II p. 19) e un’altra presso Bringen citata da RÒSSLER
in Jahrb. Nass. Ver. fur Natkunde XXXIII-XXXIV p. 87. E possibile che nelle
due infestioni vi fossero più specie mescolate, ma gli osservatori ritennero che si
trattasse di una sola e, riconoscendo nei vari individui molte delle specie cono-
sciute, passarono tutte queste in sinonimia, seguiti dagli autori successivi, sia
pure in parte. Più recentemente pare che il bandolo sia stato un po’ districato,
ma di concreto pare non vi sia che la conclusione che aquilina Schff. non sia
cospecifica nè con fritici L., nè con eruta Hb., nè con vitta Esp., nè con obelisca
nè con cursoria ; è invece ancora piuttosto incerto a quali di queste specie appar-
tengano le innumerevoli forme che sono state descritte e raggruppate al grande
gruppo di tritici ecc.
Nel territorio studiato, si è catturato solo un esemplare:
13 Torriglia 20/7/60.
Gen. Scotia Hbn.
= Agrotis Ochs.: Schm. Eur. IV/66 (1816) nec Hübner (1809-13).
Scotia Hbn.: Verz. p. 226 (1821) (4 spp.).
Lectotypus: Hampson 1904: N. cinerea Schff.
= Agronoma Hbn.: Verz. p. 227 (1821).
Lectotypus: Hampson 1904: N. crassa Hbn. (= Tr.).
= Georyx Hbn.: Verz. 227 (1821).
Lectotypus: Hampson 1904: N. segetis Hbn. (= segetum Schff.).
Per molto tempo, da Ochsenheimer in poi, questo genere porto il nome di
Agrotis Ochs. Solo recentemente si è rilevato che quel nome cade per omonimia
con Agrotis Hbn. (Erste Zutrage).
2. Scotia cinerea Schff. (1775).
Noctua cinerea Schiffermüller: p. 80 n. 8 (1775).
» obscura Hiibner: Noct. n. 157, 490 (1800/3; 1809/13).
? Phalena denticulata Haw.: p. 133 n. 95 (1803).
Agrotis fusca Boisd.: Jc. pl. 78 f. 4 (V. Boursin: Bull. Lyon 1953 p. 118).
A. cinerea var. pallida Tutt: B. Noct. II, 76 (1892).
» var. virgata ‘Tutt: lc. (1892).
Orthosia murina Eversm: Bull. Mosc. III 213 (1847).
Agrotis alpigena Tur.: Bull. Ent. It. XVI, 75.
A. livonica 'Teich.: St. e Zt. 1886, p. 169.
A. tephrina Staud.: Cat. p. 148 (1901).
? A. turatü Staud.: Iris. I 216 pl. 10-5 (1884). |
A. cinerea ab. variegata Schaw.: Int. Ent. Ztschr. 28. 416 (1934).
» ab. aragonensis Schaw.: l.c.
E specie variabile nell’intensita del fondo che passa da grigio molto chiaro
con inflessioni cerulee sino al bruno-nero profondo. Il suo abitato copre l’intera
Europa e l’Asia minore.
NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 69
Si & presentata in massa sino dal principio di giugno, come sempre in Li-
guria, per cessare verso la meta del mese; gli esemplari trattenuti sono:
Torriglia, 5/VI/60 433, 19; 3992 ab. obscura Hbn.
Torriglia, 10/VI 299.
Penice, 15/N P3357 te.
Torriglia, 24/VI 19 obscura Hbn.
S. Salvatore Val Trebbia 19/VI 333, 19 obscura Hbn.
3. Scotia segetum Schff. (1775)
Noctua segetum Schiff.: Wien Verz. 81 n. 12; 252 Tav. 1a, 3; 1b, 3 (1775).
? Phalaena clavis Hufn.: Berl. Mag. III 426 n. 47 (1767). |
Noctua segetis Fab.: Spec. Ins. II 223, n. 78 (1781).
Bombyx caliginosa Esp.: III, 323, Tav. 64 f. 5 (1785).
» fuscosa sip. 2.6. 524. 4:2 (1785).
» catenatus Haworth: Lep. Brit. p. 54 (1803).
» pectinatus Haworth: Lep. Brit. p. 55.
» spinulus Haworth: Lep. Brit. p. 57.
» monileus Haworth: Lep. Brit. p. 56.
» subatratus Haworth: Lep. Brit. p. 61.
» nigricornutus Haworth: Lep. Brit. p. 62.
Noctua sordida Hbn. fig. 154 (1800/3).
Bombyx connexus Haworth: l.c. p. 116.
» corticcus Haworth: l.c. p. 116 (corticeus ?).
» venosus Haworth: l.c. p. 116.
Noctua nigricornis Villers: Linn. Ent. (1789).
Agrotis dividens Walker: Lep. Het. X.342.
» aversa Walker: Lep. Het. X.345.
» marginalis Walker: Lep. Het. X.339.
> obliviosa Walker: Lep. Het. X.340.
» correcta Walker: Lep. Het. X.345.
» conspurcata Walker: Lep. Het. XXXII.696.
» repulsa Walker: Lep. Het. XXX1II.696.
» certificata Walker: Lep. Het. XXXII.697.
Bombyx fervida Hbn. Noct. 146 (1800-3).
» praecox Hbn. Noct. 359 (1803-8).
Agrotis dimidia Zeller: Isis 439 (1847).
) sicula Bdv.: Gen. p. 109 (1829).
> sicania Guen.: Vol. I 275 (1852).
» pallida Stauding.: St. e Zt. (1881). 423.
> ingrata Butler A.M.N.H. (5) I-ı62 (1878) [secondo Hiroshi Inoue é b. sp. [Check List.
Lep. Japan V.444 (1958)].
» denticulosa Wallgr.: Wien e Mon. IV-168 (1860).
» lassa Swinhoe: P.Z.S. (1886). 444.
» anthracitica Alphér: Hor. Ross. V-38-590 (1908).
» nocturna Stauder.: Int. e Zt. 9-16 (1915).
» virilis Stauder.: Int. e Zt. 9-16 (1915).
» unicolor Pillich. Rovart. Lap. 16-185 (1909).
» albiptera Turati: Atti Soc. It. Sci. 60-226 f.6 (1921).
> minorata Turati: Atti Soc. It. Sci. 63-61 f. 1-2 (1924).
» pseudocos Turati: Atti Soc. It. Sci. 63-61 f. 1-3.
> pallidaobsoleta Dann.: Ent. Z. 39-135 (1925).
» glaucina Kozhanths: Jahrb. Martjan. 1, 31 (1923).
La specie dovrebbe portare il nome clavis di HUFNAGEL, che fu messo in
sinonimia dai primi revisori e poi abbandonato per l’incertezza della sua identi-
ficazione. Boursın (Bull. Lyon 1953, p. 118) lascia aperto il problema; tuttavia
a parte la sua osservazione che HUFNAGEL non cita altrimenti questa comunis-
A
sima e diffusissima specie (che d’altronde non è neppure citata da LINNEO),
70 E. BERIO
mi pare che secondo le regole di nomenclatura l’interpretazione del primo revi-
sore successivo debba essere dirimente al riguardo e, salvo errore, il primo è
ROTTEMBURG (Naturfoscher 8.109 n. 47), la cui interpretazione è che si tratti di
segetum.
È strano invece che autori anche recenti come DRAUDT in Seitz Suppl.
p. 43 portino la specie col nome segetis e per di più attribuito ad HUBNER, mentre
è di FABRICIUS ed è comunque posteriore a SCHIFFERMULLER, la cui diagnosi,
corroborata da figure, non lascia alcun dubbio al riguardo.
Data la grande variabilità della specie, che si manifesta soprattutto nei di-
segni delle ali anteriori più che nel colorito del fondo, sono state descritte molte
forme e dati molti nomi, che non vale forse la pena di tener presenti.
Essa non*è apparsa gran che numerosa nella zona studiata:
Torriglia 5 giugno 1g.
‘) 10 ) 13 19.
S. Salvatore Val Trebbia 24/VII 19.
Pianostano IX 1954-1955 239, 499, queste ultime di statura notevole (47 mm.
di apertura alare).
4. Scotia exclamationis Lnn. 1758.
Ph. Noctua exclamationis Linn.: X® p. 515 n. 106 (1758).
Phalaena murina De Geer: Mem. II di Ba gt Ave 6 ear).
» clavus Hufnagel: Berl. Mag. III, 298 n. 48 (1766).
» picea Haworth: Lep. Brit. p. 170 (1803).
Noctua unicolor Hübner: Noct. fig. 544 (1800/3) sec. Tutt: Br. Noct. II-124.
var. pallida Tutt: Br. Noct. II 124 (1892).
var. costata ‘Tutt: l.c.
var. rufescens "Tutt: l.c.
var. brunnea Tutt: l.c.
var. obsoleta Tutt. l.c.
var. juncta Tutt: lc.
var. lineolatus Tutt: l.c.
ab. serena Alphér: Rom. Mém. V. 137.
ab. conjuncta Hirschke: Verh, Ges. Wien 60-417 (1910).
ab. cuspidata Culot: Noct. I - 70 tav. 11 f. 8 (1909).
ab. dufranei Lambill.: Rev. Namur 20 (1907).
ab. posteli Culot.: Noct. Eur. Tav. 11 f. 7.
ab. wehrlii Vorbr.: Schm. Schweiz II, 622 (1914).
ab. quadrimacula Wehrli: Mitt. ran Nat. Ges. 20. 248 Casi
ab. nigriorbis Zerny: Ztschr. österr. Ent. Ver. 19. 45 (1934).
ab. invertilinea Le Charles: Cat. Lep. Amat. Papill. p. 155 (1923).
ssp. informis:Leech.;P:Z. Lond. zoo "Ti sot 1 (1880).
f. kurodakeana Matsum: Ins. Mats. I, 110, 114 f. 3 (1927).
f. confluens Leech.: l.c.
Non vi sono grandi questioni sulle sinonimie; la unicolor di HUBNER è
ritenuta sinonimo, per quanto mi consta, solo da TUTT. La forma serena di
ALPHERAKY è stata ritenuta eguale a pallida ‘Tutt, ma in seguito si è ritenuto,
e forse meglio, che la pallida sia una forma europea della razza orientale che prende
il nome di serena Alph. È specie molto variabile di colorito e disegno, e specie
molto diffusa in tutta Europa e l’Asia occidentale: si presenta spesso in nu-
merosi esemplari.
Nella zona studiata comparve subito in dosi massicce sino dalla fine di
maggio, che deve essere considerata l’epoca della schiusura, poi decrebbe rapida-
mente pur continuando nelle sue apparizioni anche più tardi. Gli esemplari | trat-
tenuti furono:
~ NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 71
Torriglia 10/VI 18.
S. Salvatore Val Trebbia 19/VI 19.
Pendici N. del M. Penice 15/VI 733, 399.
Torriglia 29/VII 18.
5. Scotia puta Hbn.
Noctua puta Hübn.: Schmett.: Eur. IV 255 (1800-3).
Bombyx radius Haw.: Lep. Brit. p. 119 (1803).
Noctua lignosa God.: Lep. France V (II) 241 Pl. 67/6 (1821) nec. Hübn.
» renitens Hiibn.: l.c. fig. 715-717 (1823-4).
Xylina erythroxylea Treits: V (III) 31 (1826).
Agrotis radiola Steph.: Ill. B. Ent. Haust. II, 119 PI. 20/3 (1829).
Aporophyla catalaunensis Mill.: Rev. Mag. Zool. (III) T. 1 f. 4 (1873).
Agr. puta var. obscura Tutt: B. Noc. II-75 (1892).
» » var. nigra Tutt: l.c.
» » var. meridionalis Spul.: Schm. Eur. I. 157 (1908).
» » ab. amartia Schawda: Verh. Ges. Wien. 61, 82 (1911).
Euxoa rotroui Rotsch.: Nov. Zool. XXVII, 29 Pl. 17 f. II (1920).
» radius erythroxylea ab. major Rots.: l.c. XXVIII, 33 (1920).
» siluestri Turati: Att. Sc. Nat. Milano 63 p. 62 (1094);
» ©. hoggari minima Turati: lc. Pl. III fig. 7, 8 (1924).
» radius andreasi Turati: l.c. p. 67 (1924).
Agrotis puta ab. nuda Dennehl: Mitt. Miinch. Ent. Ges. 19 (1929).
» » var. subrubra Dannehl: l.c.
Euxoa puta ab. marianii Berio: Boll. Ent. It. 64 p. 146 (1932).
Agrotis puta syricola Corti-Draudt: Seitz Suppl. 51 pl. 6 (1933).
. unica Berio: Ann. Mus. Genova 59-90 (1936).
. juncta Berio: l.c.
. perfusa Berio: l.c.
. cremea Berio: l.c. p. 91.
. algerina Berio: l.c.
. pheroa Berio: l.c. p. 92.
toisca Berio: l.c.
Tutti Berio: lc. p. 93.
, obscurina. Berio: 1.c..-p, 93.
. erythrosimilis Berio: l.c.
. Agenjoi Berio: l.c.
. transfixa Berio: LC. ‘p. (04.
. debilis Berio: l.c.
umbra Berio: l.c. p. 95.
. tricolor Berio: l.c.
monochroma Berio: l.c. p. 96.
. uniformis Berio: l.c.
. paupera Berio: l.c.
. purolimbata Berio: l.c. p. 97.
masculina Berio: l.c.
. transiens Berio: l.c.
. extrema Berio: l.c. p. 98.
. feratra Berio: l.c.
venata Berio: l.c. p. 99.
. lignosina Berio: l.c.
. composita Berio: l.c.
. golignosa Berio n.n. per lignosa Godart. (preocc.).
» » ssp. Predotai Byt. Salz.: Mem. Ent. It. XV 199 (1937).
) ) ) » f. subtusfasciata, Byt. Salz.: l.c. p. 200.
Specie proteiforme, di cui ho trattato nella monografia del 1936 citata
sopra, a cui rimando. Nell’area studiata si € rinvenuto un esemplare della razza
renitens Hb. tipico:
S. Salvatore Val Trebbia 19/VI 13.
72, E. BERIO
6. Scotia ipsilon Hufn.
Phalaena ipsilon Hufnagel; Berl. Mag. III 416, 99 (1766).
Noctua suffusa Schiffm.: p. 80 (1775).
? Noctua spinifera De Villers: Ent. Linn. II 174, 110 (1789).
Bombyx spinifera Haworth: Lep. Brit. 51 (1803).
Phalaena (Bombyx) spinula Esp.: Spinn. 320 T. 63, 6, 7 (1787).
» idonea.-Cram. Uitl. Kap. f.. 275 H.° (1777).
var. pallida Tutt: Br. Noct. II-7 (1892).
Agrotis frivola Wallgr.: Wien Ent. Mon. IV, 69 (1860).
) bipars Walk.: List. X 334 (1856).
var. pepoli Bert.: Bull. Ent. It. VI, 139-146 PI. III (1874).
Agrotis aureolum Schaus.: Journ. N.Y. Ent. Soc. VI, 107 (1898).
ab. fusca Dannehl: Ent. Z. 39 p. 135 (1925).
ab. obscura Lenz: Ostheld. Schm. Südbayerns. II, 249 (1927).
I primi autori distinsero questa specie col nome suffusa di SCHIFFERMÜLLER,
pure identificandola con la Phalaena ipsilon di HUFNAGEL e di ROTTENBURG;
(così June, DE VILLERS e BoRKHAUSEN) con TUTT, STAUDINGER, HAMPSON e
WARREN (Seitz) venne riesumato il nome di ypsilon, ma attribuito a ROTTENBURG
(Naturforscher IX 141 n. 99) che tuttavia è posteriore di 10 anni alla descrizione
di HUFNAGEL.
Boursin in Bull. Lyon 1953 p. 118 ha riconosciuto giustamente la priorità
ad HuFNAGEL che proprio non si comprende come sia stata pretermessa prima.
Per alcuni autori l’annexa di STEPHENS e quella di 'T'REITSCHKE, oppure solo
quella di STEPHENS, vennero considerate forme di questa; e anche WARREN am-
mette la annexa di STEPHENS come una forma piccola di zpsılon; in realtà la fi-
gura di STEPHENS è ben lontana dal rappresentare qualcosa di riportabile a que-
sta specie. |
La specie non è molto variabile e i molti nomi avuti da autori americani o
per esemplari extraeuropei si spiegano solo col suo cosmopolitismo. |
Nella zona studiata si € presentata frequentemente; gli esemplari comparsi
sino verso la fine di luglio furono pochi, il 29 luglio ne comparvero una trentina
in una serata. Vennero conservati:
Torriglia 24 giugno 1g.
» 15 luglio 18.
S. Salvatore Val Trebbia 24 luglio 234.
Gen. Rhyacia Hbn.
Rhyacia Hübner: Verz. 210 (1821) (2 spp.).
Lectotypus: Hampson 1904: N. lucipeta Schiff.
7. Rhyacia lucipeta Schiff.
Noctua lucipeta Schiffermüller: Wien. Verz. pag. 71 (1775).
ab. bella Stephan; Iris 39, 18 (1924).
ab. obscurior Druet: Rev. Namur 24 p. 43 (1924).
ab. fallida Druet: l.c.
Specie di identificazione non controversa. Europa ed Asia minore. GUENEE
la dice rara, ma al Sud dell’abitato pare abbastanza frequente. Esemplari cat-
turati:
Pendici Nord del Penice 15/VI 1g, 19.
NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 73
Gen. Peridroma Hbn.
Peridroma Hübner: Verz. p. 227 (1821) (4 spp.).
Lectotypus: Smith, 1888 N. saucia Hbn.
8. Peridroma saucia Hbn.
Noctua saucia Hübn. fig. 378 (2) (1803-8).
? Noctua polygona Bork. Vol. IV - 520 n. 208 nec Schiffm. (1792).
Noctua aequa Hübn. fig. 564, 811, 812 (1808-9; 1828-32; 1832-33).
ue) margaritosa Haworth: Lep. Brit. p. 156 (1809).
» majuscula Haworth: l.c. p. 157 (1809).
Staelotis stictica Blanch, in Gay: Chile VII, 73 vol. 6 pag. 8 (1854).
» infuscata Blanch. lc. p. 74 (1854).
Brotis orophila Geyer: Zutr. Ex. Schmett. V, 7 ff. 809, 810 (1837).
Agrotis inermis Harris: Rep. Ins. Mass. 323 (1841).
» angulifera Wallgr.: Wien ent. Mon. IV, 169 (1860).
» orton Packard: 1° Rep. Peab. Ac. Sci. 63 (1869).
» impacta Wlk. X, 338 (1856).
» intecta WIk. X, 338 (1856).
» ambrosioides Wik. XI, 738 (1857).
ab. nigrocosta Tutt: Br. Noct. II, 4 (1892).
» ochrea-costa Tutt: l.c.
» vufa "Tutt: Le;
» brunnea Tutt: l.c.
» philippsi Caspari: Jahrb. Nass. 52, 187, fig. 14, 15 (1899).
» semifusca Butler: T.E.S., 129 (1882).
» decolor Rebel: Rovart-Lapok 23, 108 (1916).
» fuscobrunnea Strd. Arch. Nat. ges. V, 81 A. 12, 146 (1915).
» cyrnaea Spul.: Iris V, 21, 287 T. 4 f. 3 (1908).
» tenebricosa Schaw. Z. st. Ent. Ver. 14, 97 (1929).
È specie che copre tutta l’Europa.
La inclusione di polygona Bkh. operata da TREITSCHKE (Vol. V p. 149)
è stata abbandonata da quando GUENÉE ha dichiarato di non riconoscervi la
specie di cui è caso. È evidente però che la polygona di BORKHAUSEN non sia
neppure la polygona di SCHIFFERMÜLLER e pertanto non è improbabile che si tratti
proprio di questa specie. La identificazione, però, dal punto di vista puramente
nomenclatorio, non ha importanza perchè polygona Bkh. non potrebbe avere im-
piego essendo comunque omonimo di polygona SCHIFFERMÜLLER.
Nelle località studiate la specie si è presentata sporadicamente colle seguenti
apparizioni:
Torriglia 10/VI 13 19 tipica.
Pendici M. Penice 15/VI 13 della f. nigrocosta Tutt.
S. Salvatore Val Trebbia 24/VII 19 della f. ochreicosta ‘Tutt.
Gen. Lycophotia Hbn.
Lycophotia Hiibner: Verz. 215 (1821) (5 spp.).
Lectotypus: Hampson 1905: N. porphyrea Schff. (= porphyria Schiff.).
= Scotophila Stph.: Brit. Haust. III (1829) nec Hübner. Verz. 209 (1821).
Holotypus: N. porphyrea Schiff.
9. Lycophotia porphyrea Schiff.
Noctua porphyrea Schifferm.: .Wien. Verz. p. 83 (1775).
? Noctua birivia Borkh.: Schm. Europ. vol. IV p. 206 n. 93 (1792).
Noctua picta Fab.: Ent. Syst. III, 2, 91, 270 (1798).
» concinna Esp.: IV, 152 Noct. 73, 1 p. 500 (1786).
» lepida Espvy lcs fig. 2 0 $01: (1786),
» varia De Villers: Ent. Linn. II, 276 n. 351 (1789).
? Phalaena artemisiae Cramer: Uitl. Kap. IV T. 396 fig. G p. 223 (1777).
74 E. BERIO
Noctua ericae Haworth: Lep. Brit. p. 187 (1803).
Phalaena strigula Thumberg: Mus. Naturalium 72 N. 19 (1788).
: Noctua arnicae Osbeck: Göteb. Wet. Sam. Wet. Afd. I. 52 (1778).
var. marmorea Grasl. Ann. Ent. France, p. 312 (1863).
var. suffusa Tutt: Br. Noct. II 89 (1892).
var. astur Culot: Noct. V, I p. 28 (1909).
var. caucasica Spuler: Schm. Eur. V. I. 154 (1910).
var. nitescens Dannehl: Ent. Z. 39, 120 (1925).
Vi è un po’ di confusione nelle antiche sinonimie, perché i primi autori
interpretarono in senso difforme dall’odierno la porphyrea di SCHIFFERMÜLLER
(V. Esper; Eul. Tav. 145 Noct. 66/5; Lance: Verz. sein Schmett. 139 N. 1016;
Goze: Ent. Beytt III, II; 217.N.. 164; June: Verz: Eur: Schmett.). HÜBNER
nelle sue figure 93 e 473 della Sammlung Europ. Noct. dette una diversa inter-
pretazione che è tutt’ora seguita, ma autori successivi dettero la paternità della
specie a quest’ultimo autore pretermettendo SCHIFFERMÜLLER, e così TUTT,
seguito da STAUDINGER, la fecero passare in sinonimia con la più antica strigula
di THUNBERG.
Anche le sinonimie che includono birivia di BORKHAUSEN, la arnicae di
OsBECK (non meglio identificata e citata dallo stesso 'THUNBERG) e soprattutto
la arnicae di CRAMER, che furono in un primo tempo instaurate rispettivamente
da OCHSENHEIMER (vol. IV p. 75), da T'HUNBERG (l.c.) e da HUBNER (Verz. p. 215)
nonchè da TREITSCHKE (vol. V p. 73) vennero conservate sino ad HEYDENREICH
(Schm. Eur. p. 37), ma non compaiono più dal Catalogo di STAUDINGER in poi.
Non è specie molto variabile, copre il Nord-Europa e scende sino ai Pirenei
e all’ Italia del Nord. Non Pho mai trovata sul versante sud dei monti che sbarrano
la Liguria, ed è solo in questa occasione che venne rinvenuta nell’immediato entro-
terra ligure. Comparve con andamento nettamente affollato intorno ad una data,
che può essere considerata come indice dell’epoca di schiusura: poi scomparve.
Tutti i reperti si possono riferire alla forma tipica, e non differiscono nei colori
dagli esemplari del centro Europa. Nel complesso però tutti gli esemplari della
zona considerata sono di statura grande, mentre pare che gli esemplari nordici
siano più piccoli.
Torriglia: 24/VI 14.
» 15/VII 738.
» 17/VII 1033, 19.
pe DONNE 1430772060,
» 29/VII 238.
10. Lycophotia erythrina H-Schaff.
Agrotis erythrina H-Schaff.: Schm. p. 543 (1843-56).
ab. vulpecula Wagner: Z. öst. Ent. Ver. VIII, 69 (1923).
var. dalmatina Wagner: l.c.
f. corsicina Schawda: Ztschr. österr. Ent. Ver. 16, 3 (1931).
F. arcana Schawda: l.c.
Specie segnalata inizialmente per il Centro e Sud della Francia, poi Sviz-
zera, Spagna, infine Dalmazia e Corsica. Secondo MARIANI, nel Lazio Toscana,
e Trentino, in luglio. È anche specie di altitudine essendo la f. arcana di SCHAWDA
stata catturata sui 1100 metri di altezza. Io ne ho catturata una © nel 1932 a Sa-
rissola, nell'entroterra ligure, vicino a Busalla, in luglio.
Nella località studiata si è presentata relativamente numerosa con esemplari
molto freschi ed altri molto sciupati: è però specie facile a guastarsi.
NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 25
Il colorito di questi esemplari è molto scuro e ben poco appare la tinta fulva
che le ha dato il nome. È difficile poter dire se si tratti di una razza particolare
o meno, sino a che non si disponga di maggior materiale di più località.
Torriglia: 24 giugno 14 in perfette condizioni, tipico.
) 15 luglio 588 di cui due in buone condizioni, due in medie e 1 in
cattive condizioni. Tutti colle ali ant. molto scure, quasi nere (ab. vul-
pecula Wgr. ?).
Fig. I - Lycophotia porphyrea Schiff.: a destra, valva destra. - Lycophotia erythrina H.S.: al
centro, valva destra; a sinistra, penis.
Torriglia: 20.VII 13 guasto della forma scura.
) 17.VII 833, 19; una coppia perfetta, 13 in buone condizioni, tutti
gli altri più o meno guasti.
Gen. Ochropleura Hbn..
Ochropleura Hbn.: Verz. 223 (2 spp.) (1821).
Lectotypus: Grote 1895: N. plecta Linn.
= Actebia Steph.: Ill. Haust. III. 20 (1929).
Holotypus: N. praecox Linn.
11. Ochropleura plecta Linn.
Noctua plecta Linn.: Fn. Suec. II® ed. 321. N. 1216 (1761).
var. anderssoni Lampa: Ent. Tidskr. p. 54 (1885).
var. unimacula Stgr. St. e Zt. p. 213 (1859).
var. glaucimacula Graes: Berl. e Zt. 321 (1888).
76 E. BERIO
Ochropleura vicaria Wk.: X. 409.
» costalis Moore: P.Z.S. 56 (1867).
) ignota Swhoe: P.Z.S. 411 (1889).
ab. fasciolata Heinrich: D.e. Zt. 512. Tav. 4, 9 (1916).
ab. fuscicosta Hirschke: Vest. Ges. Wien. 60, 413 (1910).
ab. strigata Hirschke: l.c.
ab. plectella Strand: Arch. Nat. ges. 81. A. 12. 145 (1915).
ab. rubricosta Fuchs: Jahrb Nassau 53. 216.
var. mucidata Dannh.: Ent. Z. 39. 128 (1925).
Specie ben individuata sino dai primi autori, non ha dato luogo a incer-
tezze. Le forme descritte recentemente hanno carattere aberrativo e non portano
peculiarità molto spiccate.
Si estende all'Europa, Asia e Nord America.
Nell’area studiata non si è mai presentata a grandi gruppi:
Torriglia: 5.VI 34%.
> 10. VI 299.
» 24.VI 299.
S. Salvatore Valtrebbia: 24.VII 234.
Gen. Amathes Hbn.
Amathes Hübn.: Verz. p. 222 (2 spp.) (1821).
Lectotypus: Butler, 1889. N. baja Schff.
= Megasema Hbn.: Verz. p. 222 (5 spp.) (1821).
Lectotypus: Moore, 1881 Phal. triangulum Hufn.
= Segetia Stph.: Brit. Haus II (1829) (2 spp.).
Lectotypus: Boisduval; 1836 N. xanthographa Schiff. (= Espr),
12. Amathes c-nigrum Linn.
Phal. Noctua c-nigrum Linn.: X® ed. 516 (1758).
Bombyx nun-atrum Esper: III p. 385 (1777).
» gothica var. singularis Esp.: tav. 76 f. 3 (1786).
var. suffusa Tutt: Br. Noct. II 110 (1892).
var. rosea Tutt: l.c.
ab. umbrata Schultz: Soc. Ent. 22, 185 (1908).
ab. fritschi Culot: Noct. I, 45 tav. 7, 4 (1909).
ab. depravata B-Haas: Iris 26, 139 (1912).
ab. nigrescens Buresch: Arb. Bulg. Not. Ges. 14, 90 (1914).
ab. maerens Dannehl: Ent. Zt. 39, 123 (1928):
ab. degenerata Staudg.: St. e Zt. 1889, 26 = Seitz III PI. 0, g
Specie diffusa in Europa e Nord America, sovente a carattere di peste.
Nelle località studiate e durante la stagione 1960 anche altrove in Italia si pre-
sentò in quantità enormi, tanto che spesso furono necessari eccidii di migliaia di
individui per poter tenere lo schermo relativamente sgombro per le altre specie.
Non vennero trattenuti naturalmente molti esemplari sulle migliaia catturati a
partire dalla metà di giugno in poi: l’acme si raggiunse alla fine di luglio e pro-
seguì per tutto settembre. Trattenuti:
Torriglia: 10/VI 18.
Pendici Nord Penice: 15/VI 14 1%.
S. Salvatore Val Trebbia: 24/VII; 934, 299.
13. Amathes triangulum Hufn.
Phalaena triangulum Hufnagel: Berl. Mag. III, 306 (1766).
var. intermedia Tutt: Br. Noct. II, 109 (1892).
ab. avellana Hirschke: Verh. Ges. Wien 60, 413 (1910).
var. obscurior Sälzl.: Mitt. Münch. Ent. Ges. 18, 62 (1928).
NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 11
Molti autori antichi descrissero e figurarono questa specie credendo di
avere a che fare con la Noctua sigma di SCHIFFERMULLER € cosi vi sono molte
sigma che rientrano, come sinonimi, in questa. L’errore pare sia stato iniziato,
come spesso, da ESPER e i suoi seguaci sono stati variamente interpretati in se-
guito. TREITSCHKE ha confuso con questa anche la ditrapezium di SCHIFFERMULLER
e di ILLIGER, ma con GUENEE le cose si sono chiarite. Data la varia interpretazione
e il fatto che essendo esclusa una identità di questa con la vera sigma di SCHIF-
FERMULLER, tutte le altre citazioni di sigma nel senso di triangulum sono prive di
valore nomenclatorio (perchè omonimi o errate identificazioni) e le ho tralasciate
dalla sinonimia, anche se gli autori moderni citano fra i sinonimi specialmente
le sigma di EsPER, tanto più che pare che a questa, che data dal 1786, sia pre-
cedente una analoga errata interpretazione di Knock (Beytr. III-94 Tav. IV,
7, 1783) che, comunque, dovrebbe eliminare anche l’attribuzione di ESPER alla
sigma sinonimo di questa.
Le varietà normanianus Grote (indicata come Normanniana) da STAU-
DINGER ritenuta cospecifica e sinonimo di obtusa Speyer, è in realtà una specie
a sè (vedi Forbes: Lep. N. York).
La specie è molto comune secondo GUENÉE (vol. V p. 329); e copre tutta
Europa.
Nella zona studiata comparve solo a meta giugno ma solo alla meta luglio
si presentò in quantità massive, per scemare poi verso la fine del mese.
Gli esemplari catturati sono 1 seguenti:
Pendici M. del Penice: 15/VI 14.
Torriglia: 15/VII 1434, 19.
) NIE ASS AS
» 20/VIL 333, 18;
S. Salvatore Valtrebbia 24/VII 833.
Torriglia: 29/VII 2033.
Gen. Noctua Linn.
Noctua Linneo: Syst. Nat. X (1758).
Lectotypus: Latreille 1910 N. pronuba L. (= F.).
= Triphaena Ochs. (1816) IV.
Lectotypus: Duponchel, 1829: N. pronuba (= L.).
= Lampra Hbn.; Verz; 221 (1821);
Holotypus: N. fimbria L. (= fimbriata Schr.).
=. Euschesis Hbn.: Verz. 221 (1821).
Lectotypus: Hampson 1904 N. janthina Schiff.
14. Noctua pronuba Linn. (1758).
Noctua pronuba Linn.: X p. 513 n. 87 (1758).
Triphaena innuba Treitschke: vol. V p. 265 (1825).
) pronuba var. ochrea Tutt: Brit. Noct. II p. 99 (1892).
» » puta lust Tie:
» > brunnea Tutt l.c.
» » coerulescens Tutt l.c.
» » ab. hogei Herr. Schäff. Neue Schm. p. 117 (1856).
? Noctua connuba Hiibner. Noct. n. 680-681 (sec. Seitz.) (1818-19).
[Il riferimento del Seitz secondo me è errato. A parte che la sua figura non ha nulla a che ve-
dere con le figg. 680-681 di HUBNER, la mancanza della lunula nera nelle ali posteriori non
è sufficiente indizio che si tratti di una pronuba che ha le ali anteriori molto più lunghe,
il segno nero apicale ben marcato e una statura notevolmente maggiore. Vedasi nota alla
specie orbona Hufn.]
78 . E. BERIO
Noctua pronuba ab. denigrata Schultz Ent. Z. 21, 247 (1907).
» » » maculina Wihan. Soc. Ent. V, 32, 4 (1917).
» » » pallida Kaiser Mitt. Munch. Vv, 9; 13 i. 2 (1919).
» » » cracoensis Prüffer. Bull. Ac. ae 10, 197 (1914).
(forma chimica V. NiesiloskinStraw:ikorm: fiziogr. Krakau. 1928 p. 41)
» » » decolorata, Turati: Atti Soc. It. 62, 49 (1923). .
» » » nuba Kaiser: Mitt. Miinch. Ent. Ges. 9, 13 (1919).
Specie sempre presente in tutte le località e sempre in molti esemplari,
specialmente a meta giugno, epoca della probabile schiusura. Secondo TUTT
la forma tipica è grigio pallido uniforme, la forma innuba Tr. è bruno-nera con-
colore, e vi sono poi varie gradazioni di fondo e forme con la costa più chiara
del fondo a cui egli attribuisce nomi distinti.
La specie è estremamente variabile e diffusa in Europa e Asia. Data l’enorme
frequenza al lume, molti esemplari si dovettero ate per non intralciare le
cacce. I trattenuti furono i seguenti:
Pendici M. Penice 15/VI: 299 var. ochrea Tutt.
» ) ) 13 var. innuba Treits.
» » > 333 var. ochrea-brunnea Tutt.
» » » 2393 var. grisea-brunnea Tutt.
S. Salvatore Valtrebbia 19/VI: 499 var. ochrea Tutt.
) » » 39g var. innuba Tutt.
» ) » 1g. var. rufa Tutt.
» » » ‘253 var. grisea-brunnea Tutt.
» ) ) 19 var. coerulescens Tutt.
Noctua orbona-subsequa-comes etc.
Il gruppo delle due specie simili che hanno avuto dagli autori i nomi or-
bona-subsequa-comes e altri ha dato luogo a grandi equivoci e confusioni da quando
sono state scoperte in poi. L'origine del vero e proprio caos che avvolge le due
specie è dato sia dall’uso inv.lso nei primi revisori di attribuire alle entità non
già 1 nomi più antichi ma quelli ritenuti più conformi; sia dalle erronee identi-
ficazioni dovute ad una imperfetta conoscenza delle specie, sia infine a veri e
propri errori, anche in autori moderni e al loro perpetuarsi per semplice acco-
glimento sotto l’egida dell’« ipse dixit ».
Tuttavia, ci sembra che non sia impossibile stabilire quale sia l’esatta no-
menclatura delle due specie, ora che si conoscono le date esatte dei nomi, dato
che esse specie hanno un carattere distintivo assolutamente e perfettamente di-
rimente.
La situazione sembra, poi, più confusa di quanto non sia, perchè gli autori
sono sempre andati in cerca delle sinonimie intese in un senso molto lato. Consi-
derando infatti che l’errore di identificazione rende ceduco il nome male attri-
buito, si potrebbero stabilire le sinonimie tenendo conto solo dei nomi validi e
trascurando quegli altri che sono stati male attribuiti, il che semplificherebbe in-
finitamente le cose.
Nel caso concreto, i nomi da prendere in considerazione sono poi tre prin-
cipali: orbona, subsequa e comes. Trovato l’autore di ciascuno dei tre si tratterà
di stabilire, essendo in discussione due sole specie, quali siano i due nomi che,
nella intenzione del loro autore, si riferiscono alla stessa specie, per avere chiarito
definitivamente il problema. Tutte le altre attribuzioni degli stessi tre nomi fatte
dagli autori successivi ai primi potranno poi essere considerate per semplice ri-
ferimento o curiosità, ma in fondo, ai fini nomenclatorii, sono perfettamente
NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 79
inutili perche o corrispondono cogli originali e allora sono semplici riferimenti
o non corrispondono e allora debbono essere trascurati come dei semplici errori.
La storia delle sinonimie, a grandi tratti, di queste due specie, pud essere
cosi tratteggiata:
BORKHAUSEN, uno dei primi revisori, non aveva ancora percepito la esistenza
di due specie, e cosi passava come sinonimi 1 due nomi gia creati ai suoi tempi
(1792), e cioè orbona e subsequa.
Con OCHSENHEIMER, tra i revisori, e non tra gli speciografi, si distinsero
le due, col nome rispettivamente di subsequa l’una e di comes (= orbona) l’altra.
GUERNEE inverti la seconda sinonimia facendo da un lato subsequa e dall’altro
orbona (= comes); come vedremo, questa fu la interpretazione giusta, secondo il
principio di priorita. Senonchè, tra 1 moderni, STAUDINGER confuse le cose, fa-
cendo orbona (= subsequa) e comes; e Hampson lo seguì, purtroppo errando
nell’attribuzione delle paternita, e nelle date di pubblicazione dei nomi, seguito
recentissimamente da Boursin (Bull. Lyon 1953 n. 5 p. 118) che ne ricalca in
pieno gli errori. WARREN in Seitz, probabilmente rilevando e ritenendo le osser-
vazioni di TUTT in Brit. Noct. II vol. tornò alla retta statuizione di GUENEE
che, come or ora dimostreremo, è la giusta (subsequa - orbona (= comes) ).
Cominciamo con lo stabilire le date e gli autori dei tre nomi:
orbona fu creato da HuFNAGEL nel 1767, e applicato in seguito, fra gli altri primi
autori, da Fasricius (Mantissa) 1777; da GOZE (1779), da DE VILLERS (1789)
e ancora da FABRICIUS (Entom. Syst.) nel 1794.
subsequa è di SCHIFFERMÜLLER (1775), ripreso poi, più o meno esattamente e
conformemente, da Esper (1777), GÔZE (1779), BRAHM (1790), BORKHAUSEN
(1792), HÜBnER (1800-1803), ILLIGER (1801), OCHSENHEIMER (1816) e
TREITSCHKE (1825).
comes è di HUBNER la cui data di edizione (1809-13) è accertata definitivamente
da HEMMING nella sua critica « Hübner » Vol. I p. 260, ed è stato riprodotto
da OCHSENHEIMER e da TREITSCHKE.
Gli autori che, come HAMPSON, hanno attribuito quest’ultimo nome a
TREITSCHKE, non hanno notato che, a parte le incertezze allora note sulle date
di edizione di HÜBNER, vi era un elemento assoluto di priorità: che HÜBNER è
citato da TREITSCHKE e da OCHSENHEIMER, il che vuol dire che li precede, senz'altro.
Per attribuire rettamente questi tre nomi, nella loro accezione originale,
è sufficiente ricercare nelle diagnosi la presenza del carattere discriminante che
è dato da un segno nero ben distinto in forma di trattino ben apparente, alla costa,
poco prima dell’apice, così come si trova nella specie pronuba, più grande ma
simile alle due in esame.
Orbene è facile rilevare subito che HUFNAGEL non ha veduto tale trattino,
diagnosticando la orbona come una nottua con le ali bruno-rossastre, con reni-
forme bruna e basta; e come invece SCHIFFERMULLER abbia rilevato tale carattere
includendo la specie nelle « Noctue atrosignatae » ossia in quelle che portano ap-
punto tale trattino. La conclusione, assolutamente incontrovertibile, è che, es-
sendo la orbona di HUFNAGEL e la subsequa di SCHIFFERMULLER le due prime pub-
blicate (1767 e 1775), le due specie debbono essere catalogate sotto questi due
nomi, caducandosi il nome comes Hb. (1809-13) come sinonimo di uno qualunque
dei due. L’esame della figura rispettiva di HÜBNER, n. 521, rende subito evidente
che si tratta di orbona Hufn. ©
Trattando ora delle singole specie si esamineranno le sinonimie complete.
80 E. BERIO
15. Noctua subsequa Schiff. (1775). |
Noctua subsequa Schff.: Wien. Verz. p. 79 (1775).
Specie molto meno frequente che orbona Hufn., si è sempre presentata
sporadicamente.
Pendici del Penice 15/VI 19.
S. Salvatore Val Trebbia JOVI LS ja
Torriglia 17/VII 14.
Pare che la specie presenti al Nord dell'anno maschi con la punta delle
valve molto meno appuntita che in quelli meridionali; l’esame di molto materiale
solo potrà stabilire se si tratta di differenze individuali o geografiche. Frattanto
segnaliamo qui che gli esemplari della zona studiata hanno la punta delle valve
appuntita come gli esemplari di Siria, mentre quelli provenienti dall'Olanda
hanno le punte molto meno aguzze.
16. Noctua orbona Hufn.
Phalaena orbona Hufnagel; Berl. Mag. III 304 n. 57 (1767).
Phalaena pronuba minor De Villers: Ent. Linn. II, 279 n. 361 (1789).
Noctua comes Hübner: Noctuae fig. 521 (1809-13).
Noctua consequa Hübner: l.c. fig. 105 (1800-3).
? Noctua interposita Hübner: Beytr. I, 3,5 432 pi 118.
Triphaena prosequa Ochs.: Vol. IV, I, p. 69 (1816).
) adsequa Treitschke: V p. 258 (1825);
» orbona var. pallida Tutt: Br. Noct. II p. 96 (1892).
) » grisea Tutt: ibid.
» » subvar. rufo-grisea Tutt: ibid.
) »- "var, ochrea Vutt; ibid.
» » subvar. rufo-ochrea Tutt: ibid.
) » var. virescens Tutt: ibid.
) » var. rufescens ‘Tutt: ibid.
> yi evar, 'rufa‘ Putt: abıd,
» » var. nigrescens ‘Tutt: ibid.
» » subvar. rufo-nigrescens Tutt: ibid.
Noctua connuba Hübner Noct. N. 680-681 (sec. Guenée ed Heydenreich).
[Il riferimento di connuba Hbn. (fig. 680-681) a questa specie fatto da GUENÉE ed HEYDENREICH
secondo me è esatto, contrariamente all’opinione di WARREN che la riferisce a pronuba.
La figura di HUBNER manca, è vero, della lunula nera nelle ali posteriori, il che è ritenuto
elemento determinante di WARREN, ma la statura e la forma delle ali, la mancanza del segno
nero all’apice, sono di orbona Hufn. senza contare che molte orbona portano realmente la
lunula molto cancellata.]
Triphaena orbona var. curtisi Newm. Entgist. V, 224.
» » var. virgata Tutt: ibid.
» » ab. demarginata Schultz: Ent. Z. 21, 246 fig. (1907).
» » ab. non-marginata Lucas: Bull. Ent. Fr. p. 402 (1903).
» i... DSP, gave Pieszeck ) Jahresb ent: Ver 175 213 DI: fig;
» comes ab. corsatra Schaw.: Iris. 40 p. 150 (1926).
Rhyacia orbona var. robusta Turati: Atti Soc. It. Sc. Nat. 63 P- Ma (1024).
) ) var. olivacea Turati: ibid.
» » ab. bergensis Sp.-Schnd.
» » ab. attenuata Warr. Seitz, 42 (1913).
» » ab. conjuncta Warr. ibid.
» » form. fumida Warr. ibid. Tav. 9,e.
Specie quanto mai variabile e sparsa sul continente, nell’Africa del Nord,
ecc.
E comparsa sempre discretamente numerosa, in esemplari freschi. Abbiamo
trattenuto solo una parte perchè, come per certe altre specie (c-nigrum, vitellina
NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 81
ecc.) il gran numero di individui in certe sere era di ostacolo alla cattura di altre
specie più importanti. Gli esemplari trattenuti sono: |
Penice 15/VI 233 consequa.
S. Salvatore Val Trebbia 19/VI 233 orbona tipica e 19 consequa.
Torriglia: 24/VI 19 consequa.
) 15/VII 299 tipica e 833 consequa.
2 20/VII 12 consequa. |
» 24/VII 13 tipica. | |
Pianostano (1955) 1g tipica, 12 consequa e 19 adsequa all’esca.
Fig. II - Noctua subsequa Schiff.: A, valva destra (ex. di Olanda); B, valva destra (ex. di Tor-
riglia).
17. Noctua fimbriata (Schreber)
Phalaena fimbriata, Schreber: Nov. Ins. Sp. 13 n. 11 fig. g. (1758).
Ph. Noctua fimbria, Linn.: Syst. Nat. XII? 842, n. 123 (1767).
Noctua solani, Fab.: Mant. II p. 150 (1787).
Ph. domiduca Hufn.: Berl. Mag. III, 404 n. 81 (1767).
Ph. N. parthenii, Schck: Berl. Gesell. I, 297 tav. 8 f. 1.
Triphaena fimbria var. rufa Tutt: Brit. Noct. II, 92 (1892).
D » » brunnea Tutt: Lec.
» > » virescens Tutt: l.c.
) » » brunnea-virescens Tutt l.c.
) » ab. brunnea Rocci Atti Soc. Ligur. 24, 142 (1914).
» ) » rufa Rocci Atti Soc. Ligur. 24, 142 (1914).
» » » nigrescens Busse. Z. 6st. Ent. Ver. 10 p. 50 (1925).
» > var. obscura Lenz: (Ostheld) Schm. Sudbayern. II, 234 T. 13 f. 3 (1927).
) > » variegata Lenz: loc. fig. 1.
) » ab. jago Cathérine: Amat. Papill. IV, 23% (19020)
Il nome di SCHREBER è stato sempre trascurato, anche se riportato da certi
autori (ad es. BORKHAUSEN; Tom. IV, 104 n. 41; HUBNER; Syst. Verz. p. 27;
HEYDENREICH: Syst. Verz. p. 35 ecc.) e la specie indicata sempre col nome di
LINNEO. Boursin: Bull. Lyon 1953 p. 118 ha riesumato il nome di SCHREBER,
82 E. BERIO
doverosamente, il che cambia notevolmente la nomenclatura e la sinonimia delle
forme interne che la specie presenta.
Quella, infatti, che sinora è stata accettata come la forma tipica, riferita alla
diagnosi di LINNEO, non corrisponde esattamente alla fimbriata di SCHREBER,
come si vede dalle diagnosi rispettive. Schreber dice: « Phalaena ( fimbriata)
seticornis spirilinguis, alis superioribus virente carneis, inferioribus fulvis: fascia
nigra marginali » (cit. di BORKHAUSEN, Tom. IV, p. 104 n. a1):
E Linneo: « Phalaena Noct. fimbria, spirilinguis, laevis, alis incumbentibus
griseo fasciatis, inferioribus helvolis: macula lineari atra ».
La tipica ha dunque le ali virente-carneis, ossia verdi e rosee, mentre la
fimbria di Linneo le ha grigie. Quest’ultima è stata ritenuta da GUENÉE, che
sembra essere il primo ad aver compiuto una scelta, la forma con le ali « nanchino
chiaro, con pochi disegni, non figurata da HÜBNER ». (GUENÉE, Noctuél. V,318)
e TUTT la identifica con la forma pallida giallastra-grigia (TUTT: Brit. Noct. 1197),
La variabilita della specie si manifesta ordinariamente sulle ali anteriori che
possono presentare infinite sfumature secondo due direttive: una che partendo
da colori verdi oliva profondi, senza intonazioni rosse o rosee, si svolge schiarendo
fino a presentare forme grigio pallide quasi bianche e senza disegni; un’altra che
parte da colori rosso mattone cupi si schiarisce sino al rosa chiaro. Vi sono poi
rari esemplari che mescolano i colori verdi coi rosa.
Secondo WARREN (Seitz IV,63) le 99 sarebbero da giallo ocree a rosse e
i Sg da rossobruno a verde oliva: ma in realtà, invece, i 44 portano sia le colo-
razioni sul verde che sul rosso più o meno scuri (normalmente sempre scuri) e
le 29 le colorazioni chiare, siano esse della linea verde che della rossa.
La sinonimia che include la Ph. Noct. parthenii di SCHRANK è di qualche
autore antico (BORKAUSEN, HEYDENREICH) ma sembra essersi perduta negli au-
tori più recenti.
Tutto sommato, le forme interne della specie parrebbero le seguenti:
a) f. tipica fimbriata Schr. con ali verde oliva misto con rosa (= brunnea-vi-
rescens T'utt).
b) f. fimbria L. con le ali grige chiare con pochi disegni.
c) f. solani F. con le ali verde oliva scure.
d) f. virescens 'Tutt con le ali verde chiaro.
e) f. rufa Tutt con le ali rosa chiare.
f) f. brunnea Tutt con le ali rosso bruno scure.
g) f. nigrescens Busse con le ali quasi nere.
h) f. obscura Lenz con le ali scure.
i) f. variegata Lenz con fondo biancastro distalmente e zona mediana scura.
1) ab. jago Cath. è una solani che porta le ali posteriori bruno caffè anzichè
gialle.
Le forme brunnea e rufa attribuite a Roccı da BANG Haas non possono es-
sere mantenute trattandosi di omonimie primarie.
La specie è molto diffusa, in Europa, Algeria e Asia Minore.
Essa non si presentò alla lampada nè il 5 nè il 10 giugno; il giorno 15
comparve in massa tanto che in tre ore se ne catturarono 41 esemplari. La fre-
quenza scese a 19 es. il giorno 19 giugno, e a 13 es. il 24: in seguito comparve
con una decina di individui per tutto luglio, e qualche esemplare si presentò in
agosto e settembre in altre località (Como-Alpi dolomitiche).
NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 83
Gli esemplari catturati nella zona studiata furono 1 seguenti:
15 giugno: Pendici N. del Penice 933 (f. solani F.)
}
),
» 899 (f. virescens Tutt)
» 19 grigia chiarissima (f. fimbria L.)
) 13353 (f. brunnea Tutt) | |
» 233, 899 (f. rufa Tutt).
19 giugno: S. Salvatore Val Trebbia: 633 (solani F.).
>»
>»
»
»
> 233, 799 (f. virescens Tutt).
» 499 (f. rufa Tutt).
24 giugno: Torriglia: 14 (solam F.).
)
)
»
»
14, 499 (virescens Tutt).
13 (brunnea Tutt).
1g, 599 (rufa Tutt).
15 luglio: Torriglia: 233 (solani F.).
» » 13 (f. tipica).
» » 19 (virescens Tutt).
17 luglio: Torriglia: 235 (solani F.).
» » 399 (virescens Tutt).
» > 299 (fimbria L.).
» » 15, 299 (rufa Tutt).
24 luglio: S. Salvatore Val Trebbia: 299 ( fimbria L.).
» » »
» » »
1g (brunnea 'Tutt).
299 (rufa Tutt).
18. Noctua interjecta Hbn.
Noctua interjecta Hübner: Eur. Schm. Noct. f. 107 (4) (1800-3).
Phal. Noctua fimbria minor, De Vill.: p. 359 (1789).
Triphaena interjecta var. rufa Tutt: Br. Noct. IT 91 (1892).
var. caliginosa Schawerda Verh. Ges. Wien V, 68 f. 3, 4.
Specie ben poco variabile, la cui var. rufa è solo poco più rossa della ti-
pica. Caliginosa Schaw. è una razza (sec. Seitz) con ali bruno chiare, molto fine-
mente disegnate, e fascia sottile delle ali posteriori. Benché non abbiano ricevuto
un nome, nelle serie si rinvengono esemplari con la fascia delle ali posteriori
molto più larga del solito.
Copre il centro e Sud Europa, come anche l'Inghilterra.
È stata catturata isolatamente, e non ha dato indicazioni di schiusura.
STEPHENS: Ill. Brit. Haust. Tom. II, p. 105 n. 6, dice di averne catturato
un numero considerevole nel giugno 1826, il che potrebbe essere un indizio della
epoca di schiusura.
Torriglia: 24/VI 13.
» 17/VII 13 e 19.
In una serie di preparati si è notata una discreta variazione nella forma e
numero di spine in uno dei cornuti dell’edeago.
19. Noctua janthina Schiff.
Noctua janthina Schiffm.: Wien. Verz. p. 78 (1775).
Phalaena Noctua fimbria-minor, De Vill.: Ent. Linn. II, 278 T. 5, 24 (1789).
» » domiduca Knock: Beytr. II, 63 n. 13 (1782).
» ) janthe Bkh.: Schm. Eur. IV, 109 (1792).
Triphaena janthina var. rufa 'Tutt: Br. Noct. II, 92 (1892).
Agrotis latimarginata Rôber: Ent. Nachr. 24. (1900).
84 | E. BERIO
Triphaena janthina ab. flavomaculata Spul. Schm. Eur. (1908).
» ) ab. obscura Culot: Noct. I, 30 tav. 3, 15.
» » var. algirica Obth.: Lep. Comp. 16, 102 T. 493, 4087.
» ) subsp. intermedia Rots.: Nov. Zool. 27, 35.
Specie poco variabile, dal blu violaceo al rossastro nelle ali anteriori, e
con la fascia più o meno larga nelle posteriori.
Fig. III - Noctua interjecta Hiibn.: À, varie forme di cornuti penis. - Noctua janthina Schiff.:
B, valva sinistra normale; C, valva sinistra anormale.
Della forma tipica, data la laconica descrizione di SCHIFFERMÜLLER: « veilb-
laulichte, graufleckigte Eule » si può solo dire che abbia le ali anteriori blu vio-
lacee; per l'ampiezza della fascia si dovrà far ricorso alla prima scelta successiva,
che probabilmente è quella di FaBRIcIUS in Mantissa Ins. II, 152 n. 124. In essa
si dice delle ali posteriori: « posticis atris; macula media margineque ferrugineis ».
Parrebbe dunque che FABRICIUS avesse scelto la forma con fascia molto ampia,
se la sua attenzione fu attratta da un’ala nera con macchia gialla e non da un’ala
gialla con fascia nera. Va però notato che la forma normale ha una fascia stretta,
è così forse meglio, almeno per ora, ritenere f. tipica quella normale, ad ali an-
teriori cerulee e fascia stretta nelle posteriori.
NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 85
Dei vari sinonimi, domiduca di KNOCK non può avere impiego per omonimia
con domiduca di HUFNAGEL, sinonimo di fimbriata Schreber; e janthe Bkh. è una
varietà di bruco, come lo stesso autore riconosce a pag. 809 dell’opera: /atimar-
ginata Rob. e flavomaculata Spul. sono le due forme con fascia larga e larghis-
sima; obscura Culot è un nome dato ad un esemplare già di BoIspuvaL (vedi
Banc Haas. Novit. Macrolep. Vol. I p. 169) molto oscuro; intermedia Rots. e
algirica Obth. razze del Nord Africa; rufa Tutt, infine, è la forma con ali anteriori
rossastre.
£ 19
AI A MC
em È
À pil, 4
Fig. IV - Chersotis rectangula Schiff.: A, valva destra. - Chersotis andereggii Boisd.: B, valva
sinistra; C, penis.
La specie è diffusa in Europa. Si è presentata affollandosi attorno alla
metà di luglio, dando probabile indicazione sull’epoca della schiusura. Ecco
l’elenco delle catture:
S. Salvatore Val Trebbia 19/VI 533 latimarginata Rob. 299.
Torriglia: 17/VII 14 tipico, 43S latimarginata 19;
» 20/VII 533 latimarginata.
S. Salvatore Val Trebbia 24/VII 23¢ e 499 tipici; 13 latimarginata.
Torriglia 29/VII 1% ed 19; 13 latimarginata.
Valle Staffora Pianostano - Agosto 1955 233 e 399 alla melata.
Eseguendo una serie di apparati genitali maschili ho notato che tra dieci
esemplari con valve uniformi uno possiede l’apice della valva sinistra asimme-
tricamente dotato di due punte.
Nella zona studiata non si è presentata l’ab. rufa Tutt e la maggioranza
degli esemplari gg appartiene alla var. latimarginata Rob. Gli esemplari sono
di statura particolarmente grande specialmente le 99.
86 E. BERIO
Gen. Chersotis Bdv.
Chersotis Bdv.: Ind. Meth. 103 (1840) (10 spp.).
Lectotypus: Hamps, 1904 N. rectangula F. (= Schiff.).
20. Chersotis rectangula Schiff.
Noctua rectangula Schiffm.: Verz. Wien. Geg. p. 78 (1775).
» rectangulata De Villers: Ent. Linn. IV, 466 (1789).
var. acutangula Staudinger: Iris. V, 355.
A
Recentemente € stata riconosciuta vera la distinzione di GUENEE (vol. V
p. 311) tra questa specie e la Agrotis andereggii di BoispuvaL (Icones Tav. 76
fig. 6-1834). La confusione tra le due è tuttavia rimasta sino alla compilazione
del supplemento del Seitz dove a pag. 59 si mantiene andereggii come forma di
rectangula ma, soprattutto, si ritiene la Agrotis exclamans di EVERSMAN (Bull.
Moscou 1841 I, 27 PI. 3 f. 5) sinonimo di rectangula Schff. e non di andereggii
Boisd. com'è in realtà.
x
La specie rectangula è rara, e si trova nel centro Europa, località elevate.
È stata catturata in un unico esemplare:
S. Salvatore Val Trebbia 19/VI/1960 14.
Gen. Ogygia Hbn.
Ogygia Hiibner: Verz. 224 (1821) (5 spp.).
Lectotypus: (Grote: List N. Amer. 22, 1895) Noctua signifera Schff.
21. Ogygia forcipula Schiff.
Noctua forcipula Schiffermüller: p. 78 (1775).
» denticulosa Esper: IV T. 183 II, p. 14 (1786).
» signifera Fab.: Ent. Syst. III 2, 71, 202 (1794).
ab. bornicensis Fuchs: St. e Zt. 260 (1884).
f. lithargyrula Turati: Nat. Sicil. T. 3 f. 17-20 (1919).
var. helladica Reb.: Verh. Ges. Wien 50, 294 (1905).
ab. samnitica Dannehl: Ent. Ztschr. 46. 247 (1933).
f. hyrcana Draudt: Seitz. Suppl. 55 pl. 6.
f. amasina Turati: Cit. Seitz. Suppl. 55 pl. 6 [Wagner?]
? f. robustior Draudt: Seitz. Suppl. 55 pl. 6.
? f. obscurior Draudt: l.c.
f. atlantis Schwingh.: Mem. Sci. Nat. Maroc 42, 51 (1935).
Per molto tempo la specie è andata confusa con la Ogygia nigrescens Höfn.
(Soc. Ent. II, 121) che DRAUDT (Seitz. Suppl. p. 245) su segnalazione di BOURSIN
ha staccato come buona specie.
Vi è notevole differenza negli apparati genitali, e nell’aspetto generale oltre
che nei particolari, tra le due specie, e probabilmente le forme grandi e scure
come robustior Drdt. ed obscurior Drdt. appartengono alla nigrescens e non a questa.
Nel territorio studiato si è presentata tanto l’una che l’altra specie e pre-
cisamente, di questa:
S. Salvatore Val Trebbia 19/VI 18, 19.
La specie si trova nel Sud Europa e Ovest asiatico.
22. Ogygia nigrescens Hôfn.
Agrotis nigrescens Hôfn.: Soc. Ent. II, 121 (1888).
Di questa specie che da poco è stata riconosciuta come buona e separata
dalla forcipula Schiff., l'habitat è è come per quella il Sud Europa e DIRI
l’Asia occidentale.
NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 87
Per l’Italia MARIANI indica, per tutta la penisola, la sola forcipula, senza
considerare separatamente la nigrescens, quindi non si hanno da lui dati per questa.
Per quanto ho riscontrato io, questa specie è stata trovata in Val Chisone
e nelle Langhe (Cengio) a queste citazioni si aggiungono quelle della zona stu-
diata che sono: |
Torriglia: 24/VI 19.
» IS/VIT 16, |
» 29/VII 19. Tutte freschissime di schiusura.
i
A B
u —
x > gi ¥ ö / di DE da \
Rea SY A LS;
Fig. V - Ogygia forcipula Schiff.: A, penis; B, valva sinistra. - Ogygia nigrescens Hôfn.: C, penis;
D, valva destra.
88 E. BERIO
Gen. Diarsia bon:
Diarsia . Hübner: Verz. p. 222 (1821) (6 spp.).
Lectotypus: Hampson, 1904: N. dahl Hbn.
23. Diarsia brunnea Schiff.
Noctua brunnea Schiffermüller: pag. 83 (1775).
» lucifera Esper: IV, 142 Noct. 63/6; 188 Noct. 109/4, 5 (1786).
» fragariae Borkh.: IV, 497 n. 196 (1792).
» arvensis Gmel.: Syst. Nat. 1.5.2569 (1788).
> carnea Thumbg.: Diss. IV. 55 (1792).
Agrotis hospitalis Grote: Can. Ent. XIV, 184 (1882).
Cerastis subdolens Butler: T.E.S. p. 181 (1881).
var. nigricans Lampa: Ent. Tidskr. 1885.
var. rufa Tutt: Br. Noct. II. 112 (1892).
ab. suffusa Strd.: Arch. Natges. 25.9.10 (1903).
ab. norvegicola Strd.: l.c. 1915. A. 12, 146.
f. urupina Bryk: Irıs 56, 37 (1942).
f. distinctissima Bryk l.c. p. 38.
La Noctua brunnea di SCHIFFERMULLER ha dato luogo a molte incertezze
tra i primi revisori; BORKHAUSEN ha largamente equivocato, confondendola con
altre specie e descrivendo poi una fragariae che corrisponde con questa e non
ha nulla in comune con la fragariae di Esper che ne è ben lontana.
La hospitalis di GROTE, secondo SMITH (riportato da Forges: Lep. N. York
p. 53) è una brunnea europea, probabilmente col cartellino sbagliato, come la
1; di SMITH (nec GROTE). La specie è diffusa in Europa e Asia, giungendo
«sino al Giappone.
La var. nigricans che va sotto il nome di HOMEYER è stata descritta da LAMPA
a seguito di una segnalazione in litt. quindi deve portare il nome di LAMPA.
Si è presentata sporadicamente come segue:
Torriglia: 15/VII 13.
» IN TE 238.
» 20/VII 333.
» 2OIV 112355: 10.
Gen. Spaelotis Bdv.
Spaelotis Boisduval: Ind. Meth. 106 (1840) (23 spp.).
Lectotypus: (1848: Dict. Univ. Vide Tams, 1929) Noctua ravida Schff.
24. Spaelotis senna Hb.-Geyer.
Noctua senna (Hiibner) Geyer: Noct. figg. 771, 772 (1828-32).
- prisca Auct Treitschke: vol. X (2) 18 (1835).
Agrotis valdensis Bdv.: Ind. Méth. 63 (1829).
(Rhyacia senna ssp. einsenbergeri Hartig: Bull. Soc. Ent. It. 66 (9) p. 230 (1934) ).
La indicazione di prisca è fatta da TREITSCHKE senza indicazione dell’autore
né del luogo di descrizione. Sulla priorita tra senna e valdensis ci sarebbe qualcosa
da osservare perchè mentre Hampson (cat. IV, 461) assegna alle figure di GEYER
la data del 1827, gli studi di HEMMING (HÜBNER : 1937) indicano la data appros-
simativa del 1828-32 per tutte le figure dal n. 766 all’802. Tuttavia BOISDUVAL
stesso, dopo avere incluso solo la valdensis nell’Ind. Meth. del 1829, l’anno 1940
nel Suo « Genera et Index meth. » metteva il suo nome in sinonimia sotto senna
Geyer. Questo starebbe ad accertare che le figure della Sammlung di HÜBNER
precedenti il n. 773 debbano essere datate 1828 e non 1828-32.
NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 89
La einsenbergeri di HARTIG, stando alla figura che egli ne ha dato in Zeits.
Oesterr. Ent. Ver. Wien 6,21,1936 tav. 2 probabilmente è una Spaelotis ravida
Schiff., e non una senna.
Secondo WARREN è una specie locale, trovata nel sud della Francia, Sviz-
zera e S.W. Germania. In Italia è segnalata dal MARIANI per il Piemonte, il Mo-
denese, il Trentino e regioni alpine in genere, in settembre.
Fig. VI - Spaelotis senna Hb.-Gey.: valva destra e penis.
Nella località studiata l'abbiamo rinvenuta sia in alto che nella valle, in
pochi esemplari freschissimi che rappresentano una grande novità:
Pendici Nord del Penice 15/VII 299.
S. Salvatore Val Trebbia: 19/VI 14.
» » 24/VII 19.
Gen. Naenia Steph.
Naenia Stephens: Brit. Haust. II (1829).
Holotypus: Noctua typica Linn.
25. Naenia typica Linn.
Noctua typica Linn.: X2 518 (1758).
» venosa Hübn.: fig. 61 (1800-03).
» excusa’ Esp.; IV T3193) pi 648: tam, "107 (1786):
var. brunnea Tutt: Br. Noct. IV, 40 (1892). |
var. issyca Pünglr.: Iris 13, 119.
ssp. orientalis Krulik: Bull. Soc. Oural. 31.108 (1911).
var. claricolor Schawda: Z. ost. Ent. Ver. 13.104 (1928).
var. contaminatoides Schawda: (cit. Seitz Suppl. 89) (1931).
Specie estesa a tutta l’Europa e parte dell’Asia..Per l’Italia MARIANI indica
Lombardia, Trentino, Modenese in settembre.
Abbiamo rinvenuto un esemplare tipico:
Torriglia 15/VII 1960 13.
90 E. BERIO
Subfam. HADENINAE
Gen. Discestra Hmps.
Discestra Hampson: Cat. V. 14 (1905).
Monogenotypus: Mamestra chartaria Grote.
Questo é il genere Scotogramma degli Autori, che hanno seguito la sistema-
tica di Hampson. Recentemente BOURSIN ha detto che le specie europee comprese
da Hampson nel gen. Scotogramma Smith non sono congeneriche col generotipo
di questo genere (Anarta submarina Grt.), ma sono invece congeneriche col ge-
nerotipo di Discestra Hmps.
26. Discestra trifolii Hufn.
Phalaena Noctua trifolii Hufn.: Berl. Mag. III 398. N. 70 (1766).
Noctua chenopodü : Schiffm.: p. 82 N. 6 (1775).
» chenopodiata De Villers: Ent. Linn. IV. 467 (1789).
» verna Esper: IV Noct. 38, p. 278 (1786).
» saucia Esper: IV Noct. 73, p. 505.
Mamestra farkasii Treitschke: X (2) 74 (1835).
Hadena intermissa WIk.: XI. 587 (1857).
? Apamea inquieta Wlk.: XI. 730 (1857).
Hadena albifusa WIk.: XII. 753 (1857).
Apamea glaucovaria Wlk.: Can. Not. 8 Geol. V.255 (1860).
Mamestra canescens Moore: A.M.N.H. (5) I. 233 (1878).
» oregonica Grote: Can. Ent. XIII. 230 (1881).
var. indistincta Tutt: Br. Noct. III. 82 (1892).
f. fructicosae Dumont: Ann. Ent. Fr. 324 (1925).
f. zermattensis Draudt: Seitz Suppl. 96 (1931).
f. brunnescens Heydem: Int. Ent. Ztschr. 27. 330 (1933).
Scotogramma cinnamomina Rots: Nov. Zool. 20. 121 (1913).
Benchè BotspuvaL e GUENEE la distinguessero dalla treitschkii Bdv. (BoIs-
DUVAL distingueva anche quest’ultima dalla pugnax Hb.-Gey: Vedi Gen. et Ind.
Méth. N. 925-926) Hampson le riteneva un’unica specie, e cosi é difficile stabi-
lire se la Apamea inquieta WIk., la provenienza del cui tipo non si conosce, ap-
partenga a questa o all’altra specie.
E specie comune in Europa, Asia e Nord America dove anche recente-
mente è stata confermata (FORBES: Lep. of New York); il suo nome spetta a
HurnAGEL che lo pubblicava nel 1766 mentre ROTTEMBURG nel Naturforscher
vol. IX lo citava (1777) riferendolo ad una figura, molto scadente, di ROsEL.
Nella zona studiata si è presentata nelle seguenti catture: —
Pendici N. del Penice 19/VI 2533 tipici; 13 ab. farkasu Tr.
Torriglia 24/VI 14 tipico.
27. Discestra pugnax Geyer.
Noctua pugnax Geyer: Hbn. Samml. figg. 726-727 (1823-4).
» treitschkit :Bdy.:. Ann, Soc. Linn... Paris (1827). p... WL: pl. 6 f.-3,
» treitschkei Geyer: Hbn. Samml. fig. 850 (1834-35).
ssp. ttalica Berio: Boll. Soc. Ent. It. 74 N. 9 pag. 125 (1942).
f. petricolor Turati: Atti Soc. It. 62. 53 (1923).
È segnalata dal sud della Francia. BoIspuvaL cita la pugnax Hb. tipica, con-
siderandola specie differente dalla treitschkii, della Russia meridionale. In Pie-
monte, Liguria, Emilia si presenta nella sottospecie italica, e a tale sottospecie
appartengono gli esemplari della zona studiata, che sono:
NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 91
Torriglia: 10/VI 14.
S. Salvatore Valtrebbia: 19/VI 233 più scuri nel colore fondamentale.
Torriglia: 24/VI 238.
» 17/VII 14.
28. Discestra marmorosa Bkh.
Phalaena Noctua marmorosa Bkh.: Schmett. Eur. IV. 424 (1792).
Noctua nana Esp.: IV Tav. 149 (nec Hfn.) (1786).
Hadena odontites Boisd.: Index, 71 (1840).
) » (Bdv) Treitschke: Schm. Eur. X (2) 248 (1835).
var. microdon Guen.: Noctuél. VI 96 (1852).
ab. obscura Hoffm.: Schm. Steirm. II 396 (1915).
var. dalmatina Schwing: Ost. Ent. Ver. XI. 10 fg. (1926).
Hampson ha confuso la nana di Esper con la nana di HUFNAGEL e ha dato
questo nome alla specie ritenendolo più antico, mentre la nana Hufn. è la dentina.
La var. microdon è, secondo gli autori, una forma più scura però se è vero
che il tipo proviene dalla Lapponia non può appartenere a questa specie che è
esclusivamente meridionale.
Sud Europa, Asia Minore.
Nella zona studiata solamente:
Pendici M. Penice 19/VI 233.
Gen. Heliophobus Bdv.
BotspuvaL: Ind. Méth. 69 (1829) (7 spp.).
Lectogenotypus: Phalaena saponarie Bkh. (= Phalaena reticulata Göze) [Duponchel: Lep.
Pr. IV. (2) 71 G820)}
29. Heliophobus reticulata Göeze.
Noctua reticulata Göeze: Ent. Beytr. III, 3. 254 n. 376 (1781).
> saponarie Borkh.: IV 370 (1792).
» calcatrippae View: Tab. Verz. II. 71 N. 111 (1790).
» marginosa Haw. Lep. Brit. 195 N. ror (1803).
Noctua typica Hbn.: fig. 58 (nec Linn.) (1800-3).
ab. unicolor : Alph.: Rom. Mém. V. 147.
Tutta Europa ed Asia. In Italia specie diffusa e frequente. La ab. Autti
descritta da SCHAWERDA: Jahr. Wien ent. Ver. 24.125 (1914) è un sinonimo di
texturata Alph., secondo DRAUDT: Seitz suppl. 109.
Nella zona studiata è comparsa abbastanza numerosa.
Valtrebbia S. Salvatore: 19/VI 833. |
Torriglia: 24/VI 333.
» 15/VII 1& 19.
> 20/VIL 14 19:
Gen. Polia Ochs.
OCHSENHEIMER: Vol. IV. 76 (1816) (20 spp.).
Lectogenotypus: Noctua nebulosa Ochs (— Phalaena nebulosa Hufn.). (Curtis: Brit.
Entom. VI. 248 (1829 1828).
= Aplecta Guén.: Ann. Ent. Fr. VII. 217 (1838) (11 ssp.).
Lectogenotypus: Noctua nebulosa Hufn. (Guenée-Noctuél. II. 77. 1852).
La data del Curtis, segnata sul volume in 1829 è, secondo Tams 1828,
il che assicurerebbe la priorita della scelta di CURTIS su quella di DUPONCHEL:
92 E. BERIO
Lep. Fr. IV (2) 71.1829 (Noctua comta Scff.) che porterebbe Pola in sinonimia
con Hadena Schk. (1802) e renderebbe valido Aplecta per questo genere.
30. Polia nebulosa Hufn.
Noctua nebulosa Hufnagel: Berl. Mag. III, 418 (1766).
> bimaculosa Esp.: IV. 132 (1788) nec Linn.
» thapsi Brahm: Ins. II. 135 (1791).
» grandis Donov.: Brit. Ins. X. 34 (1801).
» plebeja Hübn.: IV. f. 78 (1800-3).
Aplecta askolda Obth.: Et. Ent. V. 79 (1890).
» rosoni Coll.: Ent. Rec. II. 264 (1891).
Mamestra lama Stgr.: Iris IX. 254 (1896).
» asiatica Stgr.: Iris. X. 334 (1897).
var. pallida Tutt: Br. Noc. III. 68 (1892).
ab. conspicua Warr.: Seitz. 78 (1913).
ab. calabrica Warr.: l.c.
var. plumbosa Mansbridge: Entom. 50, 49 (1917).
ab. thompsoni Arkle: cit. Seitz Suppl. 108 (1931).
_ Specie europea, che presenta una certa variabilità nel colorito e nei disegni.
Si è presentata in esemplari per la maggior parte vecchi:
Pendici Nord M. Penice, 15/VI 14 fresco.
Torriglia 24/VI 333, 399 un po’ passati.
Gen. Pachetra Guen.
Pachetra Gn.: Ann. Ent. Fr. 241 (1841).
Monogenotypus: Noctua leucophaea Bkh. (= Schiff.; = Phalaena sagittigera Hufn.).
31. Pachetra sagittifera Hufn.
Phalaena noctua sagittigera Hufn.: Berl. Mag. III. 400 (1766).
Noctua leucophaea Schff.: p. 82 (1775).
» fulminea Fab.: Gen. Ins. Mant. 282. N. 107 (1776).
Phal. Bombyx vestigialis Esp.: III. 270 Tav. 53 (1785) nec Rott. (1776).
» Noctua ravida Esp.: IV. 145. N. 66 (1786) nec Schff. (1775).
ab: incana.‘Miull.:~ Cat. Suppl Il. 17.
Hadena bombycina Ev.: Bull. Mosc. III. 58 (1847).
var. pyrenaica Obth.: Et. Ent. VIII. 50.
ab. grisescens Warr.: Seitz. III. 79 (1913).
ab. conjuncta Hirschke: verh. Ges. Wien. 60. 616 (1910).
ab. melaena Hartwig: Ent. Z. 26. 187 (1913).
ab. syriensis Strand: Arch. Natges. 82 A. 2. 29 (1916).
ab. hilaris Wehrli: Mitt. Naturf. Ges. Thurgau. 20.
ab. quadrimaculata Kujau: Int. e Zt. 12. 105 (1918).
ab. diluta Reb.: cit. Seitz. Suppl. 109 (1931).
ab. brunnea Reb.: idem.
ab. nigra Wagner: idem.
ab. britannica Turner: Ent. Rec. 45. 284 (1933).
Per molto tempo i nomi fulminea e leucophaea si sono avvicendati nei ca-
taloghi, con date varie a seconda se attribuiti all’uno o all’altro autore: BOURSIN
recentemente ha riesumato il nome di HUFNAGEL come più antico dei due.
Specie europea e asiatica, di cui sono state descritte numerose aberrazioni
la cui consistenza, soprattutto quando sono basate sul colore o sulla tonalita
lascia spesso perplessi, quando si osserva che subito dopo la cattura gli esempları
hanno un colorito diverso da quello degli esemplari catturati negli anni precedenti
e che, col passare del tempo, si uniformano adagio adagio.
NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 93
x
Nella zona studiata non si è presentata molto abbondante, come spesso
avviene: |
Torriglia 10/VI 234, 299.
Pendici Nord del M. Penice, 15/VI 433.
Gen. Mamestra Ochs.
Mamestra Ochs.: vol. IV. 76 (1816) (11 spp.)
. Lectogenotypus: Phalaena Noctua brassicae Linn. [Duponchel: Lep. Fr. IV (2) 71-1829].
= Hada Billbg.: 1820 (8 spp.).
Lectogenotypus: Phalaena nana Hufn. [Tams: Entom. 72. 1939].
= Lacanobia Billbg.: 1820 (7 spp.).
Lectogenotypus: Phalaena w-latinum Hufn. [Tams: l.c.].
= Melanchra Hbn.: Verz. 207 (1820).
Monogenotypus: Noctua persicariae Linn.
= Barathra Hbn.: Verz. 218 (1821) (2 spp.).
Lectogenotypus: Noctua brassicae Linn. [Hampson, Cat. V. 9. 1905].
= Mamistra Sodoffs.: Bull. Mosc. VI. 87 (1837) N. Nov.
32. Mamestra persicariae Linn.
Phalaena Noctua persicariae Linn.: Fn. Suec. p. 319 (1761).
» sambuci Hufn.: Berl. Mag. III. 308 N. 61 (1766).
ab. unicolor Stgr.: Cat. II ed. p. 91 (1901).
Specie notevolmente uniforme, presenta solo la varieta in cui la reniforme
é concolore col fondo anzichè spiccatamente bianca sul nero dell’ala. Questa
forma venne riferita alla accipitrina di Esper Tav. 129 fig. 4, benchè STAUDINGER
avesse avvertito che si trattava di altra specie, ed è curioso notare che HAMPSON
e WARREN riferiscono alla stessa figura di Esper sia la varietà di questa specie
che la specie buona del tutto diversa e appartenente ad altra sottofamiglia.
Poichè solo il secondo riferimento è giusto, la forma priva di reniforme
bianca deve essere designata col nome di STAUDINGER. Comune in Europa.
Nella zona studiata si presentò numerosa intorno ad una data, che va con-
siderata come indice dell’epoca di chiusura.
Torriglia 24/VI 838.
» 15/VII 3538 tipici, 13 unicolor Stgr.
» 20/VII 288.
» 29/VII 388.
33. Mamestra contigua Schff.
Noctua contigua Schff.: p. 82 (1775).
? Phalaena histrio Götze: Ent. Beytr. III, 3, 206 (1781).
Noctua ariae Esp.: IV. I. 160 f. 8 (1786).
) spartiti Brahm: Ins. Kal. II. 323 (1791).
» dives Haw.: 189 N. 82 (nec Donov.) (1809).
Mamestra subcontigua Ev.: Bull. Mose. 1, 155 (1852).
ssp. amurensis Spul: Schm. Enr. 172 (1907).
ab. contiguella Krulik: Rev. Russ. Eut. 9. 305 (1909).
var. decolor B-Haas: Ins. 26. 145 (1912).
var. spuleri Wnukousky: n.n. pro amurensis Spul. nec. Stg.: Zool. Anz. 83. 224 (1929).
Specie che copre il centro Europa, Inghilterra, Nord della Spagna, Italia,
Asia minore. Vi é confusione nelle sinonimie. BORKHAUSEN cita la Ph. histrio di
GÖTZE come sinonimo di spartii Brahm, ma negli Autori successivi questo nome
non si rinviene più. Secondo PUNGELER riportato da DRAUDT di Seitz (Suppl.
p. 99) Noctua w-latinum Hufn. sarebbe pure sinonimo, mentre HAMPSON la
94 E. BERIO
riferisce a genistae ; HAMPSON d’altro canto non cita la N. dives Haw. e riporta
alla genistae la dives di Donovan. Non è poi certo che il nome di SPULER amuren-
sis ceda per omonimia con amurensis Stgr. riferito dal suo autore ed altra specie
congenerica, come vorrebbe WNUKOUSKY, sostituendolo con spulerz.
Deve ritenersi tipica la forma a fondo grigio, secondo la interpretazione del
primo revisore che probabilmente è DE ViLLers (1789) la cui diagnosi è stata
ripresa da FABRICIUS in Mantissa Ins.; Tom. II p. 156 w. 150. La forma col
fondo più variegato e tendente al bruno è la f. dives Haw., il cui nome, trattan-
dosi di aberrazione, non perde la possibilità di impiego di fronte all'omonimo
dives di DONOVAN.
Nella zona studiata tutti gli esemplari sono grigi senza alcuna sfumatura
bruna o brunastra; furono piuttosto frequenti il che non è molto comune. Essi
sono:
Torriglia 24/VI 1433 299.
> 10/VI 288.
) 15/VII 1053 19.
» TAN 11385229
) 20/VII 833, 499.
) 29/VII 233.
34. Mamestra w-latinum Hufn.
Noctua w-latinum Hufn.: Berl. Mag. III. 492 (1766).
» genistae Bkh.: IV. 355 (1792).
Phalaena dives Donov.: Brit. Ins. X. 71 (1801).
Noctua rectilinea Haw.: Lep. Brit. p. 189 (1809) nec Hbn.
Il nome di BORKHAUSEN, benché molto più giovane di quello di HUFNAGEL,
ha avuto fortuna a torto presso i primi revisori e, ancora più a torto, anche presso
alcuni moderni. BORKHAUSEN aveva equivocato sulla identità di w-Jatinum Hufn.
e descritto la sua genistae riferendosi a figure di SCRIBA. TREITSCHKE ha rile-
vato l'identità delle due pur mantenendo il nome di BORKHAUSEN, ma allora la
legge di priorità non veniva applicata. Il primo revisore che riesumò il nome di
HUFNAGEL fu GUENÉE, che si rammaricava di dover sacrificare l’uso alla priorità.
Ma non fu seguito che da HAMPSON, perchè STAUDINGER e WARREN (Seitz) con-
tinuarono a far passare avanti il nome di genistae.
E specie comunissima in Europa e assai poco variabile come avverte TUTT
stesso che pure usava ricercare e denominare le minime variazioni individuali.
Nella zona studiata si è presentata sempre molto numerosa. Gli esemplari
trattenuti sono:
Torriglia: 5/VI 14.
» 10/VI-2035; 19.
Pendici nord del Penice 15/VI 933.
S. Salvatore Val Trebbia 19/VI 399.
Torriglia 24/VI 13533, 599.
> 15/Vil 208,
» 24/VI 19 colle ali ant. cosparse di rosso bruno anche nella Csi limbale.
35. Mamestra luteago Schff.
Noctua luteago Schff.: 86 (1775).
Phalaena Noctua lutea Bkh.: IV. 684 (1792).
Noctua brunneago Esp.: IV. 196 (1796).
» argillacea Hbn.: Sammlg. Eur. 590 (1809-13).
) olbiena (albina ?) Geyer: Hbn. Sammlg. fg. 829 (1834).
NOCTUIDAE DEL. MONTE PENICE 95
Dianthoecia barrettii : Doubl.: Ent. Ann. 124 (1864).
f. andalusica Stgr.: St. e Zt. 214 (1859).
var. nigrescens Wagner: Z. dst. Ent. Ver. XI. II. (1926).
Europa, Asia Minore, Nord Africa. La forma più chiara è la tipica; quella
più bruna la brunneago Esp. La variazione di intensità del colore luteo lo porta
al bruno scuro: f. argillacea Hbn.; la sostituzione del detto colore con grigio
più o meno profondo produce le f. andalusica e nigrescens.
Nella zona studiata si è presentata solo in 5 esemplari, tutti della f. brun-
neago più o meno carica:
Torriglia 10/VI 333, 19.
» 24/VI 14.
36. Mamestra oleracea Linn.
Phalaena Noctua oleracea Linn.: X® p. 517 (1757).
Noctua monstrosa Vill.: Ent. Linn. II. 248 N. 256 (1789).
» barbata Gotze: Ent. Beytr. III, 3 165 N. 171 (1781).
Phalaena Noctua spinaciae Bkh.: IV. 454 N. 181 (1792).
Mamestra variegata Aust.: Le Natur. III. 142 (1885).
ab. rufa Tutt: Br. Noct. III. 89 (1892).
ab. brunneomaculata Heinrich: D. e. Zt. 514 (1916).
ab. obscura Spul: Schm. Eur. 170 (1908).
Specie comunissima in tutta Europa, Asia Minote, Siria, Nord Africa.
Si è presentata nella zona poco frequentemente. Trattenuti solo due reperti
per campione:
Torriglia 19/VI 19.
S. Salvatore Valtrebbia 24/VII 1g.
37. Mamestra suasa Schff.
Noctua suasa Schff.: 83 (1775).
> dissimilis Knock: Beitr. I. 4 (1781).
» w-latinum Esp.: IV. 136 (1786) nec Hufn.
» leucographa Esp.: IV. 150 (1786) nec Schff.
> dens-canis Haw.: Lep. Brit. 190 (1809).
» permixta Geyer: Hbn. f. 803 (1826).
Mamestra aliena Dup.: Lep. Fr. Suppl. III. 323 (1836) nec Hbn.
> confluens Ev.: Fn. Volg. Ur. 245 (1844).
Hadena pavida Bdv.: Gen. 943 (1840).
Mamestra extincta Stgr.: Rom. Mém. VI. 425 (1892).
» laeta Reuter: Acta Fen.. IX. 42.
» turanica Spul: Schm. Eur. 171 (1908).
ab. distincta Heinrich: D. e Zt. 77 (1923).
Specie europea e asiatica, notevolmente variabile. Molti autori hanno at-
tribuito il nome suasa a BORKHAUSEN (1792) e hanno dato quindi la priorità al
nome di Knocu (1781); in realtà anche BORKHAUSEN si riferiva a SCHIFFERMULLER
e la sua diagnosi serve solo come interpretazione di quella che, essendo stata in-
.dividuata solo sulla larva, non dava indicazioni sull’apparenza esteriore dell’in-
setto perfetto. ade
La tipica suasa Schff. (= suasa Bkh.) è dunque la forma quasi priva di
disegni, a fondo uniforme, mentre la f. dissimilis Kn. è scura, con disegni ap-
parenti. I nomi w-latinum Esp., leucographa Esp., aliena Dup. non possono avere
impiego per omonimia. Da notare che Hampson cita la pavida di GUENEE come
cosa diversa dalla pavida di BoisDUVAL, mentre GUENEE ridescriveva l’entità
sugli esemplari stessi di BOISDUVAL medesimo.
96 E. BERIO
Nella zona studiata la specie non è stata particolarmente numerosa:
S. Salvatore Valtrebbia 24/VII 1g, 399 della f. dissimilis Kn.
38. Mamestra bicolorata Hufn.
Phalaena bicolorata Hufn.: Berl. Mag. HI. 410 (1766).
Noctua serena Schff.: 84 (1775).
Phalaena bicolor Rott.: Naturf. IX. 137. 89 (1777).
Noctua placida Esp.: IV. pl. 166 (1789).
» hieracii Scriba: Beytr. III. Tav. 13 (1793).
Mamestra monticola Dup.: Lep. Fr. VI. 315 pl. 92 (1826).
Polia corsica Ramb.: Ann. Ent. Fr. 279 (1832).
» leuconota Ev.: Bull. Mosc. 39 (1837).
Hecatera intermedia Walk.: List. XV. 1716 (1858).
ab. obscura Stgr.: Cat. I. ed. p. 40 (1861).
f. leucomelaena Spul: Schm. Eur. 175 (1908).
f. albicans Spul: l.c.
f. weissi Draudt: Seitz suppl. 101 (1934).
La specie è stata per molto tempo indicata col nome serena di SCHIFFER-
MULLER, e il nome bicolorata passato in sinonimia sotto la paternita di LEDERER,
benché questo Autore a pag. 32 del suo Noct. Eur. (1857) attribuisca ben chiara-
mente detto nome a HUFNAGEL.
Molto variabile, copre Europa e Asia, abbastanza comune.
Nella località studiata si è presentata solo tre volte, nella forma tipica:
Torriglia 5/VI 14.
» 25/VII 12.
» ZOIVIT 19.
Gen. Hadena Schrk.
Hadena Schrk.: Fauna Boica (2) II. 158 (1808) (12 spp.).
Lectogenotypus: Noctua cucubali Schiff. [Butler. 1885. Vide Tams, 1939].
= Harmodia Hbn.: Verz. 207 (1820) (3 spp.).
Lectogenotypus: Noctua compta Schff. [Hampson: Cat. V. 60 (1905)].
= Dianthoecia Bdv.: Silberm. Rev. Ent. II. 246 (1834).
Monogenotypus: Noctua cucubali Schff.
Le scelte, per Hadena, di DuPONCHEL (1829); Curtis (1830): BOISDUVAL
(1836) pagg. 135 e 144; GUENÉE (1852) non sono valide perche riferite a specie
non incluse nel lotto originale.
39. Hadena albimacula Bkh.
Noctua compta Esp.: Schm. Abb. IV. pl. 117 (1790) nec Schff. 1775.
Phalaena Noctua albimacula Bkh.: IV. 149 (1792).
Noctua concinna Hbn.: Samml. fg. 51 (1800-3).
) conserta Hbn.: Samml. fig. 175 (1800-03).
ab. albicincta Motschl.: Int. Ent. Z. XIX. 26 (1925).
f. grisescens Turätı; Atti Soc, It. LXIT. 50, Tav..B (1923):
ab. ochrea Zweigelt: Z. Ost. Ent. ver. III. 30 (1914).
Europa, Asia Minore. Non è mai frequente nè in campagna nè nelle colle-
zioni. Non è molto variabile, tuttavia il bianco delle ali anteriori è più o meno
esteso e può essere sostituito dal giallo (ochrea Zweig.). Il colore del fondo varia
un poco, tra il bruno dorato e il bruno scuro. Secondo Tutt la concinna di
HÜBNER porta le ali di un colore scuro, ma egli evidentemente si è basato sui
colori della figura senza avere un esemplare davanti con quel colore, che pro-
babilmente non esiste.
NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 97
Nella zona studiata i pochi esemplari, freschissimi, hanno il colore del fondo
bruno-oliva scuro, come tutti gli esemplari dell’entroterra ligure che ho veduto
sinora, più scuro di quello degli esemplari alpini o austriaci che posseggo.
Torrigha- SIN IS 48:
> 10/VI 14.
Pendici del Penice 15/VI 14.
40. Hadena confusa Hufn.
Phalaena Noctua confusa Hufn.: Berl. Mag. III. 414 (1766).
Noctua conspersa Schff.: p. 71 (1775).
» nana Rott.: Naturforscher. IX. 132 (1776) nec Hufn.
Bombyx annulata Fab.: Gen. Ins. Mant. 281 (1776).
var. ochrea Gregson: Young. Nat. 1885-6; Ent. Rec. II. 306 (1891).
var. obliterae Robson: l.c. VIII. 178.
var. albimaculoidae Gregson: l.c.
var. obscurae Gregson: Ent. Rec. II. 306 (1891).
var. fasciata Tutt: Br. Noct. III. 37 (1892).
var: suffusa ‘Tutt: Lc,
subvar. grisea- suffusa 'Tutt: l.c.
var. intermedia Tutt: lc. 38.
ab. dealbata Stgr.: Iris. V. 365 (1892).
ab. hethlandica Stgr.: lc. 366 (1892).
Questa specie è sempre stata indicata col nome di conspersa, sia pure at-
tribuito ad ESPER o a SCHIFFERMULLER. Recentemente BOURSIN ha fatto rilevare
che la confusa di HUFNAGEL è la stessa perchè la diagnosi parla di più macchie
bianche, il che fa escludere che si tratti di compta Schff.
Specie normalmente uniforme che pud presentare perd occasionalmente e
raramente molte variazioni. Copre Europa e Asia. Nella zona studiata si è pre-
sentata sempre nella forma tipica.
Torriglia 5/VI 333 19.
» 10/VI 19.
41. Hadena filigramma Esp.
Noctua filigramma Esp.: Schmett. Abb. IV. 396 pl. 130 (1788).
) polymita Hbn.: Noct. f. 48 nec Linn. (1800-3).
) flavivibica Hbn.: l.c. f. 171 (1800-03).
» xanthocyanea Hbn.: f. 640-1 (1813-17).
Dianthoecia luteocincta Rmb.: Ann. Ent. Fr. 382. Pl. 8 (1834).
» xanthofusca Gn.: Ann. Ent. Fr. 243 (1841).
) melanochroa Stgr.: Iris IV. 273 (1891).
var. karagaia B-Haas: Iris. 26. 146 (1912).
ab. morosa Schaw.: Z. 6st. Ent. Ver. 4. 31 f. 8 (1919).
Europa, Russia, Asia. Specie variabile non molto comune: WARREN in
Seitz la scinde in due, che distingue coi nomi filigramma Esp. e xanthocyanea Hb.
Nella zona studiata si presenta la forma xanthocyanea Hbn.; la tipica pare
confinata all’Ungheria meridionale.
Torriglia 5/VI 499.
» 10/VI 399.
S. Salvatore Valtrebbia 19/VI 19.
Pendici N. del Penice 15/VI 19.
Torriglia 17/VII 14.
> ZIVIL 19,
98 E. BERIO
42. Hadena caesia Schff.
Noctua caesia. Schff.: 82 (1775).
» dichroma Esp.: Schm. Abb. IV. 510 Pi 155 (1790).
var. mananii Gregson: Ent. III. 103 (1866).
Mamestra auredo Parry: Ent. III. 103 (1866).
var. doubledayi Mill.: Nat. Sic. VI. 2 (1886).
var. nigrescens Stgr.: Cat. 162 (1902).
var. Clara Stet.; Lc,
f. maritima Turati-Verity: Bull. Soc. Ent. di 43. 180 (1911).
var. xanthophoba Schaw.: Verh. Ges. Wien. 71. 154 (1921).
ab. pecirkai Joukl.: Cas. Ceské Spol.. Ent. 96 (1908).
f. abruzzensis Draudt: Seitz. Suppl. 105 (1934).
f. nevadensis Draudt: l.c.
. urumovi Dren: Mitt. Bulg. Ent. Ges. VIL BF (4031).
. atlantis Draudt: l.c.
. salmonea Draudt: l.c.
es Ph
Specie molto variabile che copre Europa e Asia minore. La forma tipica
dovrebbe essere quella scelta da BORKHAUSEN (IV.279) che è forse il primo re-
visore dopo SCHIFFERMULLER. Questo autore caratterizza la specie dal colore delle
Ali anteriori formato da una mistura molto indistinta di grigio e bluastro chiaro
in cui sono mescolati larghi e piccoli punti nerastri e arancioni. Non vi € dunque
nella tipica una distinzione di fondo tra le aree basale, mediana o distale delle
ali. La f. mananti Gregson (= auredo Doubl. = doubledayi Mill.) secondo la
diagnosi ha il colore bluastro piombo, senza segni distinti, con qualche punto
o chiazza giallastra: è spruzzata e ruvida «come un vestito spiegazzato ». Non
pare, almeno dalle diagnosi, che la tipica e questa differiscano gran che, se pure
differiscono. Di nigrescens STAUDINGER dice: «molto più scura, ali grigionere
(tendenti al nero) cosparse di ceruleo e grigio » e di clara Staudinger: «ali cine-
rascenti, colla fascia mediana biancastra, cosparsa appena di rosaceo » (Libano).
Maritima Tur- “Verity, (= xanthophoba Schaw.) € blu grigia coll’area me-
diana quasi bianca e senza segni gialli: macchie contornate di bianco; abruzzensis
Draudt è simile, ma ancora più chiara.
Nevadensis, urumovi, atlantis sono forme locali della Serra Nevada, Bul-
garia e Atlante; salmonea Draudt ha il colore rosa sporco; e pecirkai Joukl. è
blugrigia chiara con area mediana biancastra a forma di trapezio. ‘Tutte queste
forme si fondono attraverso una infinita gamma di forme di passaggio, cosicchè
è ben difficile fissarne la consistenza.
Nella zona studiata si è presentato un solo maschio, tipico, con le ali uni-
formi e senza segni visibili.
Pendici Nude): Peniee. 15°VL 13,
43. Hadena cucubali Schff.
Noctua cucubali Schff.: p. 84 (1775).
? Noctua triangularis Thunbg.: Nov. Sp. Ins. 3 nec Hbn.
Noctua rivularıs Fab.: Spec. Ins. II. 234 (1781).
» rivosa Ström.: Dansk. Vid. Selsk. 77 (1783).
» behensis Frey.:: Beitr. V. 142. 467 (1831).
subsp. mandarina Leech: Em, 51. (1000).
ab. conjuncta Klem: Spraw. Kom. Ak. Krakow. 46. II (1912).
Dall’Inghilterra al Giappone, specie diffusa. La riunione sinonimica di N.
triangularis, porposta da BORKHAUSEN, è stata. mantenuta da TREITSCHKE e si
deve ritenere da lui verificata, perd non compare più da STAUDINGER in pol.
Non è molto variabile, benché presenti una razza peculiare in lt
(mandarina Leech).
NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 99
Nella zona studiata non € stata allo A
Torriglia 17/VII 1g. "o | ci,
> LIVER Tele. | rit on | RE
44. Hadena perplexa Schff.
Noctua perplexa Schff.: 313 (1775).
» lepida Esp.‘ Schmett. IV. 152 (1786).
Phalaena Noctua carpophaga Bkh.: IV. 422 (1792).
Noctua ochracea Haw.: Lep. Brit. 199 (1800).
Dianthoecia capsophila Bdv.: Ind. 125 (1840). er |
» nisus H-Schäff.: Schm. Eur. II. 249 (1845) nec Gel
Opigena repanda H-Schäff.: l.c. 330.
Dianthoecia capsophoba Rmb.: Cat. pl. 9 (1858).
Dianthoecia carpophaga var. pallida Tutt: Br. Noct. III. 30 (1892)
» » subvar. ochrea-pallida Tutt: l.c.
» » subvar. fusca-pallida Tutt: Lc...
» » subvar. virgata-ochacea Tutt: l.c.
» » var. brunnea ‘Tutt: lc. ree
» » subvar. virgata-brunnea Tutt: l.c.
» capsophila var. suffusa Tutt: l.c.
ab. virgata-pallida Wight: Ent. Rec. 40. 22 (1928).
f. sicula Draudt: Seitz suppl. 102 (1934).
Specie discussa. TUTT, seguito da WARREN in Seitz la RT in due, che
denomind rispettivamente carpophaga Bkh. e capsophila Dup. (WARREN sosti-
tuiva al primo nome il nome /efida Esp.) DRAUDT però nel supplemento del Seitz
riconosceva trattarsi di una sola specie, non essendovi differenze nell’apparato
genitale delle due entità. La conclusione è accettata da Bourstn (Bull. Lyon,
1954) e può considerarsi definitiva. | x
Ma le vicende nomenclatorie non finiscono qui. BORKHAUSEN descrisse
per primo la larva e l’insetto perfetto e diede come dubbiosa la possibilità che
si trattasse della /epida di Esper. 'TREITSCHKE (V.1.306) adotta il nome perplexa
di SCHIFFERMULLER, come figurato da HÜBNER (fig. 89, pag. 173) senza discutere
l’identità della specie di SCHIFFERMÜLLER e senza compiere rilievi nella collezione
di questo autore, come invece fece in molti altri casi. BOURSIN ritiene lepida Esp.
come sinonimo, che adotta come più antico, e non fa parola della perplexa nè
di HÜBNER nè di SCHIFFERMULLER. Il nome capsophila viene attribuito da GUENÉE
a DUPONCHEL, e così pure da STAUDINGER (Cat. 163) mentre è di BoIsDUVAL che
lo ha fatto due anni prima (1840). Infine BOURSIN mette il nome nisus Germ.
in sinonimia, mentre HAMPSON ritiene sinonimo la msus di HERRICH-SCHAFFER,
che reputa ben diversa da nısus Germ.
A sua volta, nisus Germ. è ritenuta. specie buona da STAUDINGER, HAMPSON,
e WARREN, e questi due ultimi autori la collocano addirittura in un genere a
parte (Epia). |
‘Tutto considerato è da ritenere che i nome più antico sia sales di SCHIF-
FERMÜLLER. Questo autore non è stato molto preciso nella individuazione, perchè
non conosceva il bruco; tuttavia HÜBNER ha dato una interpretazione che salvo
errore è la prima nel tempo successivo e fa stato. E poichè tutti gli autori che hanno
studiato la figura di HUBNER: GUENEE (Vol. VI.19) STAUDINGER (l.c.) ed HAMPSON
(Cat. V.196) la ritengono rappresentare questa specie, sembra che il nome di
SCHIFFERMÜLLER e DENIS debba prevalere sugli altri.
È specie molto variabile, e non è facile una distinzione precisa tra le infinite
forme che presenta.
100 E. BERIO
La tipica, secondo HÜBNER, ha i disegni spiccanti in bianco sullo sfondo
scuro, e corrisponde, per quanto & dato di vedere dalla diagnosi, alla carpophaga
da BORKHAUSEN, il che non implica mutamenti nei nomi delle varie forme cosi
come sono stati ricevuti sinora.
È specie che copre l’Europa, dall’Inghilterra all’Asia settentrionale, varia-
bilissima di statura e colore.
Nella zona studiata si sono presentati solo 3 esemplari della f. lepida Esp.
e cioè col fondo chiaro e le linee e disegni spiccanti:
Pendici N. del Penice 15/VI 19.
S. Salvatore Valtrebbia 19/VI 19.
Torriglia 17/VII 14.
Gen. Mythimna Ochs.
Mythimna Ochs.: IV. 71 (1816) (10 spp.).
Lectogenotypus: Phalaena Noctua turca Linn. [Samouelle, 1819].
= Borolia Moore: Pr. Zool. Soc. 334 (1881).
Monogenotypus: Borolia furcifera Moore.
= Hyperiodes Warr.: Seitz Pal. 94 (1910).
Monogenotypus: Phalaena Noctua turca Linn.
= Hypopteridia Warr.: Nov. Zool. XIX, II (1912).
Monogenotypus: Aletia reversa Moore.
= Hyphilare Hbn.: Verz. 239 (1821) (2 Spp.).
Lectogenotypus: Noctua albipuncta Schff. [Hmps.: Cat. V. 436. 1905].
= Pseudaletia Franclem.: Pr. E. S. Washingt. 53 (2) 64 (1915).
Monogenotypus: Noctua unipuncta Haw.
45. Mythimna vitellina Hbn.
Noctua vitellina Hbn.: fg. 379; 589 (1803-8; 1809-13).
ab. pallida Warr.: Seitz p. 97 (1919).
sbsp. decolorata Dannh.: Mitt. Miinh. ent. 19. 113 (1929).
ab. grisescens Dannh.: lc.
var. saturatior Dannh.: l.c.
var. lecteicolor Rots.: cit. Seitz suppl. 119 (1931).
Questa specie, figurata nel 1779 da ERNST ed ENGRAMELLE sotto il nome
non binomiale de « la delicate » e ritenuta rara dagli autori d’oltralpe, fu catturata
dall'abate MazzoLA in Italia ed etichettata, evidentemente latinizzando il nome
volgare. del 1779, col nome di « Noctua fragilis » (V. Treitschke, vol. V (2) p. 356).
HUBNER la figurò nei primi anni del secolo scorso col nome vitellina e dopo di
lui gli autori furono, per una volta, concordi fino ai nostri giorni. Ai tempi di
GUENÉE (1852) era ancora considerata rara, benchè fossero state segnalate due
catture massive, a Châteaudun, negli anni 1834 e 1835.
Più tardi si riconobbe come un insetto mediterraneo (Tutt Br. Noct. 1.92)
ed oggi, in Italia si presenta come un insetto molto comune. In Liguria poi è
una vera e propria peste nelle cacce al lume di tarda primavera.
Si presenta in una forma molto robusta, grande, bene disegnata con un
fondo giallo-rossiccio acceso (saturatior Dannh.), oppure un po’ meno forte (la
tipica), come pure in esemplari molto pallidi, quasi bianchi e sbiaditi (pallida
Warr.) talora molto piccoli di statura e minuti (decolorata Dannh.). È segnalata
una forma grigiastra (grisescens Dannh.).
Nella zona studiata si presentò specialmente nelle prime cacce in quantità
notevole, tale da ostacolare la caccia. Gli esemplari conservati furono:
Torriglia 5/VI 234, 19 saturatior ; 19 tip.
Pendici N. del Penice 15/VI 13, 299 ee di 299 tipici.
S. Salvatore Valtrebbia 19 tipica.
NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 101
46. Mythimna conigera Schff.
Noctua conigera Schff.: 84 (1775).
» floccida Esp.: Schm. Abb. IV. 332. Tav. 123 N. 44 (1786).
ab. intermedia Tutt: Br. Noct. I. 30 (1892).
var. flavipunctum ‘Tutt: l.c.
var. suffusa Tutt: lic.
ab. obscura Hoffm-Klos.: Schm. Steirm. IJ. 111 (1916).
ab. mezeyi Diozh.: Verh. Siedenb. Ver. Nat. 79-80, 233.
Europa e Sud Asia; comune. Molto variabile nel colore del fondo che va
da giallastro (tipica) a rossastro-arancione (intermedia 'Tutt) a rosso ferruginoso
(suffusa Tutt) e bruno scuro (obscura Hffm-Kl.) la macchia bianca può essere
eccezionalmente gialla (flavipunctum Tutt) o molto aguzza (mezeyi Diozh).
Nella zona studiata si sono presentati i seguenti esemplari:
Torriglia 24/VI 19 tipica; 399 intermedia 'Tutt.
» 15/VII 19 tipica; 19 intermedia; 299 suffusa ‘Tutt; 299 brunnea Hf.
» 17/VII 19 suffusa Tutt.
47. Mythimna albipuncta Schff.
Noctua albipuncta Schff.: 84 (1775).
» lithargyria Esp.: IV. 341 Noct. Tav. 124 f. 5 nec fg. 6 (1786).
var. ıtalo-gallica Mill.: Cat. Alp. II. Suppl. 21 (1872).
Leucania flecki Carad.: Iris IX. 31 (1896).
ab. rufa Tutt: Br: Noct. I. 31. (1801).
var. suffusa Tutt: l.c.
var. grisea ‘Tutt: l.c.
ab. fasciata Spul: Schm. Eur. 227 (1908).
ab. ochrea Warr.: Seitz p. 95 (1909).
ab. expallidata Warr.: l.c.
subsp. rufotincta Wagner: Verh. Ges. Wien. 70, 42.
ab. albilinea Wehrl.: Mitt. Thurg. Naturf. Ges. 20.
ab. Corti Krüger: Soc. Ent. 34, 33 (1919).
ab. repicta Krüger: l.c.
Specie comune in Europa, Asia Minore, Nord Africa. Nella zona studiata
si è presentata in esemplari freschi, come segue:
Torriglia 5/VI 19 f. rufa Tutt; 10/VI 19 tipica.
S. Salvatore Valtrebbia 19/VI 19 tipica; 253 rufa ‘Tutt.
Torriglia 20/VII 19 rufa ‘Tutt.
S. Salvatore Valtrebbia 24/VII 333 tipici; 333 rufa Tutt; 1¢ italogallica Mill. ;
299 grisea Tutt; 19 fasciata Spuler; 333 ochrea Warr.
48. Mythimna lythargyria Esp.
Noctua lythargyria Esp.: Vol. IV. Tav. 124 N. 45 (1786).
» ferrago Fab.: Mant. II. 160 N. 170 (1787).
Phalaena Noctua punctum-album De Vill.: Ent. Linn. II. 282 N. 376 (1789).
» » albipuncta Scriba: Beytr. II. 188 tav. 12 nec Schff.
» ferruginea Scriba: l.c. pl. 10.
Noctua grisea Fab.: Ent. Syst. II. 193 (1793).
Leucania lythargyria var. anargyria Bdv.: Ind. Meth. 132 (1840).
) argyritis Rmb.: Cat: Tav; 8, f. 2 (1858).
var. pallida Tutti Br.. Noct. 1.22 (1801),
var. extralinea Tutt: l.c.
var. fulvescens Tutt: l.c.
ab. marginata Tutt: l.c.
ab. amota Strand: Schr. Ges. Danzrg. 10. 285 (1910).
ab. demaculata Hoffm-Klos: Schm. Skeierm. II. 113 (1916).
ab. deinographa Dannh.: Ent. Z. 39. 172 (1925).
ab. meridionalis Dannh.: l.c.
ab. myopolia Dannh.: loc.
102 ni E. BERIO
\
Specie d’Europa ed Asia. Il nome grisea, è stato attribuito ora a FABRI-
CIUS, ora a STEPHENS (benchè abbia citato FABRICIUS, pure dubbiosamente) ora
ad HAWORTH. Anargyria Bdv., come osservava gia GUENEE, non è che una 9,
dato che il carattere distintivo, è la mancanza del ciuffo nero addominale; argyritis
Rmb. è stata considerata (WARREN) specie a sè mentre è certamente questa, come
PUNGELER ha dimostrato, e probabilmente pallida ‘Tutt (che non conosceva ar-
gyritis) è un sinonimo, come pure meridionalis Dannh.
Molti autori hanno corretto il nome in hthargyria il che pare a
Infine BOURSIN recentemente ha indicato la specie col nome di FaBRICIUS che
però è di un anno più recente di quello di ESPER, salvo errore.
Nella zona studiata si è è presentata frequente; sono stati trattenuti:
Torriglia 10/VI 1g della f. tipica, e cioè di colorito I SNNERIO tra il rosa Pa
e il rosso della f. ferrago Fab. | |
N 20/VII 19 tipica. — |
) 15/VII 354 dell È pallida er e cioè di colorito pallido come ar-
gyritis Ramb. ma senza riga di punti neri sulle vene delle Ali posteriori.
S. Salvatore Valtrebbia 24/VII 234, 19 tipici; 353, 19 grisea Fab.
Torriglia 29/VII 1g, 19 tipici.
49. Mythimna l-album Linn.
Phalaena Noctua l-album Linneo: Syst. Nat. XII (1767).
» comma Hufn.: Berl. Mag. III. 294 N. 42 (1766) nec Linn. 1761.
? Leucania bistrigata Moore: P.Z.S. 1881. 334.
) penicillata Moore: lc. 335.
Specie fissata; non presenta variabilità. Europa, meno Inghilterra, Asia
minore, Mediterraneo. Comune.
Torriglia DIVI 14, 18.
» 10/VI 499.
S. Salvatore Valtrebbia 19/VI 1g.
Torriglia 15/VII 19.
50. Mythimna sicula Treits.
Leucania sicula Treitschke: X (2) 90 (1835).
nr sevpi Dun, Lep. Pr! Suppl TEE :640 (1836).
» sicula var. cyperi Bdv.: Ind. 133 (1840).
» dactylidis Bdv.: l.c.
» montium Bdv.: l.c.
) caricis H-Schäff.: Noct. 324-5 nec T'reitschke.
) albivena Grasl.: Ann. Ent. Fr. 1852. 409.
» fuscilinea Grasl.: l.c. 411.
f. cinnamomea Turati: Atti Soc. It. 51. 313 (1913).
ab. virata Costantini: Atti Nat. Modena (5) 3. 15 (1916).
ab. serratilinea Wagner: Z. 6st. Ent. Ver. XI. 13 (1926).
Sino ai tempi moderni (e più precisamente sino agli studi di Rocci) sicula
e scirpi sono state ritenute due specie ben distinte la prima da una linea nera
longitudinale sulle ali anteriori e la seconda con dette ali quasi immacolate. Si
è così fatta parecchia confusione nelle forme e aberrazioni.
La specie nel complesso si presenta in 5 aspetti principali: quello caratte-
rizzato dalla linea longitudinale nera che ombreggia la vena inf. della cell. e pro-
segue con un trattino che parte dalla chiusura della cell. stessa (sicula Tr.); quello
con ali cineree-rosate (cinereo-fuscescentes di BOISDUVAL) prive di linee, con un
punto bianco minuto in chiusura di cell. e una riga arcuata di punti piccoli oltre
NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 103
la remiforme (scirpi Dup.) quella simile ma con ali rosate (luteo-rufescentes Bors-
DUVAL) e linea bianca sottile seguente la vena inf. della cell. (cypert Bdv.); quello
di colore rossastro (dactylidis Bdv.) e infine quello con ali simili a scirpt ma co-
sparse di atomi neri (montium Bdv.).
Nello studio di questo difficile complesso va tenuto presente che il colore
degli esemplari si altera col PRE e tutti tendono ad assumere una tinta rosata
uniforme.
Torriglia 24/VI 14 tipico anche se le linee longitudinali sono leggere.
» 5/VI 18 scirpi Dup.
» 10/VI 338 id., 19 montium B.
» 241 VAs? scirpi Dup.
» 15/VII 19 id.
S. Salvatore Valtrebbia 10/VI 13 montium B.
Gen. Leucania Ochs.
Leucania Ochs.: Vol. IV. 81 (1816) (7 spp.).
Lectogenotypus: Phalaena Noctua comma Linn. [Samouelle, 1819. Vedi Franclemont:
Pr.-B. Si Wash. 33° 13): So Tıgsr)l.
= Leucadia Sodoffs.: Bull. Mosc. 87 (1837) N. Nov.
. Leucania comma Linn.
Noctua comma Linn.: Fn. Suec. II. We sere
Noctua pallens Esp.: Schm. Abb. IV. 110. Noct. II. p. 78 (1786) nec Linn. oa
» turbida Hbn.: Shm. Noct. f. 617 (1814-17).
» + congener’ Hbn.: lc. N: 618 (1814-17).
Leucania nigrofasciata Hmps.: Moths. Ind. II. 279 Cats
var. engadinensis Wagner: Ent. Z. 23, 19 (1909).
var. suffusa Tutt: Br. Noct. À 37 (1891).
var. ochracea Tutt: l.c. p. 38.
var. rigropuncta ‘Tutt: l.c.
Secondo Hampson anche la L. rhodocomma Ping. appartiene a questa spe-
cie, ma WARREN in Seitz la tiene distinta come specie a sè. Non è molto varia-
bile: copre l’Europa e parte dell’Asia.
Pendici N. del Penice 15/VI 338.
Torriglia 10/VI 18.
) 24/VI 14.
52. Leucania (Acantholeucania) Loreyi Dup.
Noctua Loreyi Dup.: Lep. Fr. VII. 81 pl. 105 (1827).
» caricis Treitschke: X (2) 91 (1835).
? Leucania exsanguis Gn.: 1. 82 (1852).
HAMPSON (cat. V.492) mette in sinonimia altri 6 nomi di WALKER, ma la
specie è stata scissa da RuNGs (Bull. Ent. France 1953, p. 138) in tre di cui una
europea (la vera loreyz, che copre anche Asia ed Africa) una solo asiatica, e lul-
tima solo africana, per cui è difficile, senza la verifica dei tipi di WALKER (che
Runcs non ha fatto) lo stabilire a quale delle tre essi si riferiscono.
Il dubbio sulla identità di exsanguis Guen. è espresso pure da Runcs nel
lavoro citato.
La loreyi è specie dannosa sparsa in Europa, Asia ed Africa. Nella zona
studiata si sono rinvenuti due soli esemplari:
Torriglia 10/VI 19.
» 15/VII 14.
104 E. BERIO
Subfam. CUCULLIINAE
Gen. Cucullia Schk.
Cucullia Schk.: Fauna Boica II. (2) 157 (1802) (15 spp.).
Lectogenotypus: Phalaena Noctua umbratica Linn. [Curtis: Br. Ent. 45. 1824].
53. Cucullia lychnitis Rmb.
Cucullia lychnitis Rmb.: Ann. Ent. Fr. 1832. p. 17 Pl. 1. f. 3.
» scrophulariae Esp.: IV. pl. 180/4 nec pl. 154 (1786).
STAUDINGER ed Hampson hanno ritenuto che la f. rivulorum descritta da
GUENEE: vol. VI p. 129 sia una semplice varietà di larva. WARREN in Seitz l’ha se-
parata come buona specie, non so se a seguito di esperimenti o per ragionamento.
Per mio conto, finchè un allevamento non dimostrerà che da larve di lychinitts
discendono larve di rivulorum le due debbono essere tenute distinte come specie
separate anche se le imago sono molto somiglianti perchè tutte le specie del gruppo
somigliano molto ed è appunto nello stadio di larva che vengono differenziate.
Nella zona si sono presentati solo esemplari molto guasti:
Penice 19/ V1 353. 16
54. Cucullia prenanthis Bdv.
Cucullia prenanthis, Bdv.: Gen. et Ind. 154 (1840).
» blattariae Dup.: IV. pl. 401 124. nec Esp.
) caramanthea Frey.: Neu. Beytr. V. 432.
Specie del Centro e Sud Europa, non pare segnalata ancora per l’Italia.
Due esemplari freschissimi si sono presentati a Torriglia il 10 giugno 14, 19.
Nella descrizione di HAMPSON non si fa cenno alla spolveratura di grigio
che copre le tegole, che invece è stata rilevata da Guenée ed esiste realmente
nei due esemplari catturati.
55. Cucullia umbratica Linn.
Phal. Noct. umbratica Linn. X® ed. p. 515 (1757).
Noctua lucifuga Esp.: IV. 178/6 (nec Schff.) (1786).
» lactucae Hbn.: 264 (nec Esp.) (1800-03).
Cuc. tanaceti Steph.: III. 88 (nec Schff.) (1829).
» sonchi Hein.: Schm. Deuts. I. 400 (1859).
ab. albida Spuler: Schm. I. 271 (1908).
ab. obscura Buresch: Arb. Nat. Ges. Bulgar. 7. 81 (1925).
ab. rhodana Cabeau: Rev. Namur. 23. 14 (1923).
Una esatta sinonimia di questa specie richiederebbe la verifica di molti
testi, come gia ha notato GUENEE: quella qui riferita è appunto quella di questo
autore, che poi è stata presa di sana pianta da STAUDINGER, HAMPSON e SEITZ.
È specie sparsa in Europa e Asia, comune.
Nella zona studiata si è presentata ad un certo momento in grandi masse,
il che indica la data di schiusura. Ecco l’elenco degli esemplari, tutti della f.
tipica:
Torriglia 5/VI 233, 19.
» 10/VI 233.
Penice 15/VI 1233; 499.
Torriglia 24/VI 6833, 499.
» 15/VII 433, 19.
> 17/VIl 433, 19.
» 20/VII 18.
NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 105
56. Cucullia cineracea Frey.
Noctua cineracea Frey.: Neu. Beytr. IV. 110. pl. 352 f. 2 (1841).
Cucullia mixta Ev.: Fn. Volg. Ur. 307 nec Frr. (1844).
?v.. defecta Steri: tise: Xs 338-7. 2: 8127
STAUDINGER era indeciso se la defecta fosse o no una specie buona, e HAMPSON
la lasciò in sinonimia. WARREN la separa come specie a sè.
Da STAUDINGER al SEITZ si indicano come localita di questa specie le Alpi
del Sud della Francia, gli Urali e il Turkestan.
Nel supplemento del Seitz, p. 122 si fa cenno che la specie sia stata tro-
vata anche in Italia. MARIANI non la include nel catalogo.
Nella zona se ne presentò un superbo esemplare in perfette condizioni
insieme alla umbratica :
Torriglia 24/VI 14!
Gen. Calophasia Steph.
Calophasia Steph.: Ill. Brit. Ent. Haust. III, 93 (1829).
Monogenotypus: Noctua linariae Schff. (= Noctua lunula Hufn.).
57. Calophasia lunula Hufn.:
Phal. lunula Hufn.: Berl. Mag. III. 394 N. 66 (1766).
Noctua linariae Schff.: p. 73 (1775).
ab. nigrata Kiefer: Ent. Rundsch. 30, 12 (1913).
ab. melanotica Stgr.: Arch. Natgesch. 81. A. 12. 147 (1915).
ab. atrivestis Dannh.: Ent. Z. 39. 198 (1926).
ab. stempfferi Bours.: Encycl. Ent. B. Lep. I. 109 (1926).
ab. atrifascia Reb.: Cit. Seitz suppl. 129 (1931).
ab. cana Dannh.: Ent. Ztschr. 47, 19 (1933).
ab. bilunulata Warn: Int. Ent. Ztschr. 27, 369 (1933).
Copre l’intera Europa e la parte Nord dell’Asia. Non si è mai presentata
in massa.
Torriglia 5/VI 19; 299.
» 10/VI 19.
» 29/VII 234.
58. Calophasia platyptera Esp.
Noctua platyptera Esp.: Schm. IV. 396. Pl. 130 f. 5 (1788).
» canterius Vill.: Linn. Ent. Pl. 5/11 (1789).
» tenera Hbn.: Eur. Schm. 254 (1808-3).
Cleophana olbiena Dup.: Lep. Fr. Suppl. IV. 230. pl. 70-3 (1842).
var. subalbida Stgr.: Cat. 213 (1901).
f. signata Costantini: Atti Soc. Nat. Modena (5) 3. 16 (1916).
Specie mediterranea che si estende alla Germania al Nord, all’ Algeria,
Creta e Asia minore.
Si è presentata ma solo una volta nella sua forma tipica:
Penice 15/VI 14.
Gen. Omphalophana Hmps.
Omphalophana Hmps.: Cat. VI. 109 (1906).
Autogenotypus: Noctua antirrhini Hbn.
59. Omphalophana antirrhinii Hbn.
Noctua antirrhinii Hbn.: Eur. Schmett. Noct. N. 253 (1800-3).
ssp. asiatica Osth.: Mitt. Miinch. Ent. Ges. 23, 52 (1933).
106 DEAN E. BERIO
Specie mediterranea che si estende dalla Spagna alla Siria; MARIANI la
segnala per le Alpi Marittime, oltre che per Piemonte, Trentino, Centro e Si-
cilia.
Si è presentata una sola volta:
Pemce 13/9112.
Gen. Lamprosticta Hbn.
Lamprosticta Hbn.: Verz. 207 (1820).
Monogenotypus: Noctua culta Schff.
= Chariptera Gn.: Ann. Ent. Fr. VII. 124 (1838) ù spp.). il Sa yt
Lectogenotypus: Noctua culta Schff. [Gn.: Noct. II. 56. 1852].
60. Lamprosticta culta Schff.
Noctua: culta SEE: ps 7o' (1745)
Phalaena viridana Walch.: Naturforscher, XIII. 28. I. n. 3 f. 5.
Ph. Noct. tridactylion Bkh.: IV. 145 e p. = Se
Mamestra adjuncta Wlk.: XI. 726 (1857).
Specie non frequente, sud europea e balcanica. MARIANI la segnala per
la parte Nord Orientale d’Italia e per il Modenese. Io ne ho catturato un esem-
plare prima d’ora a Busalla. Nella località studiata si è presentata una sola volta:
Torriglia 20/VII 18.
Subfam. APATELINAE
La sottofamiglia ha portato per molto tempo il nome di Aia (= He
cronyctinae), che si è dovuto abbandonare per la priorità di Apatele Hb. su Acro-
nicta Ochs. |
Gen. Craniophora Snell.
Craniophora Snell.: Vlind Ned. 262 (1872).
Monogenotypus: Noctua ligustri Schff.
61. Craniophora ligustri Schff.
Noctua ligustri Schff.: p. 70 (1775).
Phalaena atropos minor Göze: Ent. Beytr. III (3) 205.
» litterata Panzer: Schäffer II. 105 f. 34.
Se coronula Haw.: Lep. Brit. 179 (1802).
ab. olivacea Tutt: Br, Nocts. 1.126 (1891).
var. nigra ‘Tutt: l.c.
ab. sundevalli Lampa: Tidskr. p. 50. 1885.
ab. troni Huene: Berl. e Zt. 1901. 310.
ab. roseoradiata Dannehl.: Ent. Z. 39. 120 (1925).
ab. viburni Dannh.: l.c.
var. effusior Dannh.: l.c. p. o.
ab. obscura Mellaert: Lambill. 28. 117 (1928).
Il nome di GÖZE non € pervenuto nelle sinonimie dopo BORKHAUSEN, ma
non puo essere preso in considerazione per ovvie ragioni. Sundevalli Lampa pare
debba comprendere tutte le denominazioni di forme intermedie tra la tipica,
che ha le macchie apicali col fondo bianco e la forma estrema quasi totalmente
nera (nigra Tutt), e cosi olivacea Tutt, troni, obscura ecc. E specie diffusa in
tutta Europa e Asia fino al ee Nella zona studiata abbiamo rinvenuto:
Torriglia 5/IV 288 tipici, 253 f. sundevalh Lampa.
» 10/VI 233, 299 tipici.
) 24/VI 1433, 399 tipici, 333, 499 sundevalli uns
» 15/VII 299 tipiche.
» 29/VII 1g tipico.
NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 107
Gen. Apatele Hbn.
Apatele Hbn.: Erste Zutr. (1809-13).
Monogenotypus: Apatele tritona Hbn.
= Acronicta; Ochs.: Schm. Eur. IV. 62 (1816) (12° spp.). ’-
Lectogenotypus: Noctua leporina Linn. [Curtis: Brit. Ent. III. 136 1826].
Acronycta Treitschke (nov. graf.): Schm. Eur. V. 3 (1825).
Acronyctia Meigen: (err. pro Acronycta Tr.): III. 65 (1832).
Cometa Sodoffs.: Bull. Mosc. VI. 85 (1837) n. nov.
ll tl
62. Apatele aceris Linn.
Phalaena Noctua aceris Linn.: X® ed. 514 (1758).
Noctua candelisequa Esp.: IV. 30. T. 191. Noct. 112 (1790).
Agrotis paradoxa Boisd.: Ind. Méth. 60 add, 3 (1840).
Noctua infuscata Haw.: Lep. Brit. 117 (1802).,
var. intermedia ‘Tutt: Br. Noct. I 14 (1891).
var. judaea Staud: Cat. 131. |
ab. asignata Hirschke: Versh. Ges. Wien. 60. 413 (1910).
ab. elineata Dufr.: Rev. Neamur 25. 32 (1925). amet
ssp. calceata Dannh.: Mitt. Münch. Ent. Ges. 19. 104 (1929).
ab. virgata Dannh.: l.c.
Tutta Europa, ovest centro Asia, comune. Gli esemplari presentano la
tinta di fondo delle ali anteriori o di un bianco sporco tendente all’ocreo pallido,
con disegni brunastri, oppure un bianco livido, tendente al verdastro pallidissimo,
con disegni grigi. Esse inoltre hanno una spolveratura diffusa di scaglie del co-
lore dei disegni, la quale può essere eccezionalmente tanto fitta da rendere le
ali nel complesso più brune, più grigie o ‘addirittura nerastre.
. Il colore fondamentale della tipica è diagnosticato da LINNEO con 1 frase
«alis canis», HAWORTH dice, della infuscata: «alis fuscis, alae anticae omnino
fuscae »; ed Esper, della candelisequa: «alis cinereis »; TUTT di intermedia dice
«wings dark, af a more yellow (or ochreus) tint. ». Sulla interpretazione di queste
forme si sono fatte molte confusioni, mi pare tuttavia che con canis si debbano
indicare gli esemplari col fondo bianco-grigio; con cinereis i fondi bianco sporco
tendenti all’ocreo, con dark of a more yellow or ochreus tint, i fondi di quest’ul-
timo tipo ma più carichi e con fuscis le ali del primo tipo, ma più scure. Avremmo
allora:
La f. tipica con fondo bianco tendente al verde con disegni grigi.
La f. infuscata Haw. con fondo simile largamente coperto di spolveratura grigia.
La f. candelisequa Esp. col fondo tendente all’ocreo e disegni bruni.
La f. intermedia 'Tutt eguale ma col fondo largamente coperto di spolveratura
bruna.
Gli esemplari della zona studiata sono tutti del primo tipo, e hanno tutti
una tinta bianca cruda brillante con disegni e spolveratura grigia tendenti al
verde, senza il minimo segno ocreo o bruno. Essi sono:
Torriglia 5/VI 338.
> 10/VI 233.
San Salvatore Valtrebbia 19/VI 1543, 499.
Torriglia 24/VI, 638.
63. Apatele megacephala Schff.
Noctua megacephala Schff.: p. 67 (1775).
Phalaena Noctua macrocephala De Vill.: Ent. Linn. II. 249. N. 259 (1789).
Noctua rumicis Esp.: IV. Noct. 38 fig. 7 nec Linn. ee
(var. turanica Steger.) Tutt: Br. Noct. I. 15. (1891). |
ab. rosea Tutt: l.c. :
108 E. BERIO
ab. ochrea Tutt: l.c.
ab. grumi Alph.: Rom. Mém. IX, 3.
ab. pulla Strand: Archiv. Natges. Christ. XXV, .9, 9 (1903).
ab. aethiopa Krulik: Soc. Ent. 21. 50 (1906).
ab. schlumbergeri Schultz: Ent. Z. 20, 73. fig. (1906). :
var. warpachowskyi Krulik.: Soc. Ent. 23. 123 (1908).
ab. albidior Wagner: Z. Ost. Ver. 8. 21 (1923).
ab. nigra Schaw.: Ent. Rec. 14. 103 (1902).
E difficile accertare la colorazione della forma tipica. TUTT cita la descri-
zione di FABRICIUS in Mantissa che dice le ali anteriori essere cineree con disegni
neri, «alae anticae obscure cinereae strigis variis undatis nigris ».
La descrizione è riportata da FaBRIcIUS nella Entomologia Systematica
III (2) 108 N. 325, dove l’autore si rifà ad esemplari esistenti nella raccolta di
SCHIFFERMÜLLER. FABRICIUS pare dunque abbia veduto i tipi e li abbia descritti
come aventi le ali anteriori oscuramente cineree con disegni neri. Cinereo ri-
chiama un colore piuttosto brunastro che un grigio assoluto, quale viene dagli
antichi autori indicato con « canuto » (canus); pertanto il tipo parrebbe essere
la forma tendente sia pure leggermente al bruno, e non certo molto chiara se si
bada a quella parola « obscure » che accompagna la diagnosi.
Gli esemplari più chiari, sul grigio assoluto, dovranno essere indicati col
nome albidior di WAGNER, mentre quelli ocrei o rosati con ochrea e rosea Tutt.
Le forme molto scure potranno essere indicate con pulla Strand, sulle cui ali
anteriori di chiaro non si dice essere rimasto che il contorno della reniforme.
nigra Schw. (che Seitz considera sinonimo di aethiopa di KRULIKOWSKYI) par-
rebbe la forma melanica più estrema; Schlumbergert è una forma teratologica.
Comune in Europa.
Nel territorio studiato la specie non è apparsa molto numerosa, e i suoi
esemplari tutti di un grigio assoluto, senza bruno e senza melanismo. Essi sono
quindi qualche cosa di intermedio tra le forme sopra elencate, perchè sono più
bianchi e più chiari della tipica, più scuri delle albidior e tuttavia non sono più
scuri nè come le pulla nè come le nigra.
Essi sono:
Torriglia . S/VI dg.
» 10/VI 233.
» 24/VI 288.
64. Apatele euphorbiae Schiff.
Gia ai tempi di GUENÉE, quando i nomi in discussione si riducevano a
cinque (euphorbiae, euphrasiae, cyparissiae, esulae, abscondita) questo Autore
dichiarava inestricabile la sinonimia, soggiungendo che le varie interpretazioni
avevano creato una confusione a cui poche cose in entomologia potevano essere
paragonate. Gli autori successivi hanno fatto quanto si pud immaginare per au-
mentare la confusione che con la considerazione di altri nomi (myricae, montivaga,
obscura, paradoxa, parisiensis, debilis, xanthomista, ottomana, apennina, korlana,
fasciata, acerbata, farinosa, andalusica, glaucoptera) hanno condotto le cose ad
un punto tale che forse l’unica soluzione sarebbe di buttar via tutto e ricomin-
ciare daccapo. Si può ben dire che non vi è nessuno che sia d’accordo, a meno
che non si tratti di seguaci che hanno preso le cose di un autore anteriore senza
alcuna verifica. |
Per limitare l’esame alle forme e nomi classici (euphorbiae Schff.; euphrasiae
Brahm.; montivaga Guen.; esulae Hbn.; cyparisstae Hbn.; mygricae Gn.; abscon-
NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 109
dita Tr.) ed escludendo abscondita Tr. che pare si possa ritenere una specie a sè,
esistente al Nord-Est dell'Europa, il quadro che si presenta ad osservare le opi-
nioni di alcuni revisori è il seguente:
euphorbiae Shff. per TREITSCHKE è rappresentata dalla fig. 12 di HÜBNER
(euphorbiae) e dalle sue due figure 529, 615 (cyparissiae); per GUENEE non risponde
nè alla fig. 12 di HUBNER nè alla 529, la prima delle quali egli, sia pure con dub-
bio, riferisce alla sua montivaga e la seconda alla euphrasiae, come pure la 615.
Per STAUDINGER la forma tipica corrisponde alla fig. 529 e 615 di HUBNER;
per Hampson e WARREN pare corrisponda alla 615, 629 e 12; si ritorna così alla
opinione di TREITSCHKE.
WARREN definisce la forma come « grigia, spolverata di scuro »; DRAUDT
la dice « grigio fumo ». La figura di WARREN è decisamente giallastra e di statura
media. Le figure di HUBNER misurano; la 12 mm. 40; la 615 mm. 36,5 e la 529
mm. 35 di apertura alare. La figura di WARREN mm. 30 (3), 35 (9). La figura
del 3 di WARREN porta le ali anteriori bruno scure, come quelle della femmina.
Poichè non si può risalire all’origine perchè l’esemplare o la serie di SCHIF-
FERMÜLLER non sono stati visti da alcun revisore, e la sua diagnosi si riferisce
solo alla larva, e alla località, dovrebbe valere la legge del primo Revisore a fis-
sare la consistenza del tipo.
Nell’ordine, pare vi sia primo GÔZE: Ent. Beytr. III. 3 p. 209 N. 75 (1781)
e poi Fasricius: Mant. II. 174 N. 260 (1787) che è stato preso come autore an-
cora da TUTT e STAUDINGER. La sua diagnosi però non è affatto differenziale e
l’unico elemento caratteristico è il colore: « alis cinereis ».
Sarebbe giusta la definizione di WARREN e DRAUDT (grigia spolverata di
scuro, e grigio fumo) ma errata la figura di WARREN, che è grigia giallastra, e ha
le ali posteriori nel ¢ completamente sbagliate.
euphrasiae Brahm. Per 'TREITSCHKE è la fig. 613 di HÜBNER (esulae); per
GUENEE le fig. 529 e 615 di HUBNER (cyparissiae); per STAUDINGER è « dilutior, al-
bido ( flavesenti-) grisea; per Hampson « parler, whitish or yellowish grey »; per
WARREN più pallida e più giallastra e per DRAUDT più piccola più giallastra e più
pallida. Per GUENÉE abita il centro della Francia, per gli altri, il Sud o il Sud-ovest
d'Europa. Anche questa è descritta allo stadio di larva; il primo revisore parrebbe
BORKHAUSEN (1892) che a pag. 232 del vol. IV dice che ha la statura di euphorbiae,
le ali anteriori grigio chiaro sparso di polvere bruna. Di euphorbiae BORKHAUSEN
aveva detto a pag. 228 avere la statura della N. rumicis, però fa un errore di cita-
zione, riferendosi alla sua n. 105 Noctua rumicis : la rumicis porta il N. 108 e il
N. 105 si riferisce invece alla auricoma, che è molto più piccola dell’altra. Quindi
nessuna conclusione si può fare sulla statura della euphrasiae, se non, che non
deve essere inferiore a quella di auricoma la quale ha sempre una apertura che si
aggira intorno ai 35 mm.
Sarebbe allora errata la sinonimia di TREITSCHKE (euprasiae = esulae)
perchè la esulae ha 30 mm. di apertura ed è la più piccola di tutte, e il colore
giallastro escluso. La forma dovrebbe dunque essere grigia più pallida e la statura
normale.
montivaga Gn. L’Autore dice grigio-ardesia scura, mista a bianco bluastro;
se è identica ad obscura Stròm dovrebbe portare questo nome, ma forse la sino-
nimia si basa solo sul nome, ed è poco probabile che si identifichi la forma di
Chamonix con quella Norvegese.
Secondo GuENEE potrebbe essere identica alla fig. 12 di HÜBNER, e la stessa
sinonimia dubbiosa riporta STAUDINGER nel Catalogo. Tenendo conto che la
110 E. BERIO
figura 12 di Hüsner ha una grande apertura alare (40 mm.) è da ritenere che si
tratti di una forma di grande statura. In questo dato sono concordi STAUDINGER,
Hampson, WARREN e DRAUDT, come pure sul colore anche se le espressioni degli
autori sono differenti. Vi
esulae Hb. La figura di HUBNER (613) è di soli 30 mm. di apertura, è quindi
la più piccola tra quelle passate ora in rassegna, tanto più che si tratta di una 9.
Secondo GUENÉE è una f. rara di tono bistrato; per STAUDINGER è più scura e
sfumata; HAMPSON la fa con le ali anteriori spolverate di bruno; WARREN non
parla di colore e DRAUDT la dice un po’ più scura, più spolverata di brunastro,
col tono giallastro.
myricae Guen. La figura di GUENÉE si riferisce ad un insetto di 37 mm.
di apertura alare, e tale misura si ottiene facendo ruotare le ali sino a portarle
alla posizione normale dell’ esemplare disteso: si tratta quindi di media statura
come euphrasiae (e forse euphorbiae) e non ha ragione l'indicazione di STAUDINGER
(« minor ») nè quella di HAMPSON (« smaller »); rettamente WARREN dice che essa
non è più piccola; e DRAUDT che è blugrigia.
In conclusione le forme qui esaminate pare si polarizzino attorno ad esem-
plari aventi le seguenti rispettive caratteristiche:
euphorbiae : statura giusta, colore grigio cenere.
euphrasiae : statura media (35 mm.), colore grigio chiaro.
montivaga : statura grande (40 mm.), colore grigio. scuro.
esulae : statura piccola (30 mm.), grigio brunastro chiaro. |
myricae : statura normale (35 mm.), colore grigio ardesia scuro.
Noctua euphorbiae Schff.: p. 67 (1775). à
Ph. N. euphrasiae Brahm: Ins. Kal. II. 1. 143. 73.
Ph. lunulata minor Goze: Ent. Beytr. III (3) 203.
N. cyparissiae Hbn.: fg. 529, 615. p. 158 (1809-13).
N. esulae Hbn.: fg. 613 (1809-13).
Acr. montivaga Gn.: V. 56 (1852).
Acr. myricae Gn.: V. 58. pl. 3-10 (1832).
N. obscura Ström.: Dansk Vid. Selsk. Skr. 79 (1783).
ab. parisiensis Culot (Oberth): Noct. 1. 23. T. 2-9. (1909).
ab. debilis Dalmaison: Ann. Ent. Fr. 308 (1925).
ab. xanthomista Draudt: Seitz. Suppl. 12 (1931).
f. ottomana Draudt: l.c.
f. apennina Draudt: l.c.
f. korlana Draudt: l.c.
? ab. fasciata Hannemann: Int. Eat. Z x, 63 (1916).
ab. acerbata Schaw.: Z. òst. Ent. Vez. 16, 81 (1931).
ab. farinosa Byt. Salz: Int. Ent. Ztschr. 28. 106 (1934).
f. andalusica Schaw.: l.c. 28. 416 (1934).
ab. virgata Dannh.: Mitt. München. ent. Ges. XIX, 104 (1929).
\
Nella zona studiata si è presentato un solo esemplare:
Torriglia 17/VII 13 euphrasiae Brahm.
65. Apatele alni Linn. ssp. italica nova.
Phalaena Noctua alni Linn.: XII? 845 N. 134 (1766).
Noctua degener Schff.: p. 70 (1775).
vat. suffusa Tutti -Ent..-Reci 1,190.
var. obsoleta ‘Tutt: Br. Noct. I. 16 (1891).
Acron. steinerti Caspari: Soc. Ent. XIII. 3 (1898).
» carola Philipps: Soc. Ent. XIII. 50 (1898).
ab. eothina Dannh.: Ent. Z. 39. 6 (1920). ;
ab. nigromarginata Gelin: Cat. Lucas. 89 (1912) (= nigromaculata err. Draudt in Seitz, suppl. 11).
NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 111
Europa. La diagnosi di LINNEO non € molto chiara, come gia GUENÉE
notava (Noctuélites. v. p. 51, 1852); essa parla infatti di due aree cineree: « Alae
sup. fuliginosae-nigricantes: areis 2 versus marginem exteriorem, priore cinereo-
albida, oblonga puncto marginali nigro; posteriore subrotunda, albo cinera-
scente » ma soprattutto poco comprensibili gli 8 punti neri del margine interno.
Alcune delle forme descritte dagli autori si confondono tra di loro: suffusa
Tutt ha le due aree molto spolverate di nerastro grigio scuro e si confonde, se
non si identifica, con steinerti Caspari che ha, a detta di WARREN (Seitz. III. 13),
il fondo bruno grigio scuro e carola Philipps che, secondo detto autore, è inter-
media fra la tipica e la steinertı. Ä
La eothina Dannh. è spolverata fonemiente di rosa, mentre nigromarginata
Gelin (per errore riportata nel Supplemento del Seitz. come nıgromaculata) ha
una banda bruna più o meno cospicua alle ali inferiori e obsoleta ‘Tutt manca
della orbicolare. o
Gli esemplari catturati nella zona studiata hanno 1 un colore fondamentale
decisamente privo di qualsiasi accenno al rosa, mentre gli esemplari del centro
Europa sono più o meno tinti di rosa anche leggero, senza giungere alla diagnosi
di DANNEHL; ma ciò che differenzia soprattutto gli esemplari catturati dalle altre
forme è la assoluta mancanza della macchia nera costale situata davanti alla
macchia chiara basale a cui già LINNEO accennava nella diagnosi: « areis duabus
cinerascentibus: priore puncto marginali nigro ». Di tale mancanza non fanno
cenno gli autori delle forme sopra elencate ed essa è presente negli esemplari
che abbiamo veduti, provenienti da Dresda, Eperies, Stiria, Linz, Innsbruck.
Gli esemplari descritti presentano tutte le gradazioni di sviluppo della fascia bruna
delle ali posteriori indipendentemente del sesso, per cui la variazione è da con-
siderarsi a carattere aberrativo. La forma o sottospecie si è trovata anche nei
dintorni di Como (M. Bisbino) e nell’entroterra di Albenga (Caprauna). Ecco
l’elenco delle catture:
Torriglia 5/VI 234.
» 10/VI 13 della ab. nigromarginata.
» 24/VI 833 di cui 6 della ab. nigromarginata.
S. Salvatore Valtrebbia 19/VI 233, 19 della ab. de Hdi con
Caprauna 30/VI 1959 14.
M. Bisbino (Como) 22/VII/1960 18.
66. Apatele psi Linn.
Phalaena Noctua psi Linn.: X® ed. p. 514 (1758).
Noctua tridens Hbn.: fg. 4. p. 157. N. 3 nec Schff. (1800-03).
var. virga Tutt: Br. Noct. I. 20 (1902).
var. juncta Tutt: l.c.
var. bivirgae ‘Tutt: l.c.
var. suffusa ‘Tutt: l.c.
var. bidens Tutt: l.c.
var. vosea Tutt: l.c.
Noctua cuspis Steph.: Brit. Haust. III. 39 nec Hbn. (1829).
ssp. altaica Stgr.: Cat. 132 (1901).
sup. batnana Draudt in Seitz: Suppl. 10 (1931).
sup. iliensis Draudt: l.c..
Benchè la specie sia assai difficile a distinguere da tridens Schiff. nello
stato di imago, le interpretazioni degli Autori non hanno dato luogo a notevoli
divergenze e lo stato attuale delle sinonimie è lo stesso dei primi revisori. Sin
dalle prime opere infatti si sono distinte le immagini delle due specie in base al
112 E. BERIO
colore fondamentale; per pst già Linneo diceva «alis canis » mentre FABRICIUS
per la tridens parlava di « cinereis ». Stranamente TREITSCHKE, che pure accetta
le sinonimie di BORKHAUSEN, te alla pe ui cineree e alla tridens ali « ci-
nereis, luteo mixtis ».
L'accordo è dimostrato dal fatto che su 34 autori (BORKHAUSEN, FABRICIUS,
DE VILLERS, SCHIFFERMÜLLER, ESPER, MÜLLER, GEOFFROY, FISCHER, FUESSLY,
GLEDITSCH, LANG, MADEN, ‘Goze, FRISCH, TREITSCHKE, HÜBNER, FREYER, IL-
LIGER, WILKES, DONOVAN, Rossi, PANZER, SCHRANCK, VIEWEG, BRAHM, SCHWARZ,
BECHSTEIN, FUESSLY, HARRIS, DUPONCHEL, STEPHENS, GUENEE, BOISDUVAL,
SEPP) anteriori al 1900 solo due (HUBNER e SEPP) hanno confuso le due specie.
La forma virga di TUTT è stata ritenuta da HAMPSON appartenere alla tridens,
non sappiamo con quale fondamento, visto che TUTT ha descritto e denominato
le sue forme basandosi su materiale di allevamento avuto da CHAPMAN, il quale
per molti anni si è dedicato ad allevare le Acronicta.
Oggi, con la dissezione dell’apparato la distinzione tra le due specie è molto
semplice; tridens ha l’arpagone con tre e pst con due sole punte.
Per confronto sono qui figurate le valve di tridens, pst e della vicina cuspis,
nonchè le unghie di pst.
La specie è comune e copre Europa e parte dell’Asia.
| Nella zona studiata sono stati reperiti 1 seguenti esemplari:
Torriglia 5/VI; 388.
» 10/VI 633.
S. Salvatore Valtrebbia 19/VI 634, 19.
Torriglia IS NT 219,
» 24/VI 1733.
Dalla frequenza parrebbe doversi Heure che la schiusura si verifica a fine
di giugno; in luglio non si é più presentato alcun esemplare.
67. Apatele rumicis Linn.
Phalaena N. rumicis Linn.: XII? 852 N. 164 (1766).
? Acron. salicis Curt.: Brit. Ent. pl. 136 (1826).
var. euphorbiae Steph. nec Schff.: Brit. Ent. Haust: III. 42 (1829).
var. euphrasiae Steph. nec Brahms: l.c.
Acron. diffusa Wlk.: XI. 708 (1857).
» indica Moore: P.Z.S. 1867 p. 47.
» alsinoides Geest: Allg. Zeit. Ent. VIII. 310 (1903).
ab. marginata Lambill.: Rev. Neam. 22 (1909).
f. surianna Gillnr: Ent. Rec. XIX, 91 (1907).
var. oriens Stgr.: Arch. Natges. 81. A. II 157 (1915).
subsp. pallida Rots.: Nov. Zool. 27. 7 (1920).
f. meridionalis Dannh.: Ent. Z. 39. 119 (1925).
ab. priifferi Maslow: Polsk Pisno. 2. 130-10 (1923).
var. polonica Prüffer: Bull. Ac. Pol. 201 (1918-9).
Modernamente si ritiene che la salicis Curt. sia una aberrazione scura di
questa specie, anche se l’insetto è stato rappresentato col bruco di menyanthidis
e anche se la figura di Curtis è tutt’altro che scura, per essere una rumicis; CHAP-
MAN scrivendo a TUTT emetteva l’ipotesi che Curtis avesse confuso le larve,
e dichiarava che, secondo lui, l’insetto perfetto di CURTIS è una rumicıs, figurata
insieme con un bruco di menyanthidis. TUTT accettò questa tesi e fu seguito da
tutti, e dopo aver chiamato la salicis una « melanic form » indusse STAUDINGER
a dire « molto obscurior » e così gli altri. Tuttavia anche se CURTIS dice che ci
sono esemplari più scuri ed altri più brillanti, la sua figura è certamente poco più
NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 113
Fig. VII - Apatele tridens Schiff.: A, valva sinistra. - Apatele psi Linn.: B, unghie; C, valva
; sinistra.
Fig. VIII - Apatele cuspis Hübn.: valva sinistra.
scura della normale rumicis L. e non ha nulla a che vedere con le aberrazioni
scure di questa specie.
Anzi, confrontando il colore della sua figura con le tipiche rumicis si di-
rebbe che si tratti di un puro e semplice sinonimo che Curtis ha descritto solo
perchè, avendo visto larve tanto differenti di quelle di rumicis, la ritenne una
specie a sè.
114 i E. BERIO
L’interpretazione di CHAPMAN non è molto convincente. Se Curtis ha
allevato più esemplari, come dice affermando che il colore varia, è ben difficile
che non fossero tutti eguali e che ve ne fosse uno ben diverso, da lui preso come
modello per il disegno; piuttosto sarebbe il caso di vedere se non vi sia stata con-
fusione tra bruchi di menyanthidis e di auricoma, che sono molto più simili tra
loro che non menyathidis e rumicis, e la salicis non sia una auricoma. Non va di-
menticato che l’insetto, come CURTIS stesso avverte, è stato piuttosto ingrandito
nel disegno. Comunque sia, gli esemplari di rumicis molto scuri, sino a che le
cose non siano chiarite, non potranno essere determinati che sahcis Auct. nec.
Curtis, se si vuol mantenere questo nome per la rumicis.
Specie comune e diffusissima in Europa e Asia.
Nella zona è apparsa comune in tutto il periodo. Esemplari trattenuti,
tutti tipici, sono:
Torriglia 10/V 14.
re
2 ASIVIL LS
i > MINS
S. Salvatore Valtrebbia 24/VII 234.
Gen. Diphtera Ochs.
Diphtera Ochs.: Schm. Eur. IV (1816) nec Diphthera Hbn. Samm, Exot. I. pl. 193 (1809) et
Hbn.: Ertste Zutrage (1809- 13) (app). >:
Lectogenotypus: Noctua orion Esp. (— Sepp.; — Norte alpium Osb.) [Duponchel:
ep. Pr IV (2) 71 (1829) |
Come risulta dall’epigrafe, ritengo che Diphthera Hb.; non faccia priorità
su Diphtera Ochs. non essendo esattamente omonimo. In Mem. Soc. Ent. It. 1957
li ho considerati omonimi perchè ho errato nel rilevare la grafia di OCHSENHEIMER.
Se le due grafie dovessero essere considerate omonime a malgrado della differenza,
se Daseochaeta Warr. non si considera sinonimo, questo genere che si è ballottato
per tanto tempo i nomi Moma e Diphtera resterà senza nome. In tal caso pro-
pongo fin d’ora il nome Diphteramoma n. nov. Genot. N. orion Esper
(= alpinum Osb. = orion Sepp).
BoursIn include la sp. viridis Leech e fa quindi = Daseochaeta Warr.;
ma INOHUE in Check List. Lep. Japan ne fa due generi separati.
Il nome Moma Hb. che gli autori moderni considerano avere per tipo la
alpium Osb. (= orion Sepp.) in realtà, come ho dimostrato in Mem. Soc. Ent.
It. 36 (1957) ha per genotipo Noctua ludifica Linn. perchè le scelte di LEDERER
(1857) (così preteso da Prout in Bull. Hill Mus. I 227) e Grote in Bull. Buff.
II.I.1874 si riferiscono alla orton Esp. che non è inclusa nel lotto originale, e
così diviene valida la scelta di Hampson: Moths Ind. II. 453 (1894).
68. Diphtera orion Sepp.
Noctua orion Sepp.: Ned. Ins. 1 (4) 41 pl. 9/1-8 (1762).
N. aprilina Schff.: 70 (1775) nec Linn. i
N. albtum Osb:: Gôteb. Sammi. Hand. 1/52. PL 1 fe. 2 (1778).
Ph. aprilina minor Hufn.: Berl. Mag. III. 555. f. 1, 2, 3 (1766).
Ph. ludifica minor Göze: Ent. Beytr. III (3) 145. B.
» » Schaefter; Icon. 1.:92 f.. 3.
Noct. runica Grae... Ed, Syst, Nat. I sip. 25635 (1788).
v. murrhina Graes.: Berl. E. Zt. 1888 p. 314.
f. glauca Turati: Ann. Mus. Napoli V. 3, 18. ©
f. designata Turati: Atti Soc. It. 62; 45 Tav. D. f. 7 (1925).
var. fasciata Lenz, Ostheld: Schm. Siidbayerns I. (2) 2. 226 (1927).
NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 115
Secondo le citazioni di BORKHAUSEN, 'TREITSCHKE, CURTIS e GUENÉE il
nome dato da Sepp fu orion e non ludifica come citato da HAMPSON e ritenuto da
WARREN e DRAUDT. Pertanto questo nome di orion che venne attribuito ad ESPER
con la data del 1786 e che fu passato in sinonimia di alpium Osb. 1778 paro donba
datare dal 1762 ed essere attribuito a SEPP.
La specie è citata per Europa ed Asia, sparsa ma locale.
Nel territorio studiato venne rinvenuta come segue:
Torriglia 5/VI 14.
> 10/VI 233.
> 24/VI 18.
Subfam. AMPHIPYRINAE
Gen. Amphipyra Ochs.
Amphipyra Ochs.: vol. IV. 70 (1816) (7 spp.):
Lectotypus: Phalaena ui tragopoginis Linn. [Duponchel: Lep. Fr. IV ©) "I (1829)].
69. Amphipyra tragopoginis Linn.
Noctua tragopoginis Linn.: Fn. Suec. 316 (1761).
» tragopogonis Schff.: 85 (1775).
» luciola Hufn.: Berl. Mag. III. 204 ossi
Agrotis repressus Grote: Can. Ent. III. 192 (1871).
ab. turcomana Stgr.: St. e Zt. 1888 p. 32.
ab. nigrescens Spul: Schm. Eur. 237 (1908).
ab. brayi Lambill.: Rev. Man. 29 (1907).
subsp. distincta Rots.: Nov. Zool. 27, 90 (1920).
f. grisea Vorbr.: Mitt. Schweiz. ent. Ges. 13. 190 (1921).
Tutta Europa, Asia sino all’India. Specie assai poco variabile. Un solo
esemplare:
Torriglia 15/VII 18.
Gen.: Rusina Steph.
Rusina Steph.: Ill. Brit. Ent. Haust. II. 111 (1829). En
Monogenotypus: Noctua ferruginea Esp. (= tenebrosa Hbn.; — umbratica Goeze).
= Stygiostola Hmps.: Cat. VII. 44 (1908).
Autogenotypus: Noctua umbratica Goeze (= ali Hbn.).
70. Rusina tenebrosa Hbn.
Noctua umbratica Goeze: Beytr. III. 3. 67 (1781) nec Linn.
Bombyx ferruginea Esp.: III. Tav. 47. P. 256 (1785) nec Schff.
Noctua tenebrosa Hbn.: Noct. fg. 158, 503 (1800-3).
Bombyx phaeus Haw.: Lep. Brit. 133 N. 94 (1803).
Noctua obsoletissima Haw.: lc. p. 207 N. 129 (1809).
ab. obscura Tutt: Br. Noct. II. 2 (1892). |
ab. bellieri Culot: cit. Draudt Seitz. pupal 155 (1931).
La specie è stata sempre indicata col nome di: GOEZE, ma si tratta di un
omonimo primario che non puo avere impiego.
La ferruginea di Esper dovrebbe avere diritto di priorita, perd la interpre-
tazione della sua figura non è pacifica. T'REITSCHKE la ritiene senz’altro sinonimo,
GUENÉE pure: STAUDINGER la esclude e così pure Hampson, che ritiene che
STEPHENS abbia errato nel citare EsPER. WARREN in Seitz la cita con un punto
interrogativo, mentre BOURSIN la dà come un sinonimo senz'altro, e ‘tuttavia
116 E. BERIO
la considera un sinonimo primario della Noctua Jerruginea Schiffm. Resta come
primo nome valido tenebrosa Hübner, che perd non & certo che sia precedente
a phaeus Haw.
Copre Europa e Russia, si estende sino all America. Nella zona studiata si
sono presentati:
Torriglia 17/VII 19.
> 20/VII 14, 299.
San Salvatore Valtrebbia 24/VII 19.
Gen. Euplexia Steph.
Euplexia Steph.: Ill. Brit. Ent. Haust. III, 3 (1829).
Monogenotypus: Phalaena Noctua lucipara Linn.
71. Euplexia lucipara Linn.
Phalaena Noctua lucipara Linn.: X? 5 18 aa
» dubia Hufn.: Berl. Mag. III. 404 N. 80 Gabbe
Bombyx flavomacula Fab.: Mant. II. 117. N. 104 (1787).
var. exotica Strand: Arch. Natges. 81. A. II. 153 (1915).
Specie sparsa su tutta Europa ed Asia ritenuta estesa anche al Nord America,
dove pare, invece, secondo Mc DoNNOUGH, sia sotituita da una specie simile
ma distinta (benesimilis Mc.D.).
Nella zona studiata si sono presentati:
Torriglia 10/VI 19.
) 24/VI 13.
) 15/VII 14.
» 17/VII 14.
» 20/VII 18.
» 29/VII 13.
Gen. Apamea Ochs.
Apamea Ochs.: Vol. IV. p. 70 (1816) (2i spp.).
Lectogenotypus: Noctua basilinea Schff. [Samouelle 1819 Vide Tams, 1939].
= Abromias Billbg.: 1820 (13 spp.)..
Lectogenotypus: Phalaena Noctua ee Linn. [Tams, 1939].
— Agroperina Hmps.: Cat. VII. 398 (1908).
Autogenotypus: Phalaena lateritia Hufn.
— Xylophasia Steph.: Ill. Brit. Ent. Haust. II. 174 (1829) (9 spp.).
Lectogenotypus: Noctua rurea Fab. (= crenata Hufn.) [Guenée Nocwiei: E 199-(18<2)]:
72. Apamea monoglypha Hufn.
Phalaema Noctua polyodon Linn.: Fn. Suec. II® ed. 1219 (1760) nec Clerck.
» » monoglypha Hufn.: Berl. Mag. III. 308 (1766).
Noctua radicea Schff.: p. 81 (1775).
» occulta Esp.: Schm. IV. 132. N. 53 (1786) nec Linn.
Hadena infuscata B. White: Faun. Perthens. part. I (1871).
» uniformata Weyn: Jharb. Noct. Ver. Elberf. 78 (1878).
» obscura Th. Mieg.: Le Nat. 237 (1886).
» polyglypha Stgr.: Iris. IV 286 (1891).
> aethiops Stgr.: sec. Tutt: Br. Noct. I. 74 (1891).
ab. obscura Tutt: lc. (1891). |
ab. brunea Tutt: lc.
ab. pallida Fuchs: Jahrb. Nass. 94 '(1892).
ab. intacta Peters: cit. Warren Seitz 165 (1910).
ab. dissoluta Krulik.: Rev. Russ. Ent. 7. 10 (1907).
ab. pallida Bodart: Rev. Namur; 48 (1906).
NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE ale
ab. inversa Derenne: Lambill. 29. 74 (1929). .
ab. rosea Schönfeldt: Int. Ent. Zschr. 11, 167 (1917).
ab. abruzzorum Dannh.: Ent. Ztschr. 46. 259 (1933).
ab. sardoa Turati: Nat. Sic. 21. 89 (1909).
ab. corsica Turati: l.c. eg
ab. sicula Turati: l.c.
ab. syriaca Osth.: Mitt. Miinch. Ent. Ges. 23, 70 (1933).
ab. pallida Osth.: Le.
Specie diffusa e comunissima; variabile specialmente nella intensità del
colore e nel colore stesso del fondo delle ali anteriori. Non è possibile dalla dia-
gnosi di HUFNAGEL capire a quale delle forme egli si riferisce, perchè dice solo
che ha una tinta bluastra parte chiara e parte grigio scura, con un W nel margine
distale. Tuttavia dei successivi autori che hanno ripreso il suo nome, dopo i primi
(RoTTEMBURG, 1777; GÔTZE, 1781; Lang, 1782; Knock, 1783; Esper, 1786)
TuTT pare aver fissato la forma tipica in modo soddisfacente (Brit. Noct. 1.73)
attribuendola a quegli esemplari, del resto i più comuni, che hanno un campo
più chiaro al torno delle ali anteriori. Infatti le forme più o meno melaniche hanno
sfondo per lo più uniforme, il che non darebbe ragione della diagnosi di HUFNAGEL
che parla di parti più chiare e parti più scure delle ali anteriori.
Tra i nomi vi è da notare che occulta Esp. non può avere impiego per
omonimia (LINN. 1758); radicea Schff. 1775 è stata fissata, dopo GÖTZE (1781)
da HUBNER con la sua fig. 82; che infuscata White pare sia un sinonimo di unzfor-
mata Weyn; obscura Th. Mieg sia eguale ad obscura Tutt; aethiops, che tutti gli
autori, compreso STAUDINGER, attribuiscono a TUTT. è di STAUDINGER, come lo
stesso TUTT dice nel Br. Noct. I. 73; che pallida Bodart non può avere impiego
di fronte alla pallida di Fucus.
Nella zona studiata si sono avuti molti esemplari, secondo l’elenco che
segue: ui |
Torriglia 5/VI 14, 19 tipici, 12 obscura Th. M.
) 10/VI 233, 599 tipici; 1¢ f. intacta Peters.
Pendici N. del Penice 15/VI 344, 299 tipici, 14 obscura Th. M.
S. Salvatore Valtrebbia 19/VI 233 obscura Th.-M.
Torriglia 24/VI 19 tipica; 14, 19 obscura Th.-M.
» 10/VII 399 tipiche.
» 15/VII 433, 1099 tipici, 14, 19 obscura Th.-M.
» 17/VII 333, 492 tipici. |
S. Salvatore Valtrebbia 24/VII 499 tipiche.
Torriglia 29/VII 1g, 19 tipici.
73. Apamea anceps Schff.
Noctua anceps Schff.: 81 (1775).
» sordida Bkh.: IV. 578 (1792).
) contigua Haw.: Lep. Br. 192 (1809) nec Schff. (1775).
Apamea infesta Ochs.: IV. 76 (1816).
Luperina renardii Bdv.: Ind. Meth. add. 5 (1829).
Hadena engelhartii Durloo: Ent. Medd. II. 86 (1889).
var. ochracea Tutt: Br. Noct. I. 112 (1891).
ab. mediana Warr.: Seitz; 167 (1910).
f. nigrescens Hannem.: Int. ent. Z.X. 121 (1917).
118 E. BERIO
Anche per i nomi di questa specie vi è stata in passato qualche confusione,
attribuendosi il nome anceps ad HUBNER, il che lo rendeva meno antico di sordida
Bkh. Anche HAWORTH e DUPONCHEL errarono nell’attribuirla a contigua e aliena
Hbn. BORKHAUSEN fece di anceps Schff. un sinonimo di saponariae (= Helio-
phobus reticulata Goeze). Copre l’Europa dall’ Inghilterra alla Siberia e [Asia
meridionale. In Liguria non è frequente.
Nella zona studiata si è presentata tre volte:
Pendici del M. Penice 15/VI 23& tipici.
S. Salvatore Valtrebbia 19/VI 19 tipica.
74. Apamea sordens Hufn. Nt |
Noctua sordens Hufn.: Berl. Mag. III. 306 (1766).
» basilinea Schff.: 78 (1775).
» nebulosa View.: Tab. Verz. II. 55. Pl. 1 (1789).
Hadena cinefacta Graes.: Berl. e Zt. 334 (1888) nec Grote.
ab. grisescens Stgr.: St. e Zt. 42 (1889).
‘ab. pallida Tutt: Br. Noct. I. 85 (1891).
ab. basistriga Stgr.: Rom. Mém. VI. 439 een
var. unicolor ‘Tutt: l.c.
var. cinerascens "Tutt: l.c.
var. dubiosa B-Haas.: Iris, XXV, 149 dia
Recentemente Boursin ha riesumato il nome di HUFNAGEL che non è stato
sinora dagli autori citato, ne da BORKHAUSEN, TREITSCHKE, GUENEE, STAUDINGER.
Sinora la specie è stata designata col nome di SCHIFFERMÜLLER.
Dall’Inghilterra al Giappone; non rara; in Lin poco abbondante. Nella
zona studiata solo due esemplari:
Torriglia 10/VI 19 f. cinerascens Tutt.
» 15/VII 1g f. cinerascens Tutt.
Gen. Amphipoea Billbg.
Amphipoea Billbg.: 1820 (6 spp.). .
Lectogenotypus: Phalaena Noctua secalis Linn. [Tams. 1939].
75. Amphipoea secalis Linn.
Phalaena Noctua secalis Linn.: X® 519 (1758).
Noctua nictitans Esp.: Schmett. Abb. IV. 126 (1788) nec Linn.
» didyma Esp.: l.c.:
» lamda View.: Tab. A II. 81 (1789).
» leucostigma Esp.: l.c. pl. 159 (1791).
» lancea Esp.: l.c. pl. 174 (1791).
» secalina Esp.: l.c.
» rava Haw.: Lep. Brit. 139, 209 (1809).
Phalaena brunnea Hufn.: Berl. Mag. III. 396 (1765).
Noctua furca Haw.: l.c. 209 (1809).
) I-niger Haw.: lc. 211 (1809).
» lugens Haw.: lc. 212 (1819).
Parastichtis vilis Hbn.: Verz. 213 (1823).
Apamea moderata Ev.: Bull. Mosc. III. 547 (1843).
» oculea Gn.: V. 210 (1852) nec Linn.
Hadena struwei Ragusa: Nat. Sci. IV. 274 (1885).
var. grisea (grisea-albo ; grisea-flavo) Tutt: Br. Noct. I. 93 (1891).
var. reticulata (ret- alba, ret-flavo) ‘Tutt: l.c.
var. secalina-flavo Tutt: 10;
var. virgata (virgata-flavo) Tutt: l.c.
var. I-niger-albo ‘Tutt: l.c.
NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 119
var. oculea-flavo "Tutt: l.c.
var. rufa (rufa-albo, rufa-flavo) Tutt: l.c..
var. nictitans-linea ‘Tutt: l.c.
var. secalina linea Tutt: l.c.
var. rava-flavo ‘Tutt: l.c.
var. didyma-flavo Tutt: l.c.
var. furca-flavo ‘Tutt: l.c.
var. nigra (nigra-albo, nigra-flavo) Tutt: loc.
var. lugens-flavo ‘Tutt: lc.
var. uniformis Spul: Schm. Eur. I. 195 (1908).
ab. pulverosa Warr.: Seitz 171 (1910).
ab. lilacina Warr.: l.c.
ab. armoricae Obth.: Culot. Noct. I. 164. Tav. 30 Ws 13).
ab. atrocyanea Krulik.: Rev. Russ. Ent. 9. 307 (1909).
ab. ochracea Turner: Ent. Rec. 44. 223 (1932).
ab. xanthostigma Schaw.: Ztschr. dst. Ent. Ver. 17. 30 (1932).
ab. struwei excessa Turner: l.c.
ab. binota Turner: l.c.
f. struvoculea Aubert: Pap. d’Europe II. 29 (1952).
Specie proteiforme, come dimostra la quantità enorme di forme e aberra-
zioni descritte che a loro volta, come già notava GUENÉE, potrebbero essere an-
cora divise e suddivise in numerosissime sottoforme. Copre dall’Inghilterra al
Giappone, frequente. Nella zona studiata si sono rinvenuti i seguenti esemplari:
S. Salvatore Valtrebbia 19/VI 19 f. nictitans Esp.
Torriglia 15/VII 19 lugens Haw.
» 17/VII 13 nictitans Esp.
» 20/VII 13 nictitans Esp. :
Gen. Procus Oken.
Procus Oken.: Lehrb. Nat. III (1) 682 (1815).
Monogenotypus: Noctua latruncula Schff.
= "Olga Fiba.: Vers. 213 (1825) ‘epn,);
Lectogenotypus: Noctua strigilis Cl. (= Linn.) [Hampson: Cat. VII. a (1908)].
= Miana Steph.: Ill. Brit. Ent. Haust. III, 11 (1829) (8 spp.).
Lectogenotypus: Noctua strigilis Linn. [Boisduval Spec. Gen. 144 (1330)
|
76. Procus strigilis Linn.
Phalaena noctua strigilis Linn.: X® p. 516 (1758).
Miana strigilis var. fasciata Tutt: Br. Noct. I. 102 (1891).
ab. suffumata Warr.: Seitz 172 (1910).
ab. ferrea Warr.: l.c.
ab. amoena Krulik.: Soc. Ent. 23, ıı (1908).
ab. aethiops Osth.: nec Haw. Schm. Süd-Bay. II. 269.
Le sinonimie di questa specie non sono ancora complete da quando HEYDE-
MANN ha scisso in tre l’antica «specie» strigihs L. (= strighs Cl. Auctorum).
L’elenco in epigrafe € ricavato da DRAUDT (Suppl. Seitz p. 159).
Nell’area studiata sono state rinvenute:
Torriglia 5/VI 13 ab. fasciata ‘Tutt.
» 10/VI 13 tipico; 434, er ab. Fascita
» 24/VI 333 ab. fasciata...
) 15/VII 13 ab. fasciata.
Pendici N. del Penice 15/VI 1g tipico.
120 E. BERIO
77. Procus versicolor Bkh. |
Phaiaena Noctua versicolor Bkh.: Noct. IV. 188 (1892).
ab. fasciata Lenz: Schmet. Süd-Bay. II. 260.
ab. pseudolatruncula Heyd.: Ent. Ztschr. 46, 56 (1932).
ab. roseo-suffumata Heyd.: l.c.
ab. aethiops Heyd.: l.c. (nec Haworth).
Questa è la seconda specie del gruppo dell’antica strigihs, staccata da HEY-
DEMANN come b.sp. Il nome di BORKHAUSEN non pare sia stato mai recensito
prima di HEYDEMANN.
Anche per questa le sinonimie sono prese da DRAUDT che a sua volta le
ha prese da HEYDEMANN.
Nella zona studiata si € rinvenuto un solo esemplare che A ne
appartiene a questa specie: |
Torriglia 24/VI 19.
78. Procus latruncula Schff.
Noctua latruncula Schff.: 89 (1775).
| » aerata:Esp.:.1V pl 146 .(1790).: .
Phalaena Noctua meretricula Bkh.: IV. 187 (1792).
ab. aethiops Haw.: Lep. Brit. 215 (1809).
var. unicolor Tutt: Brit. Noct. I. ror (1892).
var. intermedia Horm.: Seitz. Suppl. 159 (1931).
ab. victiuncula Heyd.: Ent. Ztschr. 46. 80 (1932).
ab. grisescens Heyd.: l.c.
È la terza dell’antico gruppo strigilis. Neppure per questa la sinonimia è
completa, ed è tratta da DRAUDT (Seitz Suppl. 159).
Nella zona studiata si sono rinvenuti:
Torriglia 10/VI 13 tipico; 499 unicolor ‘Tutt.
» ii 348 tipici; 399 umcolor.
» 17/VII 333 tipici.
» 20/VII 13 untcolor.
79. Procus furuncula Schff.
Noctua furuncula Schff.: 89 (1775).
) bicoloria De Vill.: Linn. Ent. II. 288 (1789).
» vinctuncula Hbn.: f. 96 (1800-3).
» humeralis Haw.: Lep. Brit. 215 (1809).
» terminalis Haw.: l.c.
» rufuncula Haw.: l.c. 216.
» erratricula Frey.: Neu. Schm. 142 nec Hbn.
Apamea suffuruncula Bdv.: Ind. Méth. 116 (1840) nec Treitschke.
ab. insulicola Stgr.: Cat. 103 (1871).
ab. pallidior Stgr.: St. e Zt. 42 (1882).
ab. semicretacea Alph.: Rom. Mem. IX. 29 (1897).
var. pallida Tutt: Br. Noct. I. 105 (1892).
var. albicans Tutt: l.c.
var. reticulata Tutt: l.c.
Copre Europa e Asia, specie molto variabile, di cui sono state descritte
moltissime aberrazioni. Nella zona solo un esemplare:
Torriglia, 24/VII 19 rufuncula Haw.
Gen. Hydraecia Gn.
Hydraecia Gn.: Duponchel, Cat. p. 114 (1844) (5 'spp.).
Lectotypus: Noctua micacea Esp. [Guenée: Noctuél I. 128 (1852)].
NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 12k
80. Hydraecia nictitans Linn.
? Phalaena Noctua oculea Linn.: Fn. Suec. 321 (1761).
Phalaena Noctua nictitans Linn.: XII? 847 (1766).
Noctua chrysographa Schff.: 313 (1775).
» myopa Fab.: Ent. Syst. IV, 2, 116 (1794).
) cinerago Fab.: lc. Suppl. 445 (1798).
» auricula Donov.: Nat. H. Brit. Ins. XII. 5 pl. 397 (1807).
» erythrostigma Haw.: Lep. Brit. 240 (1809)..
ab. pallida (et pallida-flava; pallida-rufo) Tutt: Br. Noct. I. 60 (1891).
ab. rosea (et rosea-flavo; rosea-rufo) ‘Tutt: l.c.
ab. obscura (et obsc.-flavo ; obsc.-rufo) Tutt: l.c.
var. albtcosta ‘Tutt: l.c.
ab. pallescens Stgr.: Iris. XII. 342 (1899).
ab. crinanensis Burrows: Ent. Rec. XX. 184 (1908).
ab. anomala Krulik.: Bull. Nat. Mosc. N. 1. (1893).
Le sinonimie di questa specie sono notevolmente confuse e dibattute.
Per molto tempo essa è stata indicata col nome mictitans, attribuito a BORKHAUSEN
e poi giustamente a LINNEO; recentemente BoursIN ha ripreso l’interpretazione
della oculea L. come intesa da BORKHAUSEN e TREITSCHKE, passando nictitans in
sinonimia. Ho preferito indicare ancora la specie col nome nictitans L. in attesa
che l’interpretazione di BORKHAUSEN, TREITSCHKE e BOURSIN sia più sicura.
E stata dibattuta la identita di fucosa Frey, lucens Frey e paludis Tutt con
questa specie; BOURSIN pero le considera a parte; pure a parte vanno considerati
i nomi dati dagli autori americani (americana Speyer; lusca Smith, atlantica
Smith ecc.) dopo che Forses ha dimostrato che si tratta di specie distinta.
Con queste esclusioni, la specie resta europea e asiatica. |
E molto variabile sia nel colore del fondo che in quello della reniforme che
varia da bianchissimo a rosso ruggine.
Nella zona studiata abbiamo rinvenuto:
Torriglia 15/VII 13 tipico; 23¢ erythrostigma Haw.
» 17/VII 13 erythrostigma ; 299 tipiche.
Gen. Trigonophora Hb.
Trigonophora Hbn.: Verz. 217 (1821) (8 spp.).
Lectotypus: Noctua empyrea Hbn. (Grote, 1874).
— Phlogophora Treitschke: Vol. V (I) 369 (1825) (6 spp.).
Lectotypus: Noctua meticulosa Linn. [Duponchel: Lep. Fr. IV (2) (1829)].
= Brotolomia Lederer: Noct. Eur. 35, 115 (1857).
Monogenotypus: Noctua meticulosa Linn.
81. Trigonophora meticulosa Linn.
Phalaena Noctua meticulosa Linn.: X* 513 (1758).
ab. pallida Tutt: Br. Noct. III. 63 (1892).
ab. suffusa Warr.: Seitz 190 (1910).
ab. roseobrunnea Warr.: l.c. .
Specie non controversa e assai poco variabile. Copre Europa, Nord Africa
e Asia. Comunissima ovunque, si € presentata sempre in tutte le cacce compiute
nella zona studiata, nella forma tipica e in numerosi esemplari.
Gen. Actinotia Hbn.
Actinotia Hbn.: Verz. 244 (1821) (2 spp.).
Lectogenotypus: Noctua perspicillaris L. (Grote, 1874).
= Cloantha: Bsdv.: Icon. Chenill. (1832) (3 spp.).
Lectogenotypus: Xylina hyperici Fab. [Gn.: Ann. Ent. Fr. VIII, 509 (1839)].
122 E. BERIO
82. Actinotia hyperici Schff.
Noctua hyperici Schff.: p. 76 (1775).
ab. laetior Warr.: Seitz p. 65 (1910).
f. alba Riblbre: us 23.734... 263 (1912),
ab. brunnescens Ribbe: l.c.
AD. nigra BRibbe:- Ke.
sh: siegenfeldi Schaw.: Versh. vb) Wien. 56: 239 (1916).
yar. dilutior Wagner: Ent. Z. p. 18 (1909).
g. quaetior Dannh.: Ent. Z. = dA (1925).
Sparsa in Sud Europa e sud dell'Asia occidentale. Citata « anticamente »
per la Scandinavia (?) (V. Hampson Cat. IV. 124).
MARIANI la cita per Sicilia, Sardegna, Toscana, Modenese, a Trentino
e Lazio, da Maggio ad Agosto. È stata catturata anche sulla riviera di Levante
(Cavi di Lavagna).
| Nella zona studiata:
S. Salvatore Valtrebbia 24/VII 14!
Gen. Caradrina Ochs.
Caradrina Ochs.: Vol. IV. 170 (1816) (14 spp.).
Lectogenotypus: Noctua morpheus Hufn. feti 1819 Vide Tams, 1939].
83. la (Hymenodrina) aspersa Rmb.
Caradrina aspersa Rmb.: Ann. Ent. Fr. (1834) 385 PI. 8 ER a
Specie mediterranea, non molto numerosa nelle apparizioni normalı, si
è presentata in quantità massive nella zona studiata.
Torriglia 24/VI 14, 699.’
» SIV II 700, 22%.
» 17/VII 2533, 1399.
» 20/VIT 638, 178.
S. Salvatore Valtrebbia 24/VII 18, 19.
Torriglia 29/VII 19.
Gen. Hoplodrina Bours. .
Hoplodrina Boursin: Ent. Rundsch. 54 (1937).
Autogenotypus: Noctua alsines Brahm.
84. Honlodrine ambigua Schff.
Noctua ambigua Schff.: 77 (1775).
» plantaginis Hbn.: Noct. 576 (1800-3).
ab. uniformis Swoe.: Tr. E.S. 350 (1885).
ab. hilaris Stgr.: Cat. 197 (1901).
f. confluens Vorbr.: Mitt. Schw. ent. Ges. XIII. 189. (1921).
Specie comunissima che copre Europa ed Asia. Si presenta certe volte in
quantita enormi, a seguito di schiusure contemporanee di migliaia di individui.
Nella zona studiata si è presentata molto numerosa. Trattenuti:
Torigia "SANT 1g,
» (EN A
Pendici Penice 15/VT 15,19.
Torriglia 24/VI 299.
85. Hoplodrina respersa Schff.
Noctua respersa Schff.: 314 (1775).
ab. robusta Warr.: Seitz 209 (1910).
NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE PE
Europa centro-meridionale e Asia minore; non frequente. Nella zona stu-
diata si sono presentati: |
Pendici Nord del Penice 15/VI 18.
Torriglia 7/VII 14!
» 20/VIT- TE:
S. Salvatore Valtrebbia 24/VII 14.
Gen. Atypha Hbn.
Atypha Hbn.: Verz. 213 (1821) (3 spp.).
Lectotypus: Noctua pulmonaris Esp. [Hampson: Cat. VIII, 299 (don)
86. Atypha pulmonaris Esp.
Noctua pulmonaris Esp.: Noct. IV. 151 Coat
» fuscago Esp.: l.c. 176 (1791).
» pulmonariae Hbn.: IV. 98 (1800-3).
Specie mediterranea non frequente. Nella zona studiata si è presentata in
tre esemplari molto passati:
Torriglia LWA 1202
» 20/VII 18.
Gen. Meristis Hbn.
Meristis Hbn.: Verz. 239 (1821).
Monogenotypus: Phalaena trigrammica Hufn. (= bilinea dba
= Grammesia Steph.: Ill. Brit. Ent. Haust. II. 151 (1829).
Monogenotypus: Phalaena trigrammica Hufn.
87. Meristis trigrammica Hufn.
Phalaena trigrammica Hufn.: Berl. Mag. III. 408 (1766).
Noctua.trilinea Schff.: 84 (1776).
» quercus Fab.: Sp. Ins. II. 214 (1781).
». notacula Fab.: Mant. II. 138 (1787).
Phalaena querciola Gmel.: Ed. Syst. Nat. ı. 5. 2535 (1788).
Noctua bilinea Hbn.: Noct. 217 (1800-3). |
» evidens Thumbg.: Ins. Suec. 1, 2 (1798).
) approximans Haw.: Lep. Brit. 249 N. 263 (1803).
» semifuscans Haw.: lc. 249 N. 264 (1803).
var. obscura Tutt: Br. Noct. 1. 142 (1891).
var. pallida-grisea ‘Tutt: l.c.
ab. fringsii Schultz: Soc. Ent. XIII. 153 (1899).
ab. perrufa Warr.: Seitz 229 (1910). ‘ ‘
ab. erubescens Turati: Nat. Sicil. XXI. 103 (1909).
ab. basivoluta Wihan: Soc. Ent. 32. 4 (1917).
ab. convergens Wihan: l.c.
f. fasciata Krombach: Int. ent. Z. XIII. 189 (1920).
ab. oculata Wihan: l.c.
var. albescens Lenz.: Schm. dida II/304 (1917).
var. brunnea Lenz: l.c.
var. quadrigrammica Lenz: l.c.
var. venata Lenz: l.c.
Specie molto variabile, come appare subito dalla lunga lista dei nomi dati
alle sue aberrazioni. In Liguria essa si presenta estremamente uniforme, e in
molti anni di raccolte non ho mai avuto occasione di osservarne esemplari che
si scostino anche leggermente dalla tipica. Dall’Inghilterra all’Asia Minore.
124 E. BERIO
Nella zona studiata si è presentata numerosa nelle prime cacce e poi è presto
sparita. Gli esemplari trattenuti sono:
‘Torriglia 5/VI 329.
Pendici M. Penice 19/VI 19.
Torriglia 24/VI 19.
Gen. Dicycla Gn.
Dicycla Gn.: Noctuél II. 7 (1852).
Monogenotypus: Phalaena Bombyx oo Linn.
88. Dicycla oo Linn.
Phalaena Bombyx oo Linn.: X. 507 (1758).
Noctua ferruginago Hbn.: Noct. 195 (1800-3).
) renago Haw.: Lep. Brit. 238 (1809).
ab. sulphurea Stgr.: Cat. 203 (1901).
ab. griseago Schulz: Soc. Ent. XXI, 3 (1907).
f. confluxa Holze: Int. ent. Zt. 15. 79 (1921).
f. rufocanago Dannh.: Ent. Z. 39. 184 (1926).
Media e Sud Europa, Asia Minore e Persia; diffusa ma non molto comune.
Specie molto variabile nella colorazione del fondo, da un giallo pallidissimo,
quasi bianco, ad un grigio cenere più o meno esteso.
Secondo WARREN (Seitz p. 233) la f. tipica sarebbe color giallo smorto
leggermente spolverato di ruggine; ma la diagnosi di Linneo parla di ali « cinerea-
scenti » ossia tendenti al cinereo, il che parrebbe identificarla con la griseago di
SCHULTZER.
Nella zona studiata si sono presentati:
S. Salvatore Valtrebbia 19/VI 299 renago Haw; 19 sulphurea Stgr.
Subfam. MELICLEPTRIINAE
Secondo la sistematica di Boursin (1954) che ho generalmente seguito, la
sottofamiglia dovrebbe portare il nome di Heliothidinae da Heliothis Ochs. 1816.
Ma Heliotms Ochs. è omonimo di Hehothis Hbn. 1809-13 che ha per mo-
nogenotipo Heliothis jucunda Hbn. che non appartiene a questa sottofamiglia.
Torna valido quindi Melicleptrinae da Melicleptria Hbn. genotipo Noctua
cardui Hbn.
Gen. Chloridea Duncan
Chloridea Duncan in Westwood: Jardine’s Nat. Libr. XXXII, 198 (1841).
Genotypus: Noctua virescens Fab.
= Aspila Gn.: Noctuél: II. 175 (1852) (3 spp.).
Lectogenotypus: Noctua virescens Fab. [Hampson: Cat. IV. 35. 1904].
x
Heliothis Hb. come contenuto nel Tentamen, inedito, è stato scartato da
Hampson in pro di Chloridea Westw. 1841. 'TREITSCHKE, GUENÉE e STAUDINGER
hanno invece adottato Heliothis di OCHSENHEIMER (1816); ma questo nome viene
soppiantato da Heliothis Hbn., (typ. jucunda) 1909-13. ‘Torna dunque ad esser
Chloridea il nome valido per questo genere (typ. virescens F.).
89. Chloridea dipsacea Linn.
Phalaena Noctua dipsacea Linn.: XII® p. 856 n. 185 (1766).
» viriplaca Hufn.: Berl. Mag. III, 406 n. 84 (1766).
Heliothis adaucta Butler: Ill. Het. III, 19 tav. 45, 4 (1878).
var. albida Fuchs: (cit. Seitz Suppl. 245).
ab. canariensis Draudt: Seitz I.c. pl. 50.
ab. salmantina Fernand: Relig. y Cultura II. 216, f. 20 (1928).
NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 125
Boursin (Bull. Lyon XXII, n. 5 p. 124) richiama il nome di HUFNAGEL
viriplaca come precedente a quello di LINNEO. Per quanto risulta l’anno di pub-
blicazione del III volume del Berliner è il 1766 e nello stesso anno apparve la
XII edizione del Systema Naturae di Linneo. Mantengo quindi questo nome,
tanto più che è sempre stato accettato da tutti gli autori sia antichi che moderni.
La specie copre Europa e parte dell'Asia meridionale sino al Giappone.
In Italia è diffusissima. Abbiamo catturato:
S. Salvatore Val Trebbia 24/VII 18.
90. Chloridea peltigera Schff.
Noctua peltigera Schff.: p. 89 (1775).
» barbara Fab.: Ent. Syst. III. 2 III. 334 (1794).
» florentina Esp.: IV, 135, 422 N. 56 (1786).
Phalaena scutigera Bkh.: IV, 93 N. 37 (1792).
) Noctua alphaea Cram.: Pl: 250 F. (1777).
» straminea Donov.: Brit. Ins. II. pl. 6.
» charmione Stoll.: Cram. pl. 36 f. ro (1791).
var. pallida Cokll: Entgist. XII, 4.
Specie circummediterranea pochissimo variabile. Esemplari catturati nella
area studiata:
Torriglia 20/VI/1960 14.
Gen. Pyrrhia Hbn.
Pyrrhia Hbn.: Verz. 233 (1821) (3 spp.).
Lectogenotypus: Noctua rutilago Schff. (Phalaena umbra Hufn.) (Grote, 1874).
gt. Pyrrhia umbra Hufn.
Phalaena umbra Hufn.: Berl. Mag. III. 294 (1766).
Noctua rutilago Schff.: 86 (1775).
» marginata Fab.: Syst. Ent. 610 (1775).
? Noctua conspicua Bkh.: IV. 123 (1792).
Noctua umbrago Esp.: Schm. IV. 185 (1796).
) marginago Haw.: Lep. Brit. 235 (1809).
? Heliothis cilisca Gn.: II. 179 (1852).
Hydroecia tibetana Moore: A.M.N.H. (5) 1. 232 (1878).
Chariclea vexilliger Crist.: Iris. VI. 92 (1893).
ab. aconiti Holtz.: Allg. Zeit. Ent. VII. 212 (1902).
Vi è stata in passato. parecchia confusione nella interpretazione delle varie
entità. Tra le sinonimie di Hampson debbono essere tolte la H. exprimens Wk.
e P. angulata Grote, che appartengono e formano una specie diversa. Probabil-
mente la M. cilisca di GUENÉE appartiene a quella specie, e in tal caso il suo nome
dovrà fare priorità.
La specie si estende in Europa e Asia; e anche in Nord America dove
convive con l’altra di cui sopra. Non è molto variabile ma si segnalano le forme
marginata F. e rutilago Haw. La prima di un giallo oro più chiaro e la seconda
con la base delle ali anteriori scura. _ |
Il collocamento della specie tra la Melicleptrinae, fatto recentemente da
BOURSIN con criteri moderni non è nuovo, perchè da GUENÉE in poi molti au-
tori collocano la specie nel Gen. Heliothis ritenendola ad esso affine.
120 E. BERIO
A
Nella zona studiata si è
Torriglia 5/VI 19 tipica. |
S. Salvatore Valtrebbia 19/VI 14 tipico.
Fo 24/VI 233, 19 tipici; 14, 19 marginata F.
» ASNIT 23%); tipici, 434, 19 marginata F.
-» 17/VIL 13 marginata 19 tipica.
» 20/VII 1g tipico.
» 29/VII 19 marginata F.
Gen. Axylia Hbn.
Axylia Hbn.: Verz. 240 (1821) (3 spp.).
Lectogenotypus: Noctua putris L. [Guenée: Noctuél. I. 132, 1852].
presentata discretamente. abbondante:
92. Axylia putris Linn.
Phalaena Noctua putris Linn.: Fn. Suec. II. ed. N. 1187 (1760).
» subcorticalis Hufn.: Berl. Mag. III. 307. N. 63 (1766).
Noctua lignosa Hbn.: Noct. fig. 245 (1800-03).
Axylia triseriata Moore: P.Z.S. p. 409 (1888).
Alcuni Autori, come STAUDINGER (Cae p. 148): day (Cat. IV 432)
e WARREN (Seitz. p. 466) danno al nome di LINNEO la sede nella I edizione della
Fauna Suecica (p. 315); ma quest’opera € anteriore al 1758 (data dal 1746) e
quindi anteriore al punto di partenza del Sistema binominale pie dalle leggi di
Nomenclatura.
La specie copre Europa ed Asia; in Liguria si trova che fe acte nelle
località sul mare e meno massiva nell’interno. Nella zona studiata se ne trovò
un solo esemplare:
Torriglia 24/VI 14. e ce
Subfam. JASPIDIINAE
Gen. Eublemma Hbn.
Eublemma Hbn.: Verz. 256 (1821) (2 spp.).
Lectogenotypus: Noctua amoena Hbn. [Moore: Lep. Ceyl. 1884].
= Microphisa Boisduval: Gen. Ind. Méth. 170 (1840) (5 spp.).
Lectogenotypus: Noctua arcuinna Esp. [Hampson: Cat. X. 63, 1910].
= Microphysa Guenée: Ann. Ent. Fr. X. 233 (1841) (4 spp.).
Lectogenotypus: Noctua arcuinna Hbn. (= Esp.) [Hampson: l.c.].
93. Eublemma suava Hbn.
Noctua suava Hbn.: Samml. Eur. Noct. f. 578 (1809-13).
ab. virilis Strand: Arch. Natges. 81. A. 24 p. 32 (1916).
Specie estesa in tutta Barona meridionale.
ee 15/VII 19.
Gen. Porphyrinia Hbn.
Porphyrinia Hbn.: Verz. 256 (1821) (2 app.),
Lectogenotypus: Noctua purpurina Schff. [Hampson: Cat. X. Pe: EE
94. Porphyrinia purpurina Schff.
Noctua purpurina Schff.: pag. 88. (1775).
var. secunda Stgr.: Cat. 228 (1901) (II? gen. ?).
Si trova in sud Europa e nord Africa, Balcani, Asia minore, Turkestan.
Si è presentata una volta sola, nella f. tipica. i
S. Salvatore Valtrebbia: 19/VI 19.
NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 127
95. Porphyrina elychrysi Rmb.
Erastria elychrysi. Rmb.: Ann. Ent."Er. 183 RP. 24. ple fee xs.
var. e f.t. Schawerdae Byt-Salz: Mem. Soc. Dis It. Dev zo,
var. e ft. Dannehli Byt-Salz: l.c.
Le forme di questa specie segnalata sinora solo per Corsica e Sardegna,
Toscana e Dalmazia sono state studiate da ByTINSKI-SALZ nel lavoro citato. Egli
è giunto alle conclusioni seguenti:
Sardegna.;in.b'asso0;
1° gen. (maggio) ignota
20 gen. (VI-VII) f. tipica
3° gen. (VIII) f. Dannehh.
Sardegna in montagna:
1° gen. (maggio-giugno) f. Schawerdae
20 gen. (VII-VIII) f. tipica
30 (4°) gen. (IX-X) f. Dannehlı.
ltalia Centrale:
1° gen. (?) (VI) f. elychryst e Dannehk.
_ (VII-VIII) f. Dannehh.
La differenza fra le tre sarebbe nel colorito, più scura la f. Schawerdae,
più chiara la tipica e ancora più chiara la f. Dannehli.
Io ho catturato questa specie anche sulla Riviera Ligure (Cavi di Lavagna)
in settembre e ottobre, nonche ad Arquata Scrivia in Agosto; e tutte queste sono
più chiare della Schawerdae di cui posseggo dei cotipi, ma più scure della forma
di luglio di Aritzo che sarebbe la tipica, secondo ByTINSK].
In Valtrebbia, a S. Salvatore la sera del 19 giugno si è presentata, in condi-
zioni sfavorevolissime soprattutto per una specie così piccola, una serie di esem-
plari che hanno la fascia bianca uncinata prevalentemente immacolata, e le fasce
scure di un verde pieno, più verde e più scuro che in Scawerdae e che nelle altre
elychrysi di Sardegna, di Arquata Scrivia e di Cavi di Lavagna.
Dato che la cattura non ebbe nè precedenti nè seguito e fu discretamente
numerosa, pure essendo una sera molto ventosa, è da ritenere che si trattasse di
una schiusura, e probabilmente di I generazione.
Ritengo. di poterla denominare f. olivescens nov. ritenendola per
ora come la razza della Val Trebbia, generazione primaverile.
S. Salvatore Valtrebbia 24/VI 1633, ‘490.
Gen. Calymma Hbn.
Calymma Hbn.: Verz. 281 (1821) (2 spp.).
Lectogenotypus: Noctua communimacula Schff. [Hampson: Cat. X. 63, 1910].
96. Calymma communimacula Schff.
Noctua communimacula Schff.: p. 85 (1775).
Specie sud-europea, è segnalata per l’Italia Centrale e Dalmazia. Non è
stata mai segnalata per la Liguria.
S. Salvatore Valtrebbia 24/VII 19.
Gen. Emmelia Hbn.
Emmelia Hbn.: Verz. 254 (1821).
Monogenotypus: Noctua sulphurea Schff. (= trabealis Scop.).
= Erastria Ochs. 1816: IV, 92. nec Hbn. Geometr. 1808.
Lectogenotypus: Tortrix uncana Linn. [Curtis: III. pl. 140, 1826].
128 E. BERIO
= Erotvla Hbn.: Alph. Verz. (1822) (10 spp.).
Lectogenotypus: Noctua trabealis Hbn. [Tams, 1939].
= Agrophila Bdv.: Ind. Méth. 175 (1840) (4 spp.).
Lectogenotypus: Noctua sulphuralis Linn. (= trabealis Scop.) [Guenée: Noctuel. II.
206, 1852]. L
97. Emmelia trabealis Scop.
Phalaena trabealis Scopoli: Ent. Carn. 240 (1763).
Pyralis sulphuralis Linn.: XII 881 (1667).
Phalaena arabica Hufn.: Berl. Mag. III. 412 (1666).
Noctua sulphurea Schff.: 93 (1775).
» trabeata Scriba: Beytr. 153 pl. 10/8 (1790).
Bombyx lugubris Fab.: Ent. Syst. III (I) 467 (1793).
Erastria pardalina WIk.: XXXIII, 794 (1865). -
Agrophila nigra Ersch.: Fedtsch. Reis. 52 pl. 4/50 (1874).
ab. confluens Stauder: Ent. Anz. 4. 110 (1924).
ab. crassistriga Stauder: l.c.
f. nigricostata Stauder: l.c.
f. unculata Dannh.: Ent. Z. 40, 15 (1926).
subsp. sheljuzhkoi Stauder: l.c.
Comune in Europa e Asia.
M. Penice 15/VI/1958 di giorno 34%.
Subfam. BENINAE
Il nome è stato creato da BOURSIN per una delle sue divisioni (Tribus)
della subfam. Sarrothripinae (recte Westermanninae, primo nome valido, dopo
la caduta di Sarrothripus Curt. di fronte a Nola Hbn.), secondo la sistematica
di Mell, 1943. Mantengo però qui la divisione di Hampson in due sottofamiglie,
Con Barias fbn:
Earias Hbn.: Verz. 395 (1825) (2 spp.).
Lectogenotypus: Tortrix chlorana Linn. [Hampson: Moths S. Africa, 393. 1902].
98. Earias chlorana Linn.
Tortrix chlorana Linn.: Fn. Suec. 343 (1761).
Phalaena viride Retzius: Gen. Spec. Ins. 52 (1783).
ab. flavimargo De Joann.: Bull. Ent. Fr. 46 (1908).
ab. hemixantha De Joann.: Ann. Ent. Fr. 752 pl. 15/8 (1908).
Specie diffusa in tutta Europa, Inghilterra, Asia minore, Siberia. Un solo
esemplare:
Torriglia 24/VI 19.
Gen. Bena Billbg.
Bena Bllbg.: 1820 (3 spp.).
Lectogenotypus: Noctua prasinana L. [Tams. 1939].
= Hylophila Hbn.: Verz. 396 (1825) (2 spp.).
Lectogenotypus: Tortrix prasinana Linn. [Hampson: Moths. Ind. II. 132 1894].
99. Bena prasinana Linn.
Tortrix prasinana Linn.: Syst. Nat. X# 875 N. 285 (1757).
Pyralis fagana Fab.: Ent. Syst. HI 2. 243. 5 (1794).
Phalaena viridis-lineata Retz: Gen. Sp. Ins. 45 (1783).
Pyralis sylvana Fab.: Int. Syst. III. 2. 244 (1794).
Hylophila Millierei Capr. C-r. Soc. Ent. Belg. XXVII. 99 (1883).
NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 129
subsp. britannica Warr.: Seitz. III. 297 (1910).
ab. rufilinea Warr.: l.c. —
ab. albidula Strd.: Arch. Nat. gesch. 82 A. I. p. go (1916).
ab. dorsilutea Strd.: l.c.
Pare che alcune ee di questo genere non possano essere distinte tra
di loro attraverso l’esame dell’apparato genitale del 3, che appare identico in
prasinana L. come in fiorü Cost. (= hongarica Warr.) e in japonica Warr. Si è
detto che fiorii Cost. sarebbe una seconda generazione di prasinana ma ho cat-
turato esemplari di fior: anche alle date del 20/VII (Recco); 20/VII (Cassano
Sp.); 13/VIII (Cengio, sopra Millesimo) come il 20/VIII (Cavi di Lavagna)
1.IX (Cavi di Lavagna) ecc.
Nella zona studiata si è trovata per ora solo la prasinana, come dall’elenco
che segue: gli esemplari gg sono tutti col rosso delle ali anteriori solo sulle frange,
come descritti da Hampson alla ab. 1, che poi venne da STRAND denominata
dorsilutea. 'Tra le 99 ve ne sono colle ‘ali anteriori gialle dorate anzichè verdi.
Questa forma, non infrequente nelle collezioni, pare non abbia avuto an-
cora un nome, ma prima di crearne uno sarà bene controllare che non debba es-
serle attribuito o fagana Fab. o sylvana Fab. o milherei Capr.
Torriglia 5/VI 19 con ali gialle dorate.
S. Salvatore Valtrebbia 10/VI 19 tipica.
Torriglia 24/VI 1433, ab. dorsilutea Strd. 499 tipiche.
» 17/VII 233, dorsilutea, 12 con ali dorate.
La specie è molto più variabile di quanto non risulti dai trattati. HAMPSON
dà per la forma tipica una descrizione secondo cui la costa delle ali-ant. e il mar-
gine posteriore delle dette ali sono rosa nel 3 e segnala due aberrazioni, col rosa
che si estende sulla linea postmediana e una senza rosa ella costa verso l’apice,
e col margine posteriore giallo. Ma vi sono maschi colle ali d’oro anzichè verdi,
altri col rosa al margine posteriore e non alla costa, molti col rosa alla costa solo
all’apice.
Gen. Pseudoips Hbn.
Pseudoips Hbn.: Alph. Verz. 1822 (5 spp.).
Lectogenotypus: Noctua bicolorana Fuessly. [Tams. Entomol. 72, 8 1939].
= Hylophilina Warr.: Seitz Pal..207.(10912).
Autogenotypus: Noctua bicolorana Fuessly.
100. Pseudoips bicolorana Fuessly.
Phalaena bicolorana Fuessly: Schweitz. Ins. 41. 798 (1775).
Tortrix quercana Schff.: p. 125 (1775).
) prasina Poda: Mus. Graec. 43 Pl. 43 2/10 F. (1761) nec prasinana Linn.
ssp. conspersa Warr.: Seitz p. 297 (1910).
ab. intersectana Costantini: Atti Soc. Nat. Modena (5) 3. 17 (1916).
Il nome specifico di questa entità deve essere attentamente rivisionato.
Anticamente venne indicata col nome di ScHIFFERMULLER (ad es. HÜBNER, IL-
LIGER, SCHRANK, BRAHM, FRÔLICH, BECHSTEIN); STAUDINGER nel Catalogo fece
passare avanti quello di FurssLy, datandolo 1775 e ritenendo che il libro dei Te-
resiani fosse del 1776; oggi si sa che del Syst. Verz. Wiener Geg. si ebbe una
prima edizione nel 1775 ed è importante accertare quale dei due lavori sia edito
precedentemente. Un'altra questione sorge per il nome, di Popa che è del 1761
e quindi anteriore agli altri, ma può cadere per omonimia con prasinana L.
In realtà non vi & identità di nome tra prasina e prasinana però Popa può avere
compiuto un errore di identificazione e il suo nome cadere per tale motivo.
130 E. BERIO
La specie copre tutta l’Europa. Non mi risulta sia stato mai notato che gli
individui di questa specie portano quasi sempre delle spine nella II® e III tibia.
Nella zona si sono presentati:
S. Salvatore Valtrebbia 13/VI 143, 399.
Torriglia 24/VI, 299.
Subfam. MOMINAE
Recentemente BoursIN ha proposto di cambiare questo nome in Panthei-
nae, ritenendo Moma Hb. avere per tipo la specie alpium Osb. che va collocata
tra le Apatelinae. Ma come ho dimostrato in Mem. Soc. Ent. It. 36 (1957), il
gen. Moma ha per tipo la Noctua ludifica Linn. per la scelta di Hampson, Moths
Ind. II 435 (1894), dato che le scelte di LEDERER (citata erroneamente da PROUT
in Hill Mus. I.227) e GroTE: Bull. Buff. II.1 (1874) non sono valide riferendosi
esse a specie non contenuta nel lotto originale.
Gen. Colocasia Ochs.
Colocasia Ochs.: Schm. Eur. IV (1816) (2 spp.).
Lectogenotypus: Bombyx coryli Linn. [? Germar: Gruber Encycl. 1832, e Boisduval:
spec. Gen. 135, 1836].
= Calocasia Hmps.: Cat. XIII. 360 (1913) err. pro Colocasia Ochs.
or. Colocasia coryli Linn.
Phalaena Bombyx coryli Linn.: X® p. 503 (1758).
v. melanotica Hawerkampf: Ann. Ent. Belg. I. 158 (1906).
ab. avellanae Huene: Berl. e Zt. 309 (1901).
ab. weymeri Hold.: Int. ent. Zt. 240 (1910).
ab. medionigra Vorbr.: Schm. Schweitz. I. 237 (1911).
f. umbrosissima Turati: Nat. Sicil. 63 (1919).
f. uniformis Turati: l.c.
ab. wautersi Dufr.: Rev. Namur. 25 p. 31 (1925).
ab. alba Derenne: Lambill. 26, 42 (1926).
subsp. ussuriensis Kardak: Ent. Mitt. Dohlem 17. 418 Tav. 8 (1928).
ab. goisescens Kardak: l.c.
ab. betulae Lenz: Mitt. Miinch. Ent. Ges. 8, 45.
Specie di tutta Europa ed Asia minore. Presenta delle notevoli variazioni
di colore, sia per il tono dello spazio basale che può essere bruno marrone più o
meno chiaro, bruno nerastro, nero-grigio o addirittura grigio come l’altra metà
dell’ala (avellanae Huene), sia per quello dello spazio distale che può essere grigio
biancastro o grigio cenere: le ali posteriori possono pure essere brune o grigie,
con la base più chiara o concolore. Gli esemplari catturati nella zona in studio
sono tutti decisamente sul grigio, con la metà distale delle anteriori piuttosto
scura e la metà basale grigio-nera appena tinta di bruno; le ali posteriori sono
grigie leggermente tinte di bruno.
Pendici Nord del Penice 15/VI 14 coll’area basale chiara e il colore bruno-nero
confinato al contorno della orbicolare, orlo prossimale della reniforme,
linea postmediana sotto la reniforme e un tratto della piega mediana tra
l’ante e la postmediana.
Torriglia 15/VII 14.
) 17/VII 18.
S. Salvatore Valtrebbia 24/VII 544! |
Stando alla descrizione originale di LINNEO è da ritenere che la forma
si avvicini molto alla tipica, la quale dovrebbe avere la metà basale delle ali ante-
riori grigio nebuloso, con l’orbicolare nera annulare, e la metà distale glauca
tendente al ceruleo.
NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE
Subfam. PLUSIINAE
Gen. Chrysaspidia Hbn.
Chrysaspidia Hbn.: Verz. 252 (1821) (3 spp.).
Lectogenotypus: Noctua bractea Schff. [Hampson: cat. XIII 452, 1913].
102. Chrysaspidia chryson Esp.
Noctua chryson Esp.: IV. 446 Tav. 141 (1786).
) orichalcea Hbn.: Beytr. II. I Tav. 4 nec Fabricius.
Phalaena Noctua aerifera Sowerby: Brit. Mis. 59 Tav. 29.
ab. coreae Strand.: Arch. Naturg. 82 A. 2. 50 (1916).
Copre l'Inghilterra, il Sud Europa, Sud asiatico, Giappone.
Nella zona studiata si presentò un unico esemplare.
Torriglia 17/VII/1960 19.
Gen. Autographa Hbn.
Autographa Hbn.: Verz. 251 (1821) (13 spp.).
Lectogenotypus: Noctua parilis Hbn. [Hampson: Cat. XIII. 404, (1913)].
103. Autographa gamma Linn.
Phalaena Noctua gamma Linn.: X2 513 (1758).
var. pallido "Tuttr Br, Noet. Vi 32 (1802).
var. rufescens ‘Tutt: lc. .
var. (ab?) gammina Stgr.: Cat. 238 (1901).
ab. alepica Nitsche: Verh. Z. boll. Wien LXI. 52 (1911).
ab. nigricans Spul.: Schm. Eur.: I, 304 (1908).
ab. purpurissa Warr.: Seitz. 351 (1910).
ab. rufa Verity: Boll. Soc. Ent. It. 36. 77 (1904).
ab. bipartita Orstadius: Ent. Tdskr. 50. 251 (1929).
ab. comma Ostrejkowka: Trav. Soc. Sc. Lett. C. Sci. Math. Nat. I. I p. 1 (1929).
ab. gartneri Skala: Ent. Z. 42. 317 (1929).
131
Specie europea e asiatica. Nella zona studiata è stata trovata generalmente
e frequentemente in tutte le località.
Gen. Plusia Ochs.
Plusia Ochs.: Schm. Eur. IV (1816) (19 spp.).
Lectogenotypus: Noctua chrysitis Linn. [Duponchel: Lep. Fr. IV (2) 71, (1820)]:
104. Plusia chrysitis Linn.
Phalaena Noctua chrysitis Linn. X® p. 513 (1758).
ab. juncta Tutt: Br. Noct. IV. 24 (1892).
ab. disjuncta Schultz: Ill. Zeitsch. Ent. V. 349 (1900).
ab. scintillans Schultz: Intern. E. Zt. 1. 32 (1907).
ab. aurea Huene-Schultz: l.c.
ab. croesus Bryk: Ent. Tidskr. 44. 116 (1923).
var. splendidior Fenn.: Mem. Esp. St. N. 15. 598 (1929).
ab. decorata Dannh.: Ent. Ztschr. 20 (1933).
ab. rosea Kaucki: Polsk Pismo 7. 185 (1929).
La var. nadeja Obth. Et. Ent. V. 84 T. 3f 10 (1880) ritenuta appartenere
a questa specie da STAUDINGER e HAMPSON, è stata staccata come b. sp. da WARREN
(Seitz III.348) e modernamente da I. INOHUE (Check List. Lep. Japan, 1958,
p. 558).
Il tipo, secondo la diagnosi di Linneo ha le due fasce staccate e di colore
«orichalceo », dette anche « pallido auratae »; si tratta dunque della forma con
le fasce giallo dorate.
132 E. BERIO
La f. juncta Tutt porta, secondo la diagnosi, le due fasce congiunte nel
centro da una banda trasversale. Poichè TUTT non parla del colore, e fa seguire
la sua diagnosi a quella di LINNEO, & da ritenere che le due fasce abbiano il co-
lore giallo dorato come il tipo. La f. disjuncta Schulz. secondo HAMPSON porta
le due fasce color oro brillante metallico; questo autore perd riteneva la tipica
avere fasce metalliche d’oro metallico verdastro, e cosi WARREN mantiene la f.
disjuncta Schultz, perche ritiene la tipica fornita di fasce verde ottone; poiche
però ciò non è vero, perchè la tipica ha le fasce giallo dorate, è da ritenere la
disjuncta un sinonimo della tipica.
Scintillans Schulz per Hampson è più pallida con le fasce metalliche blu
argento, mentre per WARREN le ha bluverde cupo.
Aurea Huene-Schultz secondo Hampson e WARREN ha le fasce congiunte
nel mezzo e auree; ma secondo questi Autori la forma juncta di TUTT avrebbe
le fasce verdastro dorate, mentre abbiamo visto che essa le ha giallo d’oro; quindi
aurea Huene è una pura ripetizione di juncta Tutt.
Secondo DRAUDT (Seitz) la ab. croesus Bryk porta un segno aureo in chiu-
sura di cell.; la ab. splendidior Fenn. è di colore più vivace, col verde metallico
di straordinaria intensità; la linea esterna che limita la fascia metallica, è forte-
mente ondulata, e la banda mediana è fortemente purpurea; decorata Dannhl
ha la fascia dorata così dilatata, che manca completamente la macchia fondamentale
dell’orlo interno; infine rosea Kaucki è più rosea della tipica.
Sostanzialmente vi sono allora quattro possibilità per colore e rapporti
delle fasce metalliche, e precisamente:
fasce staccate, color giallo-oro - chrysitis Linn. (= disjuncta Schtz).
fasce staccate, color verde-bluastro - scintillans Schultz.
fasce riunite, color giallo-oro - juncta Tutt (= aurea Huene).
fasce riunite, color verde-bluastro - non ancora denominata.
Nella zona studiata si sono presentati:
i, tipica: Pendiei Nord del Penice, 15/VI 13.
S. Salvatore Valtrebbia, 24/VII 234, 19.
f. juncta : Torriglia 10/VI 19.
Pendici. nord del Penice 15/VI 14.
Torriglia, 24/VI 1g.
f. scintillans : "Torriglia 10/VI 238.
» 24/VI 13.
Pendici N. del. Penice 15/VI 1a,
f. con fasce verdastre, riunite in centro: Torriglia 5/VI 19.
105. Plusia chalcites Esp.
Noctua chalcites Esp.: Eulen. Tav. 141 N. 62 f. 3 pag. 447 (1780).
» bigutta Schff.: MSS (V. Treitschke V. 3. 163).
» bengalensis Rossi: Mant. II. 387 Tav. III fig. P. (1794).
» chalsytis Hbn.: Noct. fig. 276 (1800-03).
) quaestionis Fab. Ent. Syst. LIT, 2,81 (1794).
Plusia chalcytes Esp., Staud.: Cat. p. 238.
? Plusia buchholzi Plotz: Stett. e Ztg. XLI, 298 (1880).
ab. cohaerens Schultz: Intern. Ent. Ztg. I, 32 (1907).
Gli autori seguono STAUDINGER nella grafia e fanno chalcytes anzichè chal-
cites come pare sia la lezione originale. Gli antichi revisori inclusero altre entità
come la Phalaena oo Cram. (TREITSCHKE); la Plusia eriosoma Doubld (STAU-
DINGER), le Plusia verticillata e rogationis Guen. (STAUDINGER, Hampson); la
NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 133
_bimaculata Steph. (STAUDINGER) le vicende del cui tipo di Hab. ignotus sono
state riferite da TUTT: Br. Noct. IV.30; le integra e adjuncta Wlk. (Hampson)
la Plusia agnata Stg. (Hampson) nonchè la Plusia dinawa Beth. Bak. (Hampson).
Tutte queste perd sono state poi abbandonate perchè riconosciute specie
a se, come risulta da WARREN (Seitz III.349) e gia in parte da HAMPSON stesso:
Cat. XIII.
E specie sud Europea centro-occidentale ele citazioni di Hampson per Ame-
rica e Malesia, Asia ecc. si riferivano alle specie esotiche staccate dalla sinonimia.
Nel territorio studiato abbiamo rinvenuto:
Torriglia 5/VI 14 della ab. cohaerens.
S. Salvatore Valtrebbia 19/VI 14 della f. tipica.
Torriglia 24/VI 399 della f. tipica.
Gen. Abrostola Ochs.
Abrostola Ochs.: Schm. Eur. IV (1816) (5 spp.).
Lectogenotypus: Noctua triplasia Linn. [Duponchel: Lep. Fr. IV (2) (1829)].
Abrostola triplasıa Linn.
» asclepiadis Schff.
A malgrado dei recentissimi studi di BOURSIN, AUBERT e DUFAY vi sono
ancora molte incertezze nella identificazione e sinonimia delle specie centro-
europee e mediterranee di Abrostola.
E indubbio che attraverso l’esame degli apparati genitali del maschio si
riconosce l’esistenza di quattro specie distinte abitanti l’Europa, delle quali una
sola è distinguibile dalle altre tre da un esame normale all’aspetto esteriore del-
l’insetto. Le altre tre sono esternamente così simili che solo l’esame dell’apparato
dà un elemento diagnostico sicuro. Di due di queste, poi, si conosce il bruco
che è facilmente diagnosticabile, mentre della terza il bruco è ignoto o per lo
meno sembra che tale sia.
I nomi che sono stati attribuiti alle entità sono:
1) Phalaena Noctua triplasia Linn.: X® ed. p. 517. I caratteri e gli ele-
menti distintivi di questa entità sono:
Dalla diagnosi originale: « Ali superiori con un duplice arco contrario e
tre macchie glauche intermedie ». Riferimento a MERIAN: Eur. Schm. tav. 97;
De Geer: Ins. I. t. 6 f. 20, 21; RoesEL: Ins. I. phal. 2 t. 24. Bruco: nudo, verde
con due gibbosità scure sul dorso e una sul cremastere. Descrizione originale:
« Ali ant. grigio cenere con un arco ferruginoso nell’ala anteriore e posteriore.
Tre macchie interposte glauche, due delle quali verso il margine laterale ».
GUENÉE dice che l'esemplare di LINNEO esistente nella sua collezione e la
citazione di ROESEL tolgono ogni dubbio. Pianta: Soncho, Humulo.
2) Noctua asclepiadis Schiffm. bruco dell’ Asclepiadis vincetoxici p. 91
non vi è altra indicazione originale (1775).
3) Phalaena tripartita Hufnagel: Berl. Magaz. III.414 N. 94 (1766).
Il tipo è descritto da ROTTEMBURG nel Naturforscher, IX.139: « Somiglia alla
triplasia : sole differenze sono che il fondo alla base e al margine delle ali anteriori
è interamente bianco e vi sono anche spolverature e punteggiature bianche in
altre parti. Per quanto HUFNAGEL la consideri distinta e pare abbia notato delle
variazioni nelle larve, io sono propenso a considerarla una varietà di quella finchè
non avrò compiuto un allevamento, il che potrebbe farmi cambiare opinione ».
4) Noctua urticae Hbn. fig. 625.
134 E. BERIO
5) Noctua trıgemina Werneburg: Beitr. Schmetterl. 1.247 (1864) n.n.
per triplasta Auct. nec. Linn.
6) Abrostola agnorista Dufay: Bull. Linn. Lyon 1956 p. 89.
Abbiamo quindi 6 nomi per 4 specie. Le opinioni dei revisori sono molto
varie. Secondo BORKHAUSEN ripartita Hufn. = asclepiadis Schiff.; secondo
TREITSCHKE e GUENEE urticae è b. sp.; STAUDINGER fa tripartita Hufn. ie urticae
Hb.) come TUTT ed Hampson. Boursin (Lep. Jura) si basa sul rilievo di WERNE-
BURG secondo cui triplasia (= tripartita Hufn.) e fa triplasia L. (= tripartita
Hufn. = urticae Hb.).
oe maggiore influenza nelle diverse soluzioni del problema sinonimico è
data dall’interpretazione proprio della triplasia di LINNEO. Sino ai nostri giorni,
trascurata l’opinione di WERNEBURG, si è ritenuto che la specie esternamente di-
stinguibile dalle altre fosse la tripartita di HUFNAGEL e che la triplasia di LINNEO
appartenesse al gruppo esternamente omogeneo di asclepiadis e urticae.
Così ancora WARREN in Seitz tav. 65 K. Ma se si segue l’interpretazione di
WERNEBURG e cioè che la triplasia di LINNEO sia proprio la specie esternamente
distinguibile, allora il nome di tripartita Hufn. cade in sinonimia di questa, e
subentra il nome nuovo di WERNEBURG stesso (trigemina) per la specie di HUFNA-
GEL. La posizione di urticae è comunque incerta.
Stando agli elementi ricavabili dalle diagnosi, l’opinione di WERNEBURG
sembrerebbe errata. La specie distinguibile dalle altre porta un segno nero prea-
picale nelle ali anteriori e LINNEO non ne fa cenno: è vero che le altre specie por-
tano normalmente la base dell’ala e una zona al torno più chiare del fondo e
LINNEO non ne parla, però questo carattere può attenuarsi molto mentre il segno
nero non manca mai. Ciò deporrebbe per l’antica interpretazione secondo cui la
specie individuabile dovrebbe portare il nome di tripartita Hufn. e triplasia L.
attirerebbe in sinonimia il nome trigemina Werneb. Per risolvere tutto questo
occorrerebbero allevamenti e osservazioni più estese. Data la impossibilità di
sciogliere per ora l’incertezza, seguo l’interpretazione di Boursin e Duray che
ha il pregio di essere riferita ai reperti morfologici dell’apparato genitale: se
non altro questo è un punto di riferimento assolutamente sicuro.
Nell’area studiata si sono presentate due sole specie, e sono:
106. Abrostola triplasia Linn.
Phalaena Noctua triplasia Linn.: X® 517 (1758).
N » tripartita Hufn.: Berl. Mag. III. 414 (1766).
» wurticae Hbn.: Samml. Eur. IV fig. 625 (1814-17).
Torriglia 5/VI 19.
pe MINT 14
107. Abrostola asclepiadis Schff.
Noctua asclepiadis Schff.: Pag. 91 n. 2 (1775).
Torriglia 10/VI 14.
Pendici N. del M. Penice 15/VI 14.
Torriglia 24/VI 14, 299.
Subfam. CATOCALINAE
A questa sottofamiglia dò qui il significato che le ho attribuito in Ann.
Mus. Storia Nat. Genova LXXI (1959) p. 276, considerando cioè ad essa aggre-
gati i generi già ritenuti appartenenti alla subfam. detta Othreinae (= Ophide-
NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 235
6
rinae) ma che debbono ritenersi strettamente affini ad altri generi appartenenti a
questa sottofamiglia.
Gen. Dysgonia Hbn.
Dysgonia Hbn.: Verz. 269 (1823) (3 spp.).
Lectogenotypus: Noctua algira Linn. [Moore: Lep. Ceyl. (1884)].
Fig. IX - Abrostola trigemina Wein.: A, valva sinistra; B, penis. - Abrostola triplasia Linn.
C, valva sinistra; D, penis.
108. Dysgonia algira Linn.
Noctua algira Linn.: XII® 836 N. 98 (1766).
Phalaena agatina Göze: Ent. Beytr. III (3) p. 208 N. 70.
» achatina Sulze: Abgek. Geslh. Ins. 160 Tav. 22 f. 4.
Noctua triangularis Hbn.: Samml. Eur. Noct. f. 323 (1800-03).
136 E. BERIO
» achatata Sulz-Roem.: p. 72 pl. 2 (cit. Guenée).
Grammodes algiroides Schultz: Soc. Ent. XXII 185 (1905).
ab. .viquerra Wagner. lat, enti 7, 13.0158 TL: 7 (roro).
var. europa Schaw.: Verh. Ges. Wien. 62. 142 (1912).
f. defecta Stauder: Ent. Auz. Ill, 44 (1923).
f. leptotaenia Dannh.: Ent. Z. 40. 18 (1926).
f. leucotaenia Dannh.: l.c.
ab. selenitaenia Dannh.: l.c.
Sono state messe in sinonimia con questa specie anche la Ophiusa torrida
Guen. Noctuél VII.269; Ophiusa albivitta Guén. l.c. p. 271; la Ophiusa festina
Wk. XIV, 1425; la Ophiusa olympia Swhoe: P.Z.S. 1885 p. 466 da Hampson,
Cat. XII.596. Ma ho dimostrato in Bull. Soc. Ent. It. 1955 p. 140 e segg. che
si tratta di altre specie; da STAUDINGER è stata pure passata in dubbia sinonimia
la sua mandschuriana (che WARREN trattiene in sinonimia come mandschurica
Stgr.) ma ho pure dimostrato (l.c.) trattarsi di specie a se. La f. europa di ScHA-
WERDA che dovrebbe rappresentare la forma europea in contrasto con la tipica che
secondo lui sarebbe di Siria e rappresentata da WARREN in Seitz Tav. 61/B,
è frutto di equivoco, perchè il tipo di LINNEO, conservato al Museo Britannico,
proviene dall’Algeria, come del resto dice il nome, e l'esemplare di WARREN
appartiene, come ho dimostrato nel citato lavoro, alla specie torrida Gn. Le altre
forme descritte da SCHULTZ, WAGNER, e DANNEHL, sono alcune delle migliaia di
aspetti che questa specie variabilissima presenta normalmente nell’abitato.
Come ho dimostrato (l.c.) la specie copre solamente l’Algeria, Tunisia,
Sud Europa, Turchia, Malta, Libano e Mesopotamia; le altre citazioni di HAMPSON
e SEITZ si riferiscono ad altre specie.
S. Salvatore Valtrebbia 19/VI 1%.
Torriglia 24/VI 299.
Gen. Anua WIk.
Anua WIk,: List. XV. 1788 (1858).
Monogenotypus: Anua amplior WIk.
= Minucia Moore: Lep. Ceyl. III. 159 (1884).
Monogenotypus: Noctua lunaris Schff.
109. Anua lunaris Schff.
Noctua lunaris Schff.: p. 94 (1775).
» augur Esp.: IV. 67 pl.87, 88 (1786) nec Fab.
ab.. rufa. Obth,; Et. Ent... YX, 30. pl. 3. (7884).
ab. murina Obth.: l.c.
ab. maura Obth.: l.c.
ab. bitincta Dannh.: Ent. Z. 40-371 (1926).
t. privata: Dannb. ; le pi (370,
ab. albilinea Wagner: In. Ent. Z. 13. 188 rav. 1 fig. 4 (1919).
ab. olivescens Wart.: Seitz III, 327 tav. 60~- (1913).
subsp. inconspicua Warr.: l.c.
Specie di Sud e Media Europa, Algeria; Asia minore e Siria; qualche
esemplare è stato preso in Inghilterra (V. Tutt: Brit. Noct. IV).
S. Salvatore Valtrebbia 19/VI 14.
Gen. Lygephila Billbg.
Lygephila Billberg: 1820 (3 spp.).
Lectogenotypus: Noctua lusoria Linn. [Tams, 1939].
= Toxocampa Gn.:. Ann. Ent. Fr: #s (18471). (7 spp.).
Lectogenotypus: Noctua limosa Treits [Duponchel in D’Orbigny - Vide Tams; 1939].
NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE [37
Fig. X - Abrostola asclepiadis Schiff.: valva sinistra e penis.
Fig. XI - Abrostola agnorista Duf.: valva sinistra e penis.
138 E. BERIO
110. Lygephila craccae Schff.
Noctua craccae Schff.: p. 94 (1775).
ab. immaculata Stgr.: Cat. 252 (1901).
subsp. laevigata Warr.: Seitz 373 (1910).
ab. grisea Warr.: l.c. SHE
ab. brunnea Warr.: l.c.
subsp. lutosa Warr.: l.c.
f. perstrigata Reb.: Ann. Hofm. Wien. 25. 345 pl. 7 (1911).
ab. plumbea Bankes: Ent. Rec. 18. 68 (1908).
caliginosa Schaw.: Ztschr. österr. Ent. Ver. 16. 54 (1931).
Copre tutta Europa e Asia continentale. Comune.
Pendici Sud del Penice 15/VI 14.
Torriglia 24/VI 299.
Gen. Aleucanitis Warr.
Aleucanitis Warr.: Seitz Pal. 389 (1913).
Autogenotypus: Heliothis carlino Lef.
111. Aleucanitis cailino Lef.
Heliothis cailino Lefebv.: Ann. Linn. Paris VI. 94 PI. V (1827).
Leucanitis caylino Lederer: Noct. Eur. 199 (1857).
var. obscura Stgr.: Cat. 243 (1901).
var. philippina Aust.: Le Nat. 237 (1880).
f. baigakumensis John: Rev. Russ. Ent. 17/45 (1917).
Specie pontico-asiatica segnalata per il Sud della Francia, Spagna, Grecia,
Algeria, Asia minore, Armenia; Siria, Transcaspio (WARREN) - MARIANI riferisce
le sole segnalazioni di Sicilia e del Modenese.
Il primo esemplare di questa specie che mi risulta essere stato catturato in
Liguria, è una © presa dal Dott. Domenico ROBERTI il 22/VI/1959 sul passo del
Penice, a poca distanza dall’ Albergo, di mattina. La cortesia dello scopritore al
quale confermo la mia gratitudine, lo ha aggregato alla mia collezione.
Debbo aggiungere che il reperimento di tale esemplare ha stimolato la ri-
cerca nella zona del Penice, per il suo carattere indiziale di zona inesplorata e
capace di ulteriori sorprese.
Nella zona è stata rinvenuta solamente una seconda o, freschissima, al
lume, nella notte del 24/VII a S. Salvatore Valtrebbia. Nessun maschio purtroppo
è stato sinora rinvenuto.
I due reperti sono estremamente importanti perchè si mostrano molto di-
versi dalla serie nord africana della specie. Soprattutto caratteristici sono il co-
lorito della banda trasversale delle ali anteriori che è grigio appena tinto di
una sfumatura ruggine verso il limite distale, mentre le serie nordafricane
presentano una fascia nettamente giallo-bruna, nonchè la spiccante segnatura
in nero delle vene delle ali posteriori nell’area basale bianca, segnatura che manca
completamente nelle serie africane.
Non ho potuto ancora fare raffronti con materiale spagnolo o francese;
però la descrizione fatta da WARREN in Seitz, se non si riferisce ad esemplari
africani, è ben diversa dagli esemplari del Penice e Valtrebbia.
Subfam. OTHREINAE
Sta per Ophiderinae proposto da Miss Prout quando Noctuinae fu caducato
dal trasferimento di Noctua Linn. tra le Euxoinae, in quanto Ophideres Bdv. è
soppiantato da Othreis Hbn.
NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 139
Gen. Acontia Ochs.
Acontia Ochs.: Schm. Eur. IV. 91 (1816) (6 spp.).
Lectogenotypus: Noctua luctuosa Hbn. [Curtis: Brit. Ent. VI. 276. (1829)].
112. Acontia luctuosa Schff.
Noctua luctuosa Schff.: p. 90 (1775).
» italica Fab.: Spec. Ins. Tom. II. 218 n. 49.
var. ochracea Tutt: Br. Noct. IV. 2 (1892).
ab. augustifascia Warr.: Seitz 286 (1910).
Specie comune centro europea e mediterranea.
Nella zona studiata:
Torriglia 5/VI 14, 19. |
Subfam. HYPENINAE
Gen. Zanclognatha Led.
Zanclognatha Led.: Schm. Eur. (1857) (6 spp.).
Lectogenotypus: Paracolax tarsiplumalis Hbn. (Grote, 1874).
113. Zanclognatha lunalis Scop.
Pyralis lunalis Scop.: (1763).
P. ventilabris Fab.
P. tarsitlumalis Hbn.: fig. 125 (1827).
Tutta Europa meno al Nord, ed Asia. Comune. Nota sinora col nome di
HUBNER; la sinonimia di lunalis Scop. è, per quanto mi risulta, opera di BOURSIN
ma non è seguita nella Lista di IROSHI INOHUE.
Nella zona è comparsa in massa attorno ad una sera; poi è gradualmente
sparita:
Torriglia 24/VI 1534, 899.
> 15/VII 334, 19.
) 17/VII 353.
» ZO0VII 324, 25%.
S. Salvatore Valtrebbia 24/VII 19.
Torriglia 29/VII 19.
Gen. Paracolax Hbn.
Paracolax Hbn.: Verz. 344 (1825) (4 spp.).
Lectogenotypus: Noctua derivalis Hbn. [Westwood, 1840. Vide ‘Tams, (1939)].
114. Paracolax glaucinalis Schff.
Pyralis glaucinalis Schff.: p. 120 (1775).
Crambus glaucinatus Fab.: Ent. Syst. Suppl. 464. I (1794).
Pyralis derivalis Hbn.: fig. 19 p. 2 N. 2 (1800-03).
ab. virgata Heinr.: D. ent. Z. 523 t. 4 (1916).
ab. alternalis Dannh.: Ent. Z. 40. 398 (1926).
ab. delicata Dannh.: lc. 39. 12 (1925).
ab. fangalis Dannh.: lc. |
ab. misera Dannh.: l.c.
La specie è stata sempre designata col nome di HÜBNER, benchè già
TREITSCHKE (vol. VII p. 15) avesse rilevato la sua probabile identità con la glau-
cinalis Schiffm. Recentemente BOURSIN ha esumato il nome di SCHIFFERMÜLLER,
ma non è stato seguito ad es. da IRosHi INOUE (Chek List. of. Lep. Japan)
(1858) che pure lo ha seguito generalmente in sistematica e nomenclatura.
140 E. BERIO
Copre Europa e Asia centrale, comune. Nella zona si € presentata in quantita
massive limitatamente ad alcune date che debbono essere ritenute indici di schiu-
sura.
S. Salvatore Valtrebbia: 19/VI 14.
Torriglia 24/VI 1433 2399.
> 15/VII 1038.
S. Salvatore Valtrebbia 24/VII 19.
RIASSUNTO
Per allargare le ancora limitate notizie pubblicate sulla corologia italiana dei Lepi-
doptera Noctuidae, VA. ha intrapreso una indagine faunistica nella zona del Monte Penice
sugli Appennini Liguri. Questa presenta uno spiccato interesse zoogeografico per l’incontro
di faunule italiane distinte, settentrionali e meridionali, che si mescolano oltre i crinali.
Il primo contributo segnala, coi dati fenologici, 114 specie di particolare interesse. L’A.
pone una speciale cura nell’aggiornare la complicata nomenclatura generica della fami-
glia e nel districare, anche con descrizioni e con figure originali delle gonapofisi di
entrambi i sessi delle Nottue in causa, le controversie sinonimie specifiche, alla luce
della letteratura e della personale interpretazione.
SUMMARY
In order to increase the still limited information published on the distribution of
the Noctuid Lepidoptera in Italy, the A. has undertaken a faunistic investigation in the
Monte Penice area on the Ligurian Appennines. This region is of special zoogeographic
interest because of the coming together of distinct northern and southern Italian faunae,
which intermix on both sides of the mountain crests. This first contribution reports the
presence of 114 species of particular interest, together with data concerning the seasonal
changes and development. The A. has taken great care to bring up to date the com-
plicated nomenclature of the genera of the Noctuidae family and to straighten out,
with the help of new descriptions and original drawings of the gonapophyses of both
sexes of the recorder Moths, the controversies concerning the specific synonymy, in the
light of literature and his personal interpretation.
ESTRATTO DALLE MEMORIE DELLA SOCIETA ENTOMOLOGICA ITALIANA
VOLUME XL - 25 NOVEMBRE 1961
Elin HR DALLE MEMORIE DELLA SOCIETÀ ENTOMOLOGICA
VOLUME Xu.“ 1961
Livio TAMANINI
ALCUNE OSSERVAZIONI SULLA BIOLOGIA
DELL’OX YCAREN US LAVATERAE (FABR.
(Hoatroltera, Hate)
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GENOVA
FRATELLI PAGANO = TIPOGRAFI EDITORI 8. A.S.
- 25-11-1961
ITALIANA
141.
Livio 'TAMANINI
ALCUNE OSSERVAZIONI SULLA BIOLOGIA
DELL’OXYCARENUS LAVATERAE (FABR.)
(Heteroptera, Lygaeidae)
L’Oxycarenus lavaterae (Fabr.) è ritenuto un elemento comune della Sotto-
regione mediterranea occidentale. Il suo ritrovamento non è però frequente in
tutte le regioni ed in tutti gli anni. Esso si rinviene, in generale, in grandi masse
ora in una zona ora nell’altra o anche in più contemporaneamente; ma spesso
con lunghi intervalli di tempo tra una cattura e l’altra.
PERINI & TAMANINI (!) condussero nel 1958 una serie di ricerche su al-
cune masse di lavaterae, che avevano infestati dei tigli nel Trentino meridionale, -
e constatarono che tutte le femmine ibernanti erano prive di uova. Essi notarono
inoltre, come l’anno seguente, tutti i ligeidi fossero completamente scomparsi
in tutta la valle. Secondo la bibliografia neppure in altre regioni si osservò, nella
stessa zona, la comparsa in massa dell’emittero in due anni consecutivi.
A Trento, dopo la infestazione del 1958, la specie venne nuovamente ri-
trovata su due tigli nella seconda metà del 1961. Su una delle piante i primi
esemplari vennero osservati già il 20 di agosto; in ottobre incominciarono a riu-
nirsi sui rami centrali della pianta; il primo di novembre la massa, raccolta nella
biforcazione dei rami e sulla parte alta del tronco, si aggirava sui 90-100 mila
esemplari. Il gruppo non era composto solamente di adulti, ma anche di larve.
Dal prelevamento di alcuni campioni (più di 8.000 esemplari) risultò che la massa
era composta per il 43,31% di larve e il 56,69% di adulti. La maggior parte
delle larve (89%) apparteneva all’ultimo stadio, poche erano quelle del quarto
ed ancora meno quelle del terzo stadio.
Circa la comparsa dei lavaterae sul secondo tiglio di Trento, alquanto lon-
tano dal primo, non si poterono raccogliere dei dati certi; ma anche su questo,
il primo di novembre, i ligeidi erano riuniti sulla biforcazione dei rami o erano
stipati nelle screpolature d:Îla corteccia. Essi erano di poco più numerosi di quelli
del primo tiglio. Ma, fatto strano, gli adulti erano qui molto più numerosi delle
larve; queste non sorpassavano l’1,7% ed appartenevano quasi tutti all’ultimo
stadio.
Numerose larve del quinto stadio, tenute in allevamento, raggiunsero in
pochi giorni lo stadio adulto. Esse vennero isolate e mantenute sotto controllo e
dopo una ventina di giorni furono sezionate: nessuna conteneva delle uova. Una
quindicina di femmine, che il 5 novembre erano state raccolte completamente
rosee (per cui è evidente che dovevano avere subita in quel giorno la trasforma-
zione), risultarono, in seguito, anch’esse prive di uova. Tra le femmine adulte
(1) PERINI & TAMANINI L., Osservazioni sulla comparsa in massa dell’Oxycarenus lavaterae
(F.), (Hemiptera Heteroptera, Lygaeidae). Studi Trentini Sc. Nat., XXXVIII, Trento, 1961,
pp. 57-66, 2 tav.
142 L. TAMANINI
prelevate sui due tigli (diverse centinaia) vi erano esemplari che avevano subita
Pultima muta da un giorno o due ed altri da qualche settimana, ma tutti erano
privi di uova ed avevano l’ovario molto esile, molle e piatto. E quindi evidente che
le femmine che svernano non sono prive di uova per avere gia provveduto alla
ovodeposizione, ma semplicemente perchè sono sessualmente immature. Secondo
Fig. 1 - Oxycarenus lavaterae (Fabr.) riunitisi per svernare sulla biforcazione dei rami di un gio-
vane tiglio (Trento, 5 novembre 1961, foto Tamanini).
le osservazioni condotte sul materiale prelevato nelle infestazioni del 1958, le
gonadi non raggiungono il completo sviluppo prima di 7-8 mesi dall’ultima muta.
I maschi, per tutta la durata del periodo di ibernazione (ottobre-giugno), non
furono mai visti in copula per cui si deve dedurre che pure essi completano lo
sviluppo sessuale dopo la diapausa invernale.
La causa della comparsa irregolare, e talvolta con lunghi intervalli di tempo,
dell’ Oxycarenus lavaterae (FBR.) è per ora inspiegabile. Sarebbe utile che venis-
BIOLOGIA OXYCARENUS LAVATERAE 143
sero pubblicati con una certa esattezza tutti i dati sull’apparizione in massa nelle
diverse regioni italiane, come sulle catture isolate ed 1 biotopi della specie. Con
i soli tentativi di allevamento non é possibile si possa arrivare a chiarire tutta
la strana biologia di questo ligeide. Saro in ogni caso riconoscente a tutti coloro
che mi comunicheranno le loro osservazioni sulla specie.
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CARLO VIDANO
Istituto di Entomologia dell’Università di Torino
Direttore: prof. Athos Goidanich
L'INFLUENZA MICROCLIMATICA
: SUI CARATTERI TASSONOMICI
IN TIFLOCIBIDI SPERIMENTALMENTE SAGGIATI
(Hemiptera Typhlocybidae)
Pubblicazione N. 48 del Centro di Entomologia alpina e forestale del Con-
siglio Nazionale delle Ricerche (diretto dal Prof. Athos Goidanich ).
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FRATELLI PAGANO = TIPOGRAFI EDITORI S.A.S.
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CARLO VIDANO
Istituto di Entomologia dell’ Università di Torino
Direttore: prof. Athos Goidanich |
L'INFLUENZA MICROCLIMATICA
SUI CARATTERI TASSONOMICI
IN TIFLOCIBIDI SPERIMENTALMENTE SAGGIATI
(Hemiptera Typhlocybidae)
Pubblicazione N. 48 del Centro di Entomologia alpina e forestale del Con-
siglio Nazionale delle Ricerche (diretto dal Prof. Athos Goidanich ).
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FRATELLI PAGANO - TIPOGRAFI EDITORI S.A.S.
25-11-1961
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CARLO VIDANO
Istituto di Entomologia dell Università di Torino
Direttore: prof. Athos Goidanich .
L'INFLUENZA MICROCLIMATICA SUI CARATTERI TASSONOMICI
IN TIFLOCIBIDI SPERIMENTALMENTE SAGGIATI
(Hemiptera Typhlocybidae) (*)
I Tiflocibidi, similmente ad altri raggruppamenti entomatici, sono oggi
portati verso un ordinamento tassonomico via via più stabile dalla moderna si-
stematica la quale vi analizza, unitamente alle altre caratteristiche, anche le pe-
culiarità morfologiche dei genitali esterni. Nei Tiflocibidi stessi, risultano degni
della maggiore attenzione soprattutto i genitali esterni maschili ed in modo par-
ticolare l’edeago. Per determinate specie le caratteristiche morfologiche della
sfera genitale si possono considerare complementari, per altre invece sono di si-
curo fondamentali; a tale proposito basti ricordare che circa tre decine di specie
di Typhlocyba sensu lato della fauna europea si possono identificare con sicurezza
soltanto mediante l’esame dell'organo copulatore maschile.
Presentemente nell’ambito di un medesimo genere di T'iflocibidi esistono
purtroppo anche specie, o più prudentemente entità tassonomiche, fra loro molto
affini per forma, dimensioni e ornamentazioni cromatiche, in cui non sono ancora
state scoperte buone differenze morfologiche nemmeno nella sfera genitale dei
rispettivi maschi. Esempi a tale riguardo sono forniti, tra i Typhlocybidae Erythro-
neurini, dalle Erythroneura del gruppo E. flammigera di RIBAUT (1936), equivalenti
alle F lammigeroidia di DLABOLA (1958). La stessa comunissima Erythroneura
(Flammigeroidia) flammigera Geoffr. è confondibile, soprattutto trattandosi di
esemplari cromaticamente non differenziati in maniera tipica, con le congeneri
discolor Horv. e pruni Edw. Difficilmente distinguibili fra loro sono anche le
Erythroneura (Flammigeroidia) tiliae Geoffr. e ordinaria Ribaut. Per quanto con-
cerne altre due entità tassonomiche del genere in discorso, le Erythroneura (Flam-
migeroidia) rhamnicola Horv. e inconstans Rib., dimostro ora che non soltanto di
affinità si deve parlare, ma addirittura di identità specifica, risultando la seconda
semplicemente una forma cromatica della prima, come ho già accennato in un
altro lavoro (VIDANO, 1959) e come in quello presente specificherò con dati ri-
cavati da apposita sperimentazione.
Per l’esatto inserimento della Erythroneura rhamnicola nell’ambito del ge-
nere rimando al mio lavoro summenzionato, in cui la specie è stata indagata
comparativamente con la Zygina rhamni Ferr.; nome quest’ultimo che per l’in-
nanzi veniva erroneamente impiegato dagli AA. per la rhamnicola in oggetto.
Nonostante il nome specifico attribuitole, la Zygina rhamni Ferr. (= Erythroneura
simplex Rib.) non è affatto legata ai Rhamnus, ma alla Vitis vinifera, come ho di-
mostrato in un lavoro sulle Cicaline italiane della Vite (Vipano, 1958), in cui la
(*) Pubblicazione N. 48 del Centro di Entomologia alpina e forestale del Consiglio Nazio-
nale delle Ricerche (diretto dal prof. Athos Goidanich).
145 INFLUENZA MICROCLIMATICA IN TIFLOCIBIDI
specie è stata indagata principalmente sotto l’aspetto biologico e fitopatologico.
Come vedremo, effettivamente legata ai Rhamnus risulta invece la Erythroneura
(Flammigeroidia) rhamnicola (= rhamni Rib., = inconstans Rib.) in questione.
+ * *
Che la inconstans fosse semplicemente una forma cromatica della rhamni-
colare per i risultati ottenuti da approfondite indagini pluriennali da me condotte
sull’intero ciclo biologico della Cicalina dei Ramni. Un giudizio chiaro e afferma-
tivo in proposito posso esprimerlo ora, documentandolo con una probante serie
di dati, frutto di allevamenti della entità specifica in oggetto condotti parallela-
mente in condizioni naturali da un lato e in condizioni microclimatiche control-
late, in ambiente modificato ad arte, dall’altro. Dei risultati dei miei esperimenti
ho presentato già una nota preventiva nella Accademia delle Scienze di Torino
(Vıpano, 1961).
Non ridö qui la descrizione tecnica della specie, ma per ovvie ragioni mi
conviene trascrivere almeno le caratteristiche differenziali con cui, nell’ultima
monografia della famiglia, RIBAUT (1936, pp. 41-42) distingue la inconstans dalla
rhamnicola (= rhamni Rib.).
— Metanotum enfumé (sauf sur son scutellum ou quelquefois sur toute la
region mediane). - d: Moitié distale des lames génitales fortement enfumée.
Tarses postérieurs presque toujours entièrement grisâtres avec un obscur-
cissement de cette teinte sur leur moitié distale. Taches des élytres le
plus souvent carminées . inconstans
— Metanotum non enfumé. - 3: Lames génitales entièrement blanches.
Article basal des tarses postérieurs et moitié basale du suivant toujours
absolument privés de teinte fumeuse. T'aches des élytres jaunes ou oran-
gées, très rarement carminée . . + rhamni (leggi rhamnicola)
È evidente che le differenze fra le due entità tassonomiche sono soltanto di
di Non su altre particolarità, ma appunto esclusivamente sulle ornamenta-
zioni cromatiche verterà anche la nostra disamina.
Nella mia raccolta personale ho sinora raggruppato parecchie centinaia di
esemplari che, classificati seguendo la tabella di determinazione di RIBAUT, do-
vevano venire attribuiti in parte alla Erythroneura inconstans Rib., in parte alla
Erythroneura rhamnicola Horv. (= rhamni Rib.) e in parte inoltre, per la pre-
senza di individui aventi caratteristiche intermedie o comunque ‘differenti, a
eventuali ulteriori forme cromatiche che con i criteri usati precedentemente
dagli AA. sarebbero state da denominare. Tutte le catture sono state effettuate
da me dal 1955 a tutt’oggi, con assiduità, nei diversi mesi dell’anno. Gli esemplari
attribuibili all’inconstans sono stati catturati quasi esclusivamente nei mesi au-
tunno-inverno-primaverili, da settembre ad aprile; quelli attribuibili alla rhamni-
cola principalmente nei mesi estivi di giugno-luglio; quelli con caratteristiche cro-
matiche intermedie, infine, in vari mesi dell’anno, ma soprattutto in agosto.
Mediante il semplice esame degli esemplari catturati allo stato immaginale,
| su differenti entità botaniche, non era agevole dimostrare chiaramente l’apparte-
nenza dei medesimi ad un’unica specie. Identificate nei Rhamnus frangula e
cathartica le piante ospiti delle cicaline interessate ed estese le indagini al campo
biologico mediante acconci allevamenti, ho finalmente potuto risolvere il problema
appurando che la Erythroneura rhamnicola, oltre a soggiacere a variazioni croma-
tiche intese nel senso di somazioni, è suscettibile di notevoli cambiamenti di co-
C. VIDANO 146
lore nella vita postmetamorfica. Un fenomeno analogo l’ho osservato anche in
ulteriori specie di Eritroneurini, prime fra tutte quelle giudicate dagli speciografi
maggiormente ricche di forme o varietà cromatiche, come la Zygina tithide Ferr.
e la Zygina rhamni Ferr. Sia per la Zygina rhamni che per la Erythroneura rhamni-
cola ho già fornito in proposito alcune informazioni (VIDANO 1959), ma soltanto
in base a risultati ottenuti allevando le specie interessate in condizioni naturali
d’ambiente.
I. INDAGINI SPERIMENTALI
Allo scopo di chiarire meglio il problema ho ritenuto utile sottoporre ad
apposita sperimentazione la Erythroneura rhamnicola in discorso mediante l’im-
piego della cella climatica Brabender tipo KSK/GTI del nostro Istituto. La scelta
è caduta su questa specie sia perchè disponevo di abbondante materiale vivo, sia
perchè la costatata notevole variabilità offriva particolari vantaggi dal punto di
vista sperimentale. Non va dimenticato che uno studio approfondito in tal senso
forniva finalmente la possibilità di formulare un giudizio inequivocabile sulla
validità di specie di una sola delle due entità tassonomiche di ‘Tiflocibidi ritenute
legate ai Ramni. i
Attraverso le prove sperimentali con la cella climatica suddetta si è mirato a
indurre in condizioni controllate, negli esemplari sottoposti all’indagine, quelle
modificazioni cromatiche alle quali l’insetto in natura va di norma incontro sol-
tanto nella successione cronologica dei fatti fenologici specifici. In particolare si è
voluto saggiare da un lato l’influenza di un microclima a temperature relativa-
mente basse sulle generazioni estive, sottoponendo all’indagine neanidi e ninfe,
e dall’altro lato l’influenza di un microclima a temperature relativamente alte su
adulti ibernanti. Alle prove sono stati sottoposti, in tre differenti periodi, due lotti
di stati giovanili, nell’estate del 1959, e un lotto di adulti di entrambi i sessi nel-
l’inverno 1960-61. Le prove in discorso hanno avuto luogo parallelamente nella
cella climatica e in condizioni naturali d'ambiente, suddividendo ogni volta in
due gruppi presso che uguali i lotti di individui da indagare; ciò evidentemente
per facilitare al massimo l’esame delle differenze cromatiche esistenti tra gli indi-
vidui sottoposti all'influenza del microclima prescelto e gli individui testimoni.
Per gli esperimenti compiuti nel periodo estivo è stata impiegata la pianta
ospite normale prediletta dalla Cicalina, il Rhamnus frangula; per la prova inver-
nale, invece, è stato impiegato il Juniperus communis, entità botanica prediletta
dall’Insetto durante la fredda stagione. Nella cella climatica gli allevamenti hanno
dovuto ricevere particolari cure. Allo scopo di evitare alla vegetazione e quindi agli
insetti le vibrazioni e gli spostamenti d’aria provocati rispettivamente dal compres-
sore per il raffreddamento e dalla ventola per la omogeneizzazione dell’umidità
relativa e della temperatura, come camere d’allevamento sono stati impiegati, con
risultati molto soddisfacenti, grandi cristallizzatori di vetro poggiati su letti di
spugne sintetiche. Con i cristallizzatori in discorso, inoltre, si è potuto regolare
agevolmente il microclima, il quale nella cella climatica originale a causa degli
sbalzi ritmici e fra loro alternati dell’umidità relativa e della temperatura risultava,
almeno per quanto concerne questi due fattori fondamentali del clima, troppo
instabile. Il microclima voluto rimaneva sufficientemente stabile nei cristalliz-
zatori grazie a particolari accorgimenti impiegati nella chiusura dei medesimi.
Merita ricordare qui che tre sono i fattori climatici regolabili nella nostra
cella Brabender: la luce di una lampada Sol-lux, nonchè la temperatura e l’umidità
relativa coordinate in un clima stazionario oppure ciclico (ad orologeria) da due
147 INFLUENZA MICROCLIMATICA IN TIFLOCIBIDI
gruppi termo-psicrometrici. In tutti gli esperimenti € stato adottato il sistema del
clima ciclico. Prima di scegliere i microclimi per 1 diversi esperimenti ho oppor-
tunamente effettuato numerose prove orientative, che non ritengo necessario
descrivere; ricordo comunque che a proposito del microclima a basse temperature
per gli stati giovanili di generazioni estive, temperature inferiori a quelle defini-
Fig. I - Erythroneura (Flammigeroidia) rhamnicola Horvath. - 2 e 3 di generazione estiva, mode-
ratamente pigmentati, allevati in condizioni naturali d’ambiente: forma typica. Torino 2 luglio 1959.
(Lungh. nat. mm 3).
tivamente adottate, e indicate in testa alle tabelle A e C dei due allevamenti
interessati, rallentavano eccessivamente la durata dello sviluppo degli stadi gio-
vanili in esperimento.
I risultati delle indagini condotte parallelamente nella cella climatica e in
condizioni naturali d’ambiente sono esposti in forma sintetica nelle unite tabelle
A, B, C, D, E, F. Per quanto concerne gli adulti, sia gg che 99, in tutte le ta-
belle sono state fatte quattro suddivisioni adottando i simboli + — x p. Il
simbolo + per gli esemplari riferibili alla forma inconstans (figg. II e IV, 1),
cioè quelli maggiormente pigmentati, con colore fondamentale gialliccio, orna-
mentazioni cromatiche interessanti capo, pronoto ed elitre molto estese e di
C. VIDANO 148
color rosso-aranciato, metanoto infumato, lamine genitali maschili e tarsi delle
zampe metatoraciche dei gg nerastri distalmente e brunicci prossimalmente (fig.
III). Il simbolo — per gli esemplari riferibili alla forma typica o rhamnicola
(fig. I), con colore fondamentale cremeo o bianchiccio, ornamentazioni cromatiche
più o meno fortemente ridotte e di color gialliccio o giallo-aranciato, metanoto
non infumato, lamine genitali maschili completamente chiare, tarsi delle zampe
metatoraciche maschili brunicci o nerastri soltanto distalmente (fig. III). Il
simbolo x per gli esemplari aventi, rispetto a quelli delle due forme predette,
caratteristiche cromatiche intermedie oppure diverse soprattutto per quanto
concerne gli organi infumati o bruni: gg e 99 con colore fondamentale cremeo o
bianchiccio, ornamentazioni cromatiche dell’avancorpo e delle elitre solitamente
molto ridotte (figg. IV, 2 e V) e di color gialliccio, metanoto infumato legger-
mente, lamine genitali e tarsi delle zampe metatoraciche maschili entrambi ne-
rastri distalmente e brunicci prossimalmente (come nella inconstans), oppure
lamine genitali chiare (come nella rhamnicola) e tarsi scuri, oppure ancora lamine
genitali più o meno scure (come nella inconstans) e tarsi brunicci o nerastri sol-
tanto distalmente (come nella rhamnicola). Infine, il simbolo p per gli esemplari
parassitizzati da un Imenottero Driinide, Aphelopus sp., per cui entrambi i sessi
assumono generalmente le caratteristiche cromatiche della forma typica o rhamni-
cola e inoltre 1 33 mostrano di solito i tarsi delle zampe metatoraciche completa-
mente chiari.
Le due serie di esperimenti concernenti gli stati giovanili sono state impo-
state nello stesso modo, ma compiute in periodi differenti. Entrambe le prove am-
bientate nella cella climatica, una con inizio il 18 giugno e termine il 22 luglio 1959,
l’altra con inizio il 16 agosto e termine il 20 settembre 1959, si sono svolte, co-
me risulta dalle rispettive tabelle A e C, sotto l’influenza del microclima ciclico
seguente: temperatura 16°C, umidità relativa 60-65%,, luce artificiale di lampada
Sol-lux nelle ore 8-18; temperatura 12°C e umidità relativa 70-75%, nelle ore
18-8. Le due corrispondenti prove di controllo o testimoni compiute in condizioni
naturali d'ambiente, nell’arboreto del nostro Istituto, sono invece state ovviamente
influenzate in misura diversa dai tre fattori climatici summenzionati: prescindendo
dalle punte termiche e igriche minime e massime di breve durata, e pertanto non
prese in considerazione, la temperatura e l’umidità relativa sono oscillate rispet-
tivamente tra i 22°C e i 30°C e tra il 50% e 70% nel corso della prima prova,
durata dal 18 giugno al 17 luglio (tabella B), tra i 14°C e i 28°C e tra il 50-75%
nel corso della seconda prova durata dal 16 agosto al 10 settembre (tabella D);
per quanto concerne la luce, entrambi gli allevamenti hanno ricevuto quella diurna
diffusa, ma evidentemente in quantità maggiore a vantaggio del primo.
Gli allevamenti di cui alle tabelle A, B, C e D, oltre che esaminati con
molta assiduità per garantirne il regolare andamento, sono stati ispezionati minu-
ziosamente ogni cinque giorni per le registrazioni degli sfarfallamenti e degli stati
giovanili nelle successive età. Tutti gli adulti, acconciamente isolati in gruppi
per date di sfarfallamento, sono stati lasciati nei rispettivi allevamenti più di due
settimane, permettendo così a ciascun individuo di acquisire con un margine di
parecchi giorni la propria completa ornamentazione cromatica.
Commentando brevemente i dati riportati nelle suddette tabelle, si può
innanzi tutto rilevare che quelli concernenti gli esemplari allevati nella cella Bra-
bender presentano in comune notevoli affinità. Infatti nei due esperimenti di cui
alle tabelle A e C, compiuti in periodi diversi ma alle stesse condizioni microcli-
matiche, la durata dello sviluppo neanidale e ninfale è risultata presso che uguale
149 INFLUENZA MICROCLIMATICA IN TIFLOCIBIDI
nonchè relativamente lunga; inoltre gli adulti relativi hanno acquisito nella mag-
gior parte dei casi una ornamentazione cromatica molto intensa (figg. II, 2 e IV,
1). Invero nel primo allevamento (tab. A) sono comparsi più adulti riferibili alla
forma inconstans che nel secondo (tab. C); ma evidentemente la differenza é in
gran parte dovuta al fatto che in quest’ultimo allevamento alcuni esemplari sono
risultati parassitizzati. E interessante rilevare che in entrambi gli esperimenti
Fig. II - Erythroneura (Flammigeroidia) rhamnicola Horvath. - 1, g ibernante: forma inconstans.
Torino 10 febbraio 1959. 2, & di generazione estiva allevato in condizioni microambientali speri-
mentali a medie termiche basse (12°C - 16°C): forma inconstans. 'Torino 2 luglio 1959. (Lungh.
Naty. 3);
compiuti nella cella climatica gli esemplari non riferibili alla forma inconstans,
e mostranti pertanto ornamentazioni cromatiche meno intense, sono comparsi
soltanto nella fase iniziale delle rispettive prove; ciò, prescindendo momentanea-
mente dagli esemplari parassitizzati per i quali sarà fatta menzione più avanti,
starebbe a significare che gli stati preimmaginali relativi (per lo più ninfe di ul-
tima età) non hanno subito l’effetto del microclima per un periodo sufficientemente
lungo.
Degni di rilievo e naturalmente utilissimi ai fini di una migliore interpreta-
zione dei dati delle diverse prove in discorso, sono i risultati ottenuti dagli alleva-
C. VIDANO 150,
menti di stati giovanili in condizioni naturali d’ambiente di cui alle tabelle B e D.
Come appare dalle tabelle B e D stesse, i due rispettivi allevamenti, a differenza
di quelli corrispondenti parallelamente seguiti nella cella climatica, non hanno
fornito risultati fra loro concordanti. Invero la durata dello sviluppo neanidale e
ninfale è risultata presso che uguale e relativamente breve in entrambi; comunque
per quanto concerne gli ‘adulti, nel primo allevamento (tab. B) sono comparsi
in maggioranza quelli della forma typica e la forma inconstans non è nemmeno
Fig. III - Erythroneura (Flammigeroidia) rhamnicola Horvath. - Zampe metatoraciche rispettiva-
mente di & della forma inconstans, con tarsi completamente bruno-nerastri, e di g della forma
typica, con tarsi bruno-nerastri soltanto distalmente.
stata rappresentata, mentre nel secondo (tab. D) sono comparsi rappresentanti
delle varie forme cromatiche della specie, nonchè alcuni esemplari parassitizzati,
la cui presenza tuttavia non è ovviamente utile ai fini di questa comparazione.
A questo punto conviene per altro osservare che gli esemplari parassitizzati degli
esperimenti di cui alle tabelle C e D sono sfarfallati tutti nei primi giorni dei ri-
spettivi allevamenti. Ciò evidentemente perchè fra gli stati giovanili delle diverse
età messi in allevamento soltanto quelli più avanti nello sviluppo, come le ninfe
di IV e di V età, erano stati interessati in natura dall’Imenottero parassita sum-
menzionato.
Come ho già riferito, i due allevamenti di cui alle tabelle B e D sono serviti
principalmente a fornire esemplari testimoni da comparare con quelli gemelli
dei più impegnativi allevamenti parallelamente condotti nella cella climatica. Gli
allevamenti in condizioni naturali d’ambiente sono di facilissima attuazione;
oltre ai due predetti ne ho allestiti, in annate differenti, molti altri con un numero
151 INFLUENZA MICROCLIMATICA IN TIFLOCIBIDI
vario di esemplari, partendo da neanidi e ninfe di maggio-giugno, luglio-agosto,
settembre-ottobre, cioè da stati giovanili di tutte le generazioni della specie. E
tenendo conto delle date di sfarfallamento ho potuto appurare che gli adulti di
giugno-luglio erano da attribuire in gran parte alla forma cromatica rhamnicola,
quelli di settembre-ottobre principalmente alla forma cromatica inconstans; a-
dulti con ornamentazioni cromatiche intermedie comparivano da giugno a ot-
tobre, ma soprattutto in agosto. Questi reperti, che mi hanno permesso di confer-
mare la validità dei dati di cattura già menzionati e, quindi, indotto a indagare
l'influenza dei fattori climatici sugli stati giovanili delle due entità tassonomiche
più volte nominate, e ormai riunite in un’unica entità specifica, si riallacciano,
integrandosi vicendevolmente, con quelli analoghi dei due allevamenti di cui alle
tabelle Be D stesse.
Fatte le precisazioni suddette, con la scorta dei significativi dati riportati
nelle quattro tabelle A, B, C e D in discorso è agevole comprendere che la tem-
peratura gioca senza dubbio un ruolo importantissimo nella comparsa delle dif-
ferenti forme cromatiche della Cicalina. Comparando fra loro soltanto i dati delle
tabelle B e D (ricordo ancora che le condizioni climatiche in cui hanno avuto
luogo i due allevamenti rispettivi sono quelle dell’arboreto del nostro Istituto),
si può logicamente supporre che oltre alla temperatura anche la luce e, forse, la
umidità relativa abbiano avuto la loro parte di influenza nel fenomeno. E invero,
a parte l’umidità relativa che in entrambe le prove è oscillata entro limiti varia-
bilissimi, la luce è diminuita notevolmente dall’inizio del primo esperimento al
termine del secondo, passando dal fotoperiodo di massima del solstizio estivo al
fotoperiodo ovviamente più breve della prima decade di settembre. Comunque,
pur non escludendo che il fenomeno possa venire regolato anche da altri fattori
climatici, dalle esperienze compiute mediante la nostra cella climatica risulta che
il fattore temperatura è sufficiente, da solo, a determinare le variazioni cromatiche
in esame.
L’altro esperimento, quello concernente l’influenza di un microclima a
temperatura relativamente alta su adulti in fase ibernante, ha fornito risultati
non meno significativi riguardo alla suscettibilità cromatica della Cicalina alle
variazioni termiche. L'esperimento ha avuto inizio il 10 febbraio e termine il
12 marzo 1961, come risulta dalle tabelle E e F, nelle quali sono rispettivamente
indicati i dati della prova compiuta alle condizioni microclimatiche nella cella
Brabender e quelli della prova di controllo o testimone compiuta alle condizioni
naturali d'ambiente nell’arboreto del nostro Istituto. Gli adulti sottoposti all’in-
dagine, complessivamente 112, di cui 4733 e 6599, tutti molto pigmentati e at-
tribuibili alla forma inconstans, sono stati catturati su Juniperus communis il 9 feb-
braio 1961 a Ternavasso, una delle località piemontesi in cui ho studiato l’intero
ciclo biologico della specie di Tiflocibide in esame.
Gli esemplari della prova di controllo, 2333 e 3399, hanno potuto conti-
nuare regolarmente lo svernamento all’aperto, nell’arboreto dell’Istituto (dove nel
periodo dell’esperimento la temperatura è oscillata fra 1°C e 14°C, l’umidità
relativa è oscillata fra il 40% e il 75% e la luce è stata quella diurna diffusa);
gli esemplari messi nella cella Brabender, 2433 e 3299, sono invece stati sottoposti
all’influenza del seguente microclima ciclico: temperatura 25°C, umidità relativa
60-65%, luce artificiale di lampada Sol-lux nelle ore 8-20; temperatura 21°C e
umidità relativa 65-70% nelle ore 20-8. |
Tanto l’allevamento in condizioni naturali d’ambiente (tab. F) quanto
quello della cella climatica (tab. E), entrambi con adulti viventi su Juniperus com-
C. VIDANO
QUADRO I
152
Stati giovanili (neanidi e ninfe) della prima generazione di Erythroneura
(Flammigeroidia) rhamnicola Horvath sottoposti a sperimentazione in cella cli-
matica (tabella A) e in condizioni naturali d'ambiente (tabella B) il 18-VI-1959,
TABELLA:A --Cella climatica biliare
Clima ciclico
\ ore 8-18: temperatura 16°C, umidità relativa 60-65%
/ ore 18-8: temperatura 12°C, umidità relativa 70-75%
Luce artificiale di lampada Sol-lux dalle ore 8 alle ore 18.
Stati giovanili:
Dai età e numero
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TABELLA B -. Condizioni naturali d’ambiente
Temperatura 220-300C, umidità relativa 50-70%, luce naturale diffusa diurna.
Data
I
12 »
Totale
Spiegazione dei simboli:
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Stati giovanili:
eta e numero dg 29
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12 + 15 3
+ forma inconstans
— forma rhamnicola
x forme intermedie
p esemplari parassitizzati.
133 INFLUENZA MICROCLIMATICA IN TIFLOCIBIDI
QUADRO II
Stati giovanili (neanidi e ninfe) della seconda generazione di Erythroneura
(Flammigeroidia) rhamnicola Horvath sottoposti a sperimentazione in cella cli-
matica (tabella C) e in condizioni naturali d’ambiente (tabella D) 1l 16 agosto 1959.
[TRABBLEA C'& Cellaveclimatica’Brabender
ore 8-18: temperatura 16°C, umidità relativa 60-65%
ore 18-8: temperatura 12°C, umidità relativa 70-75%
Luce artificiale di lampada Sol-lux dalle ore 8 alle ore 18.
Cline din |
Immagini
Stati giovanili:
Da età e numero ad 99
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Taperta D - Condizioni naturali d’ambiente
Temperatura 140-28°C, umidità relativa 50-75%, luce naturale diffusa diurna.
Immagini
Stati giovanili:
Data età e numero dd Q9
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Spiegazione dei simboli: + forma znconstans
— forma rhamnicola
x forme intermedie
p esemplari parassitizzati.
C. VIDANO 154
munis, sono stati esaminati con assiduita e ogni cinque giorni ispezionati accurata-
mente come quelli delle prove precedentemente descritte; nelle due rispettive
tabelle i dati concernenti il numero di esemplari delle differenti forme cromatiche
della Cicalina non sono pero stati trascritti ad ogni controllo, ma soltanto in
corrispondenza del primo e dell’ ultimo giorno dell’esperimento. Va detto che nella
tabella F si sarebbe semplicemente dovuto trascrivere piu volte la medesima cop-
Fig. IV - Erythroneura (Flammigeroidia) rhamnicola Horvath. - 1, 2 di generazione estiva allevata
in condizioni microambientali sperimentali a medie termiche basse (12°C - 16°C): forma in-
constans. ‘Torino 2 luglio 1959. 2, 9 della generazione ibernante, in origine anch’essa molto pig-
mentata, ma poi schiaritasi per effetto del microclima sperimentale a medie termiche elevate
(21°C = 2500). Torino 12 marzo 1061: (Lungh, nat) mm 3).
pia di dati; mentre per quanto concerne la tabella E sarebbe stato necessario
potere assegnare di volta in volta ciascun esemplare a una delle forme cromatiche
considerate; compito quest’ultimo non agevole, trattandosi di esaminare troppo
a fondo e ripetutamente soggetti molto delicati e mostranti oltre tutto caratteri-
stiche cromatiche di transizione e quindi di problematico incasellamento. A pro-
posito degli esemplari sottoposti alle condizioni microclimatiche in discorso posso
comunque precisare che le variazioni cromatiche sono state graduali, generalmente
un poco piu lente nelle 99 che nei gg.
155 INFLUENZA MICROCLIMATICA IN TIFLOCIBIDI
Come risulta dalla tab. F, tutti gli esemplari allevati in condizioni naturali
d'ambiente hanno conservato inalterata la vivace ornamentazione cromatica ini-
ziale. Riguardo agli adulti di cui alla tab. E, le modificazioni cromatiche sono in-
vece risultate notevolissime: lievi, e invero stimabili soltanto mediante un accu-
rato confronto con gli esemplari dell’allevamento testimone, dopo i primi 5 giorni;
già molto evidenti dopo 10 giorni; via via più accentuate durante i controlli suc-
Fig. V - Erythroneura (Flammigeroidia) rhamnicola Horvath. - © della generazione ibernante
(in origine vivacemente colorata: forma inconstans) e 4 di generazione estiva (in origine modera-
tamente pigmentato), entrambi notevolmente depigmentati al termine della loro attività sessuale.
Torino, rispettivamente 10 giugno 1958 e 28 luglio 1958. (Lungh. nat. mm 2,9).
cessivi, rispettivamente del quindicesimo, ventesimo, venticinquesimo e trente-
simo giorno. In tutti gli esemplari sottoposti all’influenza del microclima a tem-
perature relativamente alte in oggetto, il colore fondamentale del corpo (inizial-
mente gialliccio) è divenuto cremeo o bianchiccio, le ornamentazioni cromatiche
di colore rosso-aranciato interessanti l’avancorpo e le elitre sono regredite, virando
al giallo pallido, o addirittura senza lasciare tracce (fig. IV, 2); le aree infumate
del metanoto si sono schiarite completamente nella maggior parte degli esemplari,
C. VIDANO 156
QUADRO III i
Adulti ibernanti di Erythroneura (Flammigeroidia) rhamnicola Horvath
sottoposti a sperimentazione in cella climatica (tabella E) e in condizioni naturali
d’ambiente (tabella F) il 10 febbraio 1961.
TABELLA E.- Cella elimatıca Brabender
Ta ore 8-20: temperatura 250C, umidità relativa 60-65%
Clima. ciclico ore 20-8: temperatura 21°C, umidità relativa 65-70%
Luce artificiale di lampada Sol-lux dalle 8 alle 20.
Immagini
Data dd j oe
AR P ET Rigs P
10 Febr. _ 24 e A 32
12 Mart. i a 17 : 23 9
FABELLA F = Condizioti natural: dad ambrente
Temperatura 1°-14°C, umidità relativa 40-75%, luce naturale diffusa diurna.
Immagini
Data | 84 29
+ veri X p oe mu x p
10 Febr. 23 À i 43
ı2 Mart. 23 ? ‘ an
Spiegazione dei simboli: + forma inconstans
— forma rhamnicola
x forme intermedie
p esemplari parassitizzati.
tra cui in 23 delle 3299; il colore bruno o nerastro delle lamine genitali e dei tarsi
prossimali delle zampe metatoraciche è invece rimasto più o meno carico in ben
17 dei 2438. |
I risultati ottenuti dall’esperimento teste illustrato permettono di dimostrare
chiaramente che la Erythroneura rhamnicola è suscettibile di sorprendenti modifi-
cazioni o meglio riduzioni cromatiche nella vita postmetamorfica. Oltre che sog-
giacere a notevoli variazioni cromatiche per stimoli ricevuti nella vita preimma-
ginale come è stato appurato con la serie di prove compiute su neanidi e ninfe, la
Cicalina va dunque incontro a cambiamenti di colore anche dopo aver raggiunto
l’ornamentazione cromatica apparentemente definitiva. Esemplari attribuibili
alla forma inconstans o comunque con vivaci disegni di color rosso-aranciato pos-
sono infatti passare alla forma typica.o addirittura perdere completamente o quasi
151 INFLUENZA MICROCLIMATICA IN TIFLOCIBIDI
i caratteristici colori della:forma inconstans di origine. Il fenomeno, che in espe-
rimento si è registrato nella stagione invernale sottoponendo adulti molto pigmen-
tati all’azione di un microclima a medie termiche elevate, ha solitamente luogo an-
che in natura, dove tuttavia per vari motivi sfugge all’attenzione dell’osservatore;
esso è sempre molto intenso negli individui che hanno compiuto lo svernamento
(fig. V, 1), ma interessa altresì gli adulti delle generazioni estive (fig. V, 2). In-
fatti gli adulti non destinati a subire lo svernamento, ma a concludere la loro atti-
vità riproduttiva prima della fine della buona stagione, conservano la loro dote
massima di pigmenti, fra l’altro di norma non molto ricca, per un periodo relati-
vamente breve. Le modificazioni cromatiche regressive a cui essi soggiaciono
non sono però influenzate dalle condizioni climatiche o meglio dal fattore tempe-
ratura dei mesi estivi interessati, bensì evidentemente dal particolare stato fisio-
logico dell'organismo nella laboriosa ultima fase dell’attività immaginale, cioè
in concomitanza con l’attività sessuale.
II. REPERTI COROLOGICI, ECOLOGICI ED ETOLOGICI
La Erythroneura (Flammigeroidia) rhamnicola (Horvath, 1903) Haupt (1935),
meglio nota ai sistematici come Zygina rhamni Melichar (1896), Erythroneura
rhamni Ribaut (1936) e Erythroneura inconstans Ribaut (1936), è specie della
Regione Paleartica. E certamente molto diffusa nell'Europa meridionale, dove si
incontra comunemente nella vasta gamma delle sue variazioni cromatiche, dagli
esemplari meno colorati della forma typica o rhamnicola a quelli intensamente pig-
mentati della forma inconstans. Non sembra invece molto comune al Nord; co-
munque la sua presenza, nella forma cromatica inconstans, è stata segnalata oltre
che per la Germania settentrionale (WAGNER, 1935) anche per la Svezia (OSSIAN-
NILSSON, 1946) e per la Finlandia (LINNAVUORI, 1950); in quest’ultimo Paese
è stata segnalata pure la presenza della sua forma typica o rhamnicola (LINNA-
VUORI, 1952). Nel Catalogo di OsHANIN (1912) è citata come rhammicola per Fran-
cia, Germania, Austria e Bulgaria. Nelle opere di RIBAUT (1936 e 1952) la specie,
notoriamente sdoppiata, è indicata come rhamni (leggi rhamnicola) per l'Europa
meridionale e come inconstans oltre che per la Francia e per la Svizzera anche
per le già ricordate Germania e Svezia, nonchè per la Cecoslovacchia, dove DLA-
BOLA (1954) ha continuato a reperire la sola inconstans medesima.
Nel nostro Paese la Erythroneura rhamnicola risulta molto diffusa, ma non
è mai stata osservata attentamente; anzi, a causa della nota confusione tassono
mica ormai risolta, si può dire che per l’innanzi non venisse distinta con certezza
dalla Zygina rhamni Ferr., altrettanto comunissima da noi, precipuamente negli
areali viticoli, e assente nell’Europa del Nord. Merita qui ricordare che nella
importante collezione di Ferrari, conservata nel Museo Civico di Storia Naturale
di Genova e da me esaminata, non esistono come si credeva entrambe le specie,
ma soltanto esemplari di sesso opposto della attuale Zygina rhamni Ferr., fra loro
cromaticamente molto differenti, e quindi stati erroneamente attribuiti a due en-
tità tassonomiche distinte, come ho dimostrato in un mio lavoro summenzionato.
I dati corologici, come d’altra parte quelli ecologici ed etologici, concernenti
la Erythroneura rhamnicola da me raccolti si riferiscono principalmente al Pie-
monte. Ho compiuto catture dell’insetto anche in altre regioni della Penisola,
ma soltanto saltuariamente nei mesi estivi e all’inizio dell’autunno: in Liguria,
a Calizzano, al Colle di Melogno e al Passo del Bracco; in Toscana, a S. Rossore;
in Campania, a Ravello; in Puglia, al Monte Gargano. In Piemonte ho compiuto
analoghe catture estive e autunnali in località montane e premoniane, come a
C. VIDANO 158
Molère m 1190 nella Valsavaranche, a Funghera m 502 e a Cantoira m. 750
nella Val Grande di Lanzo, a Exilles m 873 nella Valle della Doria Riparia, a
Perosa argentina m 614 e al Colle di Prà Martino (m 1035) nella Valle del Chi-
sone; inoltre ho seguito l’intero ciclo della specie mediante indagini pluriennali
in località di pianura e collinari presso Caluso, Caselette, Stupinigi e Ternavasso.
Fig. VI - Erythroneura (Flammigeroidia) rhamnicola Horvath. - Porzione di foglia di Rhamnus
frangula, vista dalla pagina inferiore, con uova infisse nel mesofillo (1 a sinistra e 3 a destra);
altra porzione della medesima foglia con un uovo messo allo scoperto ad arte. Torino 10 giugno 1958.
(Lungh. nat. dell'uovo mm 0,55).
Gli adulti della specie di Tiflocibide in indagine sono notevolmente polifagi;
schiettamente fillocoli, essi si possono osservare in attività trofica non soltanto su
svariate Latifoglie ma anche su Conifere. Però le piante ospiti normali della specie
stessa, cioè quelle sulle quali ha certamente luogo lo sviluppo preimmaginale della
Cicalina, appartengono al genere Rhamnus: il comunissimo À. frangula in primo
luogo, poi il R. cathartica. Pur non escludendo che l’insetto possa evolversi oc-
casionalmente anche a spese di altre entità botaniche, rilevo che esso non è rap-
presentato nelle località in cui mancano i Rhamnus; invece dove abbondano questi
ultimi la specie diviene ubiquista allo stato immaginale. In tali circostanze, oltre
che ovviamente sulle piante ospiti normali, le sole sulle quali nel corso delle mie
numerosissime indagini ho osservato la Cicalina in tutti i suoi stati di sviluppo, si
possono infatti reperire, più o meno frequentemente a seconda delle stagioni,
159 INFLUENZA MICROCLIMATICA IN TIFLOCIBIDI
adulti di rhamnicola anche su altre piante, arbustive o per lo più arboree cespu-
gliose, che si possono indicare come ospiti occasionali. Il fenomeno allotopico, che
ripeto interessa 1 soli adulti, varia notevolmente nel corso dell’anno: si registra
soprattutto a spese di Quercus spp., Alnus glutinosa, Carpinus betulus, Corylus
avellana nei mesi autunnali, e di Juniperus communis in quelli invernali. Tra gli
ospiti occasionali estivi e autunnali ricordo anche |’ Acer campestre, V Ulmus cam-
pestris, la Sophora japonica, la Tilia cordata, il Populus nigra; tra quelli invernali
il Pinus silvestris, il Laurus nobilis, la Lonicera xylosteum.
QUADRO IV
Erythroneura (Flammigeroidia) rhamnicola Horvath - Schema di ciclo biologico.
Gen Feb | Mar | Apr Mag | Giu Lug | Ago Set Ott Now | Dic
+++ +++ +++ +++ +++) 44
re
en
+|+++|+++|+++
Spiegazione dei simboli: . uovo, — stati giovanili, + immagine.
Il ciclo biologico della Erythroneura rhamnicola nelle località piemontesi di
pianura e di collina in cui ho svolto la maggior parte delle indagini sulla fenologia
della specie risulta polivoltino. Oltre che in campagna, a Caluso, a Caselette, a
Stupinigi e a Ternavasso, l’ho seguito con facilità anche in sede, nell’arboreto e
nei laboratori dell’Istituto, mediante acconci allevamenti. Esso presenta tre ge-
nerazioni all’anno, delle quali le prime due complete e la terza parziale, come ap-
pare dal quadro IV. |
Lo svernamento ha luogo allo stato immaginale; viene compiuto dagli
adulti di entrambi i sessi della terza generazione, nonché da quelli della seconda
generazione sfarfallati dopo la fine di agosto. L’ insetto abbandona annualmente del
tutto le piante ospiti normali, la più comune delle quali nelle localita da me in-
dagate è il Rhamnus frangula, alla fine di ottobre o all’inizio di novembre, cioè
quando l’entità botanica interessata si spoglia completamente, e vi fa ritorno in
maggio allorchè l’arbusto ridiventa foglioso. La reimmigrazione viene compiuta
soltanto dalle femmine poichè i maschi, pur sopravvivendo in massa sino a tutto
marzo, scompaiono scalarmente entro il mese di aprile. La Cicalina permane poi
sulle sue piante ospiti fondamentali fino al termine della buona stagione, interes-
sandovi costantemente soltanto le foglie; essa, fillocola in tutti i suoi stati di svi-
luppo, vive sulla pagina inferiore delle foglie stesse.
Le femmine che hanno compiuto lo svernamento incominciano a ovideporre
verso la metà di maggio; si sgravano gradatamente in poco più di un mese, dopo
di che soccombono. Non ho ottenuto sufficienti dati sulla prolificità della specie:
ciascuna femmina non dovrebbe comunque deporre più di 30-40 germi. Le uova,
lunghe mm 0,50-0,55, strette ed allungate, leggermente reniformi, bianchicce,
C. VIDANO 160
vengono conficcate, sempre dalla pagina inferiore, isolatamente nello spessore del
mesofillo oppure, ma più di rado, nelle nervature (fig. VI). Una stessa foglia puo
venire interessata da una o più femmine, ma generalmente non più di 4-5 volte —
in tutto; anzi nella maggior parte dei casi viene deposto un solo uovo per foglia,
non soltanto nel corso della generazione iniziale in oggetto, ma anche in quelle
successive, allorchè la popolazione risulterà ovviamente aumentata.
La durata dello sviluppo embrionale è di 11-14 giorni e quella dello sviluppo
neanidale e ninfale di 3 settimane circa. La schiusura delle neanidi della prima
generazione ha inizio entro la terza decade di maggio e termine verso la fine del
mese di giugno. La comparsa degli adulti della stessa prima generazione ha luogo
scalarmente, dalla metà di giugno - cioè quando sono ormai scomparse tutte le
femmine ibernanti che hanno riportato la specie sui Ramni - alla terza decade
di luglio. Dalla prima decade di luglio all’inizio di settembre vengono deposte le
uova della seconda generazione, i cui adulti compaiono scalarmente nei mesi di
agosto, settembre e ottobre. Una terza generazione parziale ha luogo ad opera
delle femmine di seconda generazione nate all’inizio di agosto, con ovideposizioni
nell’ultima decade di agosto e nelle prime due di settembre.
Gli stati giovanili dell’Erythroneura rhamnicola sono rappresentati da due
età neanidali e da tre età ninfali. Il corpo è allungato e depresso in tutti gli stati
giovanili, i quali hanno antenne relativamente lunghe e, a differenza di quelli di
altre specie di Tiflocibidi (Zygina rhamni Ferr., Empoasca flavescens F. e Empoasca
pteridis Dahlb., ad esempio), sono dotati di setole molto corte, soprattutto nel-
l'addome. Le neanidi di prima età misurano mm 0,65-0,75, sono bianchicce ed
hanno antenne lunghe circa il doppio del corpo (fig. VII, 1). Le ninfe di ultima
età misurano mm 2-2,6, sono cremee, presentano tre coppie sublaterali di ampie
macchie brunicce interessanti rispettivamente pro-, meso- e metatorace ed hanno
anch’esse antenne lunghe, ma non molto più del corpo (fig. VII, 2).
Sia gli adulti che le neanidi e le ninfe sono solitamente plasmomizi. Per
nutrirsi pungono le foglie dalla pagina inferiore, conficcano gli stiletti boccali nel
mesofillo e vi svuotano gruppi di cellule, principalmente quelle del tessuto a pa-
lizzata, che private del contenuto protoplasmatico e riempite di aria divengono
bianco- -argentee. Compaiono così areole depigmentate più o meno estese a seconda
della intensità degli attacchi, le quali si notano molto bene esaminando le foglie
dalla pagina superiore con luce incidente (fig. VIII), mentre risultano poco evi-
denti osservando le foglie stesse per trasparenza; ciò perchè le cellule del tessuto
lacunoso non vengono interessate affatto o comunque molto meno di quelle del
tessuto a palizzata. Le macchie bianco-argentee più estese sono quelle cagionate
dagli stati giovanili; esse compaiono soprattutto ai lati delle nervature di primo e
di secondo ordine. Relativamente piccole e di solito isolate sono invece le areole
declorofillate provocate dagli adulti, i quali contrariamente alle neanidi e alle
ninfe, che sono stazionarie, cambiano sovente dimora.
Gli adulti, per altro, non frequentano soltanto le foglie dei Ramni; come ho
già accennato, essi si incontrano su parecchie altre entità botaniche. Nei cedui
misti in cui non mancano gli arbusti della pianta ospite fondamentale è facile
reperirne su svariate altre Latifoglie, specialmente su Alnus glutinosa, Carpinus
betulus, Quercus pedunculata, O. sessiliflora, anche durante i mesi estivi. Invero
si può dire che gli adulti di E. rhamnicola si incontrano esclusivamente sui Ramni
all’inizio della buona stagione, in maggio-giugno, allorchè sono rappresentati
soltanto da femmine ovideponenti che hanno subito lo svernamento. Il fenomeno
allotopico non è comunque notevole nemmeno dalla fine di giugno all’inizio di
161 INFLUENZA MICROCLIMATICA IN TIFLOCIBIDI
settembre; lo diviene invece dalla meta di settembre in poi, ad opera degli adulti
di seconda e terza generazione destinati a svernare.
III, CONSIDERAZIONI GENERALI
I risultati ottenuti dalle serie di esperimenti suddescritti e quelli delle in-
dagini condotte in natura o comunque in condizioni naturali d’ambiente permet-
tono innanzi tutto di chiarire in maniera inequivocabile che le due entità tasso-
nomiche note come Zygina rhamnicola Horvath (1903) e Erythroneura inconstans
Fig. VII - Erythroneura (Flammigeroidia) rhamnicola Horvath. - Neanidi di prima età (a sinistra)
e ninfa di ultima eta, tutte con caratteristiche lunghe antenne, sulla pagina inferiore di foglia di
Rhamnus frangula. Torino luglio 1958 (Lungh. nat.: neanide minore mm 0,65; ninfa mm 2,25).
Ribaut (1936) costituiscono un’unica entita specifica. Entita che modernamente
va denominata Erythroneura (Flammigeroidia) rhamnicola Horvath. Inoltre gli
stessi risultati consentono di dimostrare che il Tiflocibide in esame, apparente-
mente soltanto soggetto a interessanti ma normali variazioni intese nel senso di
somazioni, è suscettibile di sorprendenti cambiamenti di colori nella vita post-
C. VIDANO 162
metamorfica. Per questo motivo l’intricato problema tassonomico sarebbe stato
di difficile soluzione mediante il consuetudinario esame delle caratteristiche mor-
fologiche o meglio cromatiche di esemplari uccisi subito dopo la cattura. A scanso.
di equivoci, è bene precisare che la Cicalina morendo, e quindi in collezione, con- ©
serva inalterati, per quantità e distribuzione, i colori che aveva al momento della
morte. Le suddette modificazioni nella ornamentazione cromatica avvengono in-
vece durante l’attività immaginale della Cicalina stessa. Ed ecco appunto la con-
gruenza, in tema di esame squisitamente sistematico, del metodo biologico di
indagine adottato. |
Le ricerche compiute in natura e gli allevamenti condotti in condizioni na-
turali d’ambiente sull’intero ciclo biologico dell’Insetto hanno fornito la possi-
bilità di scorgere, nell’ambito della notevole variabilità cromatica infraspecifica
in esame, una duplice norma di reazione nel fenomeno; l'interessante reperto ha
avuto piena conferma con gli esperimenti effettuati in cella climatica. Una prima
norma di reazione risulta essere annuale e coinvolge l’intero ciclo della specie;
l’altra interessa invece i singoli individui adulti. L’Erythroneura rhamnicola, che
come ho precisato si moltiplica a spese dei Ramni (Rhamnus frangula, principal-
mente) e per lo svernamento predilige (almeno nelle località da me indagate) il
Juniperus communis, si incontra allo stato immaginale durante tutto l’anno. Essa
è specie bivoltina-trivoltina: risulta rappresentata normalmente da adulti della
forma inconstans, con ornamentazioni cromatiche vivaci ed espanse, longevi e
destinati a subire lo svernamento, nella fase individualmente più lunga del suo ciclo
biologico che va dalla fine di agosto alla metà di maggio; nei restanti mesi, ma
principalmente in giugno-luglio, risulta invece rappresentata soprattutto da adulti
della forma typica o rhamnicola con ornamentazioni cromatiche pallide e ridotte.
Nell’ambito della specie esistono, in percentuali più o meno alte a seconda
delle stagioni, individui con ornamentazioni cromatiche intermedie per intensità
e distribuzione, o comunque differenti, rispetto a quelle delle due forme summen-
zionate. Qualcuno potrebbe essere indotto a moltiplicare la distinzione e denomi-
nazione di forme in seno alla nostra Erythroneura rhamnicola. Occorre però
tenere presente che le diverse supposte forme di colore debbono essere conside-
rate semplicemente come rappresentazioni istantanee di altrettante fasi cromatiche
che gradatamente si succedono nell’insetto durante la sua vita immaginale. Il
fenomeno per certi aspetti ricorda, quindi, quello molto noto dell’Eurydema
ornatum auct. studiato da SERVADEI (1935) e da altri AA. Il fenomeno stesso ri-
corda anche quelli ben conosciuti degli Odonati (esempi la «var. lactea » e la
«var. bilineata » dello Zigottero Platycnemis pennipes Pallas che corrispondono
semplicemente agli individui neosfarfallati e agli individui sessualmente maturi
della libellula) e degli Ortotteri Celiferi, nei quali con il progredire della matura-
zione sessuale la pigmentazione dominante gradualmente si modifica. I singoli
adulti di Erythroneura rhamnicola, tanto quelli delle generazioni estive solitamente
poco pigmentati quanto quelli destinati a subire lo svernamento sempre vivace-
mente colorati, acquisiscono infatti per gradi la rispettiva ornamentazione croma-
tica; ma inoltre di solito altrettanto gradatamente la perdono prima del termine
dell’attività immaginale, potendo divenire addirittura candidi come erano su-
bito dopo lo sfarfallamento. La regressione dell’ornamentazione cromatica è ov-
viamente molto più accentuata negli individui vivacemente colorati della genera-
zione ibernante che in quelli delle generazioni estive. Ma mentre il colore fonda-
mentale del corpo vira costantemente dal gialliccio al bianchiccio e i disegni rosso-
aranciati possono scomparire del tutto o quasi, principalmente nelle 99 che sono
163 INFLUENZA MICROCLIMATICA IN TIFLOCIBIDI
molto più longeve dei gg, i pigmenti brunicci o nerastri non regrediscono sem-
pre in maniera altrettanto netta, soprattutto nei tarsi e nelle lamine genitali dei $3
ibernanti attribuibili alla forma inconstans.
A proposito del problema della ornamentazione cromatica più accentuata
negli individui destinati a subire lo svernamento che in quelli delle generazioni
Fig. VIII - Foglia di Rhamnus frangula con areole declorofillate, bianco-argentee, cagionate dalle
punture di nutrizione di neanidi, ninfe e adulti di Erythroneura (Flammigeroidia) rhamnicola
Horvath. Torino 27 luglio 1958. (Lungh. nat. della foglia cm 4).
E. VIDANO 164
estive, la soluzione va cercata nel campo fenologico, trovandoci evidentemente
di fronte a un fenomeno di somazioni stagionali. Il meccanismo della pigmenta-
zione più intensa ricorda il fenomeno di ossidazione e di scomparsa alle tempe-
rature elevate della carotina la quale, secondo KNIGHT (1923), normalmente rende
rossi gli individui adulti del Pentatomoideo nordamericano Perillus bioculatus
Fabr., che a sua volta ricava il pigmento succhiando l’emolinfa della Leptinotarsa
decemlineata, che a sua volta ancora lo ricava dalla Solanacea. Però sino al mo-
mento in cui avremo dati ben più precisi e modernamente intesi sulla esatta strut-
tura chimica dei pigmenti che ci interessano, possiamo ricordare il parallelo
citato senza assimilarlo al caso nostro. T'ra 1 fattori climatici, quali la temperatura,
l'umidità e l’illuminazione, quest’ultima ha secondo WIGGLESWORTH (1953) una
influenza predominante nelle variazioni cromatiche degli insetti. Il nostro caso si
accosta però a quelli osservati da KNIGHT (1924) in Emitteri Eterotteri, i quali
risultano interessati principalmente dal fattore temperatura. Senza voler escludere
che in natura anche altri fattori climatici, in primo luogo la luce solare attraverso
fotoperiodi notoriamente più lunghi per gli individui delle generazioni estive che
per quelli delle generazioni autunnali, possano esercitare la loro influenza nel
fenomeno stesso, i risultati ottenuti nelle nostre prove condotte parallelamente
in condizioni microclimatiche e in condizioni naturali d’ambiente ci permettono
infatti di affermare che il fattore temperatura è sufficiente, da solo, a determinare
le somazioni cromatiche in oggetto. Il Tiflocibide di generazioni estive, destinate
a dare adulti solitamente poco pigmentati, sottoposto negli stati neanidali e nin-
fali all'influenza di temperature relativamente basse, oscillanti in un clima ciclico
fra il 12°C e i 160C, per un periodo di tempo sufficientemente lungo, cioè almeno
dalla terza età preimmaginale sino allo sfarfallamento e alla acquisizione completa
della ornamentazione cromatica degli esemplari interessati, fornisce costante-
mente adulti vivacemente colorati e, se non parassitizzati, attribuibili alla forma
inconstans. Alle condizioni termiche dei mesi estivi con temperature oscillanti
almeno fra i 22°C e i 300C normalmente non compaiono individui appartenenti
alla forma inconstans stessa, la quale invece incomincia a essere rappresentata alla
fine di agosto e all’inizio di settembre, allorchè si registrano 1 primi abbassamenti
termici, e nei successivi mesi più freddi predomina incontrastata.
Quanto alle modificazioni cromatiche regressive postmetamorfiche a cui
possono praticamente soggiacere tutti gli adulti dell’intero ciclo biologico della
specie, il fenomeno è evidentemente legato a processi metabolici sia negli individui
delle generazioni estive che in quelli che hanno subito lo svernamento. Il colore
fondamentale gialliccio dell’intero corpo e i pigmenti rosso-aranciati dell’avancorpo
e delle elitre risultano infatti fisiologicamente labili; essi scompaiono lentamente
ma inesorabilmente anche negli esemplari maggiormente dipinti, purchè gli in-
dividui interessati rimangano in vita sino al termine della rispettiva attività ri-
produttiva. Contemporaneamente anche i pigmenti brunicci e nerastri del me-
tanoto di entrambi i sessi, nonchè quelli delle lamine genitali e dei tarsi delle
zampe metatoraciche dei maschi soggiaciono a regressioni, ma in misura di gran
lunga inferiore. I colori tegumentali giallicci e rosso-aranciati di cui sopra, che
sono certamente di natura chimica, vanno quindi considerati come materiale
metabolico paraplasmatico. Essi nell’insetto portato a morte rimangono, come ho
già detto, inalterati nella condizione (quantità e distribuzione) in cui si trovavano
al momento della uccisione, il che vale a dire che permangono immutati anche in
collezione; ma nell’organismo vivente vengono nuovamente metabolizzati in
funzione dell’attività sessuale.
165 INFLUENZA MICROCLIMATICA IN TIFLOCIBIDI
Invero dalle nostre ricerche sperimentali compiute nei mesi invernali me-
diante l’impiego della cella climatica è risultato che gli esemplari ibernanti molto
pigmentati della forma inconstans perdono comunemente i loro vivaci colori te-
gumentali sotto l’influenza di temperature relativamente alte, oscillanti in un clima
ciclico fra i 21°C e i 25°C. E d’altra parte gli stessi adulti che subiscono regolar-
mente il completo svernamento soggiaciono anche nell'ambiente naturale ad
analoga regressione cromatica in concomitanza con le migliorate condizioni ter-
miche primaverili. Occorre però tenere presente che un acconcio innalzamento
della temperatura per un periodo confacente alla bisogna promuove, attraverso alle
mutate condizioni biotiche dell'ambiente interessato, un’adeguata accentuazione
dei processi metabolici nella Cicalina. La Cicalina stessa superata la stasi inver-
nale, vuoi regolarmente e lentamente in natura vuoi artificiosamente e anticipa-
tamente nel microambiente sperimentale, giunge così alla fase ultima dell’atti-
vità immaginale nella quale si registrano finalmente le modificazioni cromatiche
regressive, ancora in funzione dell’attività sessuale.
In definitiva si può dire che i pigmenti vengono acquisiti e scompaiono
tanto negli esemplari meno longevi delle generazioni estive quanto in quelli a
lunga attività immaginale destinati a subire lo svernamento. Nei primi, di norma
scarsamente pigmentati, la duplice variazione cromatica - che, è importante ri-
cordare, ha luogo in un clima a temperature relativamente alte della medesima
stagione - appare dipendere prettamente da stimoli intrinseci, cioè dell’organismo
dell'insetto. Negli individui della generazione ibernante, solitamente molto pigmen-
tati, l'analogo fenomeno della duplice variazione cromatica dipende anch'esso
da stimoli intrinseci, ma nella sua accentuazione è inoltre accertatamente influen-
zato per lo meno dalle notevoli modificazioni termiche stagionali.
RIASSUNTO
L’Emittero Omottero Tiflocibide Erythroneura (Flammigeroidia) rhamnicola Horvath (1903)
è un'entità biologica di valore specifico indiscusso. Esso è però difficile da distinguere da altre
specie congeneri, di norma ecologicamente ben differenziate ma fra loro molto simili per forma,
dimensioni e ornamentazioni cromatiche; e d’altra parte soggiace a notevoli variazioni cromatiche
‘ infraspecifiche ed individuali. Dopo averlo esaminato dal punto di vista morfologico e tassonomico
in altre due occasioni, prima distinguendolo dall’affine Eritroneurino Zygina rhamni Ferrari (1882),
che è una Cicalina europea della Vite, poi scoprendo tra i suoi sinonimi quello di Erythroneura
inconstans Ribaut (1936), l’Autore giunge a indagarne le variazioni cromatiche infraspecifiche e
individuali medesime. Variazioni sorprendenti, documentate con una probante serie di dati otte-
nuti da apposite sperimentazioni condotte parallelamente in condizioni naturali da un lato e in
condizioni microclimatiche controllate in ambiente artificiale dall’altro.
Fillocola come gli altri Tiflocibidi in generale, la E. rhamnicola si moltiplica con due-tre
generazioni all’anno a spese dei Ramni (Rhamnus frangula e R. cathartica). Lo svernamento ha
luogo allo stato immaginale su altre entità botaniche, con predilezione per i cespugli di Juniperus
communis. La specie studiata da un punto di vista fenologico ha rivelato la presenza di adulti con
livree vivacemente colorate nei mesi autunno-inverno-primaverili e di adulti solitamente poco pig-
mentati nei mesi estivi. La Cicalina in oggetto, che per l’innanzi, appunto in base alle suddette
differenti ornamentazioni cromatiche, veniva distinta in E. rhamnicola e in E. inconstans, ha rive-
lato inoltre di soggiacere a forti variazioni cromatiche postmetamorfiche.
Sottoponendo l’insetto ad adeguati microclimi ottenuti mediante l’impiego della cella Bra-
bender tipo KSK/GTI, PA. è riuscito a modificarne le caratteristiche cromatiche ritenute tassono-
micamente differenziali. Con una prima serie di esperimenti ha saggiato d’estate l’effetto di un
microclima a medie termiche basse (da 12°C a 16°C) su stati giovanili di due generazioni estive
della Cicalina ambientati su Rhamnus frangula. In entrambe le prove si è avuta la comparsa molto
significativa di individui di tipo « înconstans », i quali in natura sono propri dei mesi autunno-
inverno-primaverili. Con un altro esperimento ha saggiato in febbraio l’effetto di un microclima
a medie termiche elevate (da 21°C a 25°C) su adulti ibernanti di tipo « inconstans », perfettamente
ambientati su Juniperus communis. Gli esemplari sottoposti a questa prova hanno subìto una gra-
duale riduzione cromatica virando al tipo « rhamnicola », che è prprio dei mesi estivi.
C. VIDANO 166
Dimostrato sperimentalmente che le due entità tassonomiche considerate, inconstans e rhamni-
cola, costituiscono un’unica entità specifica, l’A. rileva che le modificazioni cromatiche regressive
in natura interessano, prima che abbia termine la rispettiva attività immaginale, sia gli esemplari
molto pigmentati che hanno subito lo svernamento, sia quelli più chiari delle generazioni estive.
La comparsa dei pigmenti in causa, rosso-aranciati e bruno-nerastri, in misura più o meno accen-
tuata risulta dipendere da condizioni ecologiche abiotiche e più precisamente termiche; non si
esclude comunque che nel fenomeno possano entrare in giuoco altri fattori climatici, quali la luce
e Pumidita relativa. Le modificazioni cromatiche regressive possono risultare anch’esse influenzate
dal fattore temperatura (medie termiche elevate); comunque in concomitanza con l’attività ses-
suale le modificazioni cromatiche regressive medesime si registrano negli individui di tutte le ge-
nerazioni. I pigmenti in discorso, principalmente quelli rosso-aranciati, tegumentali, sono quindi
fisiologicamente labili, oltre che suscettibili di accentuazioni o regressioni in funzione del mi-
croclima che agisce sull’insetto. Lo studio sistematico delle entità biologiche di questo gruppo
non può pertanto prescindere nè dalla ecologia della specie indagata nè dalla fase del peculiare
metabolismo degli adulti che si prendono in esame.
SUMMARY
The microclimatic influence on taxonomic characters in experimentally tested Typhlocybids.
The Erythroneura (Flammigeroidia) rhamnicola Horvath (1903) (Hem. Hom. Typhlocyb.) is
a biological unit of undoubted specific value. It is however difficult to distinguish from other
congeneric species, which are ecologically well differentiated but very similar among themselves
in shape, size and color markings. On the other hand it is liable to considerable infraspecific and
individual color variations. The Author had earlier examined this species both morphologically
and taxonomically on two occasions, first distinguishing it from the related Erythroneurine Zy-
gina rhamni Ferrari (1882), which is a European Leafhopper of Grapes, then discovering among its
synonyms that of Erythroneura inconstans Ribaut (1936). He now inquires intot he nfraspecific
and individual chromatic variations of this species. These variations are very remarkable, being
documented with a convincing series of facts obtained by suitable experiments carried out in
natural conditions and parallelly in microclimatically controlled equipment.
A leaf-inhabitant as the other Typhlocybids in general, the Erythroneura rhamnicola breeds
with two-three generations yearly at the expense of the Buck-thorns (Rhamnus frangula and R.
cathartica). Overwintering take place in the imaginal form on other botanical entities, preference
being given to bushes of the Common Juniper, Juniperus communis. À phenological study of the
species has shown the presence of brightly colored adults in the autumn-winter-spring months,
_ while in the summer months adults are usually only slightly pigmented. Our Leafhopper, which
earlier was divided, on the basis of the above color differences, into E. rhamnicola and E. inconstans,
is now shown to be liable to great postmetabolic color variations.
By submitting the insect to suitable microclimates in the Brabender cell KSK/GTI, the A.
has succedet in modifying the chromatic characteristic considered until now of specific value
in taxonomy. In the first series of experiments he has tried during summer the effect of a low
average temperature microclimate (from 12°C to 16°C) on the young stages of two summer gene-
rations of the Leafhopper settled on Rhamnus frangula. In both generations tested, there was the
very indicative appearance of « inconstans »-type individuals, which in Nature are typical of the
autumn-winter-spring months. In another experiment carried out in February, the effect of a
high average temperature microclimate (from 21°C to 25°C) was tried on overwintering adults of
the « inconstans »-type perfectly settled on Juniperus communis. The insects that were subjected
to this test underwent a gradual color reduction, turning to the « rhamnicola »-type, which is cha-
racteristic of the summer months.
Having shown experimentally that the two taxonomic units, inconstans and rhamnicola,
form a single specific entity, the A. shows that the regressive color modifications in Nature involve
both the much pigmented overwintered individuals, and the lighter ones of the summer gene-
rations, before any have completed their imaginal activity. The more or less accentuated appear-
ance of these pigments, orange-red and brownish-black, depends on abiotie ecological conditions
and more exactly thermal ones. However it is not to be excluded that other climatic factors, such
as light and relative humidity, can play their part. The regressive chromatic modifications can
also be influenced by the temperature factor (high averages); nevertheless, in conjunction with
the sexual activity, the regressive chromatic modifications appear in individuals of all the gene-
rations. These pigments, especially the orange-red ones, of a tegumental nature, are therefore
physiologically labile, besides being susceptible to increases and decreases according to the in-
fluencing microclimate. Thus the systematic study of the biological entities of this group cannot
leave out of consideration the ecology of the species investigated nor the particular metabolism
of the adults examined.
167 INFLUENZA MICROCLIMATICA IN TIFLOCIBIDI
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